Tarzana e il principe cenerentolo

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LA FIONDA

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di Santiago Gascó Altaba –  “Il principe Cenerentolo non sembrava un principe, perché era bassino, lentigginoso, sporco e magro, sempre a casa, pulisce e ripulisce…”, ecco l’incipit della nuova fiaba Il principe Cenerentolo. Tutti siamo consapevoli dell’asimmetrico  ruolo assegnato a uomini e donne nei racconti e nelle fiabe, dell’insopportabile sovrarappresentazione di protagonismo maschile, “generazioni di favole cresciute al suon di C’era una volta (…), un unico punto in comune: lui, l’uomo senza macchia e senza paura che sfida il drago sputa fiamme (…) per svegliare la sua bella – addormentata – e chiuderla nel suo palazzo e nel suo cuore”. Per fortuna certe istituzioni sono intervenute per contrabilanciare questo storico torto subito dalle donne, modificando lo spirito di quelle classiche, come Tarzana o Il principe Cenerentolo, finanziate dal governo di Cantabria, regione della Spagna, oppure creandone nuove di zecca non sessiste. E se non si possono creare, si eliminano. A Barcellona, in alcune scuole sono state ritirate ben 200 fiabe “tossiche”, il 30% del totale, tra cui La bella addormentata o Cappuccetto Rosso.

Quello che non hanno comunicato è cosa pensano di fare con i libri censurati, forse bruciarli? Del resto, il 60%, malgrado presentasse stereotipi di genere, è stato risparmiato, e soltanto il 10% dei titoli era adatto secondo la prospettiva di genere. Anzi, se devo dire la verità, mi sono proprio stupito che siano riusciti a trovare un 10% di fiabe “sane”. L’asticella del giudizio è ormai spostata troppo in alto. Biancaneve: perché mai Bianca? Che fine hanno fatto le minoranze etniche?  E i sette nani, sono le sette persone con una statura alternativa, o meglio in inglese, i sette sfidati verticalmente? Come rendiamo I tre porcellini paritario? Un porcellino, una porcellina e un transporcellin@? Mettiamo i tre porcellini in galera per abuso edilizio? Il brutto anatroccolo deve per forza essere brutto? Perché non un’anatroccola? Perché Cenerentola deve avere due misure in meno delle sue sorellastre? Grassofobia? Il lupo di Cappuccetto rosso, quando si traveste da nonna, non sta sperimentando una nuova identità di genere? E come la mettiamo con il lupo, il cacciatore e gli animalisti?


Forse oggi i mostri dovrebbero essere seduti ai computer.


Capisco quanto possa essere difficile per questi tribuni del politicamente corretto giudicare le fiabe classiche senza alcuna conoscenza della Storia. Le fiabe, come i miti o le leggende, ci parlano da altre epoche, ma i messaggi sono profondi e sempre attuali. Il “lupo” rimane pur sempre un “lupo”. Hansel e Gretel, ad esempio, ci parla delle grandi carestie del XIV secolo, del cannibalismo che esisteva, dell’abbandono dei propri figli per poter sopravvivere, di un mondo ormai estinto che lancia un messaggio attuale. Le fiabe parlano di un’alta mortalità, di figli orfani e bambini abbandonati nel bosco. Il primo Cappuccetto rosso, di Perrault, non ha un lieto fine al contrario di quello dei fratelli Grimm, e finisce con un monito diretto dell’autore a tutti, senza distinzione di sesso, anche se in maniera prevalente alle giovincelle per ovvie ragioni: “Vediamo qui che gli adolescenti, e soprattutto la giovincelle eleganti, ben fatte e belle, fanno male ad ascoltare certa gente, e che non bisogna meravigliarsi della celia per cui il lupo se ne mangi tante”.

Forse oggi i mostri dovrebbero essere seduti ai computer, ma il messaggio profondo non cambia. “Le fiabe recano importanti messaggi alla mente conscia, preconscia e subconscia. Queste storie si occupano di problemi umani universali, soprattutto di quelli che preoccupano la mente del bambino, e quindi parlano al suo Io in boccio e ne incoraggiano lo sviluppo, placando nel contempo pressioni preconsce e inconsce”, ha scritto Bruno Bettelheim nel suo meraviglioso libro, ormai classico e di obbligata lettura, Il mondo incantato. Così, secondo la psicoanalista Marie Bonaparte La bella addormentata è una replica del primo rapporto biologico delle donne, perché il ruolo di ogni cosa di sesso femminile, dall’ovulo alla persona amata, è un ruolo di attesa; la vagina deve attendere l’avvento del pene nello stesso modo passivo, latente e inattivo in cui l’ovulo aspetta lo spermatozoo.


Noi uomini siamo tutti militi ignoti.


Ma al di là di letture storiche o psicoanalitiche, a noi interessa tutt’altro. A noi interessa capire perché ogni volta che il femminismo fa un’analisi, in qualsiasi ambito della vita (pubblicità, barzellette, arte, violenza…), realizza una lettura chiaramente unidirezionale, parziale e faziosa che vittimizza le donne, colpevolizza gli uomini e censura gli aspetti speculari che provano il contrario. È già stato detto per il linguaggio, vale anche per le fiabe. Il Principe bacia La Bella addormentata nel sonno, senza consenso, dunque si tratta di molestia sessuale. Strano, a me era sembrato invece un evidente caso di pedofilia, dati i 100 anni di differenza d’età. Il principe che cerca Cenerentola per tutto il reame, non è forse uno stalker? E Psiche che cerca dappertutto Cupido, fino all’inferno, è anche lei una stalker? Cosa dire di Cenerentola, condannata alle faccende domestiche? Potrebbe andare bene il mestiere di boscaiolo di Biancaneve in un bosco di lupi, di Il calzolaio povero dei fratelli Grimm, di pescatore ne Il pesciolino d’oro, che si sa, quando il mare è in tempesta si rischia la vita, oppure la mandiamo a lavorare in miniera con i sette nani? Sinceramente, non ho mai capito perché l’ultima arrivata, Biancaneve, ha il privilegio di poter rimanere al calduccio a casa a fare le faccende domestiche quando il lavoro in miniera non lo scansa nemmeno Cucciolo? Il motto è “prima donne e bambini” o “prima le donne dei bambini”? Se non va bene arrampicarsi sui capelli di Rapunzel, chiaramente una violenza sessuale, come possiamo definire il lancio della principessa del povero principe ranocchio contro il muro, violenza domestica aggravata?

Nulla da fare, “le fiabe sono sessiste, le hanno scritte e inventate gli uomini e gli stereotipi femminili sono identici a quelli che vengono reiterati ancora oggi”. Oppure il contrario, “se il mondo è una favola è grazie alle donne”. Ora motivo di denigrazione maschile e sessismo, ora motivo d’orgoglio e divinizzazione. Coerenza zero. Femminismo. Ma ritorniamo alla grande accusa. Le protagoniste femminili sono passive, prive di personalità e bisognose d’aiuto al contrario delle figure maschili. Eppure la maggior parte delle fiabe sono dedite a figure femminili che possiedono un nome, e una personalità definita di cui conosciamo spesso il pensiero. La più popolare e diffusa al mondo è Cenerentola, al secondo posto Cappuccetto Rosso, dopodiché Biancaneve, la Bella (e la Bestia)… Chi conosce i nomi dei principi di Cenerentola, Bella, Biancaneve, Ariel, Aurora (Bella addormentata), Rapunzel, Mulan…? I principi sono personaggi anonimi, senza nome e personalità, identici, che si fanno in quattro per soddisfare i sogni delle loro principesse a rischio della propria vita. Infatti l’unica funzione delle figure maschili è quella di ricevere colpi (Jack e i suoi baratti), di morire da principi falliti, caduti cercando di salvare la Bella Addormentata o cercando di risolvere l’enigma (Il sartino coraggioso), sempre all’unico scopo di soddisfare e accontentare una LEI. Un esercito di identici anonimi come Il soldatino di piombo, senza nome, caduti servendo in vita una LEI. Volete sapere a chi ha condizionato in maniera più devastante il sessismo nelle fiabe, semmai esiste? Chiedetevi perché nel mondo non esistono tombe al Milite ignoto dediti alle donne. Noi uomini siamo tutti militi ignoti. Romeo non ha un tomba. A visitare la tomba di Giulietta c’è sempre una schiera di visitatori. Anonimi principi caduti nelle fosse comuni delle fiabe. Prima di aprire il libro, guardate la copertina, cosa c’è scritto a carattere cubitali: CENERENTOLA. Per ulteriore approfondimento e più ampia informazione sul sessismo nelle fiabe rimando alla lettura de La grande menzogna del femminismo (pp. 347-418).


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