L’ineffabile meraviglia delle donne al potere

Questo blog ha interrotto le pubblicazioni il 14/09/2020, dopo 4 anni di attività.

Le sue tematiche sono ora sviluppate da una nuova piattaforma:

LA FIONDA

https://www.lafionda.com

Barack Obama

di Giorgio Russo – Non lo si ripete mai abbastanza: con le donne al potere non ci sarebbero più guerre. Nemmeno ingiustizie o iniquità, niente più violenza né sopraffazioni. “Non ci sarebbe più inferno sotto di noi, sopra di noi solo cielo, si potrebbe immaginare la gente che vive una vita di pace…”. Lo slogan l’ha diffuso Obama, ma è un dogma che circola da sempre, coerente con l’idea che il genere femminile sia più empatico e incline alla relazione e alla cura delle persone. Il che, in linea di massima, stando alla biologia, è pure vero. Ma da lì a generalizzare…

Sì, perché dall’altro lato diverse testimonianze (ad esempio quelle delle internate nei lager nazisti femminili) riportano che quando decidono di essere spietate, le donne sopravanzano gli uomini, e pure di parecchio. Il problema che però si è posto nei più recenti e meno feroci tempi moderni riguarda la necessità di integrare maggiormente le donne nei posti di potere data la loro presunta maggiore efficienza, umanità, empatia, eccetera. A questo si riferiscono big come Obama o pulci arrabbiate che, come la Gruber, ripetono formulette spocchiose da suprematismo femminista.


“Ziamo tutti italiani…”.


Edi Rama, Premier albanese

Cosa siano certe donne al potere lo stiamo vedendo giusto in questo periodo. Perché è nei momenti di crisi che, come il Mar Rosso davanti a Mosè, si aprono le acque lasciando gli inetti e gli infami da una parte, i capaci e gli eroi dall’altra. Ecco allora che gli unici paesi che hanno portato un concreto aiuto al paese europeo più colpito dal Covid-19, ovvero il nostro, risultano essere tutti governati da uomini: USA, Federazione Russa, Cuba, Cina e, ultima non per importanza, l’Albania, il cui premier, pur nella scarsità di risorse, non esita a soccorrere, e illustra la propria generosa decisione con un discorso molto maschile, quasi guerresco, di quelli che le femministe proprio non tollerano. Eppure, al di là dei toni, il suo aiuto arriva.

Di contro, quali sono i paesi (o le istituzioni) che non solo ci hanno fatto e continuano a farci marameo, ma addirittura cercano di cogliere l’occasione per metterci al collo lo stesso cappio che ha strozzato la Grecia, fatto di debito invece che di corda? Si contano la Germania di fraulein Angela Merkel e l’UE di Ursula Von Der Leyen. Entrambe inflessibili, pur governando l’una il paese più ricco d’Europa e l’altra la più importante istituzione europea, nel dire nein a ogni forma d’aiuto che non comporti la sottomissione-schiavitù di chi ha bisogno d’aiuto. Il tutto, ricordiamolo, con la signora Rottenmeyer di Bruxelles che, con l’espressività del kubrickiano HAL, aveva detto qualche giorno fa: “ziamo tutti italiani…”.


“E’ sempre un pasticcio con Mary B.”.


Mary Bara, CEO di General Motors

Va ribadita poi l’orripilante figura di Christine Lagarde e dei suoi giochetti da finta tonta messi in atto per tenere bordone alle politiche franco-tedesche, e tanti saluti alla solidarietà europea? Per quel che ne sappiamo il suo scherzo ha bruciato tot posti di lavoro e tot aziende nell’immediato e chissà quante altre nel futuro. E che dire della povera Sanna Marin, la premier finlandese tanto decantata, che non sa dove sbattere la testa davanti al covid-19 in un paese che, secondo tutti i commentatori, è privo di leadership? Fa quasi tenerezza la giovane portavoce del woman empowement in salsa nordeuropea.

In questo quadro va ricordato anche un altro soggetto, meno noto da noi, ma molto rilevante: Mary Bara, CEO di General Motors, una potenza industriale assoluta negli USA. In epoca di #MeToo e iperfemminismo una top manager del genere dovrebbe lasciare il segno. In effetti è così. Ai primi segni di crisi sanitaria ha fatto un accordo con la Casa Bianca per la pronta produzione di 40 mila ventilatori sanitari a prezzo di realizzo. Che però non si sono visti. Quando il Covid-19 è esploso anche oltreoceano, Trump ha come al solito parlato chiaro: “è sempre la solita storia con questa General Motors”. Reazione giustificata visto che Mary Bara, oltre a produrre 6 mila ventilatori, ha fatto schizzare il prezzo ben oltre gli accordi presi. “E’ sempre un pasticcio con Mary B.” ha twittato senza mezze misure Trump, ipotizzando di forzare General Motors (e altre industrie simili) a riconvertire le loro produzioni tramite una legge speciale.


Avere una vagina fa curriculum.


Insomma, un bel disastro queste “donne al comando”. Ma attenzione, non si parla di donne in generale, bensì di soggetti arrivati a posizioni di potere (tranne forse la Merkel) in piena orgia ideologica femminista. Mary Bara in GM fu salutata come un trionfo femminile, così come Von Der Leyen, Marin e Lagarde. Ricordiamo tutti gli orgasmi da quote rosa che hanno bagnato comunicati ufficiali e mass media, ammorbando tutta l’opinione pubblica. Gli esiti reali sono sotto gli occhi di tutti. Ma questo significa forse che le donne sono incapaci di rivestire ruoli di leadership o di alta managerialità? Niente affatto.

Il punto sta nel merito, come sempre. Un conto è arrivare al top per qualità oggettive, perché preparate e con le palle, un conto è arraffare posizioni di potere surfando sull’onda lunga e malsana secondo cui avere una vagina è qualcosa che da sola vale tutto un curriculum. Perché “dato che le donne sono il 50% della popolazione, allora…”. Allora gli si deve riservare la metà dei posti di potere, magari anche tutti, perché no, e festeggiare per la parità raggiunta. E non importa che a finire con in pugno uno scettro sia qualche cavallo, più frequentemente qualche asino, quando non addirittura un boia. Resta da capire, ed è auspicabile, se il passaggio del coronavirus contribuirà a spazzar via anche questa panzana, insieme a tutte le altre.


 

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: