Quell’irresistibile impulso a presentare denunce

Questo blog ha interrotto le pubblicazioni il 14/09/2020, dopo 4 anni di attività.

Le sue tematiche sono ora sviluppate da una nuova piattaforma:

LA FIONDA

https://www.lafionda.com

Giuseppe Nicolosi

di Giorgio Russo – Nella normalità delle cose, una persona decide di sporgere delle denunce (o querele) se è stato testimone o ha notizia di un reato, o se un reato l’ha danneggiata in qualche modo. Al di fuori di queste circostanze, nessuno dovrebbe sentire l’impulso a presentarne. Eppure esistono meccanismi più o meno inconsci che inducono moltissime persone a formalizzare accuse verso terzi anche senza necessità o per scopi molto diversi dalla ricerca della giustizia (cioè per vendetta, in termini strumentali o per vantaggio personale).

Non risulta che qualcuno abbia mai studiato questo fenomeno, ma i più sono inclini a ritenere che sia la stessa possibilità di presentare denuncia a funzionare da incentivo. Il fatto che lo si possa fare sarebbe cioè di per sé un incoraggiamento a farlo. Sembra confermare questo assunto quanto dichiarato dal Procuratore Generale di Prato, Dr. Giuseppe Nicolosi, che qualche giorno fa ha registrato un vero e proprio crollo di pressoché ogni tipo di denuncia e un picco straordinario di denunce per violazione dei decreti restrittivi anti-coronavirus del Governo.


L’ossessivo battage dei centri antiviolenza non ha attecchito.


“L’urgenza”, ha spiegato il Procuratore, “ha attualmente un carico di lavoro molto attenuato, siamo ad un rapporto di uno a cinque. Meno arresti, meno sequestri, meno denunce per reati comuni”. Con ciò Nicolosi intende furti, borseggi, taccheggi, rapine, aggressioni, insomma l’ordinaria amministrazione di una Procura. Ma anche le denunce da “codice rosso” sono crollate: “Ne arrivavano due al giorno”, dice Nicolosi, “ora siamo a un paio a settimana”. Pare dunque che l’ossessivo battage dei centri antiviolenza non abbia attecchito, almeno a Prato.

In compenso, dice il procuratore, sono aumentate a dismisura le denunce di cittadini contro altri cittadini che avrebbero violato le restrizioni alla circolazione volute dal Governo per limitare la diffusione del coronavirus. Ad oggi se ne contano ben 500. Ovvero altrettante persone dell’operosa provincia toscana hanno ritenuto di mettere nel mirino della Procura altri che hanno presunto di aver colto a violare la legge. Uno zelo straordinario riguardo al quale sarebbe interessante avere i dati anche delle altre province. Ma cosa ha incoraggiato così tante persone a far cadere una tale pioggia di carte bollate sui tavoli della Procura?


Un tentativo di inguaiare il vicino antipatico.


Maria Sanahuja

Torna in mente quanto accadde ai tempi dell’entrata in vigore dell’immondo “codice rosso”. Poche settimane dopo, il Procuratore Generale di Genova Francesco Cozzi, di fronte alla valanga di denunce (tre ogni 48 ore), dichiarò: “l’aumento delle denunce è effetto della legge non di un aumento dei casi”. Un concetto che richiamava le riflessioni con cui un altro procuratore, Maria Sanahuja, spiegava il dilagare delle denunce dopo l’approvazione della “legge sulla violenza di genere” in Spagna. Alla domanda su cosa spingesse le donne a presentarne così tante rispose: “perché tutto le incoraggia a farlo”.

Sanahuja si riferiva in particolare alle false denunce, una realtà che di recente abbiamo inquadrato in una delle puntate di “Radio Londra“, e a cui forse lo stesso Cozzi si riferiva implicitamente, come forse vi si riferisce anche Giuseppe Nicolosi. Ora, e ancor più quando finirà l’emergenza, le Procure dovranno esaminare quella fiumana di pratiche, trovandone sicuramente infondate più della metà, magari usate solo per tentare di inguaiare il vicino antipatico o qualche nemico personale.


L’esatto contrario della giustizia.


Quello sarà il frutto decomposto dello zelo indotto dalla mera possibilità di denunciare. In quel pastone i magistrati saranno obbligati a mettere le mani, sottraendo tempo prezioso a indagini più palesemente fondate e importanti. Si tratterà di denunce relative alla violazione delle restrizioni contro il coronavirus, come prima si trattava di denunce farlocche di violenza domestica o di genere. Il meccanismo è lo stesso, così come le conseguenze che produce, ovvero l’esatto contrario della giustizia.


Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: