Rispuntano di dati farlocchi dell’ONU sulla violenza contro le donne

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LA FIONDA

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di Fabio Nestola. Attenzione gente: se c’è la pandemia aumentano i rischi per le donne. Ma anche se c’è il riscaldamento globale aumentano i rischi per le donne, se c’è un terremoto in Nicaragua aumentano i rischi per le donne, se si esauriscono i pozzi in Kuwait aumentano i rischi per le donne, se sbarcano gli alieni aumentano i rischi per le donne, se Ronaldo sbaglia un rigore aumentano i rischi per le donne, se esce un libro di Fabio Volo aumentano i rischi per le donne, se si estingue lo zibellino del Belukistan aumentano i rischi per le donne, se c’è lo sciopero dei parrucchieri aumentano i rischi per le donne, se chiude l’ILVA aumentano i rischi per le donne ma anche se l’ILVA continua a produrre aumentano sempre i rischi per le donne.

Sicuramente dimentico qualche terribile fattore di rischio ma il succo è questo: non è importante cosa accada, l’importante è sempre ventilare un aumento dei rischi per le donne. Si teme… si prevede… si stima… si ipotizza…  Bisogna insistere sulla propaganda martellante, l’allarme deve essere alimentato con maniacale continuità. L’ONU ci sguazza, e ci sguazza anche chi usa i report ONU per diffondere terrore. Abbiamo già analizzato il report gender oriented delle Nazioni Unite e la lettura che ne dava tale Francesco Ciano, ora – per par condicio – è interessante vedere cosa riesce a scrivere Antonella Alba su Rai News. La confusione iniziale è comica: parla di violenza in aumento per “decine di milioni di persone” costrette in casa per settimane, ribadisce il concetto sostenendo che “l’allarme è stato lanciato da ogni parte del mondo”, poi scrive che il lockdown avrebbe “scatenato decine di richieste di aiuto.” Ma come… non decine di milioni, non decine o centinaia di migliaia … proprio decine e basta. Sarebbero “la triste realtà che grida vendetta in un Paese civile”.


L’orco è spesso la mamma.


Da notare poi l’affermazione, non supportata da alcun dato “ha causato un aumento degli abusi sulle persone più vulnerabili, compresi i minori”. In tutto il mondo percosse, abusi e violenze sui minori sono commessi prevalentemente dalle donne, dentro e fuori le mura domestiche: non solo madri, anche insegnanti ed educatrici. Però bisogna lasciar credere che i figli in tutto il mondo fossero costretti in casa con l’unico adulto abusante descritto come tale, il padre, tacendo sulla realtà oggettiva della presenza obbligata anche della madre abbinata alla maggiore aggressività femminile nei confronti dell’infanzia, riconosciuta ovunque venga documentata.

Negli Stati Uniti il Department of Health and Human Services rileva che la madre, da sola o in concorso con altri, è violenta verso i figli nel 63,8% dei casi. Va specificato come anche  il 10% di nonparental perpetrators sia costituito esclusivamente da figure femminili (maestre, suore, babysitter, educatrici). Tornando in Italia, Telefono Azzurro deve ammettere che L’orco è spesso la mamma, evidenza emersa dal monitoraggi delle richieste di aiuto ricevute al numero 19696. Anche i medici pediatri riferiscono che l’80% delle violenze riscontrate su bambine e bambini sono ad opera delle madri. Da notare: si tratta di pediatri, non di psicologi dell’età evolutiva, quindi non diagnosticano violenze psicologiche ma ematomi, lussazioni, abrasioni, nei casi più gravi fratture e lesioni di altro tipo. Insomma schiaffi, calci, scuotimenti, percosse di vario genere anche con oggetti.


Dati tutt’altro che trasparenti.


Però secondo la narrazione vittimistica, quella gender oriented dell’ONU e di chi ne cita acriticamente il report, la condizione di pericolo per bambine e bambini è generata dal fatto di essere bloccati in casa col padre. C’è un doppio nemico, dice l’articolo: il Covid fuori e l’uomo in casa. Ed arriviamo al femminicidio, immancabile mantra della narrazione vittimistica. Citando i dati ONU si parla espressamente di femminicidio: in Argentina, El Salvador, Messico, Brasile. Poi il termine sparisce parlando dell’Italia, e diventa “30 donne uccise”. Più volte abbiamo analizzato l’equivoco di fondo, che viene costruito scientemente sovrapponendo dati non sovrapponibili: il totale delle donne uccise per qualsiasi motivo viene confuso con le donne uccise inquantodonne a causa del patriarcato, dell’oppressione maschilista, della toxic masculinity. Con tale sistema finiscono nel calderone del femminicidio anche donne effettivamente uccise da uomini, ma per moventi che non hanno nulla a che vedere con la prevaricazione di genere, dalle rapine alle dispute ereditarie, compresi gli episodi di anziani che uccidono e si uccidono per porre fine alle proprie ed altrui sofferenze e persino donne uccise da altre donne.

La differenza è abissale, gli omicidi con movente economico possono in effetti registrare vittime femminili, ma non possono essere accomunati agli omicidi passionali inquinati dal maschilismo stile “o mia o di nessuno”. L’equivoco è talmente evidente da essere rilevato persino dalla Polizia di Stato, che nel report 2018 registrava 94 donne uccise, delle quali 32 classificabili come “femminicidio propriamente detto”, testuale. Quindi 62 donne su 94 hanno purtroppo perso la vita, senza però poter essere annoverate come emergenza femminicidio. Anche il rapporto ONU non fa della trasparenza la sua caratteristica peculiare. Cita 87.000 donne nel mondo vittime di omicidio volontario, la maggior parte commessi da un partner o un familiare. Cosa vuol dire la maggior parte? Il periodo di rilevazione non è il mese scorso ma l’anno 2017, quindi ci sarebbe stato tutto il tempo per un’indagine più dettagliata. Invece è conveniente costruire un allarme attraverso l’utilizzo di dati tutt’altro che trasparenti, con una strategia che in Italia viene utilizzata frequentemente. La maggior parte di 87.000 può voler dire 86.000 ma anche 44.000, la differenza può veramente essere enorme.


L’unico dato che serve ad impressionare il lettore  è 87.000 donne uccise.


Si gioca sull’equivoco tra la parte ed il tutto, la cifra sparata in caratteri vistosi è quella riferita a donne uccise per le motivazioni più disparate, poi in caratteri più piccoli si precisa che solo una parte di quel tutto è imputabile a violenza domestica. Ma si resta nel vago, la parte non viene definita, le note di metodo non esistono. Non è tutto: la sola identificazione dell’assassino come partner o familiare non certifica il movente di genere. Come abbiamo già visto il più frequente è il movente economico, dalle eredità contese  alle controversie per i confini delle proprietà, dai debiti insoluti alle richieste di denaro da parte di figli e nipoti alcolisti, ludopatici, tossicodipendenti. La cronaca nera ne è piena. Quindi il dato eclatante della “maggior parte” tra le 87.000 vittime si assottiglia ulteriormente, ma non si può sapere di quanto.

Poi c’è il disturbo mentale conclamato dell’assassino, chi uccide perché sente le voci e gliel’ha ordinato Satana non lo fa per discriminazione di genere. Infine ne’ la categoria partner ne’ la categoria familiare escludono che l’assassino possa in realtà essere un’assassina. In Italia abbiamo una casistica di donne uccise dalla rivale in amore, dalla suocera, dalla figlia, dalla nipote. Non possiamo sapere nel mondo che rilevanza abbiano tali fenomeni, ma è difficile credere che solo nel nostro Paese una donna possa uccidere un’altra donna. Di tutte queste considerazioni nel report non c’è traccia, l’unico dato che serve ad impressionare il lettore è 87.000 donne uccise.


Apriamo qualche CAV in più. Lo chiede l’ONU.


Antonio Gutierrez

Da ultimo, è impossibile non notare le sollecitazioni di Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, che ha esortato tutti i Paesi affinché “adottino misure contro lo scioccante aumento di violenza. Sappiamo che i confinamenti e le quarantenne sono essenziali per ridurre il Covid-19. Ma possono intrappolare le donne con partner violenti“. Nessun dubbio sfiora Guterres che possa accadere anche il contrario. Non è una possibilità contemplata. Come se mai un solo uomo, in nessun Paese del mondo, avesse sperimentato la violenza domestica, i maltrattamenti, gli atti persecutori.  Le vittime possono essere esclusivamente donne quindi il fenomeno a ruoli invertiti non esiste, e se esiste va bene che esista. Uno così cristallinamente imparziale non guida l’associazione TTSST – Tremate Tremate le Streghe Son Tornate -, guida l’ONU.

Poi Guterres ha chiesto maggiori investimenti nei servizi on-line (leggi: 1522) e nel sostegno alle organizzazioni della società civile (leggi: centri antiviolenza) per garantire che i sistemi giudiziari continuino a perseguire gli autori degli abusi (sulle false accuse all’ONU fanno le tre scimmiette), si creino sistemi di allarme nelle farmacie (questa l’ho già sentita) e nei supermercati e anche considerino i centri di accoglienza come servizi essenziali (leggi: case protette). Ecco fatto, sdoganati altri finanziamenti a pioggia. Fondi illimitati per fare tutto non ci sono, quindi bisogna orientare la scelta politica di come destinarli. In sostanza la pandemia ci ha insegnato questo: apriamo qualche terapia intensiva in meno, però apriamo qualche centro antiviolenza in più. Lo chiede l’ONU.


 

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