STALKER SARAI TU

Troppo “Catcalling” o troppi fiocchi di neve?

Questo blog ha interrotto le pubblicazioni il 14/09/2020, dopo 4 anni di attività.

Le sue tematiche sono ora sviluppate da una nuova piattaforma:

LA FIONDA

https://www.lafionda.com

<

catcalling

di Redazione. L’industria femminista sforna a getto continuo meme o post emotivi da diffondere sui social, per rafforzare e permeare sempre di più i pochi gangli rimasti pensanti dell’opinione pubblica diffusa. Le tematiche sono svariate e ultimamente è tornato in auge fare il pianto greco sul “catcalling”, termine odiosamente anglosassone affermatosi per indicare i richiami o gli apprezzamenti maschili, usualmente fatti per strada, all’indirizzo delle donne di passaggio. Quando si accende un dibattito con una femminista il “catcalling” viene sempre fuori, reso pesante da sempre presuntissime esperienze personali. “E quella volta che un tizio mi ha fischiato per strada… mi ha fatto sentire sporca…”. L’esperienza individuale traumatica, sempre che non sia inventata (e lo è nel 90% dei casi, solo per vincere il dibattito), usata come clava per zittire l’interlocutore. Ma è qual è la natura del “catcalling” e cosa c’è dietro questa sua condanna feroce?

Intanto intendiamoci sulle modalità. Fischiare a una ragazza, clacsonare, mormorare o dire ad alta voce “ciao bellezza!”, “che fai stasera?”, “posso offrirti da bere?”, di fatto non è molestia. Sono complimenti offerti in modo un po’ becero, su questo non ci piove, ma nelle loro modalità non possono per logica oggettiva configurare qualcosa di profondamente disturbante. Si è sul filo del cattivo gusto se ci si abbandona a commenti più espliciti: “che bel culo!”, “belle tette!”, “cosa ti farei…”. Inaccettabili invece i modi che utilizzano parole insultanti: “che faccia da troia”, “che fisico da porca”. Sono espressioni da trogloditi, irrispettose e ingiuriose, oggettivamente ampiamente oltre il limite della molestia, a differenza delle altre che possono risultare moleste solo ed esclusivamente dal lato soggettivo di chi le riceve. E per una donna che rimane infastidita da una clacsonata, ce ne sarà sempre un’altra che si volterà sorridendo, lusingata, e un’altra ancora che rimarrà del tutto indifferente. Una variabilità nel vissuto personale che non consente in termini logici di poter definire il “catcalling” come una molestia oggettiva. D’altra parte non sempre i fiorai sono a portata di mano, per dotarsi di una rosa da regalare d’improvviso a una bella di passaggio, né gli uomini portano più mantelli da stendere sulle pozzanghere per non farle bagnare i piedini. Posto che, se si prende la percezione personale della destinataria come riferimento, anche quei gesti gentili e galanti potrebbero risultare molesti. In ogni caso i metodi comunemente più usati sono, magari sì, un po’ cafoni, ma molestie o addirittura violenze no.


L’uomo si innesca apprezzando la donna per ciò che è.


catcallingEppure come tali ce li raccontano i tanti articoli, post, meme che l’industria femminista ultimamente immette nella discarica dei social network, dove le sue adepte grufolano gioiose, sempre pronte a condividere con tanto di ditino ammonitore sollevato. Che sia la solita forzatura non c’è dubbio, ma occorre andare oltre, più nel profondo, per capire come mai la condanna femminista fa tanta presa. Al di sotto di tutto c’è la demonizzazione senza appello della sessualità maschile. Tutto il femminismo, da quello storico ad oggi, definisce l’impulso erotico dell’uomo come qualcosa di sporco, invadente, volgare, greve. Chi si fa portatore di quel tipo di pulsioni, ovvero l’uomo, per estensione è egli stesso sporco, invadente, volgare, greve e violento. Anche da questo approccio deviato nasce l’idea che ogni rapporto sessuale sia uno stupro. L’uomo fischia alla donna o fa commenti perché è, in potenza, uno stupratore. Il suo atto è la prova di una duplice mostruosità: il giudizio di una persona sulla base dell’aspetto esteriore, e la ferma intenzione di impossessarsene, come un oggetto, per il proprio piacere sessuale, magari anche contro la volontà della donna in questione. Si tratta di una pulsione irrefrenabile nell’uomo, dicono le femministe, che deborda senza freni in molti, anzi in tutti i maschi, in quelle espressioni moleste, precursore di violenza, che vanno sotto il nome di “catcalling” e che sono il sintomo più evidente della dilagante “cultura dello stupro”.

Ebbene, gentili signore: sì, è così. Anzi quasi così. Agli uomini piacciono le donne. La scintilla iniziale dell’attrazione scaturisce in un uomo proprio dalla visione del corpo femminile, che attrae i sensi e le pulsioni maschili come una calamita attira il metallo. L’uomo che apostrofa una donna indubbiamente è disponibile ad accoppiarsi con lei lì, sul momento. Ne è incantato, ispirato, eccitato, riempito. E non sa tenersi dentro espressioni di estasi erotica ed estatica, così come chiunque è portato a commentare un’opera d’arte o un bellissimo tramonto. In più in lui c’è la remota (e molto irrazionale) speranza che il richiamo funzioni e attragga la bella di passaggio a fermarsi e a valutare la “corte”. Cosa che farà di sicuro se il fischiatore è belloccio, indossa un Rolex ed è appoggiato a una Porsche, ma non in tutti gli altri casi (il 99,9%). Al che, e qui sta una grande differenza, il fischiatore resterà lì, portando negli occhi la bellezza appena ammirata e tornando a farsi gli affari propri, senza alcuna necessità di violentare o fare del male, salvo che non sia un criminale (e qualche criminale, purtroppo, sia uomo che donna, in girò c’è…). Questa realtà delle cose piace? Non piace? È irrilevante. Se tutti noi siamo qui, femministe comprese, è perché quella spinta erotica interiore esiste dacché esistono uomini e donne. Si tratta di qualcosa dato per sempre, immutabile e che rende i due sessi complementari: l’uomo si innesca apprezzando la donna per ciò che è e solo successivamente per ciò che fa o ciò che ha. La donna segue il percorso contrario e usa modalità proprie, non necessariamente più raffinate del “catcalling”, per suscitare l’attenzione dell’uomo da cui è attratta.


Fate, anzi, siate fiocchi di neve.


catcallingVa da sé che quando eravamo dei Neanderthal è molto probabile che la pulsione immediata si tramutasse in un coito coercito. Ma quell’epoca è passata da un pezzo. L’automatismo apprezzamento-stupro ha senso soltanto nelle teste bacate di chi utilizza un metodo maschile sicuramente rozzo e inelegante di attrarre l’attenzione per denunciare oppressioni e violazioni che in realtà non avvengono. Di uomini rozzi e ineleganti, o non dotati degli strumenti culturali adeguati per corteggiare con garbo, ce ne sono sempre stati e ce ne saranno sempre, esattamente come donne rozze e ineleganti. Il mondo è vario e soprattutto è oggettivo: in quanti casi un “catcalling” si è poi evoluto in violenza sessuale o altro di penalmente rilevante? Non si sa, ma è probabilmente una cifra molto vicina al mai. Anche se, per amor di verità, un caso in cui il “catcalling” è davvero fastidioso c’è, ed è quando viene fatto non per esprimere un sincero apprezzamento verso una donna, ma come strumento di affermazione di gruppo. “Avere il coraggio” di fischiare a una donna è spesso un rito d’iniziazione o di affermazione nei gruppi di giovani uomini. È un rito imbecille, in quel caso davvero molesto, non tanto per la donna, che interpreterà la cosa soggettivamente come da propria indole, ma verso l’uomo stesso e la dignità della sua pulsione erotica. Se proprio viene da fare “catcalling”, lo si faccia solo quando davvero si è attratti da una donna, non per fare i fighi in gruppo, quella è un’idiozia squalificante per la maschilità.

E la donna, in questa chiave di lettura, dove sta? Cosa fa? Quello che le pare. Il “catcalling” ha un’origine ben precisa, che mescola sacrosanta, normalissima pulsione erotica maschile, nella soverchiante maggioranza dei casi contenuta in termini civili, e una buona dose di semplicioneria o mancanza di altri strumenti espressivi. Le possibili reazioni femminili dipendono dal carattere della donna che riceve l’apprezzamento. È per l’appunto una questione soggettiva: ci sarà chi farà finta di nulla, chi si volterà mostrando il dito medio o lanciando un insulto, chi (come suggeriva buffamente la vlogger CMDRP) raggiungerà il fischiatore e lo catechizzerà con supponenza, chi sorriderà e chi, una su circa un miliardo, si fermerà per fare quattro chiacchiere con l’audace apprezzatore (come detto, le probabilità aumentano in determinate condizioni). Un panorama molto diversificato ed eterogeneo, dunque, che rende priva di senso ogni condanna femminista verso il “catcalling”. A meno di non voler assumere i miliardi di possibili “sentori” individuali come parametri per definire un atto, cosa illogica e impossibile. A meno anche di non considerare “sporca” la pulsione maschile a prescindere (e non lo è affatto), ma soprattutto a meno di non volere che tutte le donne siano dei fiocchi di neve, snowflake in gergo anglosassone, ossia personcine fragili fragili che si turbano e si sciolgono per un nonnulla. Qualche donna c’è così, ma poche. La maggioranza è ben strutturata per prendere il “catcalling” per ciò che è. Molte  invece recitano da snowflake, perché vuoi mettere il potere che dà passare per vittima e colpevolizzare tutto intero un genere? Questa è, alla fine, la direttiva ideologica del femminismo a tutte le donne: fate, anzi, siate fiocchi di neve. Solo così ci potremo impossessare del mondo. Quando ne incontrate una così, c’è solo una cosa da fare: non fischiatela. Ignoratela e fischiate a un’altra dietro di lei. È una cosa che detestano.


7 thoughts on “Troppo “Catcalling” o troppi fiocchi di neve?

  1. sono del parere che il cosiddetto “catcalling” (che neologismo ridicolo…) lo facciano in particolar modo certi immigrati, alle donne italiane, anche perché “ai loro paesi” non le vedono di certo tutti i giorni le donne “vestite con gli shorts”.
    Ho visto più volte dal vivo, la cosa. Sono quasi tutti immigrati provenienti da paesi islamici; gli asiatici le donne italiane le guardano pochissimo (non ho mai visto un uomo cinese provarci, per strada, con una donna italiana; ho visto però africani e magrebini farlo)
    Penso che la cosa si spieghi col fatto che certe culture sono repressive e quindi “fanno venire molto appetito”.
    per questo dicevo altrove che proibire il porno è un’assurdità.

    Piccolo OT: ancor prima che il femminismo sessuofobo alla Dworlkin, ad odiare la libera sessualità (anche non riproduttiva) sono state le religioni ascetiche (cristianesimo, buddhismo, induismo…) che hanno considerato la pulsione sessuale (maschile, ma anche femminile in qualche caso, chi non ricorda le prediche contro Eva, la tentatrice?) un peccato, da fare unicamente dentro il “sacro vincolo del matrimonio”.
    Alcune sette eretiche come i catari consideravano la carne, il corpo, una cosa addirittura diabolica (come certe sette filosofiche pagane, anche se minoritarie) e il sesso procreativo un vero delitto!
    E l’unico sesso accettabile, per le religioni ascetiche, era solo finalizzato alla procreazione, quindi sesso penetrativo (nella posizione del missionario, ovviamente: uomo sopra, donna sotto); pratiche come il sesso anale e il sesso orale, la masturbazione, erano (e sono) peccati. e questo solo per limitarsi comunque alla sessualità etero. C’è un manuale dei confessori, molto divertente da leggere, che suggerisco di visionare: “Venere ed Imene al tribunale della penitenza” che considera peccati mortali persino i baci dati con troppo ardore e le carezze sui genitali!

    Omo e transessualità sono sempre state odiate da quasi tutte le religioni, faceva eccezione solo certo paganesimo antico che tollerava (non sempre e non per tutti, comunque) sia i rapporti omosessuali (tra soldati o tra imperatori e loro amanti, ma anche tra filosofi e loro discepoli molto giovani, la cosiddetta pederastia) sia, qualche volta, il travestitismo (Eliogabalo, per esempio). Però non era una vera e propria omosessualità, perché comunque restava l’obbligo di procreare con le donne, anche se gli antichi greci, le donne “lecite” vere e proprie, le vedevano raramente (ai simposi invitavano le meretrici, quasi tutte donne straniere, le preferivano alle donne greche giudicate minorate mentali)
    Non sappiamo quasi nulla sul lesbismo, a parte il riferimento a Saffo… ma secondo me nei ginecei le donne (anche perché erano confinate lì) la praticavano eccome, mentre i mariti si sollazzavano ai simposi con adolescenti o meretrici.

    ci sono anche diversi studi antropologici sulle diverse consuetudini sessuali o su ciò che era trovato erotico (per esempio, presso gli inuit, era normale che una moglie facesse sesso con l’ospite e gli antichi cinesi avevano il feticismo del piede femminile minuscolo, i “piedi di loto”) a dimostrazione che l’idea di moralità sessuale e di gusto cambia continuamente a seconda di dove si va.

  2. “Se proprio viene da fare “catcalling”, lo si faccia solo quando davvero si è attratti da una donna, non per fare i fighi in gruppo, quella è un’idiozia squalificante per la maschilità.”
    Già, ma mi sa che quasi la totalità delle volte che accade è in gruppo e per quel motivo, non per un reale apprezzamento…
    Personalmente la cosa che trovo disturbante del “catcalling” è che ti mette al centro dell’attenzione senza che tu l’abbia richiesto, e mi sembra quasi una presa in giro, qualcosa da bulli. Proprio perché è quasi sempre agito da gruppetti di ragazzi giovani (e capitava solo da giovani), che poi magari ridacchiano tra loro, sta sempre al confine con lo sberleffo e mette in imbarazzo davanti al resto della gente (se sei una persona timida, ovvio; ecco perché fate bene a parlare di soggettività). Questa è la realtà – piuttosto rara a dire il vero – del catcalling oggi, probabilmente diverso da quello che si vede nei film americani degli anni ’50 e che era davvero un maldestro e spontaneo tentativo di apprezzamento.

  3. Non sapevo cosa fosse il catcalling…. Da parte mia signore e signorine potranno ricevere solo assoluta indifferenza…

  4. nel 2014 avevano fatto un esperimento dove una ragazza camminava per le strade di Nuova York come dimostrazione dell’epidemia di cat-calling. metà delle “molestie” erano semplici saluti e praticamente tutti quelli che la apostrofavano erano membri di minoranze etniche. nessun bianco etero cis. da allora non ci hanno piu riprovato. se fosse vero che il cat-calling è un fenomeno così ubiquo e opprimente, allora ne avremmo migliaia e migliaia di testimonianze visto che ormai tutti dagli 0 ai 99 anni hanno un telefono con videocamera per documentare queste cose. e invece non c’è niente del genere. dimostrazione che si tratta di nient’altro che dell’ennesima truffa per promuovere la narrativa donne orribilmente oppresse, uomini aguzzini oppressori.

  5. >>>
    Quando ne incontrate una così, c’è solo una cosa da fare: non fischiatela. Ignoratela e fischiate a un’altra dietro di lei. È una cosa che detestano.
    >>>

    Esatto!!! E per esperienza personale non c’è nemmeno bisogno di fischiare, è sufficiente salutare con un bel sorriso una e non degnare di uno sguardo l’altra.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: