Yo soy Juana? Adios, Juana!

Juana Rivas e Francesco Arcuri
Juana Rivas e Francesco Arcuri

di Redazione – Di Juana Rivas questo blog si è occupato diverse volte in passato. La donna, cittadina spagnola ed ex moglie dell’italiano Francesco Arcuri, è stata al centro di una vicenda separativa tormentata fatta di accuse incrociate e sottrazione internazionale di minore (da parte di lei). Una delle tante? No, in realtà. La vicenda di Juana Rivas scatenò le nazifemministe iberiche che da anni sono schierate in sua difesa, con tutto l’apparato mediatico al seguito. La versione spacciata è sempre la stessa: Francesco era un violento con lei e con i figli, per questo lei a un certo punto se li è presi e li ha portati in Spagna. Questo le è valso le prime pagine dei giornali spagnoli (per un po’ anche italiani), comparsate in TV con vittimismo e lacrime a iosa e slogan per le strade: “Yo soy Juana”, fino a smuovere a suo favore addirittura la ministra della giustizia spagnola, Dolores Delgado. Francesco, come sempre in questi casi, per tutto il tempo è rimasto silente, lavorando con i suoi legali per sbrogliare la matassa.

Che dopo un po’ in effetti si sbroglia. Francesco viene sollevato da ogni accusa e sciolto dalle denunce presentate da Juana in Spagna. Ciò non gli impedisce di rischiare il linciaggio da parte di un gruppo di femministe durante una sua permanenza da quelle parti. Di contro Juana viene condannata per sottrazione internazionale di minore. Dovrebbe andare in galera ma (indovina indovinello?) le proteste pubbliche de las vaginas armadas gliela fanno scampare. La condanna però è pesante e i figli vengono affidati a Francesco, che risiede in Italia. Juana li può vedere una volta ogni 15 giorni ma non è un problema per lei visto che (per far capire come stanno messi in Spagna) ogni viaggio in Sardegna per incontrarli è coperto da fondi dello Stato. Nonostante questo privilegio, a Juana la situazione non va per nulla bene. Sobillata dai centri antiviolenza che la circondano (ricorda qualcuno, vero?), presenta una gragnuola di denunce, otto in totale, contro l’ex marito denunciandolo in Italia di qualunque cosa di male si possa fare a dei minori. Oggi la Procura di Cagliari si è espressa.


Per questo Juana è stata definita a lungo “eroina”.


Juana Rivas in una delle molte manifestazioni femministe in Spagna

Ne parla il quotidiano spagnolo “El Mundo”. Pur non sapendo lo spagnolo, ci sono parole, citate direttamente dalle carte bollate italiane, che sono pienamente comprensibili e che fanno godere nel profondo. “Denuncias inverosímiles e inconsistentes, y absoluta absencia de pruebas”. Tutto claro no? Non c’è bisogno di traduzione. E ancora: “Y niños, sus propios hijos, usados como escudos humanos, como envases de angustia, con manipulación materna”. Eh già, hombres y mujeres, parrebbe proprio alienazione parentale bella e buona, accertata e certificata. La Rivas, ad ogni visita in Italia, rilevava lesioni immaginarie, dice l’articolo, mentre i servizi sociali che monitorano la situazione definiscono Francesco “un padre modello, attento alle necessità dei suoi figli”. Insomma, come dice “El Mundo”: game over per Juana. Noi che siamo accoglienti con gli stranieri, diciamo adios, Juana! I giudici archiviano tutto, come sempre, e il caso diventa il 57esimo nel conteggio annuale delle false accuse.

Ma perché tanta attenzione al caso Juana Rivas, somigliante a tanti altri? Perché c’entra la Spagna, il “paziente zero” del nazifemminismo in Europa. Perché il suo caso, come molti altri, è stato spettacolarizzato e politicizzato all’estremo, in patria, per poi sgonfiarsi miseramente davanti alla verità. Perché somiglia, in questo, a tante storie passate e presenti che hanno luogo in Italia. E perché è la summa, il paradigma perfetto di un sistema che è culturale, prima ancora che giudiziario, che rende prassi e legge quelle che sono premesse false: l’uomo è violento, la donna è vittima; il padre è inadatto alla cura, la madre è perfetta. Più altre sotto-premesse: bisogna sempre credere alle accuse femminili, i centri antiviolenza sono utili e trasparenti, la politica in queste vicende non c’entra e nemmeno c’entra il business. Un vero e proprio rosario di falsità che le archiviazioni delle denunce della Rivas mettono una volta di più a nudo, svelando un andazzo che, è vero, danneggia e devasta gli uomini-padri e le poche donne veramente vittime di vere violenze, ma soprattutto devasta i bambini. Non a caso i figli di Francesco ora stanno seguendo una terapia psicologica per disintossicarsi dai condizionamenti materni. Forse è per questo che Juana, e altre insieme a lei, è stata definita a lungo una “eroina”. Gli effetti tossici sono gli stessi. Forse anche peggiori.



NO AI LOCALI GRATUITI ALLA CASA DELLA DONNA DI MILANO

(firma la petizione su change.org)

 


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