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Tractatus illogico-phemminismus

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LA FIONDA

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di Santiago Gascó Altaba

TRACTATUS ILLOGICO-PHEMMINISMUS

  1. La discriminazione delle donne è tutto ciò che accade nel mondo.
  2. Nessuna sofferenza umana può essere maggiore della sofferenza di una singola donna.
  3. La sofferenza dell’intero pianeta è la sofferenza di tutte le donne.
  4. La condizione della donna è la misura della civiltà del mondo.
  5. Il patriarcato è universale. Il femminismo anche.*
  6. La donna è un costrutto sociale. Donna non si nasce, si diventa. La società ne è responsabile.
  7. Il personale è politico; solo il personale femminile.
  8. Le donne hanno il diritto di scegliere liberamente una vita femminista, al di fuori degli standard patriarcali.
  9. Gli uomini hanno l’obbligo di sottostare ai nuovi principi, al di dentro degli standard femministi.
  10. Il Patriarcato vi rende schiave. Il Femminismo vi renderà libere.

Le donne sono sempre esistite. Il femminismo no.


TRACTATUS LOGICO-LINGUISTICUS

  1. Nel discorso di genere il femminismo è il padrone delle parole.
  2. Non bisogna cercare nel femminismo il significato delle parole, ma l’uso che ne fanno di loro.
  3. Femminista e donna non sono sinonimi. Le donne sono sempre esistite. Il femminismo no.
  4. “Patriarcato” è la maniera che ha il femminismo di dire “uomo”.
  5. La “discriminazione delle donne” è la maniera che ha il femminismo di dire “l’oppressione degli uomini”. La “liberazione della donna” è la maniera che ha il femminismo di dire “la sottomissione dell’uomo”.
  6. “Parità” è la maniera che ha il femminismo di dire “diritti per le donne”.
  7. Non c’è nulla di sbagliato nella tutela di un gruppo sociale, è tutto sbagliato quando questa tutela si attua contro un gruppo sociale. La domanda chiave non è “chi tutelare” ma “contro cosa o contro chi”.
  8. Termini come amore, essere umano, servizio, umiltà, cooperazione, comprensione, ascolto, sono latitanti negli scritti femministi. Il termine più osannato è ripetuto è “donna”.
  9. Una manifestazione e/o una campagna a favore delle donne è sensibilizzazione. Centinaia di migliaia di manifestazioni e campagne a favore delle donne sono indottrinamento.
  10. La caratteristica precipua del femminismo non è la denuncia della condizione della donna. La caratteristica precipua del femminismo è l’istituzione dell’impossibilità fattuale da parte dell’uomo di fare la stessa denuncia a difesa della propria condizione nei confronti delle donne.

In una società ingiusta è pericoloso aver ragione.


TRACTATUS LOGICO-PHILOSOPHICUS

  1. Il femminismo è razzismo applicato al sesso.
  2. Il razzismo è femminismo applicato alla razza.
  3. L’universale discriminazione delle donne, atemporale e aspaziale, stabilisce l’inesistenza della discriminazione degli uomini.
  4. La sofferenza femminile è straziante, soprattutto per gli uomini. La sofferenza maschile è pressoché invisibile, empaticamente impercettibile, sia da parte degli uomini sia da parte delle donne. Il maggior e più persistente divario di genere nel tempo e nel mondo è il divario empatico.
  5. Al doppio standard sessuale a danno della donna corrisponde un doppio standard punitivo a danno dell’uomo.
  6. Le donne hanno l’innata tendenza a diventare principesse. Gli uomini hanno l’innata tendenza a diventare salvatori e servi di principesse.
  7. L’uomo è condannato ad essere libero. Uomo si nasce, che tipo di uomo si diventa. La responsabilità è dell’uomo.
  8. Il personale è politico, anche per gli uomini.
  9. Non esiste un femminismo buono e uno cattivo. Il femminismo è nella sua essenza un’ideologia perniciosa, criminale e falsa; spezza il senso di umanità, collettivizza le donne e collettivizza gli uomini.
  10. In una società ingiusta è pericoloso aver ragione.

Il femminismo è un’ideologia nociva e criminale.


Il presente scritto, così come altri che ho pubblicato in questo sito e altrove (ad esempio qui, qui, qui o qui), può sembrare troppo astratto, un mero esercizio teoretico e mentale. Ho già affermato e ribadisco che, pur essendo necessaria la denuncia puntuale di ogni sorta di discriminazione a danno dell’uomo e la discussione su argomenti specifici sulle questioni di genere (violenza, divorzio, caccia alle streghe, aborto, false denunce, quote, finanziamenti statali, stalking…), sarà impossibile trovare una soluzione compiuta finché non si indiividua e contrasta alla radice il problema. Il problema è il femminismo. Il femminismo collettivizza, spezza il concetto di umanità e la riduce a gruppi sessuali in conflitto in una narrazione storica che è falsa, una visione del mondo identica a quella che non molto tempo fa interessava le razze. Finché la maggior parte delle lettrici (e molti lettori) continueranno a leggere queste righe e questo sito con l’aprioristica convinzione di essere oppresse e di dover confrontarsi necessariamente con degli autori oppressori retrogradi e maschilisti, senza curarsi del contenuto, nessuna soluzione sarà possibile. Non è soltanto lecito, è anche doveroso affermarlo e ribadirlo. Tutte le riflessioni sono liberamente ispirate dall’opera “La grande menzogna del femminismo”.

* Il femminismo è universale. Chiarimento: è una percezione frequente ma sbagliata quella di ritenere il femminismo una problematica solo nazionale o comunque più accentuata nel proprio paese. Si tratta di un fenomeno globale, mondiale, e interessa più o meno intensamente nei suoi diversi aspetti tutte le nazioni. Valgano come dimostrazione di quanto affermato questi quattro semplici esempi di paesi e culture lontane. In Giappone ci sono carrozze dei treni e della metropolitana per sole donne, uomini esclusi. In Afghanistan ci sono centri commerciali per sole donne, uomini esclusi se non accompagnati dalle loro mogli. In Iran il servizio sanitario nazionale copre le donne per tutta la loro vita – assicurate dal marito se sposate, dai genitori se single e dallo Stato se muoiono i genitori; il servizio sanitario nazionale copre gli uomini soltanto fino ai 21 anni. In India il suicidio della moglie entro i primi sette anni di matrimonio comporta l’incriminazione del marito e l’assunzione della sua colpevolezza (Indian Evidence Act, Section 113b); il suicidio del marito non comporta nulla, malgrado in India il tasso di suicidio dei mariti sia molto più elevato di quello delle mogli.

11 thoughts on “Tractatus illogico-phemminismus

    1. Lo credi tu.
      In realtà accade solo perché il Belgio è l’unico posto di tutto l’universo che ha l’affido condiviso vero: la casa va ai figli e i genitori si alternano a vivere con loro.
      Si stanno già muovendo per cancellarla, si fa lobby.

  1. Mi permetto di suggerire alcune integrazioni al volo al TRACTATUS ILLOGICO-PHEMMINISTICUS

    ….
    0.3.1 Ciò che una femminista indica come causa della sofferenza delle donne definisce una responsabilità collettiva maschile.
    0.3.2 L’insieme delle responsabilità collettive maschili è il patriarcato.

    0.3.2.2 Se una donna compie una azione meritoria il merito è di tutte le donne passate presenti e future.
    0.3.2.2 Se una donna compie una azione malvagia o criminale la responsabilità è del patriarcato interiorizzato.
    0.3.2.3 Se un uomo compie una azione meritoria, dietro ogni grande uomo c’è una grande donna.
    0.3.2.4 Se un uomo compie una azione malvagia o criminale la responsabilità è di tutti gli uomini passati presenti e futuri, che devono farsi carico del loro genere.

    ….
    10.1 Il discorso femminista deve diventare il limite del linguaggio di tutti.

    10.2 Il linguaggio esistente deve essere riformato lavorando sulla connotazione delle parole. Le parole e i significati devono rimanere gli stessi ma il collegamento tra loro deve essere riconfigurato secondo la logica femminista qui esposta.

    10.2.0.0.1 Si deve lavorare sul “sapore” delle parole, su ciò che “si tirano dietro” in quanto credenze e riflessi condizionati. Rifuggire da significati precisi. Per esempio, il lavoro sul linguaggio deve determinare che “uomo” deve portarsi dietro a un livello non verbale come connotazione “violenza”, “sopraffazione”, “omicidio”, “bestialità” etc. Come “feci” si porta dietro “puzza”, “sporco” etc “donna” deve portarsi dietro “amore”, “empatia”, “verità”, etc

    10.3 Ogni neologismo femminista deve avere come significato la teoria complessiva.
    10.3.0.0.1 Se per esempio dico “femminicidio” intendo l’insieme di proposizioni formulate sopra, non la singola violenza o il singolo movente, ma il risultato della responsabilità collettiva maschile di ogni violenza su ogni donna vissuta vivente o futura, e in futuro di tutto ciò che accade nel mondo di brutto e sozzo o di distruttivo. Il lavoro sul linguaggio deve costantemente perseguire questo risultato. All’inizio il neologismo femminista apparirà come un termine a “definizione variabile”, ma assolutamente non si deve cercare di far sedimentare un significato univoco: alla lunga nella mente di chi lo usa e lo sente, richiamerà non un significato definito ma l’intera teoria. E’ questo ciò che conta. La propaganda farà il resto.

    11. Su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere.

    …scusate… non ho resistito 🙂

  2. “…può sembrare troppo astratto, un mero esercizio teoretico e mentale”.
    Ci sarà qualcuno cui sembrerà tale. A quel qualcuno mi permetto di suggerire la seguente considerazione.
    Le equazioni della fisica si occupano delle regole generali, delle leggi-regolarità che sono nascoste dietro gli avvenimenti.
    Scoperte quelle, il resto è facile (pur se relativamente). GMm/r2 spiega un sacco di cose, che sono casi particolari. Semplici rompicapo (per dirla con Kuhn)
    Una volta individuati i caratteri di ogni forma di propaganda che voglia mettere in azione gli umani, si vedrà che il femminismo è solo un caso particolare, con alcuni caratteri propri, ma strutturalmente uguale agli altri.
    La grande narrazione femminista è uno di quei Racconti che intendono modificare il mondo secondo un progetto.
    Ho presentato una lista di quei caratteri in “Questa metà della Terra”.
    Acquisite le equazioni ogni stupore evapora e tutto diventa “caso particolare”.
    Inoltre le persone che operano per quello scopo, che propagandano quel Racconto (nel ns caso la Grande Narrazione Femminista) perdono di importanza. I loro nomi diventano insignificanti. Uno vale l’altro.
    Pinco e Pallina. Indifferenti.

  3. In un articolo Santiago ha racchiuso i libri che ha scritto e quelli si dovranno scrivere per scardinare la devastante ideologia femminista, ma le basi sono state messe ora bisogna costruire, ci sono 200 anni di ritardo da colmare.

  4. E’ quasi perfetto, ma manca il più importante dei punti:

    Qualsiasi azione a supporto o difesa del femminismo danneggia sempre gli i bambini maschi, i ragazzi e gli uomini. Nessuna eccezione: anche se le femministe dichiarassero che il cielo è blu e non marrone, dire che hanno ragione danneggerebbe sempre e comunque i bambini maschi, i ragazzi e gli uomini – in questo caso la scelta è tra stare zitti oppure dire che non sempre il cielo è blu (anche se non è mai marrone, ad esempio al tramonto è rosso) magari aggiungendo che spessissimo è grigio e per nulla blu, e che quindi le femministe mentono. Ma dare loro ragione è SEMPRE sbagliato.

    1. Spiace Eric ma io non intendo mentire. 3×3 dà 9 anche se lo dice il mio peggior nemico. Il cielo è azzurro/blu anche se lo dice Lea Melandri. E’ blu. La contrapposizione aprioristica che tu proponi e pratichi per me è inaccettabile e per giunta autolesionista.

      1. Inaccettabile si, autolesionista di sicuro no: contro di noi ha funzionato benissimo per decenni.
        Se ti attaccano con i carri armati non puoi rispondere con la cavalleria. I polacchi lo hanno capito nel 1939, prima o poi lo capiremo anche noi.

      2. Tra parentesi: il gioco delle tre carte ha le sue regole.
        Lea Melandri non dirà mai che 3×3 = 9, perché non può cambiare versione il giorno dopo.
        Dirà che il cielo è blu il lunedì, poi dirà che il cielo è rosso il mercoledì, e che il cielo è grigio il venerdì. Incassando i risultati delle affermazioni il martedì, giovedì e sabato.
        Siccome sono tutte abbastanza valide ma nessuna è giusta in assoluto, l’importante è non darle mai ragione: si controbattere dire il lunedì che il cielo è rosso o grigio, l’importante è non dire blu. Che è blu lo dirai il mercoledì o il venerdì. Se è inaccettabile: il lunedì stai zitto e poi il mercoledì o il venerdì dici che è blu.

        Funziona così, mica è difficile.

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