Rivolte nere in USA: le vite dei padri contano

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LA FIONDA

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di Alessio Deluca. Ci sono arrivate numerose sollecitazioni dai follower relativamente a quanto è recentemente accaduto negli USA a seguito dell’uccisione di George Floyd da parte di un agente di polizia. La mobilitazione dei “Black Lives Matter” infatti, oltre a porre sul tavolo questioni relative alle relazioni interrazziali, nel suo storytelling più esteriore ha finito per travolgere una volta di più la figura maschile, specie se di “razza bianca” ed eterosessuale. Un’eco di questa chiave di lettura è arrivata anche in Italia: proprio la sua critica è valsa a Marco Crepaldi la feroce shitstorm che l’ha indotto a rinunciare a temi quali il femminismo o il racconto maschile. Tra le accuse che le camicie rosa gli hanno lanciato c’era, non a caso, quella di essere “maschio, bianco, privilegiato e cisgender”. Sul banco degli imputati dunque non sono finiti soltanto “i bianchi” (cosa pure discutibile), ma anche gli uomini e la maschilità in generale.

Siamo stati indecisi a lungo se occuparci o meno della questione: in quanto molto (troppo) legata a tematiche di relazioni interrazziali, c’era il concreto rischio di uscire dal tema di riferimento di questo blog. Poi però ci siamo imbattuti in alcune riflessioni e ricerche statunitensi che danno del fenomeno un’interpretazione davvero interessante e pienamente coerente con la natura dei nostri canali. Secondo molti commentatori, infatti, lo spin-off femminista di una mobilitazione a carattere razziale scaturisce dal tentativo dell’internazionale rosa di acquisire consensi e militanza all’interno della componente femminile di colore. Da sempre è uno “stagno” dove il femminismo pesca poco poco, con un danno d’immagine evidente.


Ad avvantaggiarsene, dicono i dati, soprattutto le donne.


La comunità delle donne nere, infatti, sente molto più viva sulla pelle la discriminazione razziale, talvolta fin troppo reale, che non quella di genere. Le recriminazioni che ne conseguono, poi, sono molto più paganti in termini politici che non quelle di genere, di per sé meramente virtuale. Ecco allora che il femminismo viene generalmente snobbato dalle donne delle comunità afroamericane ed è da qui che s’innesca la “campagna di reclutamento” femminista in corso. Strumentalizzazione, insomma, al solito. Altro non è che il tentativo di cavalcare un sommovimento sociale legato a una minoranza per parassitarlo e acquisire consenso e potere politico di riflesso. Un tentativo che, secondo gli osservatori, negli USA sta avendo scarsissimo successo, mentre fa un po’ più presa nella versione esportata altrove, specie in Europa, della mobilitazione “Black Lives Matter”.

Molto più significativa e profonda è invece la lettura della nota Prager University, criticatissima perché, si dice, allineata su posizioni conservatrici. Per bocca di Larry Helder, saggista (nero) e anchorman radiofonico, vengono snocciolati dati e numeri (che di per sé non hanno posizionamento ideologico o politico) più che eloquenti. Tra il 1960, data iniziale della decade che diede l’avvio alla liberazione sessuale delle donne, e il 2015 la percentuale di persone nate da unioni non matrimoniali è passata dal 5 al 41%. Il dato scorporato tra bianchi e neri, mostra che lo scollamento da una realtà familiare stabile ha colpito soprattutto questi ultimi: lo stesso dato vede un salto dal 25% al 73% per i ragazzi di colore, contro un range 5%-25% per i ragazzi bianchi. Nella stessa fascia temporale, dagli anni ’60 ad oggi, gli USA hanno speso più di 20 trilioni di dollari nella lotta alla povertà, che però dal 1965 in poi si è attestata stabilmente al 17% della popolazione, senza più calare. Dentro a quel 17% ci sono quasi esclusivamente uomini, dunque ad avvantaggiarsi dei contributi pubblici, dicono i dati, sono state soprattutto le donne.


“I padri contano”.


Larry Helder

Tra sussidi di maternità e maternal preference nelle separazioni, gran parte dei sussidi pubblici sono stati divorati dalla componente femminile che, si dice, nei decenni trascorsi ha finito per sposare il Governo. Un dato di fatto registrato nel 1985 da un sondaggio del Los Angeles Times. Di contro gli uomini, ossia i padri, sono stati espulsi dalla famiglia, dall’economia e dall’assistenza pubblica. Questo è accaduto appunto in proporzioni limitate per i bianchi, significative per gli ispanici e drammatiche per la comunità nera americana. Questo insieme di dati fa dire agli studiosi della Prager University non tanto “black lives matter” (la vita dei neri conta) bensì: “black America needs fathers” (l’America nera ha bisogno di padri). Che non ci sono più: cresciuti in un contesto non vincolato, dove i sussidi pubblici promuovono l’espulsione della componente maschile dalla famiglia e dall’educazione, sono finiti nella fascia dell’abbandono scolastico, della povertà e del crimine, o sono finiti in prigione.

Le proporzioni del fenomeno vennero denunciate anche dall’ex presidente Barack Obama e, prima di lui, registrate dall’autorevole “Journal of research on adolescence”, secondo cui “i bambini cresciuti in case prive di padre sono con più probabilità destinati a finire in prigione”. Il video che presenta i risultati della ricerca, cita una frase del famoso rapper Tupac Shakur, morto a 25 anni in un agguato tra gang: “so per certo che se avessi avuto un padre, avrei avuto più disciplina e sicurezza in me stesso”. La mancanza del genitore maschio venne sopperita dal rapper con la partecipazione a gang in grado di dare protezione e struttura. “Una madre”, dichiarò Shakur, “non può calmarti come può fare un padre… Ti serve un uomo per insegnarti ad essere uomo”. Ecco perché, conclude Larry Helder, citando il proprio stesso padre, serve comprendere che, pur non avendo il controllo sugli esiti programmati della propria vita, si ha il controllo totale degli sforzi per raggiungere gli obiettivi a cui si mira. Insegnare questo principio e mostrarlo esemplificato giorno dopo giorno, è parte integrante, oltre al resto, della funzione paterna. “I padri contano”, conclude Helder. “Finché avremo un governo che non fa di ciò una priorità, nulla cambierà”. Anzi, aggiungiamo noi, forse peggiorerà e sarà sempre più frequente che proteste, magari anche fondate, di carattere razziale si concretizzino in saccheggi ed anarchia, mentre gruppi di femministe strumentalizzano malevolmente la cosa per criminalizzare e colpevolizzare una volta di più l’uomo (bianco ed etero).


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