Sei cliente di un CAV? La Regione Lazio ti paga le vacanze!

Questo blog ha interrotto le pubblicazioni il 14/09/2020, dopo 4 anni di attività.

Le sue tematiche sono ora sviluppate da una nuova piattaforma:

LA FIONDA

https://www.lafionda.com

di Fabio Nestola. Bonus vacanze per le donne ospiti delle case rifugio. Fondi stanziati dalla Regione Lazio, non so se anche da altre Regioni, per pagare le vacanze alle donne che si dichiarano vittime di violenza. Ovvio, la prima cosa che viene in mente ad una donna terrorizzata dal proprio aguzzino e costretta a fuggire è “questa estate dove vado in vacanza?”. Potrebbero avere una logica il patrocinio gratuito o il sostegno psicologico, ma la vacanza pagata con fondi pubblici è veramente quello di cui ha bisogno una vittima di violenza? C’è da chiedersi perché la donna sia categoria protetta per eccellenza, un gradino sopra a qualunque altra categoria. Perché non si garantiscono analoghe misure – e relativi stanziamenti di fondi – a favore del diritto ad una vacanza di anziani, disabili, tossicodipendenti, ISEE zero, eccetera?

Ulteriori stranezze emergono analizzando la documentazione, che stabilisce l’erogazione di somme a fondo perduto in 1.000 euro per una donna vittima di violenza e 500 per ogni figlio. Il bonus vacanze per i comuni mortali arriva al tetto massimo di 500 euro per nucleo familiare, che i figli siano 2 o più non fa differenza; per una donna con due figli arriva invece a 2000 euro, se passa attraverso un centro antiviolenza. Il quadruplo. Il tutto a prescindere dalla verifica della fondatezza delle accuse; per erogare i fondi e sovvenzionare le vacanze è sufficiente che una donna dica di essere vittima di violenza e si rifugi in una casa protetta. Poi l’iter giudiziario può anche accertare la totale infondatezza delle tesi accusatorie, la signora può anche avere equivocato in buonafede, o gonfiato gli episodi imputati all’orco dal quale dice di essere costretta a fuggire, o averli inventati di sana pianta. La casistica parla chiaro, per maltrattamenti e stalking i casi di assoluzione perché il fatto non sussiste, archiviazione e proscioglimento in istruttoria si susseguono a catena, spesso anche con l’invio degli atti in Procura per valutare le calunnie dell’accusatrice. Ma intanto la vacanza coi soldi pubblici è assicurata, o viene chiesto il rimborso alle persone che ne hanno usufruito inquantovittime, ma poi sconfessate in tribunale?


L’adesione acritica alle dichiarazioni delle presunte vittime dovrebbe far riflettere.


C’è da notare un aspetto, che ha riflessi concreti non solo su vacanze, lettini ed ombrelloni pagati dalla collettività: essere seguita da un centro antiviolenza per una donna equivale ad una certificazione di aver subito violenza, la narrazione unilaterale viene elevata al rango di certezza processuale. La dicitura costantemente utilizzata, anche nella modulistica, è “donna vittima di violenza”, in assenza di qualsiasi verifica, riscontro, approfondimento. Sarebbe corretta la dicitura “donna che sostiene di essere vittima di violenza”, vista la frequenza con la quale emerge l’infondatezza delle accuse. Eppure lo status di vittima si acquisisce immediatamente, per il solo fatto di aver raccontato qualcosa alle operatrici di un centro antiviolenza. Ed è solo questo il dato che rimane nelle statistiche: “a noi si sono rivolte xxx donne vittime di violenza”, senza verificare quante accuse di quelle xxx donne vengano in seguito, a volte dopo anni, valutate in tribunale penalmente irrilevanti, o gonfiate ad arte, o inventate del tutto. I centri antiviolenza non hanno dati (e se li hanno non li divulgano) sulle donne prese in carico come vittime di violenza – certezza incontestabile – che poi però vedono crollare la fondatezza delle accuse alla prima verifica istruttoria.

Ogni centro antiviolenza si erge a tribunale autonomo con specifica competenza sulle violenze. Prima dell’inizio di qualsiasi iter giudiziario sono i tribunali paralleli dei centri antiviolenza ad emettere sentenze, e sono sempre le stesse: lei è immancabilmente vittima, lui è carnefice. Non servono riscontri su violenze fisiche, psicologiche o sessuali, non servono riscontri in merito a violenze assistite, maltrattamenti, stalking, minacce o altro, non servono riscontri nell’ascolto anche del presunto autore di violenze. Lui non viene mai visto ne’ tantomeno ascoltato, il suo comportamento viene valutato negativamente senza aver verificato un solo episodio, l’accusato è colpevole di tutto ciò che gli viene addebitato dalla narrazione di chi lo accusa. È un uomo, quindi è colpevole a prescindere. Lei è la sorella da aiutare, lui è il nemico da abbattere. Sorella, io ti credo. Sarei curioso di conoscere un caso, uno solo, in cui una donna sia stata respinta da un centro antiviolenza perché ritenuta non credibile. La non credibilità delle accuse la riscontrano solo i tribunali, per le operatrici dei centri antiviolenza le dichiarazioni delle assistite, talvolta anche con un “aiutino”, sono sempre prova di cristallina fondatezza delle accuse. L’adesione acritica alle dichiarazioni delle presunte vittime dovrebbe far riflettere, soprattutto alla luce delle sentenze di assoluzione degli innocenti descritti come orchi dai quali dover fuggire, eppure tale riflessione non arriva mai.


Cercare di difenderti è un problema è tuo. E intanto me ne vado in vacanza.


Sembra importante solo dire “a noi si sono rivolte xxx donne”, senza curarsi di cosa accada dopo. Una persona fa delle dichiarazioni che diventano vere per il solo fatto che le abbia fatte. Quanto di più fazioso, a-scientifico ed a-giuridico possa esserci, tuttavia entra a pieno titolo nel fascicolo processuale come una sorta di validazione autorevole, una certificazione delle violenze subite. Con tutta l’imparzialità che un centro antiviolenza può garantire. Le relazioni dei centri antiviolenza, infatti, vengono allegate agli atti ed utilizzate per integrare le memorie di costituzione in caso di separazioni, divorzi e cessazioni di convivenza. Relazioni fondate esclusivamente sulle dichiarazioni della presunta vittima, senza mai cercare un riscontro né tanto meno un contraddittorio. Altro particolare curioso, ad altro tacere: la tempistica Le dichiarazioni di chi passa attraverso un centro antiviolenza sono sempre molto simili tra loro, sarà una coincidenza ma così è. Umiliazioni, vessazioni e maltrattamenti di vario genere sono in atto da sempre, fin dai primi mesi della convivenza, da 10 anni, da 15, da 20. Una costante molto gettonata sono le violenze nel periodo di gravidanza, calci nella pancia ed altro.

Non voglio pensare che si tratti di accuse costruite a tavolino al solo scopo di rendere impossibile dimostrare il contrario; resta il fatto che potrebbe essere relativamente semplice smentire le accuse di episodi violenti della settimana scorsa o del mese scorso (testimonianze di colleghi, amici o parenti, turni di lavoro che dimostrano come l’accusato fosse altrove, celle agganciate dal telefono, etc.), mentre risulta evidente come sia difficile o addirittura impossibile ricostruire gli spostamenti per smentire accuse relative ad episodi collocati molto indietro negli anni. Altra costante è l’assenza di denunce o referti medici ospedalieri per la narrazione di episodi datati, ma la scappatoia è ampiamente rodata: non è andata in ospedale per non dover giustificare lividi ed abrasioni, non ha denunciato per paura di ritorsioni. Ma c’è un’amica che sa tutto, dal 1990 si confidava con lei. Solo oggi finalmente, dopo decenni di violenze e soprusi, ha trovato il coraggio di liberarsi del suo oppressore. Quindi la donna che denuncia è sicuramente vittima di violenza prima ancora che un tribunale lo accerti, ma quella che non denuncia lo è ancora di più perché è terrorizzata dal proprio carnefice. Il 100% di donne è vittime di violenza, l’unica differenza è tra chi ha il coraggio di denunciare e chi ancora non lo ha trovato. Io ti accuso, basta la parola, ora cercare di difenderti è un problema è tuo. E intanto me ne vado a fare le vacanze.


Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: