Le Ciabattone e la miseria del ciabattonismo

ciabattonedi Domenico Schiafalà – Nemmeno la Casalinga di Voghera è più quella di una volta. Ormai si è praticamente estinta in favore di una sua involuzione versione 2.0: la Ciabattona Virtuale. La C. V. è la tipica megera in menopausa che vive (crede lei) una seconda giovinezza perché ha acquisito disinvoltura nell’utilizzo delle tecnologie moderne. Gira col tablet nella borsetta ed è attivissima su Whatsapp e sui social network, suo personale fortino di resistenza e (crede lei) ufficio stampa, dai quali dispensa a getto continuo dichiarazioni, moniti, anatemi, dotte dissertazioni su ogni aspetto del reale. Una tuttologa onnisciente che manco un premio Pulitzer.

L’aspetto più molesto del suo ciabattonismo è costituito dal suo attivismo politico ciabattone. Ostenta una sorta di imperturbabile ironia salottiera di chi non ha nulla da perdere (infatti), si dichiara “antifascista” ma esercita e/o approva qualsiasi bieca censura (fascista) di ogni cosa che non rientri nei canoni del suo pensiero unico ciabattone piccoloborghese, fatto di femminismo piccoloborghese, antirazzismo piccoloborghese, gayfrienditudine piccoloborghese, politically correct piccoloborghese. Non disdegna veri e propri atti di squadrismo online, inviti alla segnalazione in massa sui social (quando però finalmente cancellano un post a lei allora perde tutto il suo aplomb e lamenta persecuzioni e censure), denunce alla magistratura di qualche deficiente che posta una foto mentre fa il saluto romano, o di qualche negoziante rincoglionito nella cui bottega ha intravisto qualcuna di quelle grezzissime reliquie di Predappio esibita con pacchiana fierezza (da rincoglionito).


Una tuttologa onnisciente che manco un premio Pulitzer.


Alcune C. V. particolarmente dotate di spirito di iniziativa e di tempo da perdere assurgono allo status di Capociabattone, e rivestono così un ruolo di riconosciuta autorità fungendo da aggregatrici per il loro seguito di Sottociabattone semplici. Particolarmente sconfortanti, tra questa schiera, sono “i” C. V. maschi, sorta di guardiani del pollaio, che più che “galletti”, come vorrebbe l’allocazione più logica, somigliano semmai a dei “capponi”.

Non di rado la C. V. sbandiera discutibili doti artistiche (pittura su vetro, scrittura creativa, recitazione a livello amatoriale, découpage, e così via), e malcela il suo analfabetismo con velleità culturali, ostentando orgogliosamente i libri che legge. Nel caso peggiore, e fortunatamente limitato, bigini di psicologia non letti a tempo debito e comunque non capiti che la autorizzano (crede lei) a impancarsi a esperta di psicologia (sì, sto parlando proprio di te). Nel resto dei casi, inutile dirlo, si tratta di libri di altre C. V. sue omologhe, che assurgono allo status di Ciabattone Editoriali e costituiscono il suo pantheon culturale. Immaginabili mezze cartucce che intasano quella povera cosa a cui è ridotta oggi la scena letteraria/intellettuale con romanzetti illeggibili e monotematici consacrati a uno e un solo argomento: “LE DONNE”.


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Sono “i” C. V. maschi, sorta di guardiani del pollaio.


Donne che hanno fatto la storia, donne scienziate, donne detective, donne scrittrici, donne capi di stato, donne “ribelli”… Non importa cosa o quanto abbiano fatto, l’importante è che siano “donne”: cosa che fa sentire la C. V. parte di qualcosa di importante. E in effetti, per l’entusiasmo delle C. V., le Ciabattone Editoriali ci ammanniscono senza tregua i loro mondi vaginal-matriarcali di povere oppresse vittime dell’odio maschilista, imperversando ad ogni ora del giorno e della notte, rompendo le balle in tv, in radio, in ogni canale di informazione possibile e immaginabile, riecheggiate poi su ogni quotidiano e social come se non ci fosse un domani. In omaggio al loro male inteso “intersezionalismo” (no, vi prego, non fatemi spiegare cos’è, lo dico per il vostro benessere), c’è poi la variante degli scrittori omoerotici Ciabattoni, che ogni volta che descrivono una scena di sesso (circa ogni 5 pagine) mi fanno diventare etero.

Un idolo indiscusso delle C. V. è ovviamente l’impareggiabile Laura Boldrini: questa coraggiosa, indomita, caparbia Giovanna D’Arco, che siccome è molto oppressa, dall’alto del suo benessere economico sfrutta il suo potere mediatico e la sua visibilità istituzionale per mettere alla berlina quegli emeriti nessuno che la insultano sui social (coglioni, piantatela: fate solo il suo gioco). Però sia chiaro che i violenti, quelli che alimentano la gogna mediatica e l’odio online sono loro.


Laura Boldrini: questa coraggiosa, indomita, caparbia Giovanna D’Arco.


E poi naturalmente adesso, nel loro Valhalla, non può mancare lei. Greta. L’Ineffabile. La Nuova Marianne Che Guida Il Popolo E Salverà Il Mondo. L’euforia generata da Sua Gretità nella C. V. è stata incontenibile. L’ha fatta tornare ragazza, come quando nelle piazze starnazzava “ilcòr-po – emmì-o – elò-gestì-scoìo!” con le mani a forma di vulva. Le ha dato una nuova occasione per rinverdire la sua modernità schierandosi (crede lei) con i “giovani” (“i giovani”, tout court, per la C. V. i “giovani” sono un blocco unico e indistinto: in effetti è comprensibile, sono praticamente tutto ciò che lei non è) e di salire in cattedra per il suo sport preferito: bacchettare dai suoi (crede lei) modernissimi pulpiti social chiunque non si genufletta dinanzi alla Messia, dandogli, in sostanza, del vecchio barbogio (mica come lei che è giovane dentro) che non ama i “giovani”. Ma naturalmente, nella costruzione del dogma dell’intoccabilità di Greta, non può mancare un mantra storico, non per nulla rilanciato da Ciabattoni Editoriali che non verranno nominati: “Odiate Greta perché è una donna!

Madò che cazzata. Veramente sarebbe il contrario, visto che sono le C. V. ad ergersi a spada tratta in sua difesa stroncando qualsiasi possibile diritto all’obiezione solo perché è una ragazza. Ma comunque, sai quanto ce ne frega a noi che si chiama “Greta” e non “Greto”? Ma cosa cavolo c’entra far notare che è evidentemente manovrata, che sta facendo un sacco di soldi, che banalizza un discorso estremamente serio portato all’attenzione mondiale sin dagli anni ’70 se non prima da fior di scienziati mai filati dalle suddette C. V. per trent’anni e che ora pendono dalle labbra di Sua Gretità? Cosa c’entra col fatto che è femmina? Nulla, ovviamente. Argomentazione scema e in malafede, come da ciabattonesco copione. Ma vabbè, che ti aspetti da gente che considera Michela Murgia un’intellettuale? Nella camera dell’eco in cui prospera la miseria del ciabattonismo femminista, una cazzata basta che la spari una volta e diventa verità.


Odiate Greta perché è una donna!”.


E a proposito di camera dell’eco, non ditemi che non avete mai sentito almeno una volta negli ultimi quindici secondi la litania preferita dalle C. V.: “I GIOVANI SONO IL FUTURO E SALVERANNO IL MONDO!”. Un mantra tornato di moda per la concomitanza (solo temporale) della nascita dell’Astro di Sua Gretità e dell’episodio che vide protagonista un altro ragazzo, idolatrato  suo malgrado dalle C.V.: il quindicenne Simone, abitante del quartiere di Torre Maura a Roma, che qualche mese fa, in una discussione peraltro civile e divenuta virale, tenne testa a un gruppetto di militanti di Casa Pound che presidiavano una protesta contro l’insediamento di un campo Rom. Facendo peraltro un figurone, assai migliore di quello che fece tutta la (sedicente) sinistra politico-istituzionale, seguita o meglio preceduta dalle C. V., che si lanciò immediatamente in una patetica quanto immancabile gara per appropriarsene.

Ci furono persino appelli a “ripartire da Simone”: ma ci siete o ci fate? Come se fosse un ragazzo di quindici anni a doversi far carico della responsabilità di guidare un soggetto politico e non, al contrario, il soggetto politico a doverla smettere con le cazzate ciabattonesche e affrontare finalmente dei problemi autentici, che trascinino Simone e i ragazzi come lui. Curioso poi che quella stessa (sedicente) sinistra politico-istituzionale largamente intesa (partiti politici più o meno “rossi” o “rosa” non ancora divenuti extraparlamentari, sindacati, sinistra “radicale”, movimenti, centri sociali, stampa più o meno dichiaratamente schierata) per anni abbia agito in maniera diametralmente opposta a quella di Simone e che oggi vorrebbe rivendicare come sua: Simone ha preso ed è andato a parlare col “nemico”. Senza salire in cattedra, senza silenziare nessuno, senza puntare il dito contro nessuno, con convinzione, ma armato solamente del sorriso e della gentilezza dei suoi quindici anni; mentre il modus operandi dei (sedicenti) sinistri e delle C.V. è stato quello di usare beceramente le stesse armi della repressione fascista (denunce, tribunali, aggressioni mediatiche e fisiche, censure, boicottaggi, campagne stampa, bavagli, “tu non puoi parlare”) contro qualsiasi cosa fosse a loro insindacabile discrezione “fascista”.


Usare beceramente le stesse armi della repressione fascista.


bavaglioAllargando il concetto ben al di là delle organizzazioni effettivamente neofasciste (Casa Pound, Forza Nuova e altri tristi, vecchi arnesi del genere), estendendolo a iniziative anche molto diverse tra loro, ad esempio il Congresso delle Famiglie a Verona, la presenza di case editrici alla Fiera del Libro di Torino (non solo Altaforte ma anche altre semplicemente di stampo conservatore), l’Etero Pride di Boston, fino al recentissimo “Aperitivo con lo Stalker” a Genova. Iniziative che potranno non piacere a tutti (de gustibus) ma che certamente col fascismo non c’entrano una mazza; e non saranno certamente le ultime a cadere sotto la loro censura. Cosa c’entra Simone con questa gente? Meno di zero, ma ugualmente si sentono in diritto di strumentalizzarlo. Ma per sua fortuna Simone ha, evidentemente, dei genitori più responsabili di quelli di Sua Gretità: e giustamente si spostò dai riflettori rifiutando di diventare un divo dell’eroismo civile da C.V., uscendone pienamente vincitore. Tant’è che non ne fu divulgato il cognome: e per tutti rimase solo “Simone”.

Quanto ai “giovani-che-sono-il-futuro-e-salveranno-il-mondo”: ovviamente, altra cazzata. Prima di tutto perché le  C. V. questo concetto lo applicano ad intermittenza: i ragazzi che salveranno il mondo sono solo quelli che si mostrano, loro malgrado, conformi e adattabili al ciabattonismo. Ma quello stesso ciabattonismo non ci pensa due volte a menar vanto della propria militanza politica del passato (le mani a vulva, sai che militanza) per schiaffeggiare questi sfaccendati qualunquisti dei “giovanidoggi” dipendenti dallo smartphone, dai videogiochi e dai computer: la loro generazione sì che era migliore. Ah però, tanto per rifuggire dallo stereotipo del vecchio barbogio. Eppure siamo stati ragazzi anche noi. Anche noi siamo stati “il futuro”: ma il mondo non l’abbiamo salvato. E come noi, non lo hanno salvato le generazioni precedenti (inclusa quella delle C. V.) e non lo salveranno le successive.


La propria militanza politica del passato (le mani a vulva, sai che militanza).


bambino bibbianoEravamo tutti più stronzi di Sua Gretità? Ma no. Sicuramente eravamo meno ricchi di lei, ma eravamo animati dalla stessa passione dei ragazzi di oggi. Poi siamo cresciuti, come cresceranno loro. Siamo diventati adulti, come diventeranno loro: e saranno, immancabilmente e serenamente, stronzi come noi. Capiranno come abbiamo capito noi che le cose che ti dicono quando sei bambino svaniscono quando sei adulto. La condivisione. La gentilezza. Fai i compiti. Sii buono. Non tradire i tuoi ideali. Pulisci il mondo. Prima te le insegnano, poi, quando sei adulto, ti dicono che sei fesso che ci hai creduto veramente. Che devi accettare dei compromessi. Che devi pensare a trovarti un lavoro. E quando lo fai, specialmente in una situazione lavorativa come quella di oggi, ti passano i sacri furori.

Ma soprattutto, perché “salvare il mondo”, sempre che sia possibile e sempre che si decida “da cosa” (dall’inquinamento globale? Dall’informazione manipolata? Dalla miseria? Dalle ciabattone?), non è una responsabilità dei ragazzi: è una precisa responsabilità di noi adulti e di nessun altro. Tocca a noi farlo. Se i ragazzi manifestano, come abbiamo fatto anche noi, va benissimo. Se non lo fanno e preferiscono divertirsi, e pure quello l’abbiamo fatto anche noi, va benissimo lo stesso. Anche divertirsi è loro diritto sovrano. Il loro mestiere è “vivere la vita”, e qualsiasi cosa facciano, anche sbagliare, è loro diritto. Ma voi Ciabattone, le volete levare le vostre sporche manacce dai ragazzi una buona volta? Basta. Giù le mani dai ragazzi. Non sono roba vostra. Prendetevi le vostre responsabilità e le vostre ciabatte e lasciateli in pace.


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