Lucarelli, Valente, Cirinnà e la faccia di legno

di Davide Stasi. Periodaccio per le portabandiera nostrane di femminismo insano. Selvaggia Lucarelli deferita all’Ordine dei Giornalisti per l’infelice trovata di coinvolgere il figlio minorenne nella sua battaglia apparentemente politica, in realtà mirante a ottenere più visibilità, like e follower. Molti si chiedono come possa essere giornalista una come lei. Infatti non lo è: è “solo” pubblicista, ma tanto basta a innescare il deferimento. Chi la difende gira il discorso sull’utilità degli ordini professionali del giornalismo, visto lo stato penoso del giornalismo stesso in Italia, ma è solo un diversivo. Lucarelli ha disseminato sul suo cammino atteggiamenti (tipo le shitstorm organizzate a danno di poveri cristi qualunque), prese di posizione (tipo la sua polemica costante e asprissima contro i genitori di Manuel Piredda e i loro consulenti) e iniziative (tipo l’inqualificabile post sul figlio di Belen) spesso davvero miserabili, e alla fine chi semina vento raccoglie tempesta. Alla buon’ora.

A mio parere, lei, come gran parte delle femministe, è una di quelle opinioniste che accusano gli altri delle malefatte di cui in realtà è autrice. Glielo scrissi anche in diversi commenti sul suo profilo Facebook, prima che mi bannasse… Che si tratti di cyberbullismo, linciaggi mediatici, bodyshaming, sessismo, dall’alto dei suoi millemila follower può permettersi ciò che vuole, fino al paradosso di accusare il bersaglio di turno di quelle stesse malefatte, senza minimamente pagare per questo. Forse (e va ribadito forse visti i tanti che si sono erti a sua difesa) con l’iniziativa dell’Ordine qualcosa del conto generale comincerà a tornare. Per Lucarelli ma non solo, perché il vizietto è diffuso tra le femministe e quanto accaduto indirettamente a Monica Cirinnà ne è un po’ la prova. La più grande oppositrice della famiglia (“che vita de merda” diceva il suo cartello) pare si trovi nella scomoda posizione di essere circondata da familiari non proprio irreprensibili: (ex) marito, fratello e nipote, tutti implicati in storiacce di criminalità o malavita.


C’hai una faccia che se cadi in terra il lastrico fa sangue.


Certamente Monica Cirinnà non c’entra nulla, se non fosse che proprio dalla sua parte politica, ad esempio, sono partiti per anni attacchi a Berlusconi perché il suo stalliere (non lui, bensì il suo stalliere) era in contatto con soggetti mafiosi. E siamo al punto di cui sopra: gli attacchi trasversali, le accuse infamanti tirate per i capelli, la demonizzazione indiscriminata va bene se diretta contro gli avversari. Quando si diventa l’oggetto degli stessi attacchi, allora non vale più. Altro esempio: le ironie sulla Cirinnà si sono sprecate in rete, ed ecco allora arrivare al galoppo, come una paladina medievale, l’On. Valeria Valente, presidenta della Commissione sul femminicidio, che in un post si erge a difesa della collega contro gli hater sovranisti (???) impegnati in un “linciaggio mediatico” che (non ridete): “sta minando la cultura della giustizia cancellando il senso del giusto”. Chiedo di non ridere perché qualcuno ricorderà l’uscita mediatica di Valeria Valente di non moltissimi mesi fa. Io la ricordo bene, visto che riguardava me.


Invitato a “Storie italiane”, programma RAI del mattino, sulla scorta della polemica sull’Aperitivo con lo stalker, già con le valigie in mano per Roma, ricevo la telefonata del funzionario RAI che, con una scusa, mi annulla l’ospitata. Poco dopo esce questo post sulla pagina Facebook “Senatori PD”, dove la Valente dice in sostanza che io avrei sfregiato una donna con l’acido per poi ironizzarci sopra. Una falsità immonda, una diffamazione vergognosa, ma soprattutto un linciaggio mediatico che, oltre a valermi la cancellazione dell’ospitata in RAI, arriva molto vicino a distruggere la mia reputazione. Fortuna che un po’ la resilienza personale, un po’ il sostegno dei follower, un po’ soprattutto alcune testate che rilanciarono la mia replica, mi consentirono di uscire dal mirino di questa ipocrisia infame e infamante. Per verità poi Valente ritrattò, ma in un commento a quel post, sotto decine di altri, praticamente invisibile. Ovvio ho presentato querela. Altrettanto ovvio: il PM ha chiesto l’archiviazione (cui mi sono opposto). Di fatto, in ogni caso, per lei come per Lucarelli e la Cirinnà sembra valere la regola usuale: cercare di distruggere gli avversari accusandoli delle stesse cose di cui loro stesse sono autrici. Vedere oggi Valente a petto in fuori contro gli “hater” e i “linciaggi mediatici” dà la cifra esatta di cosa sia il femminismo. E fa venire in mente la nota battuta del mio concittadino Gilberto Govi: “c’hai una faccia che se cadi in terra il lastrico fa sangue” o la più recente e famosa copertina del periodico “Cuore”.


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