“Stalker sarai tu” bussa alla porta dei giovani vlogger

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Le vlogger Red Lillium e Barbie Xanax

di Davide Stasi. Ricevo molte testimonianze sul fatto che la vicenda della shitstorm contro il vlogger Marco Crepaldi e il suo conseguente ritiro dalle tematiche su femminismo e dintorni abbiano creato non pochi malumori e imbarazzi proprio nel variegato mondo delle attiviste femministe. Si tratta dell’ennesima ombra gettata su una mobilitazione permanente che da tempo sta abusando della pazienza delle persone comuni, con effetti di saturazione piuttosto visibili. La preoccupazione delle femministe nasce soprattutto dalla viralità con cui la discussione sull’accaduto si è diffusa tra i produttori di contenuti sul web di età giovane e giovanissima. Ovvero in quel mondo di “youtuber” o “vlogger” a me sostanzialmente sconosciuto, ma che i giovani conoscono e in molti casi stimano moltissimo. Dopo la vicenda di Crepaldi, hanno iniziato a dibattere di femminismo, analizzandolo e sezionandolo, talvolta in toni anche parzialmente critici, e questo soprattutto ha gettato i centri di potere femminista nel panico. Ho guardato molti dei loro video per farmi un’idea e credo che la lobby femminista non abbia in realtà molto da temere. Tra questi nuovi comunicatori predomina una significativa confusione concettuale, molto simile a quella che caratterizzava Crepaldi. In alcuni casi è una confusione colposa, cioè derivata dai messaggi volutamente contraddittori lanciati dal femminismo, in altri è del tutto voluta.

Il mio primo approccio è stato con una live su Twitch organizzata da Red Lillium e BarbieXanax, dedicata alla vicenda di Crepaldi. Le due giovani hanno preso le difese del vlogger strapazzato da quelle che loro stesse non esitano a chiamare “nazifemministe”. Tuttavia non esitano nemmeno a definire se stesse “femministe”, secondo visioni personali che mescolano i tanti ingredienti, spesso incompatibili, presenti nel pentolone ribollente del femminismo. Si va da una difesa del concetto di “identità di genere” alla dichiarazione esplicita secondo cui il femminismo sarebbe per “la parità di diritti e doveri tra uomini e donne”, fino alla convinzione che esistano “molti femminismi”, di diverso tipo, natura, che nella diretta vengono sviscerati. Di fatto mi pare che anche loro cadano nello stesso inganno che induceva Crepaldi a distinguere tra femministe moderate e femministe “radicali” (più altri “sottogruppi”). Mi sono poi fatto una scorpacciata di vlogger di sesso maschile, concentrandomi soprattutto sui due più caldeggiati da chi conosce l’ambiente: il cerbero podcast e Jematria. Il primo è animato da un team di ragazzi che ha spesso affrontato a muso duro le femministe del web, cui si rivolgono con critiche serrate, seppur in un tono scanzonato. Il loro obiettivo, più che legittimo, è fare intrattenimento, non approfondimento o informazione, dunque nulla di male. Gli va riconosciuto il coraggio di prendere di petto e maneggiare rudemente un argomento che tende a esplodere in faccia a chi lo tratta (Crepaldi docet). Il sarcasmo gli vale da scudo, tanto che ancora, a parte qualche critica, i ragazzi del cerbero non hanno subito alcuna vera aggressione. Segno evidente che colpiscono sì, ma i loro colpi risultano innocui.


Mi aspettavo una nazifemminista sbavante livore.


Il vlogger Jematria

Il rapporto con il vlogger Jematria è stato invece altalenante. Ho guardato prima alcuni suoi video generici sul mondo di internet e l’ho trovato davvero piacevole. Un buon eloquio, spiritoso quando serve, preparato e sicuro di sé. Poi ho incrociato alcuni suoi video dedicati agli incel e ai “redpillati” e la superficialità con cui ha trattato gli argomenti mi ha fatto cadere le braccia. Oltre a spettacolarizzare, con un’espressione fin troppo sottolineata della propria indignazione, un fenomeno profondo, reale e doloroso, in quei video Jematria si dichiara apertamente “femminista”, senza specificare troppo in cosa consista quella sua convinzione. Trapela a tratti la solita fiducia nel fatto che il femminismo lotti “per la parità e dunque sia dalla parte del bene”. Quasi buffo risulta quando, criticando l’approccio redpill che nega il “femminicidio”, forza la realtà affermando che si tratta di un termine corretto, tanto che ne esiste anche il contraltare, “l’androcidio”. Un termine che in realtà non si è mai sentito e che Jematria sfodera lì per lì, per dare una conferma della sussistenza della “parità”. Per il resto dimostra verso la realtà del disagio maschile, rappresentata in termini estremi proprio dagli incel (che lui confonde con i “redpillati”), una reazione di condanna senza appello, deludente non solo in quanto tale, ma anche perché se ne può capire facilmente l’origine: proprio in quell’indulgenza un po’ confusa verso un femminismo positivo e buono perché dedito alla “parità”. Che però non esiste, se non nella retorica di parte.

Ho tenuto per ultima una vlogger molto nota e molto temuta: CMDRP. Si tratta di una giovane che ha ottenuto molta visibilità su YouTube grazie a una fortunata serie di video intitolati “Femminismo in pillole”. Il suo nome è riecheggiato insistentemente nelle discussioni sulla vicenda di Crepaldi perché da lei, anzi dal suo avvocato, è partita una lettera di diffida (o minaccia di querela, non è chiaro) allo stesso affinché ritirasse alcuni suoi video dove la criticava. Ho approcciato i suoi video, dunque, con molti pregiudizi. Mi aspettavo una nazifemminista sbavante livore, odio e risentimento. Mi sono trovato davanti invece una persona dall’eloquio pacato, morbido, un viso accogliente e uno sguardo molto buono e sincero. Attendendomi di sentire una dichiarazione d’intenti, sono partito dai suoi primissimi video e sono rimasto spiazzato una seconda volta nel sentirle spendere parole anche per il genere maschile. Perché lei, come tutti gli altri, ovviamente definisce il femminismo come da vocabolario: “un movimento per la parità politica, economica e sociale tra donne e uomini”. E in effetti di tanto in tanto gli uomini li menziona davvero nei suoi video, talvolta sottolineando la possibile reciprocità delle discriminazioni, talaltra per scusarsi se parla soltanto al femminile, dovendo occuparsi di tematiche quasi esclusivamente ricadenti sulle donne.


Il lupo sotto il vello lo scopri solo quando ti strappa via la faccia a morsi.


La vlogger CMDRP

I suoi video sono di fatto la migliore rappresentazione del femminismo. Vale la pena soprattutto vedere il primissimo, dove definisce e confronta maschilismo e femminismo. Lì si manifesta già il nucleo centrale del problema, ossia la plasticità del materiale con cui il femminismo è fatto. Qualcosa di simile alla plastilina, capace di assumere qualunque forma, di essere tutto e il contrario di tutto, di ammettere qualunque cosa per poi escluderla subito dopo. La spiegazione di CMDRP sul perché lo si chiami “femminismo” e non “ugualitarismo” o “paritarismo”, ad esempio, è commovente nella sua ingenuità: per rendere omaggio al ricordo delle donne che da sempre nella storia sono state oppresse rispetto all’uomo. Salvo dire subito dopo che anche gli uomini non se la sono mai passata granché bene. Dire e disdire, insufflare e suggerire, salvo poi riequilibrare per non apparire settaria. CMDRP è molto brava in questo gioco, condotto non si sa se in buona o in malafede. Guardare i suoi video successivi fa, purtroppo, propendere per la seconda ipotesi: ogni dogma tipicamente femminista viene snocciolato e sviscerato, il lupo feroce, per chi lo sa vedere, mostra ovunque il suo ghigno, nonostante gli sforzi della giovane per ricoprirlo col vello d’agnello. Ed è forse questo l’aspetto che rende davvero temibile una comunicatrice come CMDRP: abituati come siamo a pasionarie ululanti con la bava alla bocca, stupisce noi vecchioni sgamati vederne una così capace di far scivolare pacatamente un messaggio intrinsecamente subdolo. Si può solo immaginare come quei modi possano fare breccia e infiltrarsi come un sottile veleno nelle giovani generazioni meno attrezzate, preparate e informate.

Sono proprio modalità comunicative come quelle che inquinano l’approccio degli altri vlogger, che rendono innocua la simpatica gigioneria del cerbero e furiosa la condanna di Jematria verso i più sofferenti del versante maschile, o che creano il pasticcio concettuale in giovani intelligentissime e colte come Red Lillium o BarbieXanax e le altre che ho ascoltato. Lì si sente davvero il potere inaridente e sterilizzante della parte superficiale del messaggio femminista, che rende incapace qualunque giovane comunicatore di fare un debunking preciso della garbata ma pericolosissima narrazione di comunicatrici come CMDRP. Esse veicolano un messaggio accecante, azzoppante, ribellandosi al quale si ottiene solo di liberare il Kraken, come Crepaldi sa bene. È stato dopo questa scorpacciata di giovani comunicatori che mi è venuto in mente di riaprire eccezionalmente la mia “Radio Londra“, cui ho invitato a partecipare i ragazzi del cerbero podcast, Jematria e Red Lillium, e dove mi piacerebbe invitare anche CMDRP, proprio per parlare di femminismo, partendo dalla vicenda di Crepaldi, magari con l’apporto di altri “vecchioni” come Nestola, Altaba o Toesca. Credo fortemente nel valore fondamentale delle giovani generazioni per superare uno scenario conflittuale che non può continuare a lungo su questi livelli e speravo che avrebbero accettato o quanto meno risposto allo stimolo di un confronto culturale e intergenerazionale. Purtroppo non è arrivata alcuna risposta. Ma non dispero. Io e tutto lo staff di questo blog e dei suoi canali collegati abbiamo lasciato in giro per il web un sacco di briciole che forse, se non ora in futuro, qualcuno di loro raccoglierà. Probabilmente quando la Bestia si sarà divorata qualcun altro di loro. Perché è così che funziona. Il lupo sotto il vello lo scopri solo quando ti strappa via la faccia a morsi. E per come vanno le cose, è certo che presto o tardi andrà a bussare alla porta di qualcun altro di loro.


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