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Tra femministe e ArciLesbica volano gli stracci

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LA FIONDA

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di Alessio Deluca. Diciamolo subito e in premessa, a scanso di equivoci: tra noi e ArciLesbica c’è una distanza siderale e incolmabile. Si tratta di un’organizzazione iperfemminista, e come tale è e sarà sempre il nemico. Non per gli orientamenti sessuali che esprime (ognuno si porti a letto chi e cosa vuole, purché non nuoccia ad altri), ma per l’ideologia che esprime, appunto un femminismo cieco, opprimente, odioso e violento. Questa contrapposizione di principio però non ci deve impedire di puntare lo sguardo sui fenomeni e, se del caso, esprimere apprezzamento per eventuali prese di posizione coincidenti. E il periodo pare propizio, da questo punto di vista.

Sì, perché il matrimonio forzato tra femminismo e istanze arcobaleno, con tutto il suo portato di ideologia gender, in questo periodo è in profonda crisi. Si tratta di un matrimonio antico, nato alla fine degli anni ’60, durante quell’orgia dei diritti purchessia e l’apoteosi della liberazione sessuale che in buona parte ha causato il disordine relazionale in cui si trovano oggi uomini e donne. Poter dire che il sesso di una persona non è dato dalla nascita, grazie a percorsi biologici, ma è un costrutto culturale che si impone successivamente (idea scaturita dalla mente malata del medico-criminale americano John Money) fu la chiave di volta sia per il femminismo che per il mondo omosessuale, fu la formula che dischiuse loro le porte del dominio del futuro. Quello che è il nostro presente attuale.


I gay hanno dovuto cedere il primo posto al mondo lesbico.


A nessuno che abbia studiato i fenomeni con profondità è mai sfuggita la concreta incompatibilità delle parti in causa e la potenziale instabilità della loro alleanza. Che il femminismo votato alla liberazione dall’uomo potesse fare gli interessi anche della comunità omosessuale maschile era e rimane cosa impossibile (amici gay, ma che ci fate ancora con quelle là?). Che agli uomini transgender venissero aperte le porte della reggia contenente tutti i privilegi riservati a chi è genuinamente femmina era una chimera. In realtà sono stati cortocircuiti tenuti a bada per lungo tempo, perché i due movimenti condividevano il comune obiettivo della conquista del mainstream e del potere, attraverso la lamentela della minoranza oppressa storicamente e ancora oggi. A fronte della necessità di percorrere quella marcia trionfale, i mille rivoli e le centomila correnti in cui femminismo e omosessualismo amano dividersi hanno chetato i loro contrasti, arrivando a predominare come è visibile quotidianamente un po’ ovunque.

Il mondo lesbico, rappresentato in Italia da ArciLesbica, è stato parte del processo da subito. Il movimento LGBT non solo porta l’iniziale di quell’orientamento (la L sta per “lesbiche”), quale soggetto fondatore, ma addirittura ne ha scalato le vette: originariamente il movimento era definito “GLBT”, con i rappresentanti gay a inizio acronimo, poi scalzati dalle lesbiche, con l’aiuto delle sorelle femministe. Contestuale all’affermazione del concetto di “identità di genere” al posto di “sesso” è stata l’affermazione parallela dell’idea del patriarcato, del vittimismo storico e attuale femminile e della colpevolezza atavica e odierna del mondo maschile. Anche per questo i gay hanno dovuto cedere il primo posto al mondo lesbico, diventato così non solo “fondatore”, ma “fondatore eminente” del movimento LGBT, nonché cinghia di trasmissione con l’alleato femminista.


Quando le contraddizioni esplodono.


Un compromesso storico in salsa rosa, insomma, che ha tenuto, sul piano internazionale e italiano, fin tanto che la torta del potere e del denaro è stata sufficiente per tutti. Le varie fazioni interne, in odio reciproco perenne, hanno fatto mostra di “dialogare” o si sono inabissate, scorrendo carsiche, in attesa di riemergere al momento giusto. Che parrebbe essere arrivato, proprio dopo una crisi planetaria che ha messo in primo piano un problema reale di contro alle fanfaluche femministe e alla fuffa gender. Con ciò, oltre tutto, deviando e drenando un’enorme quantità di risorse (in genere pubbliche), giocoforza sottratte da altri capitoli, inclusi quelli dedicati alle “politiche di genere”. Quando la coperta diventa più corta, chi rischia di restare al freddo protesta, e se sotto la cenere bruciano le braci di divisioni tenute a bada a lungo, la deflagrazione è presto ottenuta.

Ecco allora che ArciLesbica dà fuoco alle polveri, con uno schiaffo in piena faccia proprio alla radice della teoria gender. Nei giorni scorsi ha diffuso tramite i suoi social alcuni banner molto espliciti, ispirati a un manifesto elaborato da alcune accademiche lesbiche americane: “no alla sostituzione della categoria di sesso con quella di identità di genere“, “Le categorie di donna, di lesbica, di madre si basano sulla differenza sessuale”. Accanto a questi, altri che contestano le raccolte dati sulla violenza, definendoli scorrette e fuorvianti, o al diritto delle donne di riunirsi in base al sesso e non all’identità di genere, più una netta presa di posizione contro l’utero in affitto. Insomma slogan che non sfigurerebbero per nulla sulle pagine di questo blog. Anche per questo abbiamo chiesto due volte ad ArciLesbica di concederci un’intervista per approfondire queste prese di posizione, senza però ricevere mai risposta. Peccato perché, paradosso di quando le contraddizioni esplodono, su quei concetti menzionati (ma solo su quelli) saremmo pronti pure a sostenerle.


Mettere ordine nei fronti contrapposti.


Molto meno pronto a sostenerlo l’ampio fronte femminista e buona parte del mondo LGBT. Il primo, terrorizzato dalla rottura di un fronte comune che finora aveva retto egregiamente, pur nella sua profonda ipocrisia, corre ai ripari, con il coordinamento dei centri antiviolenza D.I.Re. che si affretta a esprimere solidarietà verso ArciLesbica, che intanto è finita sotto un attacco ferocissimo un po’ di tutti. A partire dal femminismo duro-e-puro fino al mondo trans, che dal nuovo corso della stessa ArciLesbica si sentirebbe discriminato. Perché, secondo l’antico dettato, si è donne anche solo sentendosi donne, non è necessario avere l’utero invece della prostata. Il fatto che le lesbiche non stiano più al gioco di questa “dolce mistificazione” ha scatenato l’inferno. ArciLesbica sostiene di essere stata seppellita di minacce, insulti e auguri di stupro assortiti. Non pubblica alcuno screenshot, ma è molto probabile che sia accaduto davvero. Come oggi non c’è peggior fascista di un antifascista, così non c’è peggior misogino di una femminista o di un fanatico del gender. In lotta permanente contro l’inesistente “cultura dello stupro”, non esitano ad auguralo a chi decide di non rimanere più “fedele alla linea”.

Per ora ArciLesbica tiene botta, limitandosi a pubblicare sui propri social un nuovo banner dal messaggio laconico: “Il nostro è femminismo, non è transfobia”. Un po’ poco per fermare la tempesta, di cui per altro pochissimi parlano, sebbene abbia una valenza davvero significativa. La rottura del fronte ipocrita consente infatti l’irrompere della verità. Una frattura del genere mette in luce tutte le infinite possibilità di tornare a una dialettica non più governata dall’appproccio totalitario femminismo+LGBT facilitato dall’inganno della “identità di genere”, ma basata sulla corretta distinzione sessuale. Ciò fa ben sperare rispetto all’auspicato ritorno del mondo maschile omosessuale in quel campo che più gli è proprio, ovvero quello della questione maschile che in quanto tale coinvolge tutti gli uomini, a prescindere da chi preferiscano portarsi a letto. C’è chi si è stupito nel leggere sui social la nostra espressione di solidarietà verso ArciLesbica per l’aggressione femminista ricevuta: è uno stupore sciocco. Noi sappiamo cosa sono quelle aggressioni, sappiamo che avvengono sempre quando si dice la verità. E a chi dice la verità, ossia che esistono maschi e femmine e nient’altro, anche se appartenente al nemico, va sempre data solidarietà. Che è sincera, empatica e attuale, ma guarda anche avanti, ossia al compiuto compimento del percorso oggi innescato da ArciLesbica, che può essere tale da mettere ordine finalmente nei fronti contrapposti, ma soprattutto può essere l’inizio dell’ultima agonia del politicamente corretto e di tutto il veleno che esso veicola nelle società moderne.


19 thoughts on “Tra femministe e ArciLesbica volano gli stracci

  1. Sono gay e considero il femminismo il nostro peggior nemico. L’alleanza transfemminista tra associazioni GLBT e Fem non è altro che un reciproco apoggio di convenienza, una non belligeranza tra lobby. Ma le mie posizioni sono estremamente minoritarie purtroppo.

    1. Il problema sono quelli che vogliono dimostrare di essere utili alle donne malgrado siano gay, e così parlano a vanvera facendo danni su temi dove dovrebbero tacere: vedi ad esempio Grillini sul DDL 735.

  2. “altri che contestano le raccolte dati sulla violenza, definendoli scorrette e fuorvianti”

    Questa cosa mi aveva sorpreso, in che senso contestano i dati?

    Sul loro sito c’è la solita solfa femminista falsa e opportunistica…

    Praticamente il punto è che riconoscono che anche le donne fanno del male, sì, con lo scopo però di avere accesso ai centri anti-violenza “perché anche le donne lesbiche abbiano il diritto di ricevere lo stesso appoggio e la stessa attenzione di qualunque altra” donna, inoltre il motivo per cui secondo loro anche le donne agiscono violenza è sempre la stessa stronzata: “la condizione di patriarcato a cui siamo esposte sin da piccole”.

    http://www.arcilesbica.it/note/workshop-violenza-sulle-donne-lesbiche/

  3. “Le categorie di donna, di lesbica, di madre si basano sulla differenza sessuale”

    Ecco, è questo il motivo per cui adesso rifiutano l’ideologia queer o “di genere”; è solo per meglio fare gli interessi del sesso biologico femminile, interessi che i trans stanno minando, non per altro, non è perché sono rinsavite; finché la falsa alleanza serviva a serrare le file dell’esercito “del bene”, ad accrescerne il numero, andavano bene; ora l’alleanza si è dimostrata per quello che era, falsa, perché il femminismo è diventato mainstream, delle altre lettere non c’è più bisogno, quindi le scaricano.

    Ma è una vecchia storia, l’abbiamo sempre saputo.

    http://www.uomini3000.it/406.htm

    I gay e i bisessuali maschi saranno i prossimi, è matematico.

    Non è che i bisessuali maschi sono trattati differentemente dagli etero quando sono in relazioni con le donne, sicché… aprite gli occhi!

    Ma poi cosa di diverso ci si poteva aspettare da una ideologia la cui radice fem- già dice tutto?

  4. Voi parlate di froci che non vogliono allearsi con gli uomini ma precisamente siamo noi uomini eterosessuali che non li vogliamo. Se ci fosse una remotissima possibilità di protesta maschile contro le donne una qualunque presenza di invertiti contronatura nel nostro gruppo mi farebbe bollire il sangue , francamente la mia reazione sarebbe quello di pestarlo a sangue perche’ loro sono mezze femminile , errori della natura e postano la società al degrado.

    1. Ma non lo pesteresti da solo bensì in compagnia di altri.
      Infatti la regola del “vero uomo” ™ dice che devi essere almeno in due e possibilmente tre contro uno sennò ti fai la bua.
      Infatti non si è mai visto un solo caso di uno che attacca un gay uno contro uno: non è naturale.
      Ed infatti è per questo che quando ci capita noi bisessuali mettiamo incinte le vostre donne e vi facciamo tirare su i bambini: è un segno di rispetto verso la vostra attitudine a condividere i compiti gravosi con altri uomini anziché fare i “veri uomini” ™ da soli.

    2. Anonimo(a)
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      Voi parlate di froci che non vogliono allearsi con gli uomini ma precisamente siamo noi uomini eterosessuali che non li vogliamo. Se ci fosse una remotissima possibilità di protesta maschile contro le donne una qualunque presenza di invertiti contronatura nel nostro gruppo mi farebbe bollire il sangue , francamente la mia reazione sarebbe quello di pestarlo a sangue perche’ loro sono mezze femminile , errori della natura e postano la società al degrado.
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      Non ci vuole molto a capire che questa è solo una provocazione “buttata là”, per ben precisi motivi… e nemmeno originale.
      Cerca di scrivere meno vaginate e ricordati che chi pensa veramente queste cose non scrive mai in blog come questo…

  5. La scelta dei gay di non rompere con il femminismo, da cui dovrebbero prendere le distanze essendo uomini, è dovuta sia a una certa ignoranza che li accomuna a buona parte della popolazione, credono ancora alla favola del femminismo come agente liberale e progressista, quindi benefico anche per la loro causa, sia a una certa avversione nei loro confronti che serpeggia anche tra gli antifemministi di orientamento conservatore. Se ti trovi in guerra e hai di fronte una coalizione che ti è superiore, puoi sperare più nelle zizzanie che si creano nel fronte opposto che nelle tue forze, e per questo devi operare per spezzarlo. L’alleanza quindi tra gli uomini eterosessuali e i gay dovrebbe essere quindi ricercata da ambo le parti, ma sappiamo quanto facilmente la donna superi steccati di varia natura e quanto questo sia difficile per gli uomini. Osservare le dinamiche di un pollaio c’insegna tanto anche di come ci relazioniamo tra di noi. Il femminismo s’impone sugli uomini anche perchè le donne tendono a far molto più squadra tra loro rispetto agli uomini, checchè se ne dica e scriva. Quando ero ragazzino mi ritrovavo tra le mani riviste intitolate noi donne, donne moderne, donne qui, donne là…tutte indirizzate a un’utenza femminile. C’era già il femminismo odierno in nuce. Di riviste dedicate esplicitamente agli uomini, che trattassero problematiche esclusivamente maschili, e non sto parlando di pesca o caccia o pallone, a parte qualche rivista erotico-pornografica, non c’è mai stato nulla. Ecco anche perchè queste riflessioni non fanno presa negli uomini. Sono ancora fermi al punto di credere che quando si parla di femminismo si sta parlando di qualcosa che riguarda le donne. Con l’avvento della società unisex oggi c’è anche qualcosa di esclusivamente maschile, ma stiamo parlando di buffonate, di come tatuarsi e altre fondamentali problemi, non certo di questioni serie come quelle che qui vengono trattate.

  6. Io pero’ se avessi vari punti in comune col programma di ArciLesbica due domande me le farei…
    A meno di non voler supporre per partito preso che ArciLesbica sia un’organizzazione che ha a cuore anche gli interessi degli uomini…

    1. E tra l’altro non si capisce perche visto che ArciLesbica va contro gli interessi dei gay, i gay dovrebbero schierarsi con chi difende ArciLesbica: è un nonsenso.

      1. E’ un po’ più complessa di così. Il mondo maschile gay dovrebbe oggi vedere chiaramente quanto il movimento LGBT e l’alleanza con il femminismo sia l’esatto contrario dei loro interessi e diritti. Sebbene con un orientamento non eterosessuale, essi sono e rimangono maschi. La loro collocazione naturale dovrebbe essere all’interno del movimento maschile, non dentro un’accozzaglia dominata dal femminismo.

        1. Le donne non le devono mantenere, non ci vivono insieme e non hanno minacce di false accuse.
          Restano due punti:
          La discriminazione/privilegi sul lavoro/assunzioni.
          La riproduzione.

          Noi, inteso come movimento maschile in genere, cosa offriamo?

          Con le femministe hanno la possibilità di avere privilegi nelle assunzioni (a scapito dei soliti, ma ormai è un’abitudine, visto che l’hanno fatto anche le donne) tramite la legge sull’omonegatività.
          Piu il movimento femminista è diviso sulla GPA, alcune li supportano.

          Aggiungiamoci poi la ciliegina sulla torta: tra le nostre file ci sono anche alcuni vigliacchetti che per non affrontare il problema femminismo/donne “furbescamente” (tra virgolette perche è cosa stupida secondo me) si concentrano contro gli GBT facendo finta che se gli uomini hanno paura a sposarsi e convivere con le donne è perché esistono i gay e non per via di come funziona il divorzio/separazione, false accuse, doppi standard nella violenza domestica, eccetera.

          I conti si fanno cosi, secondo me.

          1. No, ma non ci provo nemmeno. Mi vedono come il fumo negli occhi. E con la scusa che “gay” non è per forza maschio, anche quel movimento è pesantemente infiltrato dalle femministe.

    2. Guarda che è il contrario: è ArciLesbica che casualmente ha preso delle posizioni coincidenti con le nostre. Mettiamo le gerarchie nel giusto ordine… E se questo spacca il fronte, non vedo perché non felicitarsene.

      1. Non certo scelto “casualmente” quelle posizioni: le hanno scelte perche sono quelle che convengono di piu a delle donne omosessuali che in maggioranza sono ostili agli uomini.
        E quelle posizioni non le hanno scelte ieri, ma sono quelle sin dagli anni 60, il famoso libro “The Transexual Empire” di Janice Raymond è degli anni ’70 e le codifica tutte.
        Ed è proprio il fatto che quelle posizioni convengano a chi ha un simile profilo che dovrebbe portare a porsi qualche domanda, secondo me.

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