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Sono solo parole

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persone_cortellesidi Anna Poli – Quello che vorrei fare oggi è rispondere al monologo di altissima matrice che Paola Cortellesi ha tenuto in occasione della 62esima edizione dei David di Donatello. Dico di altissima matrice perché l’attrice ha tratto la sua ispirazione da un testo che è stato a sua volta scritto da Stefano Bartezzaghi e che nasce dall’intento di smascherare alcuni altarini linguistici e la loro origine discriminatoria. Niente da dire al riguardo: esistono. Contesto altro. Contesto la solita, banale e un po’ fastidiosa strumentalizzazione che delle parole sembra doversi per forza fare. La lingua ha origini antiche e di certo non è stata redatta da quattro o cinque maschi maschilisti seduti al tavolo di una locanda. Essa è un prodotto mai finito, un flusso mai statico di costruzioni e di creazioni. Dunque, quando l’obiettivo è quello di trovare il marcio ad ogni costo, allora il battibecco si può aprire su tutto. E la mia intenzione è esattamente quella di aprirlo.

Una scrofa: un esemplare di maiale femmina che è appena diventato mamma. Un porco? Un uomo guardone, un lussurioso, un pezzo di merda. Una protettrice: una presenza salvifica, di buon auspicio, una santa. Un protettore? Un pezzo di merda. Una pappona: un bel piattone colmo di minestrina verde con cui si sfama il neonato in fase di svezzamento. Un pappone? Un pezzo di merda. Un’istintiva: una persona che non pensa granché prima di agire, che si butta, una coraggiosa. Un istintivo? Un picchiatore, un violento, un pezzo di merda. Una femminista: un’angelica paladina dei diritti delle donne. Un maschilista? Un pezzo di merda. Una poco dotata: una donna che non è particolarmente abile in un’attività. Un poco dotato? Un uomo col pene piccolo, un’offesa. Una Mini: un’auto fighetta per tipe fighette. Un mini? Un uomo col pene piccolo, un’offesa. Una cosa: un modo come un altro per intendere tutto. Un coso? Un pene piccolo, un’offesa. Una molla: un aggeggio che fa doing doing di cui una volta erano pieni i materassi. Un molle? Un uomo col pene moscio, un’offesa. Una travona: una trave di grosse dimensioni. Un travone? Un’offesa. Una gaia: una persona allegra e sorridente. Un gaio? Un’offesa. Una mammina: una mamma amorevole e accudente. Un papino? Un’offesa.

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persone_finocchiarodandiniEt voilà: un serie di parole “preziose” che, se declinate al maschile, assumono tutto un altro significato, diventano un luogo comune. “Per fortuna sono soltanto parole” dice Paola Cortellesi. “Certo, se le parole fossero la traduzione dei pensieri, a quel punto allora sarebbe grave. […] Se davvero le parole fossero la traduzione dei pensieri un giorno potremmo sentire affermazioni che hanno dell’incredibile. Frasi offensive e senza senso”. Sì, Paola, per fortuna sono solo parole. E infatti già sentiamo ogni giorno affermazioni che hanno dell’incredibile, tipo: “gli uomini sono tutti pezzi di merda, soprattutto il tuo papà”. Certo, se fossero la traduzione dei pensieri, allora sarebbe grave. Ma queste sono davvero solo parole e di certo non vanno a tradurre nulla, in quanto all’origine di una frase del genere non sta il benché minimo pensiero. Eppure, è proprio perché sono solo parole, che queste affermazioni scivolano via senza che nessuno si fermi a chiedersi che cosa hanno realmente detto, senza che nessuno si indigni abbastanza forte da accorgersi che il passo tra le parole e i fatti è un passo assai breve.

Un giorno il nostro bambino potrebbe percepire di essere meno importante della bambina del banco accanto al suo, di valere meno di lei, di non essere alla sua altezza. E peggio, potrebbe un giorno chiedersi cosa abbia di bello diventare un uomo visto tutto il marcio che la categoria trasuda e magari potrebbe anche sforzarsi di diventare qualche cosa d’altro. O ancora, potrebbe trovarsi a decidere di rinunciare, a evitare di fare un’instancabile corte spudorata alla ragazza che ogni mattina vede sull’autobus per paura di incappare in accuse terribili e marchianti, per il terrore di sentirsi dire: “te la sei cercata”. I nostri figli maschi hanno diritto alla fiducia, hanno il diritto di sentirsi dire che sono esseri meravigliosi e noi adulti abbiamo non solo il dovere di ribadirglielo, ma anche il dovere di crederci fermamente. Se sono sinceramente convinta che, per quanti sforzi lui possa fare, non sarà mai al livello di una donna, sarà esattamente questo il messaggio che gli passerò e sarà esattamente questo il pensiero che lui farà di se stesso, finendo inevitabilmente per autoalimentarsi dell’ingiusta e ingrata consapevolezza di non potere mai, in alcun modo, essere abbastanza.

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varie_mammasexyPaola, il tuo monologo non fa una piega. Ma si guarda bene dal riflettere su dettagli che gli onesti non possono proprio pensare di omettere. Ad esempio, perché non proviamo a chiederci: chi è l’abusatore numero uno di questi giganteschi calderoni semantici? Chi insacca a tutti i costi la donna nel luogo comune? E’ la donna, Paola. La donna in quanto donna nei confronti di un’altra donna in quanto altra donna. Nel linguaggio delle donne, una mamma che porta il bambino all’asilo è una mamma che porta il bambino all’asilo. Il problema sorge quando è giovane, attraente e si fregia di un fotonico culo sodo e messo in mostra. Lì, è una mignotta. Una donna con le scarpe da ginnastica è una donna che ogni giorno decide consapevolmente di privilegiare la comodità a scapito dell’apparenza. Una donna su tacchi vertiginosi? Una mignotta. Una donna sempre in tuta è una donna che ama lo sport. Una donna in minigonna a tutte le ore? Una mignotta. Una donna che si ferma a parlare con una mamma è una persona socievole. Una donna che si ferma a parlare con un papà? Una mignotta. Una cameriera che serve il vino e sorride a lei è una cameriera che sa fare il suo lavoro. Una cameriera che serve il vino e sorride a lui? Una mignotta. Una segretaria dell’ufficio anagrafe è una dipendente comunale. Una segretaria dell’avvocato? Una mignotta. Un’attrice bruttarella è un’attrice incredibilmente brava, non se ne trovano facilmente di brave così. Un’attrice con un corpo da paura? Dai, non lo dico nemmeno.

La verità è che le donne non vengono accettate così come sono prima di tutto dalle donne stesse. Sembra che oggi, per essere accettate come donne, sia diventato necessario innanzitutto non voler in alcun modo piacere agli uomini: non conta quanto tu sia colta, o intelligente, o capace, o indipendente, quanto tu legga, quanto tu sia in grado di parlare e comunicare in modo corretto, quanto tu sappia trasmettere serenità agli altri; conta quanto ti stimi di essere un cesso, quanto tempo impieghi ogni mattina nella scelta di motivi per cui essere arrabbiata più o meno con tutti, quanto forte sai declamare il tuo continuo non essere trattata abbastanza bene. Conta quanto ribadisci che non si trovano uomini che ti meritano, ma non conta affatto quanto tu sia disposta a fare per meritare loro. Conta quanto tu ti sia sentita vittima, ma conta pressoché nulla quanto si sia sentito vittima un altro qualunque che non sia tu. Conta quanto ti piacerebbe essere pagata, ma conta zero il fatto che oggi non esiste lavoratore, uomo o donna che sia, che abbia un lavoro sicuro, uno straccio di certezza di futuro. Oggi sei una vera donna solo se sei sgradevole e inviperita, il tutto possibilmente andandone fiera perché hai saputo emanciparti. Da che cosa, poi? Dalla cura di sé e dall’animo cortese? Bella conquista. Viceversa, lascio a voi la scelta del luogo comune più consono in cui incastrare tutte quelle donne che proprio ad adeguarsi non ci pensano nemmeno.


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9 thoughts on “Sono solo parole

  1. chissà se questa sordida vicenda di figli minori fatti prostituire dalla madre
    interessa alla bella Cortellesi.
    Inutile parlargliene, farebbe finta di nulla; troppa mala fede.
    A proposito, qualcuno conosce il vero nome della indagata? E’ di Manduria,
    e il suo nome è omesso su ogni testa giornalistica.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/03/07/taranto-quattro-bambini-violentati-filmati-e-maltrattati-madre-compagno-e-un-terzo-uomo-in-carcere/5021535/

    non a caso, pochi anni fa le tolsero la potestà genitoriale
    con grandi proteste di lei e del criminale che aveva accanto…

  2. ringrazio come sempre Anna Poli per questo intervento che nobilita la donna.
    Sì, la nobilita. Lo leggerò più volte perchè mi fa piacere leggerla e perchè mi piacciono
    le donne intelligenti (in questo, si, sono fazioso …).

    vorrei anche io rispondere, se fosse possibile, alla Cortellesi, che come tante si è accodata
    al #metoo dopo decenni in cui si capiva manco che idee avesse . Citazione:
    “E l’attrice inizia con gli esempi per farsi capire meglio: “un cortigiano è un uomo che vive a corte. Una cortigiana? una mignotta. Un uomo di strada è un uomo del popolo. Una donna di strada? Una mignotta. Un uomo disponibile è un uomo gentile e premuroso. Una donna disponibile? Una mignotta. Un uomo con un passato. Un uomo con un passato è un uomo che ha avuto una vita non particolarmente onesta ma con una storia che vale la pena di raccontare. Una donna con un passato? Una mignotta. Uno squillo: il suono del telefono. Una squillo? Non la dico nemmeno”.”

    se potessi, in breve le direi questo.
    Come mai, se un uomo separato iniziato una storia con una nuova persona, questa viene epitetata come
    “troia” dalla contrariata ex moglie ?
    Come mai certe mamme (non tutte per fortuna) dicono alle figlie “guarda come stai uscendo, mi sembri una zoccola”?
    Come mai alcune donne si agghindano per la sera “per far emergere la loro zoccolaggine” (parole loro, non nostre).
    Come mai la direttrice scolastica è definita gran zoccola dalle insegnanti donne della stessa scuola?
    Come mai, quando una donna gelosa fa una scenata, la prima parola che esce dalla bocca è quella che
    si riferisce alla “scarsa serietà” della antagonista donna?
    Come mai per insultare un uomo, certe donne incavolate gli dicono “sei un vile puttaniere” ?
    Come mai una ex moglie del sud usa il termine “vajassa” per definire la mamma del suo ex (=suocera)?
    perchè certe studentesse di Liceo additano, sui social e nella vita reale, alcune loro compagnette come “troie”?

    Sarà sempre colpa di noi uomini, se nel mondo succede tutto questo ?

  3. Volete capire che ormai è tutto perso?
    Le donne usano sistemi molto sottili e inattaccabili che mai e poi mai crolleranno questo perche’ sottili , innocui e non palesi. Loro vengono prese sempre sul serio noi maschi compreso io che per qualsiasi discussione ci rendiamo ridicoli.
    L’unica soluzione è quello di far scorrere gli eventi , prenderci tutte le umiliazioni e sottostare a qualsiasi cosa che impone il gentil sesso.
    Se contestiamo veniamo presi per misogini , se usiamo la forza siamo violenti & femminicidi pertanto è una lotta persa in partenza.

    Come la teoria da me inventata che i gay maschi lottano inutilmente per i diritti avanzati senza avere le basi forti che hanno le lesbiche (le lesbiche sono socialmente accettate-basi forti , i gay sono socialmente discriminati-basi deboli) la applico nel divario uomo/donna dove quest’ultime hanno basi forti mentre gli uomini hanno basi deboli che crollano da un momento all’altro.
    Mi rendo conto di come i gay maschi sono ottusi e credono che una legge a favori dei matrimoni significa automaticamente accettati.Anche se liberi di sposarsi c’è sempre quello spesso strato (base precaria) fatto di insulti pesanti, mobbing, percosse , discriminazione , pregiudizi ed omicidi .

    1. In effetti ànche nei rapporti tra persone dello stesso sesso vengono applicati trattamenti diversi… Nel corso di un viaggio in treno ho avuto come compagne di viaggio due fidanzatine che si scambiavano innocenti bacetti… Io per rispetto della privacy ho fatto Finta di niente, e altri come me… Come credete che sarebbero stati trattati due fidanzatini che avessero osato fare una cosa del genere in pubblico.. ..?…

  4. Sacrosante considerazioni, Anna, come smpre da parte tua.
    Riguardo ai bambini e quello che succede nelle scuole scuole ho già testimoniato la mia esperienza di padre fra i commenti a questo articolo: https://stalkersaraitu.com/il-lessico-bugiardo-di-serena-dandini/
    Ieri ho appreso che in aggiunta da quanto da me già elencato una nuova attività del liceo della scuola di mia figlia è andare a teatro a vedere un lavoro intitolato: Le donne di Chernobyl. Dunque, dopo la Shoah, anche Chernobyl è diventata un simbolo dell’oppressione sulla donna!
    Aggiungo che nel conservatorio di musica dove insegno arrivano molte proposte di borse di studio e concorsi riservati alle studentesse, poche opportunità aperte a tutti, ovviamente nessuna riservata agli studenti di sesso maschile: se ne dovessimo malcapitatamente varare una la scuola verrebbe immediatamente chiusa per ignominia.
    Ce n’è davvero bisogno? Le pianiste, violiniste e cantanti in erba sarebbero discriminate rispetto agli studenti maschi? Ma dove? Quando? Molti studenti maschi sono stufi ed esasperati di essere costantemente esclusi per ragioni che nulla hanno a che fare col talento e con lo studio.
    P.S.: Cortellesi e Bartezzaghi ne hanno dimenticata una: Peripatetico: filosofo di scuola aristotelica.
    Peripetetica…

  5. “I nostri figli maschi hanno diritto alla fiducia, hanno il diritto di sentirsi dire che sono esseri meravigliosi e noi adulti abbiamo non solo il dovere di ribadirglielo, ma anche il dovere di crederci fermamente. Se sono sinceramente convinta che, per quanti sforzi lui possa fare, non sarà mai al livello di una donna, sarà esattamente questo il messaggio che gli passerò e sarà esattamente questo il pensiero che lui farà di se stesso”.
    Per queste parole, come padre un figlio maschi e di una ragazza, semplicemente ti adoro. Grazie, Anna.

  6. Che cazzone!
    Che testa di cazzo!
    Che coglione!

    Maronn’, che figo/a!
    Che figata!
    .
    .
    .

    E tanto basta.

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