Valeria Parrella decide chi può parlare e chi no

Valeria Parrella
Valeria Parrella

di Redazione. Impossibile trattenere un imponente senso di indignazione e schifo di fronte a quanto accaduto settimana scorsa nell’ambito del premio letterario “Strega”. Viene intervistata Valeria Parrella, autrice di un romanzo arrivato in finale intitolato “Almarina”. Per la cronaca, è un romanzo originalissimo nel tema: una donna vedova (via questi maschi inutili!) che incontra in carcere una ragazza romena di sedici anni con alle spalle una storia di violenza familiare (scommettiamo da parte del padre) e insieme volano verso una nuova vita finalmente ripulita dalla sozza presenza maschile. Insomma uno dei tanti scartafacci dell’epoca moderna pubblicati dalla grande editoria ormai totalmente prona, per interesse, alla grande menzogna internazionale.

Ma al di là del romanzo, del tutto irrilevante di per sé, è interessante l’intervista alla sua autrice, ad opera di un ometto gocciolante miele, probabilmente frutto della liquefazione del proprio carattere. Al termine dell’intervista annuncia alla Parrella che dopo di lei sarà intervistato Corrado Augias, sul tema del #MeToo. Parrella ridacchia con supponenza e commenta: “Ah, con Augias ne dovete parlare? Auguri”. Atteggiamento di pura scuola Murgia. Un intervistatore normale l’avrebbe squadrata e le avrebbe risposto: “sì e allora? Problemi?”. Invece il nostro si prostra e si scusa, assicura che di quello stesso tema parleranno poi anche con lei, e nel frattempo lascia una scia di bava dietro di sé. La Murgia per prima ma anche tutti gli altri canali nazifemministi riprendono il frangente, lo taggano come mansplaining e portano in trionfo la scrittrice per la sua risposta arrogante.


A loro l’hashtag di deluficazione non si applica.


michela murgia femminista
Michela Murgia

Sì, perché il significato sta tutto in quel tag, l’abusato #mensplaining o, come lo chiama la Murgia, #minchiarimento. Che è, secondo la definizione delle ariane (o arIene), quando un uomo spiega a una donna qualcosa che questa già sa. Considerando che le nazifemministe aggressive Murgia-style ritengono di sapere già tutto, ogni cosa risulta #minchiarimento, ma soprattutto in questo caso si dimentica che il #MeToo si è dimostrato alla lunga solo un mezzo per incastrare uomini danarosi con accuse mai provate, con per altro una lunga scia di sangue dovuta ai frequenti suicidi. Dunque, per principio, gli uomini sono più che titolati per parlarne. Che poi ne debba parlare Augias, uno che alla narrazione tossica femminista si è sempre piegato più che volentieri, quello è pure un altro problema, ma poco importa. Il meta-messaggio della risatina della Parrella e l’esultanza delle sue sodali significano che sta a loro decidere chi può parlare e di cosa. E in particolare che gli uomini non devono parlare di questioni che in qualche modo abbiano a che fare col mondo femminile.

È una posizione aberrante e assurda, che pure passa senza colpo ferire. Senza, ad esempio, che tutti i ginecologi d’Italia si rifiutino di ricevere e curare o far abortire la Murgia, la Parrella e tutte quelle come loro, ad esempio. O senza che i giudici di sesso maschile rifiutino di accettare la depressione post-partum come alibi per gli infanticidi. O ancora che agenti di Polizia o militi dei Carabinieri si occupino di violenze sulle donne e codici rossi vari. Perché a questo dovrebbe portare coerentemente l’attività censoria sdoganata dalle ariane sulle tematiche che riguardano questioni femminili. Ma al di là dei paradossi, quello che piano piano passa è la possibilità per una donna di zittire un uomo con una semplice risatina, ottenendo in risposta, se dall’altra parte c’è un cicisbeo (e purtroppo c’è quasi sempre), una reazione repellente da soverchiante senso di colpa. Naturalmente, va precisato, la censura da minchiarimento è un vettore unidirezionale, all’inverso non vale. Gli uomini infatti, oltre a non parlare, devono accettare zitti e buoni che Murgia e le sue simili ci raccontino quanto sono brutti e cattivi gli uomini. A loro l’hashtag di deluficazione non si applica.



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