L’abisso della civiltà nei commenti a Lorenzo Tosa

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Lorenzo Tosa

di Redazione. Negli ultimi tempi il noto influencer Lorenzo Tosa ha capito che reggere il moccolo al femminismo garantisce plausi, like e follower. Per questo spinge molto su quelle tematiche, pubblicando minestroni più o meno originali finalizzati ad arruffianarsi quanto più possibile la narrazione unica dominante. Di recente ha pubblicato un post Facebook riguardante l’attrice Scarlett Johansson, richiamando alcuni aspetti del suo rapporto coi media, tutti concentrati sulla sua bellezza e sul suo fisico invece che sulle sue altre qualità. Ne scaturisce il solito sbobbone retorico alla Tosa, infarcito di frasette ad effetto e punteggiatura buttata a caso come parmigiano sulla pasta. Niente di particolarmente significativo, di fatto, se non fosse che il post si riempie in breve di commenti stranamente indignati, riguardanti soprattutto due parti del post. Tosa (e già questo è incredibile, ma i tempi sono questi) in genere riceve commenti adoranti e applausi a scena aperta per i suoi contributi al conformismo più abietto tra quelli disponibili in rete. Per questo il livore dei suoi utenti contro quelle due frasi colpisce molto.

La prima parte incriminata è questa: “Per anni ha dovuto rispondere a domande come queste. E ingoiare”. La seconda è questa: “E questa volta Scarlett Johansson, col nuovo look, dai capelli cortissimi, quasi a spazzola, ha tirato fuori tutto quello che per lungo tempo si è tenuta dentro”. Utenti uomini e donne si scatenano a sgridare e criticare Tosa per queste due frasi, con un’ossessività e una virulenza che lascia attoniti. Tosa corre subito ai ripari, dando ragione più o meno a tutti e cercando di dare una spiegazione a… a cosa? Perché è questo il punto. Cosa c’è che non va, secondo i suoi follower, in quelle due frasi? L’indignazione dei suoi utenti è per il fatto che l’espressione “e ingoiare” richiama alla pratica sessuale dell’ingoio dello sperma dopo una fellatio. Una pratica attuata con una certa ampiezza da donne e uomini di tutto il mondo, di cui però il pensiero femminista ha dato una lettura specifica, di “sottomissione”, che ha permeato tutto, dando all’ingoio un’accezione fortemente negativa.


Tutto molto normale ed evidente, ma anche qui le critiche arrivano feroci.


Scarlett Johansson

Non dovrebbe essere rilevante, in realtà: per le femministe anche il bacetto sulla guancia è uno strumento di sottomissione della donna da parte dell’uomo. Quando si è in un contesto di sofferenza psichiatrica, cioè in un contesto femminista, certe asserzioni non dovrebbero nemmeno essere considerate. Senza contare che quella pratica è ampiamente attuata nel mondo omosessuale, quindi da uomo su uomo, con ciò smentendo la natura oppressiva indirizzata alla donna. In più non è da escludere che uomini e donne la pratichino perché gli piace, senza costrizione alcuna. Ma anche il piacere è qualcosa che il femminismo intende reprimere, quindi sempre lì siamo. Dice: “messa così sembra che Tosa attribuisca quella pratica alla Johansson”. E allora? Cosa cambierebbe nel sapere se la Johansson ingoia o no? Saranno fattacci suoi, che nulla hanno a che fare con la sua professione di attrice. Posto che è evidentissimo che Tosa non alludesse affatto a quello, bensì ai moltissimi modi di dire, vecchi di secoli, dove si usa quel verbo: “ingoiare il rospo”, “ingoiare l’orgoglio”, “un boccone amaro da ingoiare” e così via. Nonostante l’evidenza, le critiche arrivano a pioggia.

Il secondo problema sta nella specifica sul taglio di capelli “cortissimi, quasi a spazzola”, parte del nuovo look dell’attrice. Tosa viene additato di fare una specie di bodyshaming, o quanto meno di qualificare la famosa attrice sulla base di un taglio di capelli, dunque dal suo aspetto, invece che dalle sue qualità interiori. Anatema! Eppure stiamo parlando di un’attrice che, come gli attori, sull’aspetto basa molto della sua carriera. Eppure stiamo parlando di una pratica, quella di radersi “alla maschietta”, magari con colori sgargianti, tipica del femminismo (e la Johansson non ha mai nascosto di essere femminista). Eppure con il proprio aspetto ognuno lancia, volente o nolente, messaggi all’esterno. Dunque dove sta il problema nella frase di Tosa? Prende atto che l’attrice ha cambiato look, assumendone uno (questa è l’allusione) che pare sottolineare la sua adesione al femminismo. Si tratta di un mero elemento descrittivo della persona che Tosa riporta per quello che è. Avrebbe potuto dire: “con i suoi occhi azzurri” e sarebbe stato lo stesso. Anche qui è tutto molto normale ed evidente, ma anche qui le critiche arrivano feroci.


In quei commenti al post di Tosa c’è tutto l’abisso che sta inghiottendo la civiltà.


Johann Gregor Mendel

Perché raccontiamo questa ennesima follia da pensiero unico dominante, prendendo spunto dai tanti commentatori di Tosa e in qualche modo spingendoci addirittura a difenderlo? Perché riteniamo siano un sintomo evidentissimo di due processi profondamente significativi. Il primo riguarda la soggettivizzazione delle questioni e la prevalenza della percezione personale. Sul piano oggettivo nulla si può rimproverare a Tosa, ed è infatti sul piano soggettivo che arrivano le critiche. Non è ciò che lui scrive il problema, ma come i suoi lettori lo percepiscono. Tale percezione diventa il motivo di una mezza sommossa mediatica e obbliga l’autore a correre ai ripari, a spiegare ciò che si spiega già da sé, a escludere doppi sensi laddove di sensi ce n’è uno solo, a scusarsi pur non avendo né fatto né detto nulla di male. Capita a lui e anche ai pochi commentatori che fanno notare quanto non ci sia nulla per cui indignarsi in quelle frasi. Tutti sovrastati da una foresta di dita accusatorie puntate sulla base di un sentore individuale e soggettivo. Che è diffuso non perché le frasi di Tosa fossero fraintendibili, bensì perché il metodo di lettura della realtà basato sulle proprie sensazioni è stato insegnato e radicato in tutta l’opinione pubblica dal femminismo, che sulla soggettivizzazione spinta della realtà ha costruito e sta costruendo un impero.

Ma c’è un secondo aspetto. Si dice che la malizia sia spesso più nell’occhio di chi guarda che non nell’oggetto guardato. Pare proprio questo il caso. L’ipersensibilità soggettiva spinta al parossismo dal femminismo ha portato vicino allo zero l’asticella dell’interpretazione personale della realtà cosicché, se non tutto, quasi tutto risulta sessista, omofobo, maschilista, eccetera eccetera. Se una persona legge “e ingoia” e, invece di pensare a una lunga e faticosa sopportazione, specie dopo una corretta narrazione preparatoria che a quel significato voleva condurre, pensa a una donna che inghiotte sperma, il problema è della persona, non del testo. Vuol dire che qualcuno le ha insegnato a vedere fantasmi e minacce ovunque, anche nella più quieta normalità. Con ciò conducendola a un livello di scuola media, dove si scoppia a ridere e ci si dà di gomito quando l’insegnante di scienze inizia a parlare del “pisello odoroso” del biologo Johann Gregor Mendel. Tutti coloro che si sono lasciati portare in un processo involutivo dalla pervasiva ideologia femminista ora hanno evidentemente grossi problemi con le parole, e specialmente con il sesso. Sarebbe nulla se il problema iniziasse e finisse dentro l’esistenza di questi minus habens. Il fatto è che sono sempre molti, e quando non sono molti sono estremamente aggressivi e rumorosi. E la loro aggressività ha due vittime essenzialmente: la libertà di parola, ma soprattutto la realtà dei fatti. In quei commenti al post di Tosa c’è tutto l’abisso che sta inghiottendo la civiltà, imponendo a tutti una distopia folle e letale.


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