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Non una di meno dietro al pifferaio

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logo_nudmdi Andrea Bonomi“E la schiera ingrossava sempre più e tutti i componenti erano felici e ridevano, e tenendosi per mano cantavano seguendo sempre più affrettatamente il pifferaio”. La marea femminista di Non una di meno è tornata. È arrabbiata e determinata, urla forte come stanno le cose. “Vige il Patriarcato” dicono, “la violenza sulle donne è strutturale”. E ancora: “esiste il dominio dell’uomo sulle donne”. Mettiamoci anche l’antirazzismo (che fa sempre colpo) e condiamo il tutto con una sana polemica antigovernativa, che per chi va in piazza è sempre un must. Ed ecco che la marea ha una bella musichetta allegra e trascinante da ascoltare.  La suonano le esponenti del movimento e lo spartito sta nel manifesto dell’evento del 25 novembre. Pifferaie che contano ancora di essere pagate dai borgomastri della politica committenti del lavoro. Che importa se Hamelin raccontò che il borgomastro non paga mai!

Ma non ci distraiamo, la si segue volentieri questa musichetta, è ganza perché parla di “saperi femministi”, di “educazione sessuale” evidentemente femminista (che solo a sentirla pronunciare ti corre un brivido total body). C’è un piano femminista antiviolenza e anche un reddito di cittadinanza versione femminista, che si chiama reddito di “autodeterminazione individuale e universale”. Ah poi aspetta, la musichetta canta anche di “un’educazione alle differenze”, femminista anche questa ovviamente. Come se già la musichetta non cantasse di un maschio violento e una donna gandiana per nascita (il non violento Gandhi in fondo era una donna mancata, si sa), di un uomo schiavista e sfruttatore e di una donna sottomessa ed emarginata, di un uomo ricco e opulento e di una donna proletaria, di un uomo feroce e preda dei propri istinti, e di una donna misurata e pacata che all’istinto risponde con la ragione e il buon senso. Perché, si sa, le donne sono molto più intelligenti, guarda come superano i maschietti a scuola! Come se in questo spartito non si cantasse già benissimo di demoni e angeli indicando senza sorta di confusione alcuna chi dei due abbia la natura di maschio o femmina. Non basta questo, presto avremo come materia di scuola l’educazione femminista alle differenze uomo vs. donna, state tutti sereni.

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varie_pifferaioBella questa musichetta, insomma. Andiamo marea, corriamo e seguiamo il piffero, così andremo lontano. Cosa importa di Hamelin che raccontava ciò che succede quando segui un pifferaio e una bella musichetta.  Che importa se c’è l’abisso ad attendere? O forse ci siamo già finite dentro come i topolini di Hamelin? Forse ci siamo già dentro nell’abisso della menzogna che si ripete in continuazione e che aspira a diventare verità. Forse ci siamo già finite nell’abisso della mistificazione che parla di una società patriarcale e machista che chissà se è mai davvero esistita. Ma di fatto quanti sono i padri e i mariti che impediscono alle donne di studiare, lavorare, che le obbligano a stare a casa a filare la calza e cambiare i pannolini? Li avete contati sul serio care topoline?  Vi girate intorno e li vedete davvero? Non vedete che nelle università, nelle grandi aziende, e in politica abbiamo donne che studiano fanno scienza, fanno carriera, fanno politica, e fanno la guerra comandando nelle forze armate di ogni paese?  Insomma che non vi viene da pensare che oggi la logica del profitto e della competizione non fa tanta differenza tra pene e vagina: “se vali e produci e magari ti posso sfruttare, sei il benvenuto e non ti guardo mica in mezzo alle gambe”.

Ci siamo già dentro care sorcine nell’ abisso della cecità che dipinge la violenza col sesso maschile, e dimentica che siamo invasi da episodi di violenza donna su uomo, donna su bambino, donna su anziano, donna su donna.  E l’abisso dentro cui rischiate di tirarci è quello dell’odio tra i sessi, della guerra tra i generi che si alimenta d’ignoranza, risentimento, sete di vendetta. Una guerra dove nessuno può essere vincitore e l’unico risultato possibile è la disgregazione progressiva del tessuto sociale, che si sgretola perdendo l’armonia biologica e sociale uomo-donna sul quale si basa il genere umano. Ma si sa: di quest’unità a te pifferaio non interessa. A te interessano i danari del borgomastro.


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4 thoughts on “Non una di meno dietro al pifferaio

  1. ad Alghero viene aperto un CAV ma non vi sono episodi significativi e soprattutto in numero elevato di violenza di prossimità
    o endofamiliare.
    Da poco vi è stata una denuncia di una fidanzata picchiata dal fidanzato (sono abbastanza giovani): tanto è delimitato
    o poco grave l’episodio che all’imputato è stato imposto l’ordine di allontanamento, e non una più grave misura.
    Il giornale locale aveva parlato di aggressione selvaggia e di fuga della ragazza, oltre che di latitanza
    del soggetto interessato.
    Eseguita la misura, il popolo del web attraverso il solito giornale locale,
    si scaglia contro qualcuno perchè l’allontanamento disposto non sarebbe adeguato
    all’episodio (riferito solo dal giornale e in realtà non conosciuto dai cittadini che si fidano di quel che dice la cronaca).

    L’autodafé via internet continua

    L’eventuale assoluzione o magari il ridimensionamento dell’episodio sarà un trafiletto piccino piccino
    messo nelle pagine interne della cronaca tra la pubblicità di un depilatore e di un nuovo SUV.

    1. Curiosa coincidenza. Vogliamo dirlo ? Lo dico io !
      Ad Alghero un paio di associazioni che fino al giorno prima si detestavano e si facevano una guerra spietata l’una contro l’altra, come per magia, anzi per miracolo d’improvviso scoprono di essere profondamente innamorate una dell’altra e fondano un CAV.
      Un paio di settimane dopo la Regione mette a correre un milione e mezzo di euro.
      A pensar male si fa peccato, ma speso ci si azzecca. (cit.)
      Io già me le vedo certe cariatidi che istigano a denunciare, fregandosi le mani mentre contano i biglietti da 100 euro generosamente elargiti dallo stato.

  2. Non una strumentalizzazione di meno quindi. E con oggi abbiamo dato il giusto nome alle leaders e meno leader del movimento: LE PIFFERAIE.

  3. Originalità ZERO. No, non mi riferisco all’articolo (pregevolissimo), ma alla denominazione del “movimento” NìUnaMenos che poi altro non é che una delle varie che di volta in volta e a seconda del momento viene usata dal solito coacervo di associazioni femministe con il movimento LGBT. Sono sempre loro, sempre le stesse/i. Avete idea da dove trae le origini ? No, eh ?! Tranquilli/e, non ce l’ha neanche la stragrande maggioranza di chi aderisce, a loro è sufficiente un # ad effetto lanciato nel mare magnum di twitter per accodarsi acriticamente, per seguire le pifferaie.
    Torniamo sempre lì: Mexico !
    In origine fu il “NìUnaMas”, cioè il motto (senza #) delle famiglie delle migliaia di giovani donne desaparecidas a Ciudàd Juarez nei primi anni ’90, lavoratrici delle maquilladoras vittime di predazioni continue e sistematiche.
    NìUnaMas era appunto il grido di rabbia e di disperazione di madri e padri, fratelli e sorelle di quelle poverette che dopo esser state rapite e violate, nel 80% dei casi non facevano più ritorno a casa, finivano in fosse più o meno comuni.
    Era l’urlo doloroso e straziante dell’associazione delle “Mujères de Juarez” associato al “Nuestras Hijas De Regreso A Casa”.
    Succede che un giorno, come per incanto (beh, no, ovviamente ci hanno studiato su molto attentamente), il movimento femminista de “La Terza Hola” fiuta l’affare” e ci mette su il cappello, specula indegnamente su quella immane tragedia (l’unica al mondo che si può veramente definire “femminicidio”) e per questione di bieco, lurido marketing, dopo essersi impossessate della titolarità delle rivendicazioni, cambiano il “NìUnaMas” in “NìUnaMenos”.
    Le croci rosa che erano uno dei simboli dell’associazione delle famiglie delle vittime (che nel frattempo continuano a pagare di tasca loro le spese per gli scavi alla ricerca dei poveri resti delle proprie figlie, sorelle, etc.), lentamente (ma non troppo) diventano scarpette rosse tacco 12 !
    Che dire, dall’IspanoAmerica all’Europa il furore ideologico ci mette un niente, il “femminicidio” diventa modaiolo, la violenza di genere un business.
    Con buona pace per le migliaia di donne che in Mexico continuano a sparire e nelle fosse comuni ci è finito anche il dolore delle famiglie.
    Ya no le corresponde.
    Immaginate il milione e mezzo di euro stanziato dalla Regione Sardegna per mantenere in piedi un sistema di clientele al limite (se non oltre) il voto di scambio quanto potrebbe essere utile alle famiglie di quella povera gente.
    Ah no, l’emergenza è in Italia, in Sardegna, ad Alghero dove é stato aperto l’ultimo (in ordine di tempo) C.A.V.

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