Violenza domestica: nel Canada iperfemminista irrompe la verità

Alexandra Lysova

di Giorgio Russo. Abbiamo tutti presente quale sia ormai da anni la posizione del Canada sui temi che ci stanno più a cuore. Già prima del bambolotto attualmente al potere, quel Justin Trudeau amico di chiunque tranne che degli uomini, l’internazionale rosa-LGBT si era impossessato del paese nordamericano. Si ricorda, in questo senso, il lunare dibattito sull’imposizione per legge di nuovi pronomi personali per le persone transgender, che coinvolse anche il grande studioso Jordan Peterson, alla fine risultato inutile a fermare il degrado e la violenza alla libertà di parola di tutti. Con Trudeau tutto ha preso un abbrivio inarrestabile e il Canada ha finito per essere una delle roccaforti del potere femminista, insieme alla Spagna, a gran parte del Sud-America e della Scandinavia. Là l’uomo è davvero sempre colpevole fino a prova contraria e la donna vittima per sua stessa natura. A confermarlo, anni di dati discussi e discutibili, non dissimili da quelli diramati periodicamente anche dalle nostre parti.

Se non che di recente una coraggiosa studiosa ha fatto irruzione nel roccioso regime femminista canadese. Si chiama Alexandra Lysova e dal nome chiaramente non è canadese. Viene dalla Russia, dalla Siberia per la precisione, un paese agli antipodi rispetto al Canada sulle politiche di genere. In un contesto del genere, la Lysova, vent’anni fa, si è messa a studiare l’incidenza per sessi della violenza di genere, attendendosi, come da dettato internazionale, di trovare un gran numero di donne vittime e un corrispondente numero di uomini carnefici, magari resi ancora più brutali dall’abuso di alcol. Dopo anni di rilevazioni e studi: sorpresa! A finire ammaccati, ricoverati e pesti erano più uomini che donne, queste ultime molto più inclini alla vodka degli uomini, all’interno del comprensorio della sua città natale, Vladivostok. Le sue rilevazioni fecero il giro del mondo, silenziose e silenziate dal mondo accademico, che oggi non ama vedere i propri dogmi politicamente corretti messi in discussione. Finché qualcuno particolarmente illuminato non chiamò la Lysova a lavorare prima all’Università di New York e poi a quella di Toronto.


Solo di recente i suoi risultati sono trapelati in Europa.


Da lì arriviamo all’oggi: la Lysova ha pubblicato un nuovo studio relativo a varie rilevazioni effettuate sulla popolazione canadese e relative alla violenza domestica nelle relazioni eterosessuali, e l’esito è dirompente, come sempre accade quando si certificano l’ovvio e la verità. Lo studio infatti conclude che nei conflitti domestici le donne sono indubbiamente quelle che subiscono i danni più severi. Mediamente un uomo è fisicamente più forte di una donna, dunque quando colpisce inevitabilmente fa più danni. Fin qui tutto normale e tutto bene per chi volesse criminalizzare il maschile e vittimizzare il femminile, come da decadi accade in Canada e nel resto del mondo. Meno bene il prosieguo dello studio: gli attacchi perpetrati dagli uomini sono significativamente più rari di quelli perpetrati dalle donne. Questi ottengono molto spesso (non sempre) danni inferiori rispetto a quelli maschili, ma la loro incidenza è notevolmente maggiore. In parole povere: nelle coppie eterosessuali canadesi ad essere più aggressiva è lei e non lui.

Le fattispecie di atti individuate sono diverse: si parla di violenza fisica durante un abuso sessuale, botte, strangolamenti, coltellate, colpi con oggetti, calci, pugni, morsi, schiaffi, spintoni e trascinamenti, lancio di oggetti e minacce di colpire. Non in uno di questi indicatori la donna supera in frequenza l’uomo nelle vesti della vittima. Chi subisce nella maggior parte dei casi sono i maschi, tranne in due casi (botte, strangolamenti e coltellate da un lato, strattoni e spinte dall’altro) dove l’indicatore è pressoché pari. Nel totale, le donne vittime sono poco più della metà delle vittime maschili. Interessante è che non si tratta di uno studio su un campioncino striminzito di persone seguito da una proiezione su milioni (stile ISTAT). La rilevazione ha coinvolto la bellezza di 418.000 uomini e 341.000 donne, traendo le informazioni a sua volta dalla rilevazione statistica nazionale canadese (l’annuale “General Social Survey of Canada”). I dettagli di tutto lo studio sono stati presentati l’anno scorso al “Congress of Humanities and Social Sciences” dell’università British Columbia, sotto il titolo: “Le realtà nascoste della vittimizzazione di uomini e ragazzi”, e solo di recente i suoi risultati sono trapelati in Europa.



Delle ricerche di Alexandra Lysova non si sia parlato in Italia.


La Lysova è perfettamente cosciente di quanto il suo lavoro rischi di essere dirompente, specie per tutta quella larga parte di interessi che non vogliono ammette l’esistenza della violenza sugli uomini e della sofferenza maschile. Se ammessa, metterebbe in discussione tutta la grande torta economica annualmente divorata dalle associazioni e dai centri di assistenza o antiviolenza, e anche da lì arrivano le resistenze. Sulla questione però lei non ha dubbi: “il supporto alle vittime non può essere un gioco a somma zero dove solo uno dei due sessi riceve sostegno ed empatia”. Ci vuole coraggio per dire una cosa del genere in Canada, ma forse lei, in quanto russa, ha qualche tutela speciale, chissà. “Non si tratta di sottrarre qualcosa alle donne: loro, come gli uomini, necessitano di sforzi continui di sostegno di fronte alla violenza domestica. Aiutare entrambi significa aiutare le famiglie”. Viene da chiedersi quanto ora l’Università di Toronto si stia pentendo di aver chiamato a lavorare in casa propria una rivoluzionaria del genere che, stranamente, non è stata ancora defenestrata: nel mondo accademico dei social justice warriors di solito accade così.

Il punto è che la Lysova poggia le sue conclusioni non su rilevazioni autonome o su gruppi d’indagine costituiti da lei o dall’Università di riferimento, bensì sulle statistiche ufficiali e generali elaborate dagli uffici pubblici canadesi. Che da sempre contengono la verità dei fatti, solo che nessuno prima si era mai preso la briga di ordinarli, compararli e trarre delle conclusioni. Al massimo le agenzie informative allineate alla narrazione dominante avevano estratto da essi numeri e dati di comodo, facili da manipolare, per poter alimentare allarmi e versioni della realtà del tutto mistificate. Esattamente come accade in Italia, dove per descrivere il fenomeno della violenza domestica ci si riferisce costantemente a vecchie indagini campionarie ISTAT palesemente orientate dal lato ideologico e non si vanno a guardare i dati ufficiali, sebbene raccolti in banche dati liberamente consultabili. Oltreoceano la dinamica nelle accademie ancora consente l’emergere di voci contrarie al mainstream, seppur a fatica. Da noi la melma baronale e lo zoccolo duro dei media rendono pressoché impossibile l’emergere della verità. Non è un caso che delle ricerche di Alexandra Lysova non si sia parlato in Italia, troppo presa a lamentarsi delle mascherine a misura d’uomo e a produrre pamphlet ideologici e discriminatori a firma “task-force” ministeriale per lasciare un minimo spiraglio all’ovvio e alla verità.


Fondo di Protezione Legale

Contribuisci a sostenere le spese legali di questo blog

Il tuo contributo verrà usato per combattere i tentativi di censura attraverso querele e denunce.

Modifica liberamente la cifra che vuoi donare

Seleziona il metodo di pagamento
Informazioni Personali

Per fare una donazione tramite bonifico fai riferimento a questi dati:

    1. IBAN: IT67X0617501401000002421780
    2. SWIFT (per bonifici dall'estero): CRGEITGG
    3. Intestato a: Davide Stasi
    4. Causale: donazione Fondo Dotazione Legale

GRAZIE!

STALKER SARAI TU

Totale Donazione: €20,00


Iscriviti per ricevere la newsletter settimanale di “Stalker sarai tu”:

Loading

 

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: