Su Twitter il potere sessuale annienta gli Ulisse

di Redazione. Da qualche tempo teniamo d’occhio alcuni profili Twitter di simpatiche ragazze, donne, signore. Specifichiamo i tre termini perché le età variano dai venti ai cinquanta e passa anni. Sono profili interessanti e qui ne parleremo senza alcuna intenzione di giudicare gli atti, le decisioni o l’intelligenza di chichessia. Nostro intento è descrivere una realtà che esiste e metterla in comparazione con alcune tematiche a noi care. Detto questo, i profili che abbiamo monitorato sono tutti accomunati da un fattore: la provocazione sessuale. In alcuni casi ammantata da una sorta di culturalismo raffinato, in altri spudorata fino a toni che qualcuno potrebbe definire volgari. In ogni caso sempre della stessa cosa si tratta: tette, culi, qualche volta anche fiche, più spolverate di labbra, mani, piedi o altri dettagli.

Tutte utilizzano il supporto fotografico, seppure con diverse frequenze: c’è chi si mostra due-tre volte a settimana, chi una volta al giorno e così via. Le foto sono quasi sempre scattate in casa, talvolta all’aperto. Nella maggior parte sono immagini scattate da terzi, e in minor misura sono selfie. All’immagine costoro associano messaggi brevi (come devono essere tutti i Tweet), variabili nei toni, ma tutti concepiti nell’ottica di provocare il lettore, da un lato, dall’altro di trasmettere un’immagine di sé all’esterno molto disinibita. Solo in un paio di casi si mostrano in volto, umanizzando pienamente il proprio modello comunicativo. In tutti gli altri casi si tratta di corpi senza teste o senza volto, e di messaggi privi di identità. Segno che nella maggior parte dei casi, il social network serve per rivelare un lato caratteriale e un tipo di pulsioni che nella vita reale vengono tenuti nascosti. Anche perché, molte di esse non ne fanno mistero, si tratta spesso di donne sposate o accompagnate, non di rado con figli.


L’idea è che non possano esistere donne del genere.


Un aspetto che colpisce molto, oltre al fatto che si tratta di materiale sempre molto piacevole da guardare (molto meno quello da leggere, ma ne parleremo dopo), è la presenza sempre, senza nessuna esclusione, di un pretesto per mostrarsi. In moltissime associano brevi critiche letterarie al proprio corpo: pullulano le copertine dei libri più disparati accostati a capezzoli, seni e chiappe. Da amanti della lettura non possiamo che apprezzare questo tipo di marketing letterario che però, va detto, dà più la sensazione appunto di pretesto per mostrarsi. Chi lo fa sembra cioè più preoccupata di mostrare le poppe che non il libro. E non sono soltanto i libri i protagonisti delle esibizioni fotografiche, si usa di tutto: frutta, verdura, caschi da motociclista, dischi, chitarre, le scarpe o gli occhiali appena acquistati, la colazione del mattino, il panorama dalla finestra. Alla lunga l’inventiva viene meno e tutto diventa un po’ stucchevole, fino a indurre qualcuna a mettersi un coprilampada in testa o un cavo USB nell’ombelico pur di mostrarsi in deshabillé.


Queste utenti non di rado sono in contatto reciproco. Non si sfidano, anzi tendono a fare comunella e a stimolarsi a vicenda, deragliando talvolta nella bi o omosessualità, elemento che rende ancora più trasgressiva e attraente la loro immagine pubblica. Ciò che le differenzia di più è sicuramente il linguaggio che accompagna le immagini. Alcune preferiscono frasi immaginifiche, buttate lì un po’ a caso in modo da dare l’impressione di una cultura e una sensibilità profonde. Altre raccontano la propria vita di ogni giorno, semplicemente, con molta schiettezza. Poi ci sono le più spudorate, quelle che anche con il linguaggio puntano a catalizzare l’effetto fotografico verso un parossismo erotico-pornografico talmente spinto da risultare alla fine sostanzialmente poco credibile. L’attrattività, in quei casi, si trasforma soltanto nell’innesco di un pensiero controproducente per loro che cercano visibilità: “sta fingendo”. L’idea è che non possano esistere donne che si esprimano, significando sinceramente il proprio reale pensiero, in questi termini (è una selezione a titolo d’esempio assolutamente minimale):


È qualcosa che accade oggi ed è sempre accaduto.


Sul motivo per cui ci siano moltissime donne che sui social network scrivono queste cose e scelgono di mostrare il proprio corpo, si potrebbe discutere per mesi, forse per anni, senza arrivare mai a un punto. Ognuna avrà le proprie ragioni per farlo. L’unica cosa certa che si può dire è che a loro faccia piacere mostrarsi, altrimenti non lo farebbero. Si tratta di una loro libera scelta, il social network in questione (Twitter) ha una policy che lo permette, dunque non si dovrebbe perdere tempo più di tanto a discuterne. Eppure ci sono aspetti che andrebbero approfonditi, specie alla luce di una ben nota narrazione, quella femminista, e della sua idea di donna destinataria di specifici messaggi ideologici. Le esibizioniste di cui abbiamo parlato sono figlie della liberazione sessuale voluta fortemente proprio dal femminismo storico. Eppure le loro esibizioni infastidiscono buona parte delle femministe, quelle che protestano quando si vede mezzo sedere su un cartellone pubblicitario, che additano la “mercificazione” e “oggettificazione” del corpo femminile, che insomma detestano le donne belle e libere nel fare le proprie scelte. E sarebbe utile poter chiedere a queste femministe secondo loro quanto contributo danno queste fanciulle esposte alla cosiddetta e inesistente “cultura dello stupro”. Di fatto, ognuno può esprimere la propria opinione sull’opportunità o meno che una madre di famiglia, talvolta anche qualche nonna, si esibisca a quel modo, ma resterebbe un’opinione individuale poco rilevante, come tutte le opinioni “moraleggianti” o “moralistiche”, più che morali. Perché a chiudere il discorso c’è un’osservazione semplice: “che male fanno?”.

La risposta immediata è: nessun male. Ed è assolutamente vero all’atto pratico. Su un piano un po’ più profondo però sono la più grande prova dell’inesistenza del patriarcato, storico e attuale. Finito di guardare le loro foto, infatti, è possibile scorrere tra i commenti e farsi un’idea del potere assoluto che costoro, tramite un’immagine e qualche frasetta, sono in grado di esercitare su un numero impressionante di uomini. Alcuni sarebbero capaci di qualunque cosa pur di poter vedere di più, di avere un contatto diretto con la loro eroina del momento o per possederla, e lo scrivono apertamente. Chi, come noi, cerca di trovare una strada per la definizione di una nuova, dignitosa e orgogliosa maschilità, prova dolore nel vedere quanto sbavante servilismo possa suscitare un capezzolo su uno schermo. Un servilismo maggiore e più profondo di quello suscitato da un semplice film porno, dove le attrici sono dee irraggiungibili. Qui si tratta di donne che magari vivono a pochi chilometri: colleghe, vicine di casa… Tutto molto più vero e possibile. Ognuno dei supplicanti sotto quelle foto ha sicuramente la forza e l’assertività per imporre il proprio dominio sul mondo, in quanto maschio, ma la sua forza morale viene istantaneamente fiaccata fino all’umiliazione dalla visione di una caviglia o di un gluteo. È indubbio che parte del piacere di mostrarsi, da parte di quelle donne, è proprio l’esercizio di quel potere, mentre dall’altro lato ogni uomo che si paralizza davanti al display è una perdita (lo spiegheremo meglio nel podcast di domenica, intitolato “Virili come Ulisse”). Sono dinamiche che accadono oggi e sono sempre accadute. Viene dunque da chiedersi quanto questo potere femminile abbia contribuito a fare la storia, con tutto il suo effetto su quegli uomini che la storia l’hanno fabbricata a forza di braccia. E, data la diffusione di strumenti come i social network, è inevitabile chiedersi oggi quanti uomini fiaccati nel cedere la sollecitazione della propria virilità a qualche immagine di qualche narcisista, tengano in mano le redini del presente e stiano gettando i binari per il viaggio nel futuro. Il timore, leggendo sotto quelle immagini, ma anche guardandosi attorno, è che siano drammaticamente troppi i Pierini, disposti a farsi dominare totalmente dalla proposta sessuale femminile (anche quando fittizia), rispetto ai ben più indispensabili Ulisse, capaci di sfuggire alle varie Circe e Calipso.


Fondo di Protezione Legale

Contribuisci a sostenere le spese legali di questo blog

Il tuo contributo verrà usato per combattere i tentativi di censura attraverso querele e denunce.

Modifica liberamente la cifra che vuoi donare

Seleziona il metodo di pagamento
Informazioni Personali

Per fare una donazione tramite bonifico fai riferimento a questi dati:

    1. IBAN: IT67X0617501401000002421780
    2. SWIFT (per bonifici dall'estero): CRGEITGG
    3. Intestato a: Davide Stasi
    4. Causale: donazione Fondo Dotazione Legale

GRAZIE!

STALKER SARAI TU

Totale Donazione: €20,00


Iscriviti per ricevere la newsletter settimanale di “Stalker sarai tu”:

Loading

 

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: