Pompiere nane e parole vietate: le priorità dell’ONU

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LA FIONDA

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di Redazione. Non c’è una pandemia in corso, si sa, quindi l’ONU ha modo di potersi occupare di altre questioni più importanti che non la salute pubblica. Ed è esattamente ciò che ha fatto a spron battuto questa settimana, sfornando due chicche che dicono molto, se non tutto, del ruolo ormai tossico che sul piano socio-culturale quel vecchio arnese con sede a New York ha assunto, sotto il dominio dell’ideologia radical, femminista e gender. Ecco allora che da difensore della libertà e della democrazia in tutto il mondo, si trasforma in violentatore della libertà di parola altrui, oltre che della linguistica, suggerendo (imponendo) parole neutrali dal punto di vista del genere, dunque “più inclusive”.

In inglese, dunque, niente più marito/moglie (husband/wife) ma l’asettico spouse (consorte), che però nelle lingue latine non ha effetto perché abbiamo gli articoli che definiscono il genere (tiè!). Sempre in inglese, durante le riunioni non ci si potrà più riferire al chairman, ossia “colui che presiede” la riunione, ma alla chair (sedia). In pratica parleremo a un oggetto. Una vera rivoluzione poi per il businessman, già da tempo ormai normalmente modificabile in businesswoman: d’ora in poi cambia mestiere, non fa più affari ma diventa un mero “rappresentante” (representative). L’iniziativa più bella però è quella riguardante i vigili del fuoco: non più fireman (letteralmente “uomo del fuoco”) ma firefighter (“chi lotta contro il fuoco”). Dal punto linguistico siamo a posto nel caso remotissimo qualche donna volesse svolgere quella professione pericolosa.


Tutti sono inclusi e nessuno patisce il dolore dell’esclusione.


Ed è qui che s’innesta un’altra iniziativa ONU davvero significativa: “Troppo bassa per entrare nei vigili del fuoco, Italia condannata dall’Onu: ‘Violati i suoi diritti’“. Capita davvero. Per diventare pompiere occorre, ragionevolmente, avere una stazza specifica, ivi compresa un’altezza superiore a 1,65. La ragazza aveva tentato l’arruolamento nel 1999, ma era stata scartata perché sotto al limite (1,61). Rispetto della legge e della logica: quella del vigile del fuoco è una professione che richiede una prestanza specifica, non è che tutti possono ambire a farla. Secondo l’ONU invece sì e l’Italia è stata discriminatoria: la signorina ha patito una discriminazione. E poco importa se dalla sua “altezza” avrebbe rischiato di mettere a repentaglio la vita sua o di altri.

Così è quando la “discriminazione” diventa l’ossessivo criterio e la pietra angolare di tutto. Aspettiamoci dunque piloti d’aereo con una forte miopia (vuoi mica impedire ai miopi di pilotare un aereo?); oppure fantini obesi (vuoi mica discriminare i grassi che vogliono correre a cavallo?); speaker radiofonici sordomuti (vuoi mica frustrare il loro diritto a esprimersi in radio?); persone che soffrono di vertigini a lavorare sulle impalcature (perché negare a costoro un’opportunità d’impiego?); tiratori scelti selezionati tra i non-vedenti (è discriminatorio togliergli il diritto di poter sparare). Aspettiamoci insomma un mondo sempre più alla rovescia, ma politicamente corretto, dove tutti sono inclusi e nessuno patisce il dolore dell’esclusione. Il tutto sotto l’illuminata guida e la capacità di stabilire priorità dell’Organizzazione delle Nazioni Unite.


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