Odio verso uomini e padri: è allarme epidemia

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Angela Finocchiaro e Serena Dandini

di Redazione. La si potrebbe chiamare “la lunga scia dei pezzi di merda”. In principio fu Angela Finocchiaro, spalleggiata in prima serata RAI da Serena Dandini, a chiamare così tutti gli uomini, specialmente se padri, rivolgendosi (anche se per finta) a dei bambini. Si era nel pieno della discussione sul DDL Pillon e le due signore del femminismo d’intrattenimento non si negarono un attacco volgare e bieco per il quale nessuno si assunse alcuna responsabilità. Ma non rimase un fatto isolato. Lo storytelling femminista che divora la convivenza civile del nostro paese (e anche di altri) ha bisogno di criminalizzare, umiliare e sminuire la figura maschile, per crearsi varchi di consenso nel momento in cui si impossessa del potere. Ché quello è il suo obiettivo, ormai è assodato, altro che “parità”.

Il vilipendio della figura maschile, che prima si osava saltuariamente, da quel momento ha preso velocità ed è diventato più profondo e sistematico. Tanto da far parlare alcuni (pochissimi) osservatori, tra cui noi, di “ebreizzazione” della figura maschile e paterna. Chiunque sia titolare della coppia cromosomica XY, specie se di orientamento eterosessuale, giorno dopo giorno vede la propria immagine giudicata, stigmatizzata, deturpata e sminuita con una determinazione e una ferocia molto somigliante alle campagne antiebraiche della propaganda nazista. Ai tempi, giornali e rotocalchi abbondavano di caricature di israeliti col nasone e le treccine, rappresentati in modo mostruoso. Non diversamente oggi sono dipinti l’uomo e il padre, sebbene talvolta (non sempre) con mezzi molto più raffinati.


Il mostro è lui e solo lui. È sempre lui.


Lo stillicidio è continuo, passa attraverso le bocche di giornalisti, opinionisti e politici, riempie pagine di giornale e spazi web o social. Schierarsi “contro la violenza verso le donne” è diventato un cliché politico-elettorale, uguale a dire “meno tasse” o “più lavoro”. Ne ha dato l’esempio Virginia Raggi, il sindaco di Roma che, dopo aver acquisito il merito di aver messo spalle al muro le debitrici insolventi della “Casa della Donna”, ora che si avvicina la tornata elettorale pubblica sui social una sbobba di dati non verificati per dire una cosa sola, la solita: Roma è funestata da una violenza contro le donne che l’Arabia Saudita intera le fa un baffo, bene dunque i millemila centri antiviolenza, anzi ce ne vorrebbero ancora di più. Il sottinteso è che la Capitale pullula di uomini dalla maschilità tossica, violenti e oppressivi, un po’ come tutta Italia d’altronde. Ma non è la sola: il governatore sardo Christian Solinas dichiara solennemente l’apertura di progetti a sostegno delle “vittime”, con lo stanziamento di ben 145 mila euro. Si dirà: vittima può essere chiunque. Nossignore: per spiegare bene il concetto basta una grafica, questa, dove è chiaro per i progetti di Solinas chi sia sempre il solo e unico carnefice.

Tutto il mondo è paese, ma anche ogni paese è mondo. Ce lo ricorda anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Sì, quell’organismo che ha gestito così bene la pandemia di Covid-19… Ebbene proprio loro, il 24 luglio scorso, hanno tenuto a farci sapere con la solita infografica (qui a destra) che le vittime della violenza domestica dovuta al lockdown sono essenzialmente tre: donne, bambini e anziani. A parte gli animali domestici, manca solo un soggetto: l’uomo. Non perché sia troppo impegnato a morire di coronavirus, visto che questo colpisce in maggioranza la popolazione maschile, ma perché secondo l’OMS è proprio lui a rendere la vita pericolosa a quei tre soggetti. Chiusi in casa per la quarantena, il mostro picchia e maltratta tutti. Il mostro è lui e solo lui. È sempre lui.


L’occasione è stata buona per gettare ulteriore tonnellate di fango sugli uomini e sui padri del paese.


Poco dopo arrivano in sequenza la giornalista Daria Bignardi, la scrittrice (???) Barbara Alberti e “Open”, il quotidiano fondato da Enrico Mentana. Della prima abbiamo parlato ieri. Barbara Alberti invece, rilanciata da tutti i media mainstream, ha parole chiare e soprattutto eleganti da dire sugli uomini: “I maschi dipendono da quel loro arnese: il cazzo che li rende rigidi e affezionati al potere”. Quale sia il nesso tra il cazzo e la rigidità è cosa nota a tutti, com’è noto che si tratti di una rigidità molto spesso apprezzata dalle donne, per lo meno da quelle che vi accedono. Il nesso tra il cazzo e il potere invece non è chiaro né immediato. Trova spiegazione soltanto nelle sprezzanti (e spregevoli) teorie femministe che degradano la sessualità maschile a qualcosa di torbido e orrido, come nella più tipica tradizione di chi soffre dell’invidia del pene. Al di là delle chiavi di lettura freudiane, l’umiliante punto di vista della Alberti viene rilanciato ovunque, complice anche l’utilizzo di una parola volgare. Tutti fanno “sì sì” col capoccione vuoto, tutti dicono “ah, signora mia, è proprio vero, ha ragione”. Nessuna parola sull’affannosa caccia al potere di molte donne (pur prive di cazzo). E intanto 24 milioni di uomini per bene che ragionano barcamenandosi tra mente e cuore, utilizzando il cazzo nei momenti in cui è giusto utilizzarlo, si guardano attorno e cercano di capire che male abbiano mai fatto per meritare gogne mediatiche collettive di quella portata e di quella trivialità.

A confermare l’antifona giunge, come detto, anche “Open” che, lanciando sui suoi social una delle tante intemerate retoriche, emozionali e mediatiche della parlamentare americana democratica Alexandra Ocasio-Cortèz, titola: “dedicato a tutti i bravi padri di famiglia che ogni giorno offendono e maltrattano le donne”. Un modo greve e manipolatorio di rivolgersi all’utenza perché dileggia i padri di famiglia, alludendo al fatto che tutti siano coinvolti in atti di maltrattamento o violenza che, dice esplicitamente la frase, avverrebbero “ogni giorno”. Siamo alla solita pantomima dell’Italia paese dove la violenza domestica dilaga, sempre attuata da uomini, sempre con vittime donne. Il tutto a commento di un fatto che i media italiani hanno riportato in modo ovviamente distorto e strumentale. Il parlamentare repubblicano Yoho avrebbe dato alla Ocasio-Cortèz, testimone un reporter, della “fuori di testa” incontrandola sulle scale, per alcune sue posizioni su una proposta di legge. Pare poi, ma qui non c’è alcuna certezza, che una volta rimasto solo Yoho abbia aggiunto tra sé e sé (dunque senza rivolgersi alla donna) l’insulto “fucking bitch” (traducibile malamente come “fottuta cagna”). Su quella critica detta per le scale e su un mormorio non provato, la guitta dei democratici e idolo delle femministe d’assalto ha fatto la sua tirata a favor di telecamere. Solo Fox News si è preoccupata di ascoltare la replica di Yoho, che per i media italiani è irrilevante, esattamente come la verità (che su queste cose non devono dire per statuto). Però l’occasione è stata buona per gettare ulteriore tonnellate di fango sugli uomini e sui padri del paese.


Gli ebrei o i non fedeli alla linea, siamo noi uomini, padri, eterosessuali.


Ultima, ma non per importanza, c’è la pratica di ogni giorno. Perché la diffusione dell’odio verso l’uomo non è e non deve essere fine a se stessa, per chi la promuove. Deve portare risultati tangibili e concreti. Ed ecco che tutto il mondo risvegliato rispetto alle tematiche delle relazioni tra generi è sobbalzato sulla sedia quando ha letto la notizia dell’assoluzione della donna che ad Alessandria ha ammazzato un uomo investendolo con l’auto. “Aveva tentato di violentarmi”, ha sostenuto durante il processo e il giudice le ha creduto. Sebbene non sia chiaro come un uomo fuori da un auto possa cercare di violentare una donna che è dentro l’auto. Nemmeno è chiaro perché la donna non sia fuggita, essendo in auto, e abbia invece deciso di stirarlo. Né perché abbia tentato più volte di occultare il cadavere dell’uomo, gettandolo poi in un campo: se davvero era vittima di un’aggressione, non avrebbe avuto nulla da temere, essendosi difesa. Nonostante queste ampie aree di dubbio, che in uno Stato di Diritto avrebbero portato a una pena, magari minima, ma pur sempre pena, il giudice ha detto che si è trattato di “legittima difesa”. La legge italiana parla di “proporzionalità dell’atto” per ammettere la legittima difesa. Un’auto contro un uomo non pare proprio proporzionato. Eppure la signora è andata subito assolta e libera. Perché il presupposto è quello affermato dalla dilagante criminalizzazione di cui trattiamo in questo articolo. Se lei dice che lui l’aveva aggredita, è sicuramente vero, anche se lui ora è morto ammazzato e non può più dire la sua. Believe women sempre vittime e distruggi l’uomo sempre carnefice, questa è l’accoppiata vincente.

Non è forse così? Non è questo lo scenario che circonda gli uomini, il genere maschile, i padri nel nostro paese? Non siamo forse considerati, come gli ebrei in epoca nazista, meno dei ratti e nemici in ogni caso, tanto da leggere esultanze, risate e festeggiamenti ogni volta che muore uno di noi per qualsivoglia motivo, e specialmente se è una donna a toglierci la vita? Nel caso qualcuno avesse dei dubbi, ecco qualche screenshot preso a caso dalla pagina Facebook “Amore Criminale”, dove uomini e donne dicono la loro proprio sul caso di Alessandria. Sollevano dubbi sulla sentenza come abbiamo fatto noi? Figuriamoci:

Si sprecano paginate di indignazione quando un ministro donna lamenta l’inesistente sessismo di critiche ricevute sui social, spesso autoprodotte da troll reclutati a bella posta. In casi come questi nello screenshot nessuno dice nulla. Non è forse odio questo? Sì, lo è. Ma è l’unico ammesso, anzi promosso, sostenuto e premiato oggi, in questa Italia “patriarcale” sempre più pericolosamente somigliante al Terzo Reich o all’URSS staliniano. E gli ebrei o i non fedeli alla linea, siamo noi uomini, padri, eterosessuali.


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