Solidamente contro il DDL Zan. Ecco perché.

On. Alessandro Zan

di Giorgio Russo. A partire dal 27 luglio, il Disegno di legge Zan contro l’omotranslesbofobia e la misoginia andrà in discussione alla Camera dei Deputati. Riteniamo opportuno spiegare qui perché siamo contro quella legge e quali iniziative prenderemo proprio a partire da quel giorno. Il primo motivo è che la legge è priva di ratio. In linguaggio giuridico significa che non ci sono motivi per fare una legge del genere. È una legge non necessaria. In quanto tale, dunque, serve ad altri scopi che non a regolamentare qualcosa di specifico. Vedremo più avanti quali siano quegli altri scopi.

Per ora occorre affermare che essa non trova giustificazione nel momento in cui pretende di integrare contenuti anti-omotransfobici in quelle leggi già vigenti che puniscono reati di natura razzista o antisemita. Queste ultime sono state fatte perché razzismo e antisemitismo hanno alle spalle una lunga e terribile storia di persecuzioni e violenze: nel loro nome sono avvenuti fatti come la tratta degli schiavi o l’Olocausto, eventi tragici che hanno coinvolto milioni di persone. Nulla di simile è mai avvenuto per gli omosessuali, le lesbiche o i trans, se non per il coinvolgimento incidentale in persecuzioni destinate ad altri. Per questo l’omotranslesbofobia non può appellarsi a una dignità storica specifica che la renda associabile a fenomeni come il razzismo o l’antisemitismo. La mancanza di ratio è dunque, per cominciare, mancanza di basi storiche.


L’opinione pubblica viene tranquillamente addestrata a ingoiare tutto.


Di più: razzismo e antisemitismo sono stati praticati nella storia perché avevano alle spalle dottrine specifiche. Le atrocità del Ku Klux Klan, l’affaire Dreyfus o i crimini delle SS erano stati anticipati da tomi filosofici o politici scritti da autori, talora anche importanti, che ne definirono la giustificazione morale. Anche in questo caso: nessuno mai ha elaborato teorie di una qualche diffusione o autorevolezza imperniate sull’inferiorità o sulla necessità di eliminare gay, lesbiche e trans. L’odio verso quel genere di persone rimane un fatto individuale, spesso legato a uno stato di crassa ignoranza, dunque a fattori estemporanei e marginali. In altre parole, l’omofobia non ha la stessa dignità dottrinale né storica del razzismo e dell’antisemitismo, dunque, nuovamente, è impropria la sua richiesta di un privilegio legislativo similare.

Il DDL Zan è privo di ratio anche perché si fonda su un’emergenza che non c’è, quella appunto dell’omotranslesbofobia. Avvengono, naturalmente, aggressioni o discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale o su quella che viene chiamata “identità di genere” ma, stando alle statistiche, si tratta di eventi rarissimi (almeno in Italia e su base annuale) e in molti casi di micro-discriminazioni, attuate non di rado da soggetti non italiani. Se chiedete a un fan GLBT ti dirà che le violenze omotransfobiche sono innumerevoli e ti citerà qualche articolo di Repubblica o de L’Espresso, dove in quel tipo di “violenze” si include anche quel “ehi, tu frocio!” gridato a qualcuno da qualche imbecille, o la scritta “al rogo i gay” su qualche muro di qualche città. Statistiche gonfiate, insomma, come quelle sui femminicidi. In ogni caso, tra le tante necessità che un paese può avere, specie in uscita da una grave pandemia, quello di 10-20 casi di reale violenza omofoba pare in assoluto la meno urgente. Eppure, sfruttando un meccanismo già utilizzato con successo dalle lobby femministe, è sufficiente affermare e ripetere ossessivamente la menzogna che l’Italia è complessivamente un paese omofobo e l’opinione pubblica viene tranquillamente addestrata a ingoiare tutto. Non è nemmeno un fatto di libertà e oppressione, che pure in questo caso vengono chiamate in causa, ma una questione di buon senso e buon governo: misurate le proporzioni dei problemi del paese, occuparsi di una legge del genere oggi è come mettere in ordine i ninnoli nelle stanze mentre la casa va a fuoco. Forse anche meno.



Scardinata la presunzione d’innocenza.


Ma non è solo la ratio della legge a essere deficitaria. Anche il suo contenuto lo è. Vi si parla di condanne molto severe contro le discriminazioni ai danni di determinati soggetti. Se dal lato del razzismo e dell’antisemitismo la storia ha dato vari orribili esempi di come si attua una discriminazione, dal lato dell’identità sessuale non c’è nulla di chiaro. Non vi è nella legge una descrizione di cosa sia discriminatorio e cosa non lo sia. Un cartello sulla porta di un negozio con scritto: “i cani e i gay non possono entrare” è discriminatorio, oltre che mostruoso. Dire che un trans è un uomo, anche se si sente donna, non lo è, per il semplice motivo che quanto detto corrisponde a verità e, sul piano organizzativo sociale, non comporta alcun danno. L’unico danno è per il singolo trans o per la sua comunità, che possono sentirsi “offesi” dalla verità. Che di suo tende ad essere piuttosto offensiva con chiunque.

In ogni caso il problema, prima ancora di essere culturale, è meramente giuridico, come ha notato anche Costanza Miriano in un suo mirabile articolo: la definizione della discriminazione non è rimessa alla legge, ma al vissuto soggettivo di chi l’avrebbe subita e alla discrezionalità assoluta di un giudice. Esattamente come per la legge anti-stalking, è la presunta vittima a definire la sussistenza o meno del reato. Quali anomalie tutto ciò possa creare lo denunciamo da anni: leggi così si prestano a strumentalizzazioni formidabili che, nel caso il DDL Zan passasse, diventerebbero la regola, specie per tacitare le voci più fortemente critiche (e conformi a verità) verso tutto ciò che ricade all’interno della teoria gender o dell’ideologia femminista. Ma la preoccupazione va anche all’intero sistema che, spinto così insistentemente verso la soggettivizzazione delle leggi, ha già visto scardinata la presunzione d’innocenza e rischierebbe di vedersi scardinare anche il già pericolante impianto della giustizia nel suo complesso, sempre più in balia di umori o sentori personali, a tutto danno dell’oggettività delle cose.


Sia l’ultima volta che una barbarie simile venga proposta nel nostro paese.


Questi sono i motivi, visti da una prospettiva generale, per cui siamo contro il DDL Zan, sul piano dei principi entrerà oggi pomeriggio il nostro Alessio Deluca. Più nel dettaglio ci sono poi tutte le altre motivazioni che già molti altri hanno messo in evidenza: la mordacchia per chi argomenta criticamente contro il dettato dominante, pene spropositate, ferita profondissima contro la libertà di opinione e di espressione, l’indegnità di uno stanziamento annuale (4 milioni di euro) per diffondere la cultura gender in generale, con una specifica penetrazione nelle scuole, e così via. In molti, anche dal mondo gay, testimoniano che non vi sia alcun bisogno di questa legge, e di essere stati discriminati più spesso per le proprie opinioni politiche che non per l’orientamento sessuale. Nel dirlo, vengono massacrati sui social soprattutto da altri gay “militanti”, per altro. Altri notano che gli unici ormai fuori da qualunque tutela sono gli uomini etero e bianchi, ormai prossimi a diventare davvero il rifiuto della società, cosa che dovrebbe suscitare più di una perplessità. Altri ancora, nell’innaturale fronte comune femminista-arcobaleno, sollevano proteste per questioni definitorie all’interno della legge, facendo esplodere la contraddizione ben nota: le femministe sono sempre meno inclini a dividere la torta con i GLBTeccetera e con soggetti che stanno prendendo il sopravvento su di loro essendo muniti della tanto odiata prostata, e non solo.

Per tutto questo siamo contrari al DDL Zan. Le persone si rispettano a prescindere dai loro orientamenti o dalle loro identità, dichiarate o meno. Ed esistono già leggi efficaci per punire chi non lo fa. Riteniamo dunque che non siano giustificate leggi infondate, sotto ogni aspetto, come il DDL Zan, buone solo per accontentare lobby presso cui passare all’incasso in fase elettorale, per rispettare dettami ideologici totalitaristi e distruttivi, ma soprattutto ontologicamente contro la verità. Che dunque rischia di non poter essere più proclamata, pena il carcere. Per questo motivo da adesso sulla nostra homepage esplicitiamo la nostra posizione, e dal 27 luglio in poi pubblicheremo periodicamente una frase diversa che esprima un fatto, una verità incontrovertibile, di quelle che dopo l’approvazione del DDL Zan sarà reato pronunciare. Lo faremo finché il disegno di legge non verrà ritirato. Se non verrà ritirato e diventerà legge dello Stato, continueremo a pubblicarle, rischiando la chiusura del blog, le multe e il carcere. Se c’è la necessità che questo accada a qualcuno per convincere l’opinione pubblica che si rischia di finire come la Cina, la Turchia, il Canada o la Spagna, ebbene, noi ci offriamo volentieri. Purché sia l’ultima volta che una barbarie simile venga proposta nel nostro paese.


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