STALKER SARAI TU

Marco Crepaldi brutalizzato sul web

Questo blog ha interrotto le pubblicazioni il 14/09/2020, dopo 4 anni di attività.

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LA FIONDA

https://www.lafionda.com

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Marco Crepaldi
Marco Crepaldi

di Davide Stasi. Di Marco Crepaldi ho avuto modo di scrivere non molto tempo fa. Lo feci perché tra il giovane e volenteroso vlogger e questo blog (con tutti gli altri canali collegati) c’erano numerosissimi punti di contatto più qualche incompatibilità purtroppo dirimente. Mi permisi di criticare l’approccio di Crepaldi nella speranza che comprendesse quelli che secondo me erano errori insieme filosofici e tattici nel suo modo di comunicare. Anomalie che a mio avviso andavano corrette rapidamente, data l’importanza del messaggio che, nel corso del tempo, era riuscito a veicolare a un’importantissima audience di giovani. Nella sostanza gli rimproveravo un’eccessiva accondiscendenza verso una forma di femminismo “buono”, che in realtà non esiste, e un’inconsapevolezza di base del fatto che da tempo non siamo più sul piano di un normale confronto socio-culturale, ma in una vera e propria guerra di oppressione mossa da un’ideologia, quella femminista, contro tutto il mondo “normale”, composto da donne e uomini indistintamente, sebbene abbia come obiettivo dichiarato soltanto gli uomini.

L’articolo non ha suscitato alcuna reazione. Crepaldi probabilmente classificava questo blog e i suoi canali in una categoria che mentalmente segregava nell’area del radicalismo o dell’estremismo genericamente ricadente sotto la sigla MRA (Men’s Rights Activists). Il suo collocamento apertamente “moderato” non l’ha dunque indotto ad aprire un utile confronto di merito e ha proseguito nell’elaborazione di contenuti un po’ ambigui, veicolati con il suo volto pulito, da bravo ragazzo, mosso dalle intenzioni migliori e un po’ idealiste, quali possono essere quelle di potere davvero aprire un dialogo con la Bestia. Tutto ciò fino a ieri. Capita infatti che decine e decine di follower scrivano a me o alla redazione messaggi spaventati e indignati: “Crepaldi ha deciso di mollare”, è il senso di ogni messaggio, cui viene allegato un video-sfogo che il giovane vlogger ha rilasciato sul suo canale Twitch. Lo guardo ed è vero: Marco Crepaldi si ritira, per lo meno dal campo dei ragionamenti sul femminismo e sul racconto maschile.


Il fronte moderato dell’antifemminismo perde un altro importante tassello.


Marco Crepaldi

Cosa è capitato? Provo a ricostruire in sintesi, rimandando comunque chi volesse saperne di più al suo video-sfogo e al video che ha annunciato rilascerà venerdì su YouTube con una spiegazione più ragionata degli eventi. In sostanza Crepaldi si è scocciato di vedere un po’ dappertutto sui social la vicenda di George Floyd strumentalizzata per attaccare indiscriminatamente l’uomo e la maschilità in genere. Sulla falsariga del suo approccio comunicativo, allora, pubblica sul suo Instagram alcune stories dove, citando alcuni studi, mette in dubbio che quegli iper-privilegiati di uomini se la spassino alla grande, data l’incalcolabile quota di infelicità e dolore che alligna abbondantemente in quel genere. Le sue stories vengono screensciottate, finiscono su qualche gruppo di fanatiche femministe che si mobilitano come un sol uomo (!) realizzando una violentissima shitstorm contro di lui, su Instagram e Twitter. Non solo insulti, il che sarebbe il meno: vere e proprie minacce, cattiverie, una furia distruttiva da camicie nere del web. In un gioco al rimbalzo, fanatica chiama fanatica e attorno a Crepaldi si stringe un assedio di bulle da strapazzo, cui lui cerca di rispondere con pacata ragionevolezza, ottenendo l’effetto di farle infuriare ancora di più. L’apice si ha quando una vlogger che Crepaldi aveva criticato gli fa recapitare una diffida da parte di un avvocato, con la solita minaccia di querela.

Un vero e proprio linciaggio mediatico, insomma. Bastonatura e olio di ricino virtuali compresi. Crepaldi appare provatissimo e sotto shock nel suo video-sfogo, che contiene molti spunti di riflessione. Il ragazzo ora ha paura, lo dice (giustamente) senza remore. Porta con sé l’impressione della violenza senza freni, verbale e psicologica, appena subita, e annuncia che non se la sente più, nonostante il sostegno dei follower, a proseguire nel trattare quei temi. “Non ci sono le condizioni”, dice. Tornerà dunque a occuparsi di ogni altro tema possibile, anzitutto proseguendo la sua meritoria attività relativa agli hikkikkomori, ma sul femminismo e sul racconto maschile farà più passi indietro. “Sto male, non ho più una vita serena”, confessa, mettendo a nudo il livello di pressione a cui si è sottoposti se ci si azzarda a contestare, pur se con carte e dati alla mano, la narrazione femminista dominante. Cita anche alcuni altri vlogger famosi, ugualmente messi in grave difficoltà dal clima oppressivo imperante. Come loro, decide di tirare i remi in barca, incurante di passare per codardo o debole. Giustamente mette davanti a tutto la propria esistenza: “non ho nessuna voglia di diventare il Jordan Peterson italiano, né un martire”, specifica. Difficile dargli torto: è un comunicatore affermato, ha trent’anni, il rischio di venire bruciato in un istante come un cerino dalla potenza di fuoco femminista è reale. E dunque il fronte moderato dell’antifemminismo perde un altro importante tassello, l’ennesimo.


“Serve un soggetto unico”, dice Crepaldi.


Ed è proprio sulla sua moderazione che Crepaldi fa un coming-out importante. “Non ho mai usato il termine nazifemminismo, l’ho sempre considerato volgare ed esagerato, tipico dei gruppi MRA”, dice. “Capisco ora che invece è una dicitura azzeccata”. Ripete questo concetto più volte durante il video: non credeva che il livello del conflitto fosse così alto. Credeva anzi che utilizzando modi pacati e dialoganti, concedendo spazi e indulgenza verso il femminismo, fosse possibile avvicinare gli opposti estremismi. “Devo ricredermi”, ammette. L’odio radicato e profondissimo che muove la controparte rende tutto inutile. Il politicamente corretto, ora lo comprende, non paga, anzi tende a divorare i suoi figli. Insomma Crepaldi, come si dice dalle mie parti, viene nel nostro caruggio. Gli è servita una bastonatura sonora, è stato necessario che venisse brutalizzato ferocemente perché si rendesse conto che ciò che avevamo sostenuto nel precedente articolo fosse vero. Siamo in guerra. E lo siamo da tempo. Al di là della terra di nessuno ci sono trincee di combattenti agguerrite, pronte a usare ogni mezzo non per vincere ma per distruggere l’avversario. Che siamo noi uomini, ma non solo: sono le relazioni come sono sempre esistite, dunque anche le donne non sono immuni da quella furia. Crepaldi stesso lo ammette: “non sarebbe cambiato nulla fossi stato una donna, sarei stato accusato di essere una traditrice o una ancella del patriarcato“. Botte da orbi comunque, insomma. Virtuali e non perché, si limita ad accennare (segno che ha subito molto più di una shitstorm sui social), si tratta di un fanatismo che non si fa remore di venirti a cercare nella tua vita reale e di rovinarti.

A fronte di tutto ciò, conclude, ci sono due strade: proseguire con rinnovata consapevolezza e con più forza il lavoro o ritirarsi. Sceglie la seconda strada, Crepaldi. Per indole, ma anche per un altro motivo. “Nessuno”, dice, “su internet o nella realtà appoggia un punto di vista critico come quello che esprimevo. Sono solo, mentre dall’altra parte hanno i media, i politici e grandi somme di denaro”. Qui sbaglia di grosso e, probabilmente senza volere, risulta anche un po’ offensivo rispetto al lavoro fatto da Uomini3000 a oggi. Che non ci sia nessuno dal suo lato della barricata non è vero. E non si tratta solo di questo blog e dei suoi canali collegati, dei suoi quattro anni di attività, con una crescita costante di interesse e di adesioni: c’è tutto un ampio mondo di attivisti e persone consapevoli là fuori, uomini e donne, saturi della deriva generale e desiderosi di trovare punti di riferimento. Esistono siti, forum, pagine social: tutto un mondo frammentato sì, ma unito da un filo rosso (qualcuno direbbe da “una pillola rossa”) su cui sarebbe necessario allineare le forze. Crepaldi li esclude dal suo discorso, non li vede. Forse ancora, nonostante la batosta ricevuta, continua a considerarli “estremisti” e non, quali in realtà sono, come partigiani di una resistenza che attende l’occasione per dimenticare i propri miti fondativi e unirsi in una battaglia comune. “Serve un soggetto unico”, dice Crepaldi. Qualcuno che si erga e faccia muro contro lo squadrismo culturale e sociale di quello che non esita più a chiamare “nazifemminismo”. Da questa giusta premessa, però, trae la conclusione meno produttiva: invece di unirsi alla resistenza, dove troverebbe molti compagni di strada, si ritira, arrabbiato, indignato e ferito.


Caro Marco Crepaldi, ora che hai capito, sappi che non sei solo.


Il turbamento del momento non gli fa capire che un suo passo avanti avrebbe un effetto molto più coagulante: perderebbe molti follower, probabilmente, tornerebbe al centro del mirino, ma non sarebbe più solo, posto che nel corso del tempo si è creato da sé, per inesperienza e un po’ di deficit di consapevolezza, la sua solitudine. Nel momento in cui il nemico crea un contesto da prima guerra mondiale, assumere atteggiamenti dialoganti e concilianti è come vedere un commilitone partire dalla trincea con una bandierina bianca in mano, dirigersi verso le linee nemiche gridando: “amici! Dai, parliamone un attimo!”. Inevitabile che venga impallinato all’istante, appena in vista. Ed è un miracolo che non sia stato impallinato dai commilitoni stessi. Il paradosso è che con il nostro articolo dove gli rimproveravamo i suoi tentennamenti quasi abbiamo annunciato ciò che sarebbe accaduto. Che è poi il meccanismo tipico che precede l’avvicinamento di molti uomini al racconto maschile: si parte da posizioni indulgenti e concessive verso la narrazione tossica femminista, poi si finisce nel tritacarne (per una separazione, una shitstorm o un qualunque altro motivo) e allora si ha il risveglio miracoloso. È valso per Crepaldi, il cui stupore per quanto accaduto dice tutto, e vale anche per i tanti, sempre troppi cicisbei che, molto meno intelligenti e brillanti di Crepaldi, ancora si masturbano sul cadavere di una “cavalleria” che il femminismo ha scientemente vilipeso, dopo averla massacrata. Uomini che si dicono “femministi”, che, come faceva la bassa forza nazista, si mostrano spesso più estremisti delle loro mandanti, e che si risvegliano solo quando le prendono di santa ragione. Per quanto ci riguarda, non importa quanto abbiano fiancheggiato, coscientemente o meno, il nemico: se risvegliati, sono i benvenuti. E Crepaldi non fa eccezione.

Un’ultima riflessione a margine: quella che Crepaldi ha subito è, lo si è detto, una shitstorm virtuale, probabilmente con propaggini nella sua vita reale. È qualcosa che io personalmente conosco molto molto bene. Non molti mesi fa la mia persona è finita nello stesso meccanismo infame. Sul web ma anche sulla carta stampata ero diventato “il blogger che deride le donne sfregiate con l’acido”, grazie all’azione coordinata di Rosa Nostra e delle sue propaggini nella stampa. A ciò sono seguite ricadute gravissime sulla mia vita personale, tanto da obbligarmi a fare più passi indietro rispetto all’attività di blogger, che tanto amavo. Ora scrivo qui saltuariamente, mi sono ritirato sulla comoda altura del “caporedattore” e il progetto “Stalker sarai tu” è ancora salvo e attivo grazie al soccorso di alcune persone straordinarie, gli autori che si leggono quotidianamente su queste pagine. Di recente mi sono dato alle trasmissioni in diretta web, con la mia Radio Londra serale, che raccoglie numeri non paragonabili a quelli di Crepaldi, ma che comunque mi riempie di orgoglio al pensiero di lasciare contenuti a disposizione di chi voglia ascoltare il racconto maschile. Nel caso mio e di “Stalker sarai tu”, dunque, la shitstorm e la mobilitazione per rovinarmi sono diventate un boomerang. Vero, sono stato martirizzato, ma ho scelto la strada del die hard, per la quale non ho potuto prescindere dall’aiuto di terzi. Pensavo anch’io di essere solo, ma poi ho scoperto di non esserlo. Soprattutto ho scoperto che oltre alle aggressioni virtuali di gruppetti di studentesse fanatizzate non c’è altro. Ci sono le minacce legali, spesso campate in aria e mosse solo a scopo intimidatorio, i sommovimenti mafiosi e carsici, i grandi poteri, è vero, ma sono tutte parti di un grande gigante che è di cartapesta perché è dalla parte sbagliata della verità e della storia. Questo rende certa sul medio-lungo periodo la sua sconfitta. Che va facilitata e velocizzata. In questo senso, tutte le braccia che si sottraggono dal dare mazzate ai suoi piedi d’argilla è una grande perdita perché lascia un maggiore carico di lavoro a chi resta. Dunque, caro Marco Crepaldi, ora che hai capito, sappi che non sei solo. La trincea è scomoda e pericolosa, d’accordo, ma è sempre più popolata. E capita sempre più di frequente di togliersi qualche soddisfazione. Facci una pensata.


48 thoughts on “Marco Crepaldi brutalizzato sul web

  1. Brutalizzato sul web? Ma scusate, e tutte le donne/pagine femministe che vengono pedissequamente attaccate da shitstorm? Quelle ve le siete dimenticate? Perché far passare il messaggio che solo voi subite shitstorm è ridicolo, andiamo. Ma poi scusate, voi siete un sito che accusa le donne vittime di violenza di mentire sempre e comunque, e volete fare le vittime quando vi arrivano denunce? Ma dai…

    1. Cara amica, i siti, blog o profili femministi al massimo ricevono qualche contestatore, che viene immediatamente bloccato ed espulso. Cosa che invece noi non facciamo praticamente mai, perché siamo aperti al confronto (come tutti coloro che sanno di essere nel giusto). Nessun sito femminista (per ora, ma dateci il tempo di organizzarci) riceve shitstorm. Non come quelle ricevute da Crepaldi, da Shy o da noi, periodicamente. Tanto che alcuni decidono di chiudere o di sospendere, visto che le vostre shitstorm non di rado sono accompagnate da minacce e da coinvolgimenti esterni (il posto di lavoro, ad esempio) che nulla hanno a che fare con l’attivismo antifemminista.
      Noi non accusiamo le donne vittime di violenza di mentire SEMPRE E COMUNQUE. Denunciamo che la prassi della falsa denuncia è diffusissima e danneggia per prime le donne VERAMENTE vittime di violenza, oltre che una gran massa d’uomini. E dove mai hai letto vittimismo da parte nostra quando ci arrivano le denunce? Se arrivano, le affrontiamo a testa alta. Ben sapendo che quelle come voi partono già in ampio vantaggio, ma questo non ci intimorisce minimamente. Prima di fare certi commenti da queste parti, documentati per bene, faresti miglior figura.

    2. SI IL FATTO È CHE. I siti maschili come ha detto il commentatore qui sotto sono soltanto contestati e o bloccati, noi oltre che nn blocchiamo evitiamo di denunciare e rovinare la. vita ad altre per delle. idee esposte in modo un po più rumoroso, non siamo. dei codardi vigliacchi,
      E IL tutto senza dimenticare l oligarchia giudiziaria di parte del mondo delle donne che non trova mai ostacoli a privilegiare la parte femminile nel far perdere o vincere cause quando viene emanata una denuncia per qualsiasi cavolo di futile motivo,
      Basti vedere ad esempio le. due condanne che sono state emanate a quello. he tirato l. acido in faccia alla. moglie, ha preso 15 anni, Egli è una merda umana sono il primo a dirlo anzi gliene avrei dati anche di più… ma quando la stessa cosa è stataa fatta da una donna a un uomo,eella ha preso solo 8 anni per aver sfregiato il volto del marito.
      Oltre alla pressione mediatica moralizzante a sfavore degli uomini che 3 stata fatta in modo totalmente sbilanciato solo dove l aggressore era uomo,qquella invece eseguita dalla.ddonna sse lla ssono. qquasi del tutto scordata…. sarei proprio curioso di sapere 1uali attenuanti abbiano fatto sì che lei prendesse solo 8 anni a differenza dei sedici dell uomo aggressore

  2. tra l’altro …Crepaldi ha detto una inesattezza nel suo ultimissimo video (quello che gli è costato
    la gogna e l’auto-da-fè in rete opera delle femministe chiassose organizzate).

    dice che il vocabolo misandria non esiste nei vocabolari, a parte che ne parla La Crusca
    nel suo dizionario on line (con interessante dissertazione sulla origine etimologica),
    il nuovo “odio contro gli uomini” è anche al centro di un buon libro recente che qui linko:

    https://www.amazon.in/Viaggio-verso-Utopia-femminismo-naufragio-ebook/dp/B00DX87P6S

    1. Se non esiste la misandria allora le femministe che hanno attaccato Crepaldi hanno ragione e non ci piove: infatti l’unica motivazione negativa che potevano avere è la misandria.
      Secondo me lo scemo lo sa che esiste la misandria, e lo sapeva pure prima che lo attaccassero, ma ha fatto finta che non esista per fare il simpatico.

  3. non esiste un femminismo “buono” e un “femminismo” cattivo e misandrico.
    Esiste, ovviamente con qualche sfumatura ultrà e violenta, un solo femminismo :
    quello che mira all’abbattimento dell’uomo e alla sua sostituzione nelle sfere di
    potere (non l’amministratrice di condominio, ma ben altro. parliamo di potere vero) .

    E qualcuno vuole ancora fare credere che queste cacce alle streghe contro un povero sprovveduto
    (Crepaldi) non siano totalmente ispirate dal femminismo vecchio e nuovo ?
    parlate con le femministe, seguitele in silenzio sui loro canali instagram e su qualsiasi social
    capirete quanto è assillante e pervasivo il loro messaggio,
    uomo-padre , maschilista patriarcale e violento, stupratore in servizio permanente.
    Conoscete questi soggetti e pregate che vostra figlia non diventi femminista .

    questo è quello che pensano le femministe e lo hanno fatto credere a un sacco di gente.
    Crepaldi, peggio per te ! La prossima volta non farti fregare dai meccanismi devastanti
    della rete e frena un po’ il tuo egocentrismo basato sull’immagine e sui comizietti on line.

    “quelle” non si fanno più abbindolare dal belloccio di turno, caso mai lo stuprano con lo strap-on .

  4. Un appunto alla redazione. Potreste calare con i riferimenti all’Olocausto e a Hitler nei vostri articoli? Perché comincia ad essere un po’ di cattivo gusto, banalizzante e fuori luogo.

  5. Dispiace per questo trattamento subito da Crepaldi, che seguo con interesse.
    In uno dei suoi ultimi video è forse tra quelli più interessanti, ha intervistato la fondatrice di un centro antiviolenza maschile, ne è uscito un quadro sconfortante. Anche la fondatrice stessa è stata minacciata per il lavoro che svolge.
    Sarebbe utile se riusciste a prendere contatto con lei ed intervistarla.

  6. Mi spiace per quanto gli è successo, vorrei capirci qualcosa di più, magari seguirò i suoi aggiornamenti.
    Resto dell’idea che il suo approccio soft abbia a suo modo portato frutti. Con la grande fetta di giovani follower che si è costruito, questo episodio avrà aperto gli occhi a molti: vedere che proprio uno pacato come lui viene attaccato e minacciato rende l’idea dell’aggressivita’ della controparte. Su di lui nessuno può proprio insinuare dei “sì, però…”, ipotizzare che “ha cominciato lui” o cose di questo tipo che possono venire in mente rispetto a soggetti con posizioni più apertamente in contrasto (non me ne vogliate, parlo dell’impatto sul grande pubblico, che potrebbe mettersi sulla difensiva di fronte a vostre espressioni quali “nazifemminismo”, “siamo in guerra”, “l’avversario è spietato”…).
    Adesso, solo adesso dopo ciò che è successo, il pubblico di Crepaldi ha una consapevolezza maggiore ed è pronto per passare ad un altro livello: spero che in molti approdino su questa pagina con tanta voglia di saperne di più e apertura ad accettare anche le verità più sconcertanti (ora un po’ meno) sul femminismo.

    1. Il suo approccio è stato talmente utile che ieri sera, su Twitch, due giovani ragazze parlavano del suo caso, si sperticavano contro la censura, poi una ha detto che “il femminismo è per la parità dei diritti e dei doveri tra uomini e donne”. Sono scoppiato a ridere, ho fatto qualche commento garbato ma netto e… mi hanno bannato. Vedi te.

      1. Diamo tempo al tempo. Spero ci siano altri suoi follower più intelligenti.
        Non prenderla come una provocazione, ma… con l’atteggiamento di questa pagina invece (ossia prendere il femminismo di petto) cos’avete ottenuto fino adesso?
        Le minacce sono arrivate comunque, e chi vi seguiva era un pubblico più preparato che già se lo aspettava, non è stato uno shock forte come nell’altro caso. Secondo me è giusto ci siate voi, ed è giusto ci sia gente come Crepaldi. Concordo invece sul fatto che abbia sbagliato a dire “sono solo”, a non invitare lui stesso a muoversi verso altri lidi.

        1. Che non sia stato uno shock come l’altro caso lo dici tu che non l’hai vissuto sulla tua pelle. Semplicemente ha fatto meno scalpore perché i nostri canali sono meno “famosi” e l’effetto reale che ha fatto lo sanno in pochi: noi non pubblicizziamo le nostre ferite. Le suturiamo e torniamo in campo. In ogni caso non sarebbe servito: i nostri canali sono meno famosi perché tenuti sotto la sabbia da chi ha il potere di farlo, e lo fa perché ha paura. In ogni caso dalle shitstorm noi risorti più forti di prima. E non ci sono alternative a prendere il Male di petto, specie se lo si fa portando fatti, studi, statistiche, documenti, come facciamo noi.
          Crepaldi è stato scorretto (o meglio è stato un giovane youtuber) a dire che è “solo”, e ha sbagliato a mantenere un approccio dialogante. Cercare il dialogo con chi ti odia è improduttivo e alla lunga è un boomerang.

          1. Intendevo shock per i lettori, non dubito lo sia stato per te. Anzi da come ho capito nel tuo caso il fatto è più preoccupante (nel caso suo, che sto cercando di capire, apparentemente si è trattato “solo” di pesante shitstorm, ma forse c’è altro dietro… nel video ho sentito frasi contradditorie).
            Non so se Crepaldi sia stato attaccato anche prima, non lo seguivo; ho avuto l’impressione che si sia reso odiato solo adesso, e avendo deciso di mollare non dialogherà certamente più. Probabilmente nel suo caso meglio così, ha ammesso lui stesso di non avere la pasta per affrontare di petto gli odiatori e tirare dritto per la sua strada.

        2. Cosa abbiamo ottenuto? La domanda è lecita. Il solo qui ad aver “ottenuto” qualcosa è stato Davide… Dal mio punto di vista, noi seminiamo secondo la nostra prospettiva, nei modi che ci sono più congeniali. Ciascuno mettendo in campo la sua “cifra”.
          Su questo tema la diffusione del Verbo e la notorietà vanno di pari passo con i rischi. Nel corso degli anni anch’io ho ricevuto qualche palata di letame. Robetta, Ma è ovvio, a stento si sa che esisto. Il mio estremismo filosofico poi mi pone oltre l’orizzonte della pericolosità. Un pazzoide di cui non preoccuparsi. Ma ciò non vuol dire che i semi che spargo da tanto tempo siano rimasti tutti sterili. Non si può sapere. Altri semina, altri raccoglie.
          .
          Quanto alla persona Crepaldi, io sono molto benevolo nei suoi confronti, pur avendo ascoltato con irritazione i suoi infiniti “distinguo”, il suo equilibrismo, rivelatosi inutile, come mi era ovvio. E glielo scrissi,
          E’ un giovane ingenuo, ma ce ne sono milioni. Non aveva idea, non aveva sentore del veleno che c’è in giro. Per lui è stata una mazzata, la sorpresa è stata ben più grande del disagio dovuto agli insulti.
          Credo che il suo lavoro e il suo caso avranno qualche piccolo effetto in chi lo segue. Lui poi ha una vita davanti, ha molto da imparare. Lo farà? Chi può saperlo…

    2. Quindi tu mi sembra di capire chiara che sei contraria alla. piega che ultimamente sta prendendo la. societa su questo discorso?

  7. Per quel che serve, semmai Marco Crepaldi leggerà questo mio commento: caro Marco, mi spiace per quello che hai subito. Non ti conoscevo, ho visto qualche tuo video solo di recente, e non eri né misogino né estremista.
    Mi piaceva il modo e il tono pacato che avevi per esporre i concetti.

    Spero che passata la “buriana” della “shitstorm virtuale” tu possa riprendere energia e motivazione, è vero, nel tuo ultimo video si vede che sei quasi sotto shock e molto provato da quanto hai subito.
    Purtroppo il dileggio virtuale e il linciaggio che capita sui social network (a te e a personaggi precedenti che si sono persino suicidati, come Tiziana C.) più in generale, il cyberbullismo (che può arrivare anche a diffondere materiale intimo e privato, dandolo in pasto alle comunità virtuali) è uno dei crimini della nostra era.

    Un abbraccio di solidarietà.

  8. Ci sono molte cose da imparare, benché noi le sapessimo già.
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    1. Professarsi non-antifemministi o addirittura femministi e ricordare ad ogni passo che parlando degli UU non si intende far la guerra alle DD, che si riconosce la condizione di “svantaggio” femminile, che in effetti nel passato la situazione era x,y,z, che altrove purtroppo è ancora z,y,x non serve a nulla. Quando parli bene degli UU o racconti uno spicchio dei loro mali, sei fritto.
    .
    2. L’intero Occidente è pieno di maschi ingenui che in buona fede sostengono le ragioni del “vero femminismo”, quello definito dai dizionari ed è pieno pure di UU e DD che prendono le distanze dal “femminismo estremista, radicale, etc.” . Questi non sono sul libro paga di nessuno. Magari lo fossero, Sono invece obnubilati, depistati, ingannati da quella infatuazione, quella magia, quella fascinazione. Matrix.
    .
    3. Le ragazzine che hanno maledetto Crepaldi appartengono alla generazione più fortunata dell’intera storia umana ed alle classi sociali avvantaggiate. Hanno tutto e possono tutto. E allora da dove viene il rancore? Dal racconto femminista che hanno assorbito fin dalla culla. La narrazione femminista ha insegnato loro a pensarsi come le dannate della terra mentre ne sono le padrone.
    Le nuove Ariane si sentono schiave. Di qui l’odio contro il porco maschio bianco sciovinista, fallocratico, fallocentrico etero-patriarcal-misogino.
    .
    Chi ha avvelenato le nostre figlie, le nostre nipoti? Il virus femminista.

  9. Crepaldi, da quel poco che ho visto di lui, è sensato e moderato, anche troppo. Si è reso conto che non è possibile affrontare questi temi scomodi da un punto di vista non allineato senza essere travolti da un polverone di odio da parte dei soliti gruppi di femministe rabbiose e di uomini che le spalleggiano. C’è un po’ di pusillanimità nella sua ritirata, ma potrebbe avere effetti insperati. I suoi numerosi seguaci hanno adesso potuto vedere che nel clima attuale si viene attaccati brutalmente anche solo per le più tranquille e benevole obiezioni al femminismo. Anche solo per aver voluto dire che, a volte, le vittime sono gli uomini. Cioè per aver scalfito il trono della donna-vittima. Per sua stessa ammissione, diffidava degli MRA e rifuggiva il termine nazi-femminismo, ma ha dovuto ricredersi. Il suo è un sacrificio che potrebbe portare frutti.
    Quanto al fatto che si senta “isolato”, è un vecchio problema. Ovviamente non lo è, ma gli uomini non solidarizzano con altri uomini e non è una questione di ambizioni all’interno di un eventuale movimento maschile. Crepaldi sa benissimo che esistono altri gruppi di oppositori al femminismo, di attivisti per i diritti maschili, ma non li calcola perché sotto sotto li considera ancora maschilisti. Lui continua a credersi diverso e superiore. Come lui, sicuramente, buona parte degli uomini contemporanei.

  10. Vabbe’ so’ “ragazzi” anche a quarant’anni, avrà tempo di crescere, spero adesso si sia ri-svegliato, comunque mi ha dato fastidio il suo comportamento perché ha dato un esempio sbagliato: ai suoi follower più giovani e ovviamente alle femministe che si sentiranno autorizzate a fare sempre peggio, ammesso sia possibile fare di peggio.

    https://m.youtube.com/watch?v=AkMSCtXKAlc

    1. Qualcuno vada a dire ai suoi follower delusi che in giro c’è chi non molla mai su quei temi…

      1. E’ perché non hai colto la profondità della citazione! 😀

        Il partito femminista svedese già più di vent’anni fa proponeva di tassare i bambini maschi alla nascita.

        L’avesse saputo, il Crepaldi, avrebbe detto: ma no, che dite, non esagerate, non succederà mai, quelle lì non sono femministe “vere” ma femministe “radicali”, adesso ci parlo io… ciack!

        Il venerabile maestro Miyagi gli avrebbe detto: Marco San, il femminismo è una bestia infame: o impari a combatterlo bene o non lo combatti, va bene entrambe, ma se pensi di combatterle con l’arma della moderazione… ciack… fai la fine dell’acino d’uva!

        Da capire se la strategia di Crepaldi fosse in realtà votata al sacrificio: mi immolo così vi faccio capire che sono bestie per davvero; se è così, ok, in effetti l’errore più comune è sottovalutarle, non a caso si sono inventate la supercazzola dei millemila femminismi, che poi è la vecchia strategia del camuffamento, chissà perché però il femminismo “operativo” è sempre quello più estremista.

        Ma per me, il Crepaldi, è semplicemente entrato in guerra senza prima imparare bene a combattere, gli lascio un piccolo beneficio del dubbio per amicizia, anche perché non potrei condividere che avrebbe fatto meglio a non combattere, d’altronde la guerra ci è stata dichiarata, sicché… non c’è scelta.

        1. “Il partito femminista svedese già più di vent’anni fa proponeva di tassare i bambini maschi alla nascita”. Precisamente.
          Quando citai la proposta a qualche maschio la risposta fu un sorrisino, uno scuotere la testa …”ma va là ..”
          Tutte le proposte femministe di rapina, comprese quelle che sembravano folli e demenziali sono state implementate in qualche paese d’Occidente. Tutte salvo una, (per il momento).
          Questa: le femministe USA negli anni ’80 lanciarono una campagna per mettere a carico dei maschi il costo superiore delle acconciature femminili rispetto a quelle maschili. Motivo? Le DD sono COSTRETTE a spendere di più a causa del dominio condizionante esercitato dallo sguardo maschile che le ammette ad esistenza solo se sono bellissime. E’ giusto che chi è causa del costo superiore se lo paghi. Un po’ di giustizia, che diamine…!
          Non resta che attendere…

          1. E le scarpe? E le borsette? E gli interventi di chirurgía estetica? E… … …?
            Fino a quando pretenderemo che continuino ad accollarsi tutte quelle pazze spese imposte loro dal malvagio PATRIARCATO?!?

        2. “mi immolo così vi faccio capire che sono bestie per davvero”
          Ecco, Blu, con una frase hai sintetizzato quello che ho pensato anch’io e ho commentato più sotto 🙂
          Il mio sentore è che in realtà non fosse una strategia ma sia successo involontariamente, comunque il risultato è positivo, secondo me.
          Devo ancora capire però quanto e da chi sia stato minacciato; ma anche fosse una frangia minoritaria di esagitati, se si proclamano femministi significa che il femminismo non è immune alle colpe, non è quel movimento “buono” o che se sbaglia lo fa “in buona fede, per miopia…”. A meno che non fossero dei troll, ma i troll non minacciano le persone nella vita reale.

          1. “Il mio sentore è che in realtà non fosse una strategia ma sia successo involontariamente, comunque il risultato è positivo, secondo me.”

            Sì sì, lo penso anch’io, è stato involontario, lui ci credeva sul serio al dialogo (invece ha preso una tranvata sui denti) e comunque in qualche modo potrà essere positivo, in modi che però non saprei prevedere ora.

            Come mai è successo e perché non poteva essere evitato né avrebbe mai funzionato il suo approccio?

            Secondo me, è perché il femminismo è una ideologia “identitaria”: intendo che c’è un noi e un voi, noi siamo il Bene, voi siete il Male, contro il Male è tutto lecito e per il Bene tutto è concesso.

            Una ideologia siffatta, se non si esaurisce in tempi brevi e/o raggiunto lo “scopo” non può che strabordare, quando questa ideologia diventa anche “istituzionale”, armandosi, il conflitto con la massa crescente di vittime innocenti non può che diventare aspro, è nella dinamica delle cose.

            Cerco di parlare in termini generali per quanto lo trovi difficile, è diciamo in corso di definizione anche nella mia testa.

            Comunque, faccio questo esempio: la strategia per fottere gli uomini.

            https://www.ilsicilia.it/strategia-per-fotterlo-nessuno-stupro-alla-vicina-di-casa-forestale-di-castelbuono-assolto/?fbclid=IwAR1YKj6Sr3wJBMHR_Qv_oqvDILbZ6SpLfjz5Za89ICV0pjMZ3tf_TzZXmiI

            Finché le istituzioni sono neutre non ci sono problemi irrisolvibili, ma a una ideologia identitaria la neutralità non può piacere, infatti poi arriva il “Codice Rosso” su ispirazione femminista e così i carabinieri possono “ignorare” 300 intercettazioni, tanto poi si vede al secondo grado o in Cassazione, intanto ti fai 15 anni.

            E’ coerente perché se un reato è difficile da dimostrare l’ideologia identitaria proporrà di abbassare i diritti di una parte (tanto sono il Male) per meglio tutelare quelli dell’altra (che tanto è il Bene) e alle obiezioni risponderà: “Sono danni collaterali del conflitto”.

            https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/10/06/metoo-cose-cambiato-un-anno-dopo-nel-2018-raddoppiate-donazioni-alla-casa-delle-donne-e-sono-cresciute-le-denunce/4673374/?fbclid=IwAR10YL7-VPddDWtD98zQsBQkMjyYx2wq89xnFnhPei7_VbtKa_1esLiU_94

            Quindi è tutto alla luce del Sole, anche il conflitto dichiaratoci, ma il vero problema del femminismo è la sua radice, è come interpreta moralisticamente il mondo e la sua Storia, è cieco da un occhio, non come si è mosso dopo per realizzare la sua utopia, era già segnata alla nascita quella direzione operativa, non poteva essere diversamente, non può neanche fare diversamente, altrimenti viene giù la sua identità.

            Non è che sia un caso che il femminismo a suon di supercazzole provi in tutti i modi a stuprare e deturpare la filosofia della mia amata Anna Arendt pur di ficcarla dalla loro parte, peccato che Anna proprio non vuole essere femminista: a lei interessa la totalità, non la dicotomia maschio-oppressore/femmina-innocente!!

            https://www.carmillaonline.com/2012/06/05/donna-e-politica-in-hannah-arendt/

            Il femminismo (o le millemila incarnazioni di femminismi, che sono tutte supercazzole perché nate dalla stessa malapianta) non può permettersi in nessun modo di essere dialogante, per lo stesso motivo per cui non potevano essere dialoganti il fascismo, il nazismo, ecc., che sono ideologie identitarie totalitarie allo stesso modo, altrimenti vengono giù.

            Anche al loro interno le più pure epurano le “traditrici”: tu non sei il “vero” femminismo, io lo sono!

            E hanno ragione.

            https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2005/11/06/utopia-femminista-nella-svezia-rosa.html

            Scusami se non sono riuscito a spiegarmi, mi è difficile farlo senza scrivere un trattato.

            1. “…mi è difficile farlo senza scrivere un trattato”.
              E’ ciò che potresti fare. Costruiamo il racconto maschile, la cui redazione ha già molto alle spalle, ma è cmq solo agli inizi.

          2. Prendo in prestito una frase che ha scritto una commentatrice sotto l’ultimo video di Crepaldi, spiega meglio cosa intendo e dimostra che la consapevolezza forse si sta davvero diffondendo (commenti come quesri e like a Marco sono in quantità infinitamente maggiore ai dislike): “se dovete ripetere 1000 volte ‘queste non sono le vere femministe’ vuol dire che c’è un problema all’interno del movimento femminista”.

          3. Ah, vedo che la stessa commentatrice poco dopo risponde a un Davide (Stasi?) che ha messo il link alla pagina fb di SST, con “ma dai, che stronzata di pagina”. Ora, c’è qualcosa che non quadra: perchè una persona che fa un ragionamento così sensato e critico verso il femminismo, e che sembrerebbe pronta ad approfondire, appena entra in contatto con SST lo liquida come “stronzata”? Secondo me c’è un problema di comunicazione. Anche nel modo in cui è stato proposto da “Davide” il link alla pagina: “Non c’è mai stato un femminismo buono, mettetevelo in testa”. Non suona, perdonatemi, un po’ saccente? A chi si rivolge? A tutti i follower di Crepaldi, che vengono inquadrati come sciocchi che devono cambiare idea, “metterselo in testa”? La reazione anche inconscia è di risentirsi e mettersi sulla difensiva.
            Spero che questo mio commento non venga preso a male ma come uno spunto di riflessione (e spero che quel Davide non sia “questo” Davide, ma solo un simpatizzante che sull’onda dei sentimenti non ha calibrato i toni).

              1. Davide, allora fai attenzione perché queste persone che in buona fede linkano la tua pagina usando però questi toni, rischiano di gettare alle ortiche la possibilità di attirare “gli orfani di Crepaldi” qui…
                Io non conosco i vostri trascorsi con lui, comunque forse sarebbe meglio intervenire per presentare più giustamente SST e altre pagine affini.

                1. Cara Chiara, e come facciamo? Qui lavorano quasi esclusivamente tre-quattro persone, alcune delle quali non vogliono (per autotutelarsi) agire in modo scoperto. Io supervisiono e basta. Siamo quattro gatti, come facciamo a tenere sotto controllo tutto? Metteteci anche voi buona volontà, e se vedete roba del genere, smentite subito e segnalatecelo. Mandaci un link e vediamo cosa è.
                  Con Crepaldi non abbiamo mai avuto a che fare (purtroppo). Seguivamo i suoi video e ci arrabbiavamo per i suoi equilibrismi. Abbiamo detto che non erano adeguati e poco dopo l’hanno sbranato. E nel suo sfogo ha finito per darci ragione. L’abbiamo anche invitato a Radio Londra per raccontare ma ha detto no, purtroppo.

                    1. Chiara, sotto il commento di Marco Crepaldi, c’è il mio dove gli linko il blog di Davide, usando queste parole: Marco non sei solo.
                      Mi risponde uno di nome Andrea, sentenziando che la pagina SST sia misogina, odia le donne, di estrema destra e altre amenità. purtroppo, anche se ci si pone in modo educato, l’idiota in malafede ci sarà sempre, pronto a dare etichette, e questo al di là di come ci si pone.
                      Il modo soft di approcciarsi di Crepaldi sul tema, ha dato un microscopico contributo, ha dato voce a qualcosa che molti percepiscono ma, rimane in realtà di una confusione devastante.

            1. Sono io il colpevole, perdonatemi. Effettivemente mi sono pentito pure io di essermi espresso in quel modo ma ormai la frittata è fatta, non succederà più. Ci tengo a precisare che Davide è il mio nome, non volevo assolutamente spacciarmi per Stasi.

    2. Dopo l’attacco di Ericlauder al video che hai postato non posso fare altro che prendere le difese dell’immortale e indimenticabile karate kid…
      A parte che non concordo con il merito della tua (bellissima, superba eccezionale) citazione. penso che purtroppo nella vita non sia tutto bianco e nero, e che proprio il fatto che “lo stanno schiacciando come un grappolo d’uva” avrá una utilità intrinseca, almeno tra i suoi follower, che non erano poi neanche pochi.

    1. Verissimo. E’ come coi gorilla arrabbiati: se scappi ti uccide.
      Infatti è per questo che dico che le femministe sono femmine molto primitive.
      Peccato solo che non equivalgano in tutto ai gorilla altrimenti bastava lanciargli caschi di banane.

  11. Marco Crepaldi si sente “solo” su youtube, da quello che avevo capito, si riprenderà con ancora più forza.
    Vi rendete conto quanto è stato difficile resistere anche per stalkersarai tu?
    Ricordo la canzone di Vasco che avevi postato in quei tempi:”Eh…già”

  12. Ottimo così. Bisogna scottarsi per capire quanto è pericoloso il fuoco. Così smetti di giocarci e inizi a combatterlo. Se ogni scottatura sarà seguita da un “risveglio” allora ben vengano gli shitstorm virtuali delle femministarde.

  13. mi spiace per Crepaldi, ma starà davvero male nella sua vita quando si vedrà i figli gestiti in toto dalla madre, e dovra vederli 2 giorni ogni 15 e passare per il tribunale che gli farà pagare 400 euro al mese quando hai uno stipendio di 1300 e lavora anche lei… poi vedremo se sarà paragonabile ad una shitstorm… è anche vero che probabilmente aveva paura di perdere il suo lavoro…. se aveva figli e mantenimento da pagare tanti auguri, a me hanno ripetuto all infinito che 200 euro al mese li paga chi è disoccupato ???????

  14. Massima solidarietà ma nessuna comprensione per Crepaldi. Ha avuto la pretesa di trattare una simile Bestia con un approccio individualistico e a tratti narcisistico: questo non lo poteva non scontare.

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