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Sì al congedo di paternità: lo rivendicano le donne

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uomo_padre-e-figliodi Giuseppe Augello – Sarà che, sui campi di battaglia della guerra dichiarata dal mondo femminil-femminista all’uomo, faccia capolino, ma proprio di poco, un argomento che potrebbe essere visto nella stessa prospettiva dalle due parti in guerra non voluta da una parte ma dichiarata dall’altra? Sembrava di sì. Però… non del tutto. Mi sovviene tale legittimo dubbio, dalla notizia del non rinnovo per l’anno 2019 dei 4+1 giorni di congedo di paternità previsto in via sperimentale già dal 2013. Esperimento esaurito forse per mancanza di fondi. Non credo che la cosa faccia piacere ai neo papà, ormai ansiosi di tenersi il loro bebè tra le braccia nei primi mesi di vita, e magari sostituirsi alla mamma nelle cure neonatali cui sentono ormai di essere portati.

La vocazione è quella di chi tiene in modo particolare ad assicurarsi quel ruolo di papà tuttofare, da molti idioti ridicolizzato con l’appellativo di “mammo”, che dall’altra parte si tende invece ad affidare a professioniste “Terminator” di padri maltrattanti, stalker, e allontanati coattivamente o preventivamente deportati nel tritacarne dei divorzifici a suon di denunce. Ruolo, quello del papà del terzo millennio, a rischio estinzione così come l’italica stirpe, sempre più in pericolo dinanzi alla efficientissima fabbrica di querele per violenze sulle ex, di multiformi e fantasiose definizioni.

varie_padriIn base ai dati INPS, i congedi utilizzati sono stati 107.369 nel 2017, in crescita del 113% rispetto ai 50.474 del 2013. Dal punto di vista legislativo, l’Italia è quindi parecchio indietro rispetto alla media UE relativa ai giorni di congedo per i padri, retribuiti al 100%, pari a 8 (otto) settimane. In realtà, nella stragrande maggioranza dei paesi UE il congedo non è obbligatorio ma, come detto, il periodo interamente retribuito dura settimane e non prevede un meccanismo di scambiabilità con quello materno. Se si fa riferimento alla Svezia, che si conferma sempre all’avanguardia nelle politiche sociali, viene da sorridere alla protesta un po’ pecoreccia del mondo femminile nostrano, che vede la negazione di tale congedo di cinque giorni ai papà un attentato alle possibilità delle donne in campo lavorativo.

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Ma sarà mai possibile che in questo paese ogni vagito di chi tocca lo status quo familiare già traballante, anche in maniera poco influente, susciti l’assalto scandalizzato delle virago allergiche al sesso maschile? La negazione di tale piccolo diritto non suscita nessuna considerazione della deprivazione per il padre, ma solo un attacco alle pari opportunità delle donne in odor di affermazione e carriera. Sono, anzi erano, cinque giorni. Non 50. Eppure il merito della protesta riguarda quasi solo la disparità di trattamento della donna-madre, dinanzi a 5 giorni che appaiono più che altro un contentino che rendeva gabbati e contenti i papà della penisola.

uomo_padrePer tornare all’esempio della Svezia, dopo i primi esperimenti, sia nel pubblico che nel privato, della giornata lavorativa da 6 ore, il paese scandinavo ha modernizzato ulteriormente la legge sul congedo parentale. D’ora in poi i giorni di congedo pagati saranno 90 per la mamma e 90 per il papà, più altri 300 da dividere a piacere fra entrambi fino al compimento del nono anno da parte del bambino, per un totale di 480 giorni in cui si può restare a casa ad accudire il figlio percependo ugualmente lo stipendio. Nelle prime due settimane dopo la nascita, per altro, entrambi i genitori possono fruire del congedo per avere la possibilità di accudire il bambino congiuntamente. Tutti gli altri giorni possono essere divisi tra i genitori per permettere sempre a uno dei genitori, padre o madre, di lavorare mentre l’altro rimane a casa con il bambino.

I nostri cinque giorni, cui non vorremmo rinunciare non certo per la miserrima rivendicazione della madre lavoratrice che ne consegue, probabilmente saranno ripensati, e in meglio. Siano fiduciosi i prossimi padri. Nei giorni scorsi alcuni docenti e professionisti che si occupano di politiche per la famiglia hanno promosso una petizione online chiedendo che il congedo di paternità obbligatorio sia reso strutturale e venga ampliato a 10 giorni, così come già previsto in molti altri paesi europei. Dice la petizione: “In Italia nascono meno bambini di quanto le persone desiderino e meno di quanto sarebbe auspicabile per dare basi solide al futuro del nostro Paese, ormai in accentuato invecchiamento”. Sono diverse le misure che sarebbe opportuno adottare per invertire questa tendenza “in modo che maternità e paternità siano scelte libere, né destino né rinuncia”. “Servono investimenti pubblici coerenti e a lungo termine – spiegano i firmatari – e serve l’effetto moltiplicatore dell’aumento della partecipazione delle donne al mercato del lavoro”. Non solo. “Serve destinare più risorse alla cura e alla crescita dei bambini – aggiungono – promuovere il lavoro dei giovani e delle giovani e, soprattutto, incentivare e sostenere la condivisione delle responsabilità familiari tra madri e padri”.

uomo_configliLa Commissione Europea, nell’aprile del 2017 ha avanzato una proposta di direttiva, proponendo una soglia minima pari a 10 giorni per il congedo di paternità, remunerato almeno al livello dell’indennità di malattia. Ciò segnerebbe un grande passo in avanti, poiché non ci sono al momento norme comuni europee su questo tema come invece, avviene già da tempo per i congedi di maternità e genitoriali. Mi sento personalmente di condividere l’appello all’introduzione definitiva del congedo di paternità. Un appello che, se ascoltato veramente, potrebbe rendere per una volta un servizio ad ambedue i generi, e un piccolo sollievo dal piagnisteo e dalla stantia recriminazione del ruolo di genere paritario verso le cosiddette pari opportunità nel mondo del lavoro.


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11 thoughts on “Sì al congedo di paternità: lo rivendicano le donne

    1. Non ne sono sicuro, però potrebbe esserla.
      Diciamo che sino a poco tempo fa potendo scegliere tra un vero e lungo congedo di paternità e l’aborto finanziario, avrei scelto il primo. Dopo la sentenza della Cassazione sulla licenziabilità dell’uomo che si sposa, scelgo l’aborto finanziario senza pensarci due volte.
      Il messaggio è chiaro, certi segnali vanno colti al volo: in pratica la Cassazione, come pure l’avvocato femmina dello Studio Cataldi, dicono che la difesa della paternità non può essere pari alla difesa della maternità, proprio per principio. Quindi un congedo di paternità dovrebbe necessariamente essere vissuto in maniera punitiva o rischiosa per l’uomo rispetto al congedo di maternità per la donna – è un principio costituzionale. No grazie, meglio l’aborto finanziario: oltretutto è più facile da ottenere visto che la paternità non esiste in Costituzione.

      1. La volontà di imporre i congedi paterni viene dalla stessa fonte che avversa con ogni mezzo l’affido paritario (Pillon), che ispira le sentenze antimaschili ed antipaterne (come appunto l’ultima), che mette sulla bocca di qualcuna il fatto che siamo tutti dei pdm (soprattutto papà) – voce dal sen fuggita – che genera ed alimenta il pestaggio antimale da 50 anni e la conseguente somma di parole e azioni e leggi e sentenze e insegnamenti e statistiche con cui si sta distruggendo la psiche maschile in occidente.
        .
        Ciò basta e avanza per intuire il velenoso contenuto della polpetta.
        che tuttavia …ha forma e sapore di polpetta.
        Perciò …non la si può rifiutare.
        .
        La proposta è diabolica. Ma per smascherare il Diavolo di fronte alla massa bisogna partire da lontano e far sì che la massa ti ascolti.
        Ci sono cose più importanti per tutti.
        Oggi il black-friday, Domenica il pink-sunday.
        .
        E poi, cosa pretendere dalla massa quando i colti, gli intellettuali, i maîtres à penser sono i primi colpevoli?

  1. Una modesta riflessione.. Per le femministe il congedo di paternità è un obbligo (meglio se a titolo gratuito) da imporre agli uomini, per molti padri un diritto (anche se a titolo gratuito).. Differenti punti di vista..;D

  2. Italia Paese senza figli, e senza madri. Oltre a registrare l’ennesimo record negativo, con 9mila bambini in meno (-2%) nati nel 2017, gli ultimi dati Istat sugli indicatori demografici dicono che in dieci anni sono sparite anche le mamme: dal 2008 si contano 900mila donne in meno nella classe 15-50 anni, di cui 200mila “scomparse” solo nell’ultimo anno. E mentre le madri potenziali sono sempre di meno, quelle che poi diventano mamme davvero lo fanno sempre più in ritardo.

    “congedo di paternità” : di che cosa stiamo parlando?

  3. Questa discriminazione ai danni dei padri e, soprattutto, lo schema retorico con la quale viene affrontata da politici, giornalisti, intellettuali e commentatori mainstream vari, sono la prova provata (qualora ce ne fosse ancora bisogno) dell’odio verso il maschio che la società di oggi, checché se ne dica, nutre voluttuosamente. Da un punto di vista propagandistico, bisogna ammetterlo, è il capolavoro del femminismo. Infatti, questa impossibilità dei congedi paterni è, naturalmente, una discriminazione vergognosa verso gli uomini, e non ci sarebbe altro da dire, eppure, incredibilmente, la si fa passare come una discriminazione contro le donne e se ne colpevolizzano, tanto per cambiare, gli uomini. Notate, infatti, come quando proprio non si può ignorare il problema il femminista della situazione rigira la frittata: ad esempio Boeri, l’irreprensibile Boeri, ne parla come di una cosa che fa tanto comodo ai padri, che devono essere costretti ad assumersi la responsabilità di curare i figli perché. i felloni maschilisti, di loro non vorrebbero proprio. Ricordo un’intervista in cui – incredibile auditu – tesseva le lodi della figura paterna e della sua importanza per la crescita dei ragazzi: tutte cose che noi sappiamo benissimo da sempre, ma col taglio furbetto e furbastro “sarebbero tanto importanti, i padri, ma egoisti come sono bisogna costringerli a fare i padri”. Da cui, come logica conseguenza, tutti questi appelli per il congedo di paternità, ma per favorire la carriera delle donne, sia chiaro, che sono loro le discriminate, come sempre. Poi naturalmente non se ne fa mai nulla, e davvero non si capisce come mai, visto che almeno dal 2011 (ma in realtà anche prima) al giugno di quest’anno ci sono stati governi femministi, che hanno fatto passare ogni sorta di legge femminista e/o misandrica, ma questa, guarda caso, proprio no… Se ci pensate, è un’operazione geniale: si perpetua un’ingiustizia verso una categoria di persone, ma spacciandola come un privilegio, così non solo i padri continuano ad essere marginalizzati, ma vengono pure colpevolizzati e insultati coram populo per questo. E, va da sé, rimproverati per non occuparsi dei figli: cornuti e mazziati (o meglio, per l’appunto, cornuti e colpevolizzati).
    Per cui, facciamo attenzione agli alleati in questa battaglia. Apparentemente, visto che a parole i vari Boeri e Boldrini sono tanto entusiasti del congedo di paternità, si potrebbe una volta tanto sotterrare l’ascia di guerra (metaforica, per carità) e percorrere almeno questo tratto di strada insieme, in realtà andare con questi sarebbe una polpetta avvelenata, sia dal punto di vista della percezione sociale (non può e non deve passare il messaggio falso e bugiardo che i padri non vogliono occuparsi dei figli), sia da quello pratico (questi ciurleranno nel manico ma non vorranno MAI andare fino in fondo e cambiare davvero la legge, sono troppo sdraiati sulle posizioni donniste e questa mancanza del congedo di paternità è pur sempre una utilissima arma di ricatto verso gli odiati “pezzi di merda”).

    1. Ma infatti è per quello che ci tenevo ad evidenziare quella sentenza, dopo quella il problema del congedo di paternità è ambiguo se non sorpassato: se l’uomo avrà troppo congedo di paternità allora potranno legalmente licenziarlo in caso di matrimonio. Non è game over ma poco ci manca.
      Il matrimonio da’ già 15 giorni di permesso pagato, è niente in un contratto a tempo indeterminato ma per quelli, e sono tanti, che hanno contratti da 6 mesi o per un anno, incide tantissimo.
      Sospetto che potremmo aver perso la finestra temporale utile per avere un congedo di paternità benefico, e che possa essere troppo tardi.

    2. Portiamo pazienza.. La costituzione più bella del mondo, come qualcuno l’ha definita, insieme alla repubblica che vuole governare, non è come un diamante (per sempre).. Personalmente la situazione dei nostri giorni, mi pare paragonabile agli ultimi anni di vita della serenissima repubblica di Venezia.. I magistrati e i pubblici ufficiali continuarono a esercitare le loro funzioni fino alla caduta della serenissima, sebbene la sua fine fosse ormai da tempo inevitabile..

  4. Il problema del congedo di paternità è che di solito le proposte arrivano come parte di un “pacchetto” che “aiuta l’ingresso delle donne nel mondo del lavoro”, in pratica ti trovi davanti a questo:
    15 giorni di congedo di paternità (ottimo, grazie)
    Incentivi all’assunzione di donne (anche SINGLE, solo “in quanto donne”) che così a parità di titoli o addirittura con titoli leggermente inferiori passano avanti ai concorrenti uomini.

    Quindi: quale congedo? Non c’è nessun congedo se non hai un lavoro.
    E ovviamente l’enfasi è sulla prima parte, la seconda quasi non se ne parla…
    Occhio alle fregature, è come giocare contro bari professionisti in una bisca clandestina.

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