Un nuovo guerriero in campo (e riflessioni a margine)

Questo blog ha interrotto le pubblicazioni il 14/09/2020, dopo 4 anni di attività.

Le sue tematiche sono ora sviluppate da una nuova piattaforma:

LA FIONDA

https://www.lafionda.com

di Redazione – Se dovessimo avere un euro per ogni richiesta di statistiche mirate che ci perviene via email o sulla messaggistica social, a quest’ora saremmo più ricchi di George Soros. Quanti uomini uccisi da donne, quanti tentati omicidi di donne contro uomini, quante separazioni conflittuali, quante false accuse, quante violenze, quanti suicidi post-separazione, e così via. Un vero e proprio rosario di richieste a cui, da piccolo ma orgoglioso e combattivo blog nazionale, purtroppo non possiamo rispondere. Per scelta editoriale teniamo soltanto due conteggi, quelli che ci sembrano i più significativi: il numero di donne che hanno commesso abusi, violenze o omicidi a danno di anziani e bambini (il noto “Conteggio infame“) e il numero di donne beccate ad accusare falsamente uomini (la nota “Punta dell’iceberg“). Per entrambi la fonte è tutt’altro che ufficiale: non è l’ISTAT, non sono i Ministeri, che queste statistiche proprio non le vogliono raccogliere. La fonte sono i media, dunque qualcosa di molto parziale. Perché sa solo il cielo quanti sono i casi che non finiscono sui media e che dunque sfuggono alla nostra rilevazione.

Ecco allora che corre in soccorso un nuovo portale, venuto in vita alla chetichella ma che sta facendo un lavoro importantissimo da questo punto di vista. Si chiama “Violenza senza genere” e ha come scopo quello di raccogliere nel modo più sistematico, ordinato e fondato possibile tutti i casi di violenza di genere messa in atto da donne contro gli uomini e contro ogni altro soggetto debole. Lo fa senza periodizzare le statistiche, come facciamo noi che le dividiamo per anno, ed è una scelta utile perché dà una proporzione più ampia dei fenomeni misurati. Quando può, usa come fonti istituzioni ufficiali, ma anch’esso, in mancanza di materiale, deve approvvigionarsi dai media. Dunque anche per “Violenza senza genere” vale il discorso fatto per noi: per un caso finito sui giornali c’è da presumere che ne esistano almeno altri cinque o dieci rimasti non notiziati. Su “Violenza senza genere” si possono trovare molte delle statistiche che vengono richieste a noi e che noi non abbiamo le risorse (o l’impianto metodologico) per raccogliere. Il consiglio è dunque, per chi è interessato alla materia, di salvarsi “Violenza senza genere” tra i preferiti e di andarlo a consultare con fiducia, quando necessario.


Tutto molto assurdo nell’Italia del 2020.


Ma… è necessario? Sì, un sito del genere è assolutamente necessario. E’ un guerriero in più nello sconfinato campo di battaglia contro la falsificazione della realtà presente nella cultura diffusa grazie all’influenza del femminismo suprematista e dei suoi servi nelle redazioni, in Parlamento e nella magistratura. Una falsificazione che colpisce tutti trasversalmente, uomini e donne, con una particolare concentrazione di fuoco sugli uomini, come ben si sa. Un ulteriore strumento informativo e analitico dunque è fondamentale, anche perché aiuta a comprendere bene le proporzioni dello sbilancio e delle iniquità in atto. Non solo nel versante più importante, che è quello delle più ampie relazioni tra uomini e donne, ma anche in quello stesso relativo alla libertà di espressione e ai meccanismi democratici di questo paese. Conosciamo i promotori di “Violenza senza genere” e sappiamo che hanno messo in atto ogni possibile espediente per non venire individuati. Oggi, essere uomini (ma anche donne) e dire cose vere trasforma subito le persone in ebrei durante il nazismo, in cristiani durante l’Impero Romano, in oppositori durante lo stalinismo, in carbonari sotto l’Impero Austriaco. Degli indesiderati, dei paria, dei nemici da sopprimere. Ecco allora che chi cerca e dice la verità deve seguire la massima epicurea di vivere nascosto, nel terrore di essere ostracizzato o perseguitato. Tutto molto assurdo nell’Italia del 2020.

Ma d’altra parte di cosa parliamo? Parliamo di un paese dove si è tentato, inizialmente senza successo, di massacrare un opinionista scomodo come Davide Stasi. Qualcuno lo ricorderà, è accaduto nel settembre scorso: per far fallire una sua conferenza dal titolo provocatorio “Aperitivo con lo stalker“, si è fatto scendere in campo un giornalista di Repubblica che ha alterato la foto di un vecchio post Facebook di Stasi per poter dire che fosse uno che deride le donne sfregiate dall’acido. La shitstorm è dilagata a livello nazionale, una parlamentare femminista, Valeria Valente, scrisse pubblicamente che Stasi stesso avesse sfregiato una donna con l’acido. Non ci fu limite all’infamia, cui poi seguirono minacce e molestie tali da indurre Stasi a più di un passo indietro dal suo attivismo e dalla sua creatura, ossia questo blog. E tutto per distruggere lui personalmente e un evento che, si disse, era stato patrocinato dal Comune di Genova. Fake news oltre alla diffamazione. Questo fu il “trattamento” per lui, una manganellatura mediatica per un evento che poi ebbe luogo comunque in diretta web, dimostrando che si trattava di una semplice e pacata e democratica e libera conversazione ragionata sul tema dello stalking e affini. L’altroieri è accaduta questa mostruosità. Ieri, di contro, il Comune di Roma patrocinava, stavolta davvero, la lettura di favole in asili e scuole ad opera di due drag-queen e, salvo qualche protesta qua e là, non fosse stato per il coronavirus, nessuno avrebbe detto nulla. Nessuna traccia di shitstorm per nessuno, a parte qualche protesta da destra, e serve una mezza pandemia per far abortire l’orrido evento. “Violenza senza genere” si inserisce in un contesto di questo genere ed è dunque più che benvenuto, sia perché la segretezza dei suoi promotori è sintomatica del clima iniquo e di terrore ideologico in cui viviamo, sia per i suoi contenuti che, una volta di più denunciano la sussistenza di un regime al cui crollo tutti, nessuno escluso, devono contribuire attivamente.


NO AI LOCALI GRATUITI ALLA CASA DELLA DONNA DI MILANO

(firma la petizione su change.org)

 


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