STALKER SARAI TU

Una confessione per Marco Preve

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nemici eticaMi è capitato nella vita, come capita a tutti, di dovermi scontrare con dei competitori, talvolta degli avversari, raramente dei nemici. E’ in quei frangenti che viene fuori l’etica di una persona, il suo impianto generale di valori, quella linea di demarcazione sotto la quale non si è disposti a scendere in nessun caso. Una delle mie personali linee di demarcazione, ad esempio, è quella di non andare mai a toccare gli strumenti con cui il mio opponente si guadagna da vivere. In alcuni casi ho pure avuto la possibilità di rovinare la mia controparte, mettendolo in difficoltà nella professione o addirittura facendogli perdere il lavoro, ma non ne ho mai approfittato. Il lavoro, per quanto è raro, è la cosa più preziosa che ci sia. Si mantiene la famiglia col lavoro, si sostiene la propria dignità. Insomma è sacro e intoccabile. Se una guerra personale diventa feroce, posso essere pronto a tutto, ma il lavoro di una persona non si tocca.

Non sono l’unico a pensarla così, per fortuna. Sono in tanti quelli che tengono le dispute personali, politiche o ideali che siano, sul piano del confronto anche aspro ma leale. Oltre ad essi ci sono anche gli altri, quelli che non guardano in faccia niente e a nessuno. Di solito sono i livorosi, quelli che ritengono di avere un potere immenso e che, se vedono che il suo esercizio non sortisce gli effetti sperati, si infuriano e sbordano nell’infamia. Sono gli odiatori illimitati. E sono spesso giornalisti. E’ nota ad alcuni, purtroppo non a tutti, la mia personale vicenda con il giornalista Marco Preve di Repubblica (edizione di Genova). Per mandare in fumo il mio “Aperitivo con lo stalker” (che andrà comunque in diretta YouTube e su questo blog oggi dalle 17.55), ha diffuso una fake news. Ha alterato un mio vecchio post di Facebook per far credere a tutta Italia che io fossi uno che deride le donne sfregiate dall’acido. E tutta Italia ci ha creduto. Qualche testata concorrente e onesta no, però, e ha pubblicato la verità dei fatti. Spero che anche i magistrati a cui ho denunciato la cosa vorranno vederci chiaro.


Il lavoro di una persona non si tocca.


marco preveNon pago, il giorno dopo ha cercato di farmi passare per stalker dell’On. Lucia Annibali, con il concorso passivo di quest’ultima. Già così credo che ritenesse di avermi annientato. Dopo una telefonata furibonda ha capito che no, era ben lontano dall’esserci riuscito. Aveva già in serbo un altro mio vecchio post Facebook da schiaffare sul suo giornalaccio, ma l’ho bruciato sul tempo pubblicandolo io per primo e ammettendo il mio errore. Ce lo vedo, innervosito oltre ogni limite, bombardato di telefonate che lo sollecitano ad andarci giù pesante, perché Stasi non deve parlare, Stasi non deve esistere. Piogge di screenshot, valutazioni, tempeste di cervelli e neuroni solitari per capire dove e come attaccarmi. Scava scava, non c’è nulla di attaccabile. Disperato per l’effetto Streisand della sua fake news, decide allora di passare il segno.

La domenica successiva, 15 settembre, torna a occuparsi di me. Non per criticare le mie posizioni o le mie iniziative di blogger e scrittore. No: chiama al telefono i capi del posto dove lavoro. Il mio lavoro “normale”, quello di cui nessuno ha mai saputo perché l’ho sempre tenuto lontano dalla mia attività di opinionista. Perché le due cose non possono e non devono mescolarsi. Preve invece, smanioso di portarmi alla rovina, lo fa e impone lui che i due piani si incontrino. Ovviamente l’incontro non è felice, mi crea problemi davvero importanti. Non scendo in dettagli perché, nonostante la forzatura di Preve (seguito a ruota da “Non Una di Meno”, perché chi si somiglia si piglia), per me i due mondi continuano a restare distanti anni luce. Fidatevi però che la cosa mi ha creato grossissimi problemi, e tanto basti. Di fatto non è importante se e come ne uscirò, ma ciò che Preve ha fatto. Incapace di accettare che la sua diffamazione mi abbia lasciato intatto, ha perso il controllo ed è andato molte miglia al di sotto della linea di demarcazione deontologica. Come si concili il mio impegno civico individuale ed extralavorativo con il mio lavoro, infatti, non è una notizia. Nessuno è interessato alla cosa. Solo lui è interessato, nel perseguimento del suo scopo di distruggere il ragionatore, non riuscendo a distruggere il ragionamento, e dunque di farmi tacere semplicemente mandando in rovina me e la mia famiglia. Per questo ne ha scritto (e Repubblica ha pubblicato), non per altro.


Ce lo vedo, Preve, innervosito oltre ogni limite.


Ho fatto un esposto, in questo senso, all’Ordine dei Giornalisti della Liguria. Ne ho fatti tanti in passato a quel tipo di organizzazioni in tutta Italia e ancora adesso attendo una risposta. Sono certo che accadrà la stessa cosa in questo caso. Più che “ordini” sono corporazioni, è pressoché impossibile ottenere una forma di giustizia, dunque se il mio esposto cadesse non ne rimarrei per nulla meravigliato. Non mi resta allora che informare chi legge queste pagine del livello a cui i media possono arrivare nel tentativo di distruggere una persona. Sia che lo facciano per proprio sfizio, per antipatia personale o su commissione, esistono redazioni, testate e giornalisti capaci di non guardare in faccia a nulla per annientare la persona che vogliono imbavagliare. Marco Preve e Repubblica si sono dimostrati così con me. Se dunque vi saltasse l’uzzolo di acquistare quel giornale o peggio ancora di credere a ciò che pubblica, pensateci due volte. Un giorno al posto mio potreste esserci voi o un vostro caro. Tuttavia, voglio che sia chiaro, non mi sto lamentando né sto piagnucolando. Perché (brutta notizia per te, Marco Preve) io sono ancora qui, in piedi, saldo e determinato.

Anzi, Marco Preve di Repubblica, dedicherò proprio a te i cinque minuti precedenti all’inizio del mio “Aperitivo con lo stalker” di stasera, che per questo ho anticipato alle 17.55. Sei il tipo di persona e di “professionista” più adatto a fare da preludio alla mia presentazione. E solo una testata come Repubblica può ospitare una firma come la tua. Stasera approfitterò del fatto che il tuo cognome in genovese significhi “prete” e ti farò una confessione. Connettiti dunque alla mia diretta su YouTube o su questo blog, cinque minuti circa prima dell’inizio della prolusione. Sarà una confessione pubblica molto intensa, interamente dedicata a te.

NOTA BENE! La diretta di stasera del monologo “APERITIVO CON LO STALKER” si terrà

Da YouTube: https://youtu.be/gRQGut-fed8

Da questo blog: http://stalkersaraitu.com//project/aperitivo-con-lo-stalker/


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15 thoughts on “Una confessione per Marco Preve

  1. Basta moltiplicare i numeri di un anno per l’aspettativa di vita, escludendo i periodi in cui ogni persone è single per forza e non convive, ovvero come minimo i primi 15 anni di vita circa e per le donne gli ultimi 5 (vivono 5 anni più degli uomini, proprio non ci sono uomini per loro in media) – quindi 80-20 = 60. Si moltiplicano le vittime di un anno per 60 e viene fuori la possibilità di essere vittime in tutta la vita.
    Quindi 1.000 condanne annue x 60 = 60.000 nell’arco di una vita.
    Su 30 milioni di donne è una su 500.
    E sono stato largo.

  2. Ho seguito la diretta e voglio compliementarmi con Stasi per l’ottimo lavoro. Esauriente, preciso, stile pacato sia pur con qualche
    giustificabile ironia. Giustissimo andare a esaminare nel dettaglio le note metodologiche dell’indagine ISTAT per rivelare come saltano fuori i numeri esorbitanti della presunta violenza. Forse non è del tutto corretto confrontare il numero di vittime globali secondo quella indagine e le condanne effettive per i reati in questione quando le seconde si riferiscono ad un anno, le prime valgono per una violenza subita in tutta la vita (1:51:22). Ma la differenza di ordini di grandezza è tale da far capire che comunque i conti non tornano.

  3. Eppure ho compassione di que giornalista. Immagino un poveraccio che ha salito le scale delle redazioni in ginocchio arrivando a Repubblica col più ributtante dei servilismi, pronto a scrivere tutto ed il contrario di tutto e innalzando la merda alla gloria o distruggendo vite di poveruomini onesti, sempre su ordinazione del suo capetto di turno. Genuflesso oggi alle arpie della nuova mafia femminazista ha solo come sempre obbedito a chi lo ha addomesticato. Non sa fare altro. E dal bassifondi del suo mondo sogghigna magari soddisfatto di essere ancora riuscito a sbarcare il lunario compiacendo chi lo usa come scendiletto per i suoi piedini smaltati. Che pena

  4. Ho seguito con estremo interesse la diretta di ieri. Complimenti.
    Riguardo a Preve e dopo quello che hai esposto ieri, potrebbe configurarsi il reato di stalking nei tuoi confronti?

    1. Non credo, si coprirebbe dietro a un supposto diritto di cronaca penso. Ora la curiosità è vedere cosa tira fuori dal cilindro domani.

  5. Ci conosciamo ormai da tempo, il nostro rapporto di Amicizia è ben cementato, fondato sulla sincerità e onestà intellettuale, conosciamo i nostri travagli e le reciproche vicissitudini, non ci siamo mai risparmiati critiche vicendevoli, ci sentiamo raramente ma siamo sempre in contatto, basta un cenno e ci troviamo. Che dirti, al netto di qualche modestissima scivolata (che non inficia in nessun modo la bontà e il valore del tuo lavoro) nella diretta, che ci sta tutta nell’intercalare di una diretta che pochissimi, anche professionisti della comunicazione avvezzi alle telecamere, come già detto: chapeau !
    Il resto, i vari Preve e compagnia cantante, lasciano il tempo che trovano.
    Ma quel tempo é giusto che lo trovino in un’aula di Tribunale, quindi querela e, anzi, circa il fatto che ha scavato nella tua vita privata e ti ha creato problemi, oltre che esporti a un potenziale rischio, non fare sconti.
    Il tutto con estrema tranquillità, senza accanimento (superfluo, so che non hai uguale malanimo).
    Andiamo avanti, Davide.

  6. Così stando le cose è chiaro che il Sig. Preve ha superato il diaframma e – agendo apparentenmente contro uno – ci abbia già portati tutti all’inizio del conflitto aperto e palese. Prima di quanto mi aspettassi.
    .
    Questo è bene in quanto …oportet ut scandala eveniant.
    .
    Può essere l’inizio di una nuova era – che sogniamo da una generazione – quella del conflitto conclamato.
    .
    In tutti questi anni io stesso sono stato fatto oggetto di insulti e insinuazioni (non spesso, per la verità). Mia moglie è stata dileggiata pubblicamente per essere compagna di un simile mostro. Mi è stata tolta la parola in conferenze e assemblee.
    Ho rifiutato partecipazioni a Italia1, Retequattro e Rai2 – che cercavano il fenomeno da baraccone (vedi Salvatore Marino)
    – chiedendo strumentalmente cauzioni stratosferiche (150.000/200.000 eu. …comprensibilmemente denegate)
    Sono stato moritorato dalla PostPol fin dal 98 (lo so perché …qualcuno parlò). Ai primi incontri di U3K (Bellano, Brescia) c’era la Digos. Tra gli iscritti alla lista c’erano infiltrati.
    Ma era semplice carboneria. Devo dirlo: gratificante ed eccitante.
    .
    Davide invece – anche perché infine i tempi cambiano – ha bucato le nuvole ed è diventato il bersaglio numero uno. Con lui vanno giù pesanti.
    Titolo e ruolo conquistati sul campo. Di passo in passo, forse persino al di là delle sue iniziali intenzioni, egli è oggi l’uomo di punta di questa battaglia.
    Periglioso e splendido destino.
    .
    A lui il mio totale supporto morale e appoggio politico.

  7. Consiglio di chiamarlo “teppista” perché è quello che è.
    Quello che ha fatto è teppismo, non è moralmente differente che se fosse andato a rigarti l’automobile di nascosto, solo che avendo a che fare con un GROSSO teppista cerca di fare più danno e usa mezzi più diretti.
    Anche se molto probabilmente ciò che ha fatto è illegale.

    “Prepotente” sarebbe più corretto se si guarda la definizione, ma sbagliato nel contesto perché ha connotazioni che esprimono forza, quindi vagamente positive. Visto il tipo, probabilmente sotto sotto se ne sentirebbe lusingato.

    “Teppistello glorificato” rende un po’ meglio l’idea, però è troppo lunga.

    1. Quando cadde il comunismo bisognava chiudere Repubblica, Manifesto, Unità etc e incarcerare gli italiani nominati dalla banda di assassini che ha ucciso il 15% della popolazione ovunque hanno preso il potere. Invece gli si è dato il tempo di ripartire, e questi hanno abbandonato i lavoratori e si sono messi ad aizzare i conflitti di genere e razziali che oggi danneggiano le nostre società.

      1. Oppure erano talmente confusi che si sono lasciati contaminare dall’ideologia femminista, che per molti versi è contraria all’egalitarismo (aggiungere pure estremista/inefficiente/ingiusto: non è il punto) spinto del socialismo reale, infatti il femminismo ad esempio supporta il separatismo: nei centri antiviolenza non si accolgono vittime uomo né figli maschi di vittime al di sopra dei 14 anni: è come se un centro per vittime dei “siciliani mafiosi” non accogliesse vittime siciliane di mafia sulla base che “la loro sicilianità potrebbe ricordare alle altre vittime la mafia, e traumatizzarle ulteriormente”.

        Marco Preve non è ammesso in un centro antiviolenza perché traumatizza le vittime.
        Marco Preve fa paura alle donne vittime di violenza, le traumatizza.
        Qualsiasi cosa faccia Marco Preve non è ammesso ed è parte del problema.
        Se sua moglie o il suo compagno uomo abusassero di Preve, Preve dovrebbe comunque tenersi ben lontano da un centro antiviolenza, e non sarebbe accolto, perché Preve è l’immagine della violenza, l’incarnazione della violenza, a prescindere dal fatto che ne sia stato vittima e non autore.

        In che modo quanto sopra è anche solo vagamente “comunista”?
        Infatti in URSS, nella DDR e anche oggi in Cina erano e sono considerate divisive e nemiche dello Stato.

  8. “No: chiama al telefono i capi del posto dove lavoro. Il mio lavoro “normale”, quello di cui nessuno ha mai saputo perché l’ho sempre tenuto lontano dalla mia attività di opinionista. Perché le due cose non possono e non devono mescolarsi. Preve invece, smanioso di portarmi alla rovina, lo fa e impone lui che i due piani si incontrino. Ovviamente l’incontro non è felice, mi crea problemi davvero importanti. Non scendo in dettagli perché, nonostante la forzatura di Preve (seguito a ruota da “Non Una di Meno”, perché chi si somiglia si piglia), per me i due mondi continuano a restare distanti anni luce. Fidatevi però che la cosa mi ha creato grossissimi problemi, e tanto basti. Di fatto non è importante se e come ne uscirò, ma ciò che Preve ha fatto. Incapace di accettare che la sua diffamazione mi abbia lasciato intatto, ha perso il controllo ed è andato molte miglia al di sotto della linea di demarcazione deontologica.”

    E questo è il perché molti di noi preferiscono restare anonimi.

    Perché sappiamo come agiscono questi farabutti.

    Ed è anche il perché qualsiasi soluzione li renda inoffensivi è comunque benvenuta: alcune sono proprio belle, giuste e legali, tipo vincere una bella querela contro di lui, altre meno piacevoli ma comunque molto migliori che avere in giro feccia simile, tipo che morisse causa un evento tipo alluvione o crollo di ponte – possibilmente solo lui. Il mondo non perderebbe nulla, anzi ne guadagnerebbe.

    1. I capi ? Lascia perdere. Se incappi in quello sbagliato sei fregato. A me é andata di lusso, ma di lusso eh. Grazie a chi non lo so, ma certamente a qualcuno che ha sfanculato l’infame di turno che per compiacere le sue “referenti” e risollevare la sua carriera fallita mi voleva far fuori in un amen. L’ho scoperto casualmente a posteriori.

      1. O è fregato il capo, se ha degli scheletri nell’armadio che tu conosci.

        Io sono un grande sostenitore della pace da raggiungersi attraverso la deterrenza nucleare e la stabilità politica dei paesi che detengono dette armi.
        Ovviamente se provochi tumulti interni nel paese che ti si oppone, c’è il rischio che vadano al potere gli estremisti e lancino tutto, contro di te.

        E’ per questo che ci sono regole di condotta e limiti etici: non lo si fa per sentirsi buoni e giusti, ma per evitare conseguenze estreme provocate dall’escalation che supera ogni limite, non solo etico, ma anche dettato dalla razionalità e dall’istinto di conservazione, ovvero la situazione dove non vince nessuno: che senso ha arrivare a una situazione dove tutti perdono? E’ stupido.

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