Laura sì, Giuseppe no. Storie di un’Italia iniqua

Rettifica: nell’articolo, “Maison Antigone” viene definito erroneamente “centro antiviolenza”. In realtà si tratta di un’associazione di promozione sociale. NdA.


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Laura Massaro

di Davide Stasi – Nonostante le ampie evidenze presenti nella sentenza che riguarda il suo caso, e di cui abbiamo parlato qui, Laura Massaro prosegue, ben sostenuta dalle cattive consigliere del centro antiviolenza Maison Antigone, a giocare il suo ruolo di vittima-eroina, forte del “cordone di sicurezza” che le è stato steso attorno in parte dal centro antiviolenza di riferimento, in parte dai media. Suo figlio continua e continuerà a non vedere il padre, sebbene questi sia colpevole di nulla. E se qualcuno si presenterà a casa per prelevare il minore, verrà accolto da furie e telecamere, come già accaduto.

Massaro può permettersi, proprio perché così tutelata, e così tutelata “in quanto donna”, un comportamento del genere, che include anche l’inottemperanza ad alcune ordinanze del giudice. Il suo status e la sua condizione di “protetta” del femminismo contemporaneo le garantisce la totale impunità, nonostante la sua condotta verso il minore sia stata definita scorretta e patologica dai giudici, e nonostante la sistematica violazione delle disposizioni giudiziarie. La supercorazzata del femminismo suprematista l’ha messa sotto la sua ala, come Juana Rivas in Spagna, come altre prima di lei, dunque non ha nulla da temere.


Lui era forse violento, pedofilo, abusante?


Giuseppe Danelli
Giuseppe Danelli

Che sia un inaccettabile e iniquo trattamento di favore lo accerta quanto sta accadendo a un padre di Tortoreto, provincia di Teramo. Separato da tempo dalla moglie, in precedenza condannata per abuso di mezzi di correzione, Giuseppe Danelli non ha alcuna condanna sul certificato penale. E’ un padre amorevole e dedito, per questo letteralmente adorato dal figlio quattordicenne (posso accertarlo, essendo stato con loro per una sera intera in pizzeria). Che però è finito nei tentacoli di leggi e procedure legate alle separazioni coniugali. Ora i servizi sociali vogliono portarselo via, per metterlo in casa-famiglia (e magari specularci sopra) o per ridarlo alla madre, con in più la sospensione della responsabilità genitoriale per Giuseppe.

Che sarà successo? Lui era forse violento, pedofilo, abusante? Niente di tutto questo. Semplicemente Giuseppe ha denunciato i servizi sociali perché gli incontri tra la madre e i figli non erano protetti, aggiungendovi la ricusazione verso chi sta seguendo il caso. Non avrebbe dovuto osare, Giuseppe. Le ineffabili erinni di Bibbiano hanno tantissime imitatrici in tutta Italia, che non tollerano chi tenta di smascherarle o cancellarle. Ecco allora che parte un ingiustificato provvedimento urgente del Tribunale dei Minori, subito impugnato dalla avvocato di Giuseppe, Romina D’Agostini. Ma non è tutto.


“Voglio bene a papà, voglio stare con papà”.


Prima ancora che il provvedimento venisse diffuso e notificato a Giuseppe, alla sua porta di casa si sono presentati per ben due volte assistenti sociali, carabinieri e polizia locale, pronti a prelevare il bambino anche di forza. In mano tenevano gli appunti del giudice, come tali aventi lo stesso valore della carta igienica. Fortuna, Giuseppe era preparato e li ha rispediti al mittente, loro e la loro ansia di prendersi il ragazzo. Ora però il provvedimento, sebbene impugnato, è attivo, e suo figlio rischia davvero di essere sequestrato da un momento all’altro ed essere portato in casa-famiglia o dalla madre. Dove però non vuole andare.

E l’ha scritto chiaro, il ragazzo, indirizzando una lettera direttamente al giudice che si sta occupando del caso: “voglio bene a papà, voglio stare con papà”. Soprattutto non vuole più vivere una vita da recluso o da persona braccata, in questa Italia dove più che assistere e aiutare famiglie e minori, le istituzioni sembrano voler dare loro la caccia, novelli Erode affamati di business e privi di anima. Con un occhio preferenziale, però, per le mamme, si sa. Perché oggi Laura Massaro è immeritatamente un’eroina, mentre Giuseppe…?


Giuseppe e suo figlio ora hanno paura.


Giuseppe attende con ansia che qualcuno suoni alla porta o al citofono. E attende da solo. Non ci sono centri antiviolenza che gli stazionano in casa, come guardie del corpo, né giornalisti compiacenti pronti a presentarsi con le telecamere per scacciare i nuovi soldati di Erode. No, lui è solo. Ed è solo contro il mondo perché è uomo e padre, non per altro. Un ruolo che oggi, per sua stessa natura, significa essere inerme. Per questo lui e suo figlio, che già ne hanno passate di tutti i colori, ora hanno paura.

Perché questo è il clima dove è costretto a vivere un uomo-padre nel nostro paese. In attesa dunque delle ennesime vuote giaculatorie filo-femministe di Rula Jebreal, ben preparate dalle calcolate frasi idiote di Amadeus, credo che le associazioni e gli amici di Giuseppe dovrebbero fare qualcosa per ribaltare il tavolo. Dovrebbero stendere attorno a Giuseppe un cordone protettivo, come le fanatiche in rosa hanno fatto con Laura Massaro. Solo che, in questo caso, lo si farebbe a fin di bene, ossia a favore di un padre la cui correttezza e dedizione non hanno ombra alcuna.


 

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