The model: l’innocenza è donna. O forse no.

di Giacinto Lombardi. “The model” è un film danese del 2016. Parla di una ragazza, Emma, ambiziosa modella di 16 anni, ma che ne dichiara 18, che parte dalla Danimarca verso Parigi per realizzare il sogno della sua vita: essere una modella, magari per Chanel. Fa un provino, viene scartata, non si scoraggia, va a una festa vip, vede il fotografo che l’ha scartata, lo prende per mano, lo porta a ballare, lo accarezza, lo bacia lo seduce, si mettono insieme e lui la promuove. È brava, finisce sulla copertina di una grande rivista di moda ma lui la porta a una festa di viziati e amorali ricchi rampolli della moda parigina, una di quelle feste dove il padrone e cerimoniere dà inizio alla festa chiedendo ad ognuno di baciare “alla francese” il vicino di sedia anche se sconosciuto, anzi proprio qui sta il gioco: pomiciare con lo sconosciuto perché chi entra in quel giro non è mai un estraneo e la morale dei ricchi non è la stessa di quella dei poveracci.

Un seduttore compulsivo, dal nome italiano, dirigente della Chanel, punta Emma, la porta in piscina e, forzando un po’ la mano, la scopa in un amplesso dove non si capisce bene se lei ci sta o viene violentata. Comunque lei ci rimane male, lo confida al fidanzato fotografo che prende a pugni il rivale mentre a caccia di casa lei. Emma torna alla carica, confessa di essere incinta ma non è vero. Lui la riprende con sé ma l’amica la tradisce, lui scopre l’inganno e la ricaccia di casa, questa volta è finita davvero. A casa litiga con l’amica traditrice, fanno a botte, il padrone di casa le divide, l’amica va via, lei va a sedersi in braccio all’uomo, un poveraccio di mezz’età vagamente sfigato. Lo accarezza, lo bacia, poi lo molla come un cretino e si rifugia nella sua stanza.


Il miserabile ha già peccato nel cuore.


Lui rimane male e la segue in camera, comincia ad accarezzarla, vuole di più di due carezze, le sue attenzioni sono per lui un invito, forse una promessa, lei invece si è già pentita. Si oppone ma senza molta decisione, lui forza un po’ la mano, insiste, la prende poi si pente, chiede scusa, implora il suo perdono. Lei si alza, prende un coltello, due botte in pancia mentre il poveretto la guarda smarrito, impaurito e fortemente perplesso per l’enormità della sua reazione. Lei fugge in strada, incontra una pattuglia di polizia, mostra le mani insanguinate, sconvolta dichiara di aver ucciso un uomo, i poliziotti la tranquillizzano amorevolmente e la mettono in auto. Cambia la scena, lei è tornata a casa dai suoi. L’hanno già rilasciata, forse assolta, il miserabile invece è uscito dall’ospedale ed è in galera e il vecchio fidanzato tradito per il fotografo è tornato con la coda tra le gambe ad elemosinare un’attenzione. Arriva una telefonata da Parigi, la vogliono per una sfilata per Chanel, il sogno si avvera.


Amare considerazioni: le azioni non hanno valore morale (e legale) in se stesse, il valore delle azioni è dato da chi le compie. Gli eletti non peccano, qualunque cosa facciano, i poveracci hanno sempre torto perché sono impuri a prescindere e tutto ciò che fanno è sbagliato perché le loro intenzioni sono impure. L’eletto che l’ha stuprata nella piscina di una casa signorile di un dio della moda non può essere giudicato, non può essere punito, gli dei sono la legge e non sottostanno alla legge specie se hanno la possibilità di ripagare e realizzare i sogni dei poveri mortali, al massimo può prendersi un cazzotto da un altro eletto. L’innocente bambina che infilza il rozzo stupratore, non può essere biasimata né condannata, è lei il giudice, è lei che ha emesso la sentenza, il miserabile che osa alzare lo sguardo con desiderio sulla principessa ha già peccato nel cuore, ha già mostrato nel pensiero la sua impudicizia, se poi passa all’azione merita due coltellate in pancia così impara a stare al suo posto.


All’uomo spetta la sottomissione o la rivolta.


Il desiderio ci disonora, ci degrada in questa società di fine ciclo. Il ciclo storico del desiderio è tramontato, ancora non sappiamo se si tratta del miniciclo cominciato col sessantotto oppure del macrociclo cominciato con la Rivoluzione Francese, non sappiamo se ci risolleveremo in qualche decennio oppure ci attende un lungo ciclo della colpa, un nuovo Medioevo all’insegna del pentimento. Ora è così; non siamo stati capaci di restituire al desiderio la dignità della parola, il poveraccio non è stato capace di confidare alla ragazza ciò che provava e passa all’azione per poi accorgersi di aver commesso qualcosa di grave implorando da lei un perdono impossibile. Il narratore, l’intellettuale non è più capace di soccorrere l’uomo nella sua debolezza lasciandolo in balìa della grande accusatrice: la parola che accusa è più potente della parola che difende, la vendetta ha preso il posto della giustizia, il tempo implacabile di Giuditta è arrivato, è finito il ciclo di Beccaria, un nuovo Hammurabi è alle porte, le regine non si accontentano della giustizia, vogliono un mondo senza delitto e chi sbaglia sia condannato alla Geenna del fuoco eterno.

L’uomo che ha ucciso Dio perché non gli serviva più, che si è liberato del Verbo, della legge suprema che regola il desiderio ma che assolve e redime il peccatore pentito, si è scavato da solo il baratro della parola accusatoria, della condanna a prescindere, del giudizio dell’uguale ma che uguale non è in quanto parte in causa. Non vi era nessuna legittima difesa che giustificasse la legge del coltello, vi era però una punizione da infliggere, una lezione da impartire, un intento educativo a questo essere immondo incapace di gestire il suo sesso, perciò la donna è giustificata. Non è lui che decide se il suo era amore, desiderio, passione oppure stupro, possesso, abuso… è lei che decide. Lei è la legge, è sua la sentenza e l’uomo si deve sottomettere e se sbaglia si deve pagare. Intanto in Spagna una donna aggredisce l’uomo, lo pesta, lui reagisce, finiscono in tribunale a lei danno tre mesi, a lui sei mesi di galera, anche se è stata lei ad aggredire per prima e la difesa dell’uomo era giustificata davanti al tribunale della ragione, ma una legge superiore ha deciso che la reazione maschile è sempre violenza di genere e merita l’aggravante, l’uomo deve essere educato.

Allo stesso modo in Italia un tale ha ordinato di sfigurare una donna con l’acido e prende vent’anni di galera, una donna sfigura un uomo con l’acido e ne prende 7 più 2 di domiciliari. Vediamo se almeno questa volta gli uomini capiscono come va il mondo. Le leggi non possono essere uguali, le donne vanno favorite perché sono moralmente superiori, l’uomo va educato a suon di ceffoni e coltellate, la donna va sostenuta, capita e soprattutto amata, sempre, perché è lei l’eletta del Signore, all’uomo il compito di servirla. La maschera della parità è caduta, all’uomo spetta la sottomissione o la rivolta.


Fondo di Protezione Legale

Contribuisci a sostenere le spese legali di questo blog

Il tuo contributo verrà usato per combattere i tentativi di censura attraverso querele e denunce.

Modifica liberamente la cifra che vuoi donare

Seleziona il metodo di pagamento
Informazioni Personali

Per fare una donazione tramite bonifico fai riferimento a questi dati:

    1. IBAN: IT67X0617501401000002421780
    2. SWIFT (per bonifici dall'estero): CRGEITGG
    3. Intestato a: Davide Stasi
    4. Causale: donazione Fondo Dotazione Legale

GRAZIE!

STALKER SARAI TU

Totale Donazione: €20,00


Iscriviti per ricevere la newsletter settimanale di “Stalker sarai tu”:

Loading

 

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: