Siamo nani sulle spalle dei giganti

di Giacinto Lombardi – “Siamo nani sulle spalle dei giganti”, si diceva qualche tempo fa. Abbiamo tutto, abbiamo gli stati, le leggi, la lingua, la letteratura, le scienze, le arti, le case comode, le auto… e quasi tutto è frutto del genio, del sudore, della passione e del sangue degli uomini e soprattutto del coraggio di oltrepassare le frontiere delle terre nuove e del pregiudizio, di sfidare le leggi consolidate della scienza e della morale, di andare oltre il metodo e sempre in condizioni estreme magari pensando a qualche Dio, padre e famiglia o rivoluzione da fare per migliorare il mondo. Eppure in questi ultimi decenni è cominciata una guerra spaventosa contro gli uomini iniziata dalle femministe e portata a compimento dalle istituzioni. Tutti contro gli uomini, contro l’ormone maschile, contro l’essenza e la natura del maschile, contro lo stesso esistere del maschile sulla terra.

“Il maschio è un aborto che cammina, abortito allo stadio genetico. Essere maschio è essere deficiente, emozionalmente limitato: la mascolinità è una malattia di deficienza e i maschi sono storpi emotivi”, Valerie Solanas, ideologa femminista, in “Società per l’eliminazione degli uomini”. “La proporzione di uomini deve essere ridotta e mantenuta al 10% circa della razza umana”, Sally Miller Gearhart, femminista. “La terra deve essere decontaminata. L’evoluzione porterà ad una drastica riduzione del numero di maschi”, Mary Daly, femminista. “Noi siamo, come genere, infinitamente superiori agli uomini”, Elizabeth Cady Stanton, femminista. “I maschi sono il prodotto di un gene danneggiato”, Germain Greer, femminista. “Uno degli impliciti, seppur non ammessi, pilastri del femminismo è stato un fondamentale disprezzo per i maschi”, Wendy Dennis, femminista.


La distruzione dei maschi avviene da bambini.


Parole orribili che nemmeno Hitler ha pronunciato contro gli odiati ebrei, e nessuna di queste “splendide” autrici è mai stata processata né giudizialmente né moralmente. Al contrario alla fine hanno avuto ragione loro, hanno saputo nascondere il loro disprezzo dispensando sorrisi, sono riuscite ad arrivare ai vertici degli stati e delle grandi organizzazioni internazionali, dove non si viene votati ma cooptati non si sa in che modo, e lì hanno scatenato la loro vendetta.

“Negli ultimi 40 anni l’ONU ha organizzato 5 conferenze internazionali per i diritti delle donne, nessuno per i diritti degli uomini e nemmeno per quelli dei bambini (…) Nel gennaio del 2017 dieci avvenimenti specifici per il sesso femminile scandivano il calendario delle Nazioni Unite: Giornate (7), Anni (1), Settimana (1), Decennio (1). Tra questi la Giornata internazionale della donna e la Giornata internazionale della Bambina (…) Nessuna giornata specifica per il sesso maschile, né per gli adulti, né per gli adolescenti e i bambini. Fino allo scandalo della giornata per favorire le donne nelle materie scientifiche. Un’iniziativa disgustosa: lo svantaggio scolastico è maschile e l’ONU promuove le donne nell’unico settore che loro stesse hanno snobbato. La distruzione dei maschi avviene da bambini, a scuola, negli asili, nell’utero della mamma.


Siamo incolpati di avere fatto tutto da soli.


Nella storia gli uomini sono stati poeti e scienziati, santi e guerrieri, studiosi e lavoratori, ci sono stati tempi in cui orantes, bellatores e laboratores hanno creato le condizioni per uscire dal Medio Evo, ed è grazie a loro, al loro lavoro, alla loro scienza e alla loro tecnica, ai loro libri, alla loro giustizia, alla loro capacità di riannodare la storia e costituire nuove comunità che oggi 8 miliardi  di persone vivono su questo pianeta che senza tecnologia non potrebbe sfamarne che qualche centinaio di milioni, forse.

Eppure queste immense possibilità che gli uomini hanno offerto all’umanità, invece di essere riconosciute come merito del genere maschile, sono divenute una colpa. Siamo incolpati di avere fatto tutto da soli ma in realtà abbiamo protetto le donne dagli enormi rischi e sacrifici che nelle condizioni del tempo erano richiesti per aprire nuove strade.


Con quale diritto si definiscono escluse?


Nell’antichità, come nel Medio Evo, le donne sono state regine, principesse, ricche signore con grandi possibilità, malgrado ciò loro stesse hanno scelto di dedicarsi alle arti, alla poesia, alla musica e poco altro oltre la famiglia, la casa, la chiesa e i servitori, per chi ne aveva. Non hanno mai affrontato nuove sfide, si sono sempre inserite nel solco delle invenzioni e delle scoperte maschili, non hanno costruito niente di proprio ma si sono insediate nelle strutture create dagli uomini. Con quale diritto si definiscono escluse? In realtà hanno ricevuto e condiviso tutte le conquiste degli uomini.

Naturalmente hanno conosciuto anche le oscurità della storia, ma molto meno degli uomini condannati alla durezza dei campi e delle botteghe già in tenera età e speso la gioventù nelle guerre e nelle migrazioni. È quasi un miracolo che qualcuno si sia salvato e abbia realizzato grandi opere, in altre parti del mondo con molto ritardo sono state realizzate le opere occidentali ma sempre grazie alle scienze e alla tecnica nata in Occidente. E dobbiamo proprio alla disprezzata Chiesa se un barlume di cultura è sopravvissuta alle invasioni barbariche, dato vita ai Comuni e alle arti ed infine all’Umanesimo e Rinascimento, nonché alla Riforma protestante comunque nata in seno alla Chiesa romana, che si definisce madre ma è costituita e diretta da uomini consacrati.


Serve una nuova coscienza di genere.


Il metodo per ottenere la criminalizzazione è quello sperimentato dalla politica: lo scandalismo, fare di ogni errore o colpa di un membro, una colpa di tutto il partito, l’essenza del partito stesso costringendo i suoi membri a vergognarsi della loro appartenenza e distruggerlo. Così sono caduti uno dopo l’altro tutti i partiti della Prima Repubblica, così oggi ogni errore, colpa o sconfitta di un uomo diviene il segno della macchia originale del genere maschile per eliminare gli uomini dai posti di responsabilità che con merito e sacrificio hanno conquistato. E se malgrado tutto gli uomini resistono e vengono eletti ugualmente dal popolo, scattano leggi sessiste: le quote rosa ma non quelle celesti, la parità nelle posizioni apicali ottenute per legge e non per merito ma non la parità nei lavori usuranti e faticosi, Tutte leggi a tutela della donna che, senza le dovute garanzie per l’uomo, ricordano tanto le leggi a difesa della razza.

Alla fine il dileggio del maschile ha dato i suoi frutti: in televisione tutti i programmi sulle donne e sul femminismo non hanno mai un contraddittorio, sono sempre a senso unico (la comiziata di Rula Jebreal a Sanremo ne è l’ultimo esempio), i dati gonfiati sulla violenza sulle donne e sulla discriminazione salariale delle donne sono divenute vangelo. Retorica, mistificazione, mancanza di opposizione critica e minacce ai dissidenti, ci riportano alla memoria la nascita del Fascismo e del Nazismo, la politica di appeacement delle potenze democratiche nella convinzione che poi si sarebbero calmati. Invece sangue chiama sangue, le vittorie esaltano l’avidità e il cinismo dei vincitori, e fu guerra, omicidio e poi vergogna. È tempo di risveglio maschile, per 10.000 anni ci siamo ammazzati gli uni con gli altri in guerre e rivoluzioni sanguinose, ora è tempo di lottare per noi stessi. Serve una nuova coscienza di genere interclassista, internazionalista, interreligiosa, interraziale, semplicemente maschile, come la natura ci ha fatto e la storia ci ha costretti ad essere.


Stanno maturando i tempi della risposta maschile.


Le basi sono state fondate, ovunque nel mondo occidentale sta crescendo sui social una voglia di combattere, di contrastare la politica ufficiale della sottomissione al verbo femminista, basta leggere i giornali on line ufficiali, gli articoli sono sempre gender oriented al femminile ma i commenti sono tutti contro. Infuriati, derisori, o più equilibrati ma sempre contro la vanteria, il vittimismo femminista e la puntuale richiesta di privilegi e vie preferenziali al successo. Le richieste femministe sono insopportabili e i lettori non si fanno scrupolo di gridarlo. Prendo ad esempio l’ultimo articolo sull’8 marzo di Il fatto quotidiano, la solita solfa delle recriminazioni femministe, ma i lettori ci vanno giù duro:

“Inizierò a prendervi sul serio quando comincerete a pretendere la parità di posti anche come operaie edili, minatrici, operaie stradali. Troppo comodo chiederla nei consigli di amministrazione”. “Discriminazione positiva? Che cavolo vuol dire? Come quando si usa “razzismo al contrario”, sono termini fuorvianti perché sempre di discriminazione e razzismo si parla. Non è niente di diverso”. “Mamma mia. Sempre peggio…”. “Abolite questa giornata strumentale”. “Le femministe agiscono come le associazioni pro-gay-transgender: vittimismo per ottenere benefici e intoccabilità. Oggi, un gay è praticamente libero nella sua sessualità ed è tutelato dalla legge, ma ciò viene usato spesso come strumento di supremazia, intoccabilità. Provate a richiamare un gay per motivi leciti e vedrete come minaccerà subito denunce a vostro carico per discriminazione! Col vittimismo non vogliono ottenere ciò che ormai hanno, ma un vero stato di dominio”. E così via, “La grande menzogna femminista” è stata sgamata da tutti. Anche senza leggere il grande contributo di Santiago Gascò Altaba, stanno maturando i tempi della risposta maschile. Servirebbe un cambio di passo: un settimanale in edicola, un gruppo di parlamentari di riferimento, un collegamento tra ciò che nasce nella società e le istituzioni, o almeno un convegno internazionale sulla condizione maschile nel mondo, sarebbero un bel modo per cominciare.


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