STALKER SARAI TU

Cibo contro sesso: oltre gli stereotipi di uomini e donne

Questo blog ha interrotto le pubblicazioni il 14/09/2020, dopo 4 anni di attività.

Le sue tematiche sono ora sviluppate da una nuova piattaforma:

LA FIONDA

https://www.lafionda.com

<

di Davide Stasi – Ha suscitato un forte dibattito l’ultima diretta di Radio Londra dedicata al potere sessuale femminile e maschile e ai connessi diritti riproduttivi. Un dibattito avvenuto nella chat durante la trasmissione e prolungatosi anche oltre, con numerosi messaggi privati pervenuti a me e agli ospiti, Fabrizio Marchi e Francesco Toesca. Vorrei provare qui a dipanare ulteriormente l’argomento, mettendo a fuoco un aspetto che a questo blog sta particolarmente a cuore, perché attiene a uno dei suoi obiettivi primari relativamente al tipo di rapporti tra uomini e donne nel futuro.

In qualunque sede si affronti l’argomento del “potere sessuale” di uomini e donne, degli sbilanci e delle compensazioni che ne conseguono, si tende a porre sul tavolo alcune verità antropologiche e storiche davvero difficili da mettere in discussione. Il femminismo ci prova, ovviamente, ma con esiti ridicoli. Prescindo dunque dalle argomentazioni ideologiche e resto sui fatti. Ciò che è emerso dalla trasmissione di sabato è che lo “scambio” tra la forza fisica maschile e ciò che può produrre, messa a disposizione della donna in cambio di un ruolo di cura domestica e disponibilità sessuale da parte di quest’ultima, sono fatti acclarati fino dai tempi più remoti dell’umanità. L’avanzare della civiltà ha poi reso uomini e donne sempre più coscienti della potenzialità di scambio di quelle loro caratteristiche peculiari.


Le donne si vendono più o meno tutte come prostitute a uomini che sono più o meno tutti dei porci.


Il concetto si è stratificato nel tempo accumulando sovrastrutture culturali e aspettative. La base antropologica di questa alleanza all’insegna di “cibo e protezione contro sesso” ha poi conosciuto in epoca capitalistica, dove tutto tende a diventare merce, una radicalizzazione molto potente, che ha contribuito a portare allo scenario attuale. Uno scenario dove la donna, grazie alla sua natura, subisce pressioni prestazionali comunque inferiori all’uomo, potendo contare, almeno fino a una certa età, sul suo potere seduttivo, capace di richiamare a sé l’uomo e la sua forza produttiva e protettiva. Quest’ultimo, per garantirsi l’accesso a ciò che desidera, ovvero una compagna dedita alla cura e alla partecipazione sessuale, deve quindi rispondere a criteri sempre più sfidanti, pretesi dalla donna grazie al suo potere sessuale: ricchezza, brillantezza intellettuale, prestanza fisica e tanti altri. Non è fantasia: è davvero raro incontrare coppie dove la donna si accompagni a un uomo meno prestante, colto, brillante o ricco di lei. Tipicamente il partner ricercato deve essere alla stessa altezza di come si percepisce la donna, meglio ancora se a un’altezza maggiore.

Se in termini di illustrazione generale si riesce ad arrivare concordi, uomini e donne, fino a questo punto, allora ci si ritrova davanti a un bivio. Usualmente, da questo momento in poi, l’approfondimento imbocca il vicolo cieco di cui si è detto, una strada di impoverimento totale del confronto, facilitato dall’aria di guerra permanente tra i sessi imposta dalla narrazione dominante del femminismo. Il vicolo cieco, percorso fino in fondo, porta a una conclusione brutale, svilita e svilente per entrambi i sessi: le donne vendono la propria compiacenza sessuale per il denaro, il benessere e l’affermazione sociale forniti da uomini che pensano ad affermarsi sotto ogni aspetto solo ed esclusivamente per potersi permettere di avere accanto a sé donne belle e disponibili a soddisfare i loro appetiti sessuali. Ancora più svilito: fin dai tempi più remoti e ancora più oggi, le donne si vendono più o meno tutte come prostitute a uomini che sono più o meno tutti dei porci. In una formulazione che ha del patologico, il concetto presso alcuni si declina anche come la necessità di riconoscere un “diritto maschile alla sessualità”, che è sensato come dire che le donne abbiano il “diritto a essere fisicamente forti tanto quanto l’uomo”. Una vera e propria spirale dell’assurdo.


Un gorgo tormentoso di incomprensione.


Le rivendicazioni dell’una e dell’altra parte, uomini e donne, così tanto alimentate e rinfocolate da un’ideologia, quella femminista, basata sul falso storico che gli uomini abbiano sempre (e che ancora lo facciano) oppresso con violenza le donne, portano istintivamente il ragionamento a questo tipo di traguardi concettuali, da cui è pressoché impossibile schiodarsi e dove ogni possibile conciliazione è esclusa. I messaggi ricevuti dopo la diretta di Radio Londra, da utenti maschi e femmine, lo confermano: un continuum di argomenti atti ad eccepire e a puntare il dito contro l’altro. “Sì, ma loro intanto fanno così…”;  “Sì ma loro intanto dicono cosà…”. E in questo gorgo tormentoso di incomprensione si consuma il presente e si ipoteca il futuro delle relazioni dei nostri figli e delle nostre figlie. La domanda dunque è se sia possibile o meno evitare di imboccare il vicolo cieco, là dove si manifesta. Io credo di sì.

Per riuscirci occorre fare lo sforzo di staccarsi dagli standard interpretativi utilizzati usualmente, cioè occorre considerare la storia dell’umanità nella sua oggettività. Si deve cioè prendere atto che non solo le epoche passate avevano caratteri radicalmente differenti da quelli attuali, ma anche quelle più recenti. La tipologia di relazioni vigenti negli anni ’70 e ’80 del ‘900, ad esempio, erano tutta un’altra cosa rispetto ad ora. I due ruoli, quello di caregiver (donna) e breadwinner (uomo), erano ancora abbastanza ben delineati e solidamente ancorati in un sistema economico di pieno capitalismo industriale che produceva cose, in presenza di uno Stato forte, che assolveva ruoli di assistenza e garanzia. Tutte cose che, negli ultimi quarant’anni, sono scomparse. Oggi vige un anarchica macchietta di capitalismo basata sulla finanza (soldi che alimentano se stessi senza produrre nulla), lo Stato è pressoché scomparso, i ruoli lavorativi si sono liquefatti in una temporaneità perdurante, le dinamiche culturali sono state imprigionate dalla fatuità dei dispositivi elettronici e dei social network. Leggere la realtà attuale (e cercare di prevedere quella futura) con parametri anche solo di trenta-quarant’anni fa, significa dunque andare totalmente fuori strada. O ficcarsi nel vicolo cieco di cui sopra.


Un organismo unico con due DNA differenti.


Il contesto attuale tende al totale sradicamento e/o isolamento delle persone, creando uno scenario dove i valori “commerciali” della forza produttiva maschile e della seduttività e cura femminile si sono assottigliati quasi fino a sparire, lasciando in mano la significanza di una relazione alla casualità di una foto venuta particolarmente bene ed esibita sul proprio profilo social, alla scelta della frasetta ad effetto con cui approcciare, all’umore del momento che può indurre allo swipe left swipe right a seconda delle circostanze o all’accettazione o meno di un invito dopo una valutazione rapida e “ad occhio” del soggetto invitante. Così si manifestano soggetti maschili increduli per non essere riusciti ad attirare l’attenzione di una ragazza normalissima pur avendo rispettato ogni standard di accettabilità, o soggetti femminili che si imbarcano in relazioni improponibili e fatue con ragazzi privi del minimo barlume di facoltà virile. Casi che avvengono nel mondo fittizio di internet così come in una discoteca o in un pub. Il tutto sotto gli occhi increduli di adulti ancora memori dei vecchi metodi di relazione, in una forma sociale di digital-social divide che bisognerebbe saper trasformare in opportunità.

Sì, perché c’è chi porta ancora testimonianza di ciò che le relazioni uomo-donna erano nel recente passato. Costoro hanno il compito di invadere e inquinare le tecniche disumanizzanti che oggi coinvolgono i più giovani. E per riuscirci si dovrebbe tornare a far pesare il valore della complementarietà tra la forza creatrice, tecnica e produttiva del maschio e quella accudente, empatica e sensuale della femmina. Non per affermare una loro competizione, tanto meno per svilirli in uno scambio mercantile aggiornato del preistorico “cibo contro sesso”, bensì per rendere chiaro che il contesto attuale rende possibile reciproche contaminazioni, dove l’uomo cede parte della propria forza alla donna, acquisendo parte della potenza femminile. Non più cellule indipendenti, con caratteri specifici, che si toccano e si accompagnano assolvendo ognuna una funzione differente, ma organismi che hanno reso permeabili le proprie membrane esterne, disponibili a scambiarsi dinamicamente pulsioni, valori e capacità d’iniziativa. Con ciò rendendosi organismo unico con due DNA differenti, capace di adattarsi alle mutevoli condizioni circostanti, affrontandole nel modo più utile e conservativo.


Una malleabile e adattabile cosa sola.


Noi, generazione dei breadwinner e dei caregiver dobbiamo raccontare alla generazione liquefatta cosa eravamo. Dobbiamo ascoltare il loro racconto e capire cosa sono e cosa potrebbero (non) essere nel futuro. Sta a noi innescare una guerra educativa contro le forze che nella cultura diffusa e non di rado nella scuola vogliono smaterializzare ulteriormente le relazioni, trasformandole da liquide a gassose, ovvero privando il futuro di ogni possibilità di alleanza relazionale. Questa è una delle missioni, forse la più difficile, dei nostri tempi: far comprendere alla sedicenne piacente che le sue foto seducenti su Instagram raccolgono like entusiastici per un motivo ben preciso, che ha a che fare con l’aspetto più vile della bellezza (ossia la sua sterile esibizione), e ai sedicenni che mettono i like occorre spiegare la sterilità, in termini virili, del loro entusiasmo virtuale. A entrambi va fatto comprendere a cosa può condurre l’impulso a dar corpo alle proprie istanze interiori in quel modo così improduttivo. La sfida è spiegare tutto questo senza cedere alla semplificazione della cultura dominante, quella già menzionata per cui le donne sono tutte prostitute che per avere denaro e sicurezza si vendono a maschi in perenne foia. Una semplificazione che oggi è più che mai una menzogna.

L’aggancio generazionale nella costruzione della relazionalità, che è quasi una missione di salvataggio, si ottiene facendo comprendere alle nuove generazioni che ciò che stanno realizzando è, a essere generosi, la pantomima di una ricerca di alleanza i cui caratteri vanno ripensati sulla base delle esperienze passate. Alla base di quell’alleanza c’è, sì, la sacrosanta, incancellabile e naturale pulsione maschile verso la relazione e il sesso; c’è, sì, la sacrosanta, incancellabile e naturale pulsione femminile verso la protezione e la sicurezza; ma c’è soprattutto il fatto che le due funzioni non debbono giocare più su piani diversi, come in passato, bensì su un piano unico, dove entrambi si lotta per portare il pane a casa, per accudire la prole, per gestire la casa, per trovare spazi di realizzazione personale, e dove la pulsione, l’attrazione e il piacere del sesso e della bellezza sono qualcosa di condiviso, sono la sublimazione della scommessa e dell’investimento sulle reciproche diversità. Un quadro valoriale difficile da spiegare, ancor più se in opposizione con le tensioni semplificanti che spingono verso il nostro già menzionato vicolo cieco. E’ indubbiamente molto più facile puntarsi il dito addosso restando arroccati su posizioni contrapposte e inconciliabili o limitarsi alle pantomime virtuali. Dobbiamo noi per primi smettere di interpretare in modo semplificato la realtà, magari riferendoci a paradigmi ormai ammuffiti, per indicare ai più giovani una strada diversa. Non un vicolo cieco, ma un boulevard di vita da percorrere con le proprie identità, orgogliose ma sufficientemente permeabili da diventare una malleabile e adattabile cosa sola.


9 thoughts on “Cibo contro sesso: oltre gli stereotipi di uomini e donne

  1. Chissà, forse sarò un po’ troppo semplicista ma la penso un po’ come un autore “specializzato” in questo genere di problematiche di cui ora non ricordo il nome (forse è Rino Della Vecchia che lo spiega in “Questa metà della terra”) il cui assunto viene peraltro ripreso da Davide nell’articolo: cibo, protezione e quant’altro in cambio di cura e quant’altro.
    L’umanità, ossia uomini e donne, ha attuato per millenni questo principio fondamentale che ha fatto si che il rapporto di coppia che si veniva ad instaurare tra di essi, fosse senza ombra di dubbio quello che, per tutta una serie di ovvie ragioni sia naturali sia sociali, permetteva all’umanità stessa di riprodursi, vivere e progredire nel modo di gran lunga migliore di qualsiasi altro tipo di rapporto/unione.
    Perché sono milioni di anni di evoluzione che ce lo evidenziano. E non è inquadrabile esclusivamente con il concetto di famiglia come lo intendiamo oggi dal punto di vista giuridico, ma per certi versi le assomiglia tanto.
    E non è un caso che quasi tutte le specie animale, indipendentemente dal loro livello di evoluzione, tendano ad attuare lo stesso “stratagemma” per poter affrontare meglio i problemi di sopravvivenza e di mantenimento della specie.
    Dinanzi a questa millenaria evidenza in cui i due generi ricoprono ognuno dei compiti specifici, proprio grazie alle loro specificità, non credo sia difficile né individuare dove risiede il problema del “vicolo cieco” nel quale il rapporto tra i generi si è andato ad infilare, né risalire al momento storico dal quale questo problema ha avuto origine.
    Circa mezzo secolo fa alla donna è stata data la possibilità di avere cibo, protezione e quant’altro senza doversi appoggiare, per averli, necessariamente all’altro genere.
    Attraverso il lavoro la donna può procurarsi il cibo per s e per la propria prole.
    Attraverso le Leggi la donna non necessità più di protezione.
    Attraverso una società “aperta” la donna mantiene la sua più ampia dignità anche se nella sua vita instaura rapporti con uomini diversi e genera dei figli.
    In poche parole questa società offre la piena possibilità alla donna di far a meno dell’uomo o perlomeno di non essere “costretta” a mantenere un rapporto fisso e costante con una persona dell’altro genere.
    A mio parere però tutto questo è illusorio, semplicemente perché è contro natura, uomini e donne si sono evoluti per integrarsi e completarsi biologicamente, culturalmente, socialmente, spiritualmente e prescindere da questa evidenza, come sta avvenendo di questi tempi, rischia di costare caro all’umanità intera.

  2. non ho seguito radio londra, ho letto l articolo… sono d accordo su tutto ma penso che il limite di queste argomenti sia dato dal descrivere il sesso e le relazioni come qualcosa di meccanico… la vita è un dai e ricevi, ma l amore e anche il sesso è data da una stima verso l altro, dal condividere bei momenti, semplicemente dallo riuscire ad andare d accordo… e spesso ci conosce x caso ed è l accettazione dell altro in toto a rendere le relazioni durature, non solo quanto soldi ha, che macchina ha, quanto è muscoloso o quanto c ha il pisello lungo ecc, a volte si riesce a vedere il bello di una persona nel suo complesso e si conosce quanto ci si sta bene assieme… scusate il commento ma ho trovato l articoko un po ‘sterile’, per l appunto… e sono proprio i giovani i primi che invece di valutare la persona valutano la figaggine che vedono… e a mio parere è l errore alla base di molti problemi relazionali… e grazie televisione coi suoi miti belli e dannati

  3. Io conosco la realtà italiana delle relazioni fra i sessi e insieme quella ex sovietica d’impronta non musulmana, e sto parlando di una full immersion decennale, e tendo sempre a confrontarle, perchè si illuminano a vicenda. Non so se la realtà italiana sia equiparabile ad altre, ma penso che forse si avvicini a quella degli altri Paesi latini europei, di sicuro è lontanissima da quella ex sovietica.
    Il problema italiano è semplicemente dovuto al fatto che il valore del maschile è incommensurabilmente più basso di quello femminile. Ne consegue il fatto che per avere una vita relazionale intima con l’altro sesso l’uomo deve sbattersi a dismisura( proprio perchè le pretese femminili sono sempre esagerate) sia che voglia arrivare ad avere una relazione sessuale, sia che ne voglia una più sentimentale. E’ chiaro che questo “sbattersi” alimenta fastidi, frustrazioni, pregiudizi, finanche odi, e tutta quella accozzaglia di frasi fatte che Stasi giustamente stigmatizza nel suo articolo, ma anche tutte quelle sciocchezze “colte” sulla provocazione sessuale femminile, sul modo di vestire femminile, che, nella maggior parte dei casi, non è altro che mettere in evidenza la propria bellezza fisica, propensione connaturata in tutti gli esseri umani, e in modo particolare nel sesso femminile, qualora sia lasciato libero di esprimersi. Poi c’è anche l’utilizzo “fraudolento”, come nel caso del me too, ma non accettare questa dimensione significa non conoscere l’animo femminile, e noi dobbiamo rispettare le donne, perchè vogliamo rispetto.

    Nell’articolo Stasi fa riferimento alla realtà anni Settanta-Ottanta in questo Paese. Ora, io quella fase lì l’ho vissuta da bambino-ragazzino-adolescente, quindi ho la possibilità di farmene un giudizio solo indirettamente e da quello che ho sentito sono anch’io dell’avviso che fosse diversa dall’attuale, ossia che ci fosse più equilibrio tra i sessi. Allora siamo d’accordo che questo squilibrio si è amplificato negli ultimi trent’anni ed è qui la questione centrale: che cosa negli ultimi trent’anni circa ha fatto sì che in Italia il valore del maschile sia scaduto così tanto e quello femminile si sia accresciuto troppo?
    Laddove quest’equilibrio si è mantenuto, come per esempio nella realtà ex sovietica, la relazione tra i sessi si vive in maniera molto più genuina e paritaria dove l’uomo, avendo prerogative diverse dalla donna, s’impegna verso colei nella maniera più aderente alla sua natura, e la donna contraccambia in maniera reciproca, mettendo in evidenza la sua bellezza e le sue prerogative, sia in una relazione sessuale che sentimentale. Questo non significa che un uomo “brutto” possa aspirare a una donna “bella”, perchè, piaccia o non piaccia, questo è contronatura, a meno che non intervengano aspetti materiali che compensino questo squilibrio, ma che un uomo non piacente possa aspirare a una donna del suo livello estetico. Questo fa sì che un po’ tutti abbiano le loro soddisfazioni in quell’ambito così importate per la nostra autostima e per le nostre esigenze fisiche. In Italia questo non accade ed è per questo che siamo un Paese incazzato, arrabbiato, che non sa più sorridere, perchè abbiamo perso la capacità di relazionarci tra di noi e in modo particolare tra i sessi. Mi rendo conto che in un Paese di primedonne sia difficile ammettere questa realtà, ma è così.
    Chiaramente la responsabilità del femminismo è grande. Le femministe sono delle frustrate, anche sessualmente, che “odiano” la loro natura femminile, e cercano di spargere ovunque il loro veleno, e bisogna dire che stanno riuscendo bene nel loro compito.
    P.s.: ovviamente io parlo delle ex sovietiche che vivono nella loro realtà nazionale, trasferite qui velocemente s’avvelenano e s’italianizzano, Come diceva una mia conoscente russa ” da voi comandano le donne”, ed è sempre difficile riununciare al potere.

  4. Sono d’accordo su molti aspetti, vorrei fare una sola osservazione :
    Da quel che ho letto, se non ho frainteso, mi sembra di avere capito che le donne non abbiano, se non in proporzione infinitesimale rispetto gli uomini, anche loro impulsi sessuali.
    Ovviamente se é ciò che si voleva fare intendere, non c’è nulla di più falso !!!!
    Loro hanno più potere sessuale perché glielo concediamo noi !!!
    E loro di conseguenza possono permettersi di essere più selettive.
    Buona serata.

    1. Credo tu sia mettendo insieme due argomenti diversi. Nessuno nega che anche le donne abbiano impulsi sessuali, è ovvio. A innescarli però sono meccanismi diversi da quelli dell’uomo. Soprattutto più difficilmente attivabili di quelli maschili. E questo fatto entra inevitabilmente nelle dinamiche interpersonali, posto che noi uomini non “concediamo” proprio nulla. Semplicemente seguiamo la nostra natura, che ci precede, è data una volta per tutte e può essere tenuta a freno solo con sforzi dedicati. E’ normale ed è giusto essere attratti da una donna. Occorre smettere di pensare che con ciò “concediamo” potere sessuale alle donne. Perché allora, ugualmente, le donne concedono a noi potere fisico con la loro minore prestanza fisica. Il che è del tutto illogico. Non è questo il modo di pensare che aiuta a superare un’inutile guerra tra sessi. Si vada oltre a questo modo di pensare stereotipato, o non se ne esce.

      1. La cosa più buffa è che nessuno ha problemi ad ammettere che gli uomini sono fisicamente più forti delle donne: eppure la muscolatura di un uomo e quella di una donna sono molto più simili dell’apparato riproduttivo di un uomo e di una donna. Però per qualche ragione le “prestazioni” nel secondo caso dovrebbero essere identiche.
        In realtà la differenza di forza fisica è da 1,4 a 1,6 volte a seconda delle stime, notevole ma non enorme.
        Mentre invece quella di desiderio sessuale è circa il triplo, ovvero oltre 4 volte, forse sulle 5 volte: fonte, la ricerca monumentale della dottoressa Catherine Hakim che ha incrociato i dati di oltre 100 studi da tutto il mondo sul tema.

    2. Poldo Bianchi
      >>>
      Loro hanno più potere sessuale perché glielo concediamo noi !!!
      >>>

      Magari fosse così semplice…
      In merito questo è quanto scrissi circa 14 anni fa.

      https://questionemaschile.forumfree.it/?t=1340605&st=1110
      >>>>>>>>>>>
      silverback
      view post Inviato il 8/7/2006, 10:13

      A far luce sui diversi desideri dei due sessi sono i rapporti omosessuali.
      Quelli eterosessuali rappresentano un compromesso tra i desideri di un uomo e i desideri di una donna, e tendono quindi a minimizzare le differenze tra i sessi.
      Gli omosessuali, invece, non hanno bisogno di giungere a compromessi, e la loro esperienza mette in mostra la sessualità umana in una forma più pura.
      In uno studio sugli omosessuali di San Francisco condotto prima dell’epidemia di AIDS (il primo caso ufficiale fu registrato il 5 giugno 1981), emerse che il 25% degli uomini gay aveva avuto più di mille partner sessuali; il 75% oltre 100.
      Viceversa, nessuna femmina lesbica risultò essere così promiscua, solo il 2% di esse dichiarò un centinaio di partner.
      Anche altri desideri dei gay, come quelli riguardanti la pornografia, la prostituzione e l’attrazione per partner giovani, rispecchiano o portano all’eccesso i desideri degli eterosessuali.
      (Tra l’altro, il fatto che i desideri sessuali degli uomini siano gli stessi a prescindere dal fatto che siano rivolti alle femmine o ad altri uomini confuta la tesi che si tratti di strumenti di oppressione della femmina.)
      Non è che gli uomini gay siano sessualmente “più calorosi”: sono semplicemente uomini i cui desideri maschili si incontrano con altri desideri maschili anziché con desideri femminili.

      Tra gli eterosessuali, se gli uomini desiderano la varietà più delle femmine, quello che dovrebbe conseguirne può dircelo un qualunque corso di economia.
      L’accoppiamento dovrebbe essere considerato un’elargizione femminile, un “favore” che le donne possono decidere se concedere o negare.
      Fiumi di metafore parlano del rapporto sessuale con una donna come di una merce preziosa, sia che assumano il punto di vista di lei (concedersi, dargliela, sentirsi usata), sia che assumano quello dell’uomo (averla, favori sessuali, farcela).
      E le “transazioni sessuali”, come i cinici di ogni genere hanno scoperto da tempo, obbediscono spesso a logiche di mercato.
      In tutte le società sono quasi esclusivamente gli uomini che corteggiano, fanno approcci, ricorrono a “filtri d’amore”, fanno regali in cambio di rapporti sessuali, pagano le prostitute, etc.
      L’economia sessuale, naturalmente, dipende anche dalla desiderabilità dei singoli individui, non solo dai desideri medi dei due sessi.
      Si paga per il sesso (in denaro, impegni, favori, regali, vacanze, cene, etc.) quando il partner è più desiderabile di noi.
      Dato che le donne discriminano più degli uomini, l’uomo medio deve pagare per avere rapporti sessuali con la donna media…* (Non sempre è così ma poco ci manca*…)
      Un uomo medio può attrarre una moglie di qualità superiore a quella di una partner occasionale (presumendo che l’impegno matrimoniale sia una forma di pagamento…), mentre una donna media può attrarre un partner occasionale (che non pagherebbe niente…) di qualità superiore al marito*.

      Solo con gli uomini di qualità “più alta” sono disposte ad avere rapporti sessuali (gratis) un gran numero di femmine.
      >>>>>>>>>>>

    3. In merito alle differenze esistenti fra i due sessi aggiungo qualcosa.

      1) Molte differenze fra i sessi si ritrovano in altri primati, anzi, in tutta la classe dei mammiferi. I maschi tendono a competere con maggiore aggressività e a essere più poligami; le femmine a investire di più nell’allevamento dei figli. In molti mammiferi un raggio territoriale più ampio si accompagna a una maggiore capacità di orientarsi usando la geometria della configurazione spaziale (invece che ricordando singoli punti di riferimento). E ad avere il raggio territoriale più ampio è più spesso il maschio, come avviene anche fra i cacciatori-raccoglitori umani. La superiorità degli uomini nell’uso delle mappe mentali e nella rotazione mentale tridimensionale non è forse casuale.

      2) I genetisti hanno scoperto che, in persone diverse, la diversità del DNA nei mitocondri (che uomini e donne ereditano dalla madre) è molto maggiore della diversità del DNA nei cromosomi Y (che gli uomini ereditano dal padre). Questo fa pensare che, per decine di millenni, gli uomini abbiano conosciuto una maggiore variazione nel successo riproduttivo rispetto alle donne: alcuni hanno avuto molti discendenti, altri nessuno (lasciandoci con un piccolo numero di cromosomi Y diversi), mentre un maggior numero di donne ha avuto un numero di discendenti più equamente distribuito (lasciandoci con un maggior numero di genomi mitocondriali diversi). Sono esattamente queste le condizioni che causano la selezione sessuale, in cui i maschi competono per le occasioni di accoppiamento e le femmine scelgono i maschi di migliore qualità.

      3) Il corpo umano contiene un meccanismo che fa che sì che il cervello dei bambini e quello delle bambine divergano durante lo sviluppo. Il cromosoma Y innesca nel feto maschio la crescita dei testicoli, che secernono gli androgeni, ormoni tipicamente maschili (come il testosterone) che hanno effetti duraturi sul cervello durante lo sviluppo fetale, nei mesi successivi alla nascita e durante la pubertà, ed effetti transitori in altri periodi. Gli estrogeni, ormoni sessuali tipicamente femminili, influiscono anch’essi sul cervello per tutta la vita. Oltre che nella corteccia cerebrale, i recettori degli ormoni sessuali si trovano nell’ipotalamo, nell’ippocampo e nell’amigdala nel sistema limbico del cervello.

      4) Gli androgeni hanno effetti permanenti sul cervello in sviluppo, non solo effetti transitori sul cervello adulto. Le femmine che soffrono di iperplasia adrenale congenita producono un eccesso di androstenedione, l’ormone androgeno reso famoso dal grande giocatore di baseball Mark McGuire. E anche se i loro livelli ormonali vengono portati alla normalità subito dopo la nascita, crescono come dei “maschiacci”, giocano di più a fare la lotta, mostrano più interesse per i camion che per le bambole, hanno maggiori abilità spaziali e, crescendo, sviluppano più fantasie sessuali e provano più attrazione per altre ragazze. Quelle trattate con ormoni solo a infanzia avanzata mostrano, divenendo giovani adulte, modalità sessuali maschili, come una pronta eccitazione di fronte a immagini pornografiche, un impulso sessuale autonomo centrato sulla stimolazione genitale e l’equivalente di polluzioni notturne.

      5) Un immaginario ma conclusivo esperimento per separare la biologia dalla socializzazione consisterebbe nel prendere un neonato, sottoporlo a un’operazione di cambiamento di sesso e farlo allevare dai genitori e trattare come una bambina. Se il genere è una costruzione sociale, dovrebbe avere la mente di una normale bambina; se invece esso dipende dagli ormoni prenatali, dovrebbe sentirsi un maschio intrappolato in un corpo femminile.
      L’esperimento è stato compiuto, non per curiosità scientifica naturalmente, ma in seguito a malattie e incidenti. Uno studio ha preso in esame 25 bambini nati senza pene (un difetto congenito noto come estrofia cloacale), poi evirati e allevati come bambine: tutti giocavano a fare la lotta come i maschi e avevano comportamenti e interessi tipicamente maschili; più della metà dichiaravano spontaneamente di essere dei maschi, uno a soli cinque anni di età.

      6) I bambini affetti da sindrome di Turner sono geneticamente neutri. Hanno un singolo cromosoma X, ereditato dal padre o dalla madre, invece dei normali due cromosomi X delle bambine (uno ereditato dal padre, l’altro dalla madre) o X e Y dei bambini (l’X ereditato dalla madre, l’Y dal padre). Siccome lo schema corporeo femminile è quello standard fra i mammiferi, essi hanno l’aspetto e il comportamento di bambine. I genetisti hanno scoperto che il corpo dei genitori può influire a livello molecolare sui geni del cromosoma X rendendoli più o meno attivi nel corpo e nel cervello in sviluppo del figlio. Una bambina con la sindrome di Turner che prende il cromosoma X dal padre ha probabilmente geni ottimizzati dall’evoluzione per una bambina (perché un X paterno porta sempre a una femmina), mentre una bambina con la sindrome di Turner che prende il cromosoma X dalla madre ha probabilmente geni ottimizzati dall’evoluzione per un bambino (poiché un X materno, se può portare all’uno come all’altro sesso, opererà senza incontrare opposizione solo in un maschio, che manca di corrispettivi dei geni X sul suo cromosoma Y).
      E infatti le femminucce che presentano tale sindrome differiscono psicologicamente a seconda del genitore da cui hanno ricevuto il cromosoma X. Rispetto a quelle che l’hanno ricevuto dalla madre (caso in cui esso è pienamente attivo solo in un maschio), le bambine che l’hanno ricevuto dal padre (caso in cui esso è destinato a una femmina) sono più brave a interpretare il linguaggio corporeo, a leggere le emozioni, a riconoscere i volti, a maneggiare le parole, nonché ad andare più facilmente d’accordo con gli altri.

      In sostanza il cervello degli uomini e quello delle donne sono diversi sin dall’istante del concepimento.
      Pare scontato dire che tutte le cellule in un cervello maschile sono maschili.
      Questo significa, in realtà, che esistono differenze a livello di ogni cellula fra il cervello maschile e quello femminile: la cellula maschile ha un cromosoma Y che quella femminile non ha.
      Questo divario, piccolo ma significativo, comincia a manifestarsi precocemente nel cervello, man mano che i geni preparano la scena per una successiva accentuazione degli ormoni; entro otto settimane dal concepimento i minuscoli testicoli del feto cominciano a produrre abbastanza testosterone da impregnare il cervello e alterarne radicalmente la struttura.
      Nel corso della vita il cervello maschile si formerà e ri-formerà secondo uno schema disegnato sia dai geni sia dagli ormoni sessuali.
      E questa biologia del cervello produce i tipici comportamenti maschili.
      Mentre nel cervello di una femmina i circuiti sono predisposti verso comportamenti tipicamente femminili da ormoni come l’estrogeno, il progesterone e l’ossitocina, in quello maschile sono testosterone, vasopressina e un ormone detto MIS (sostanza di inibizione mulleriana) a condizionare alcuni degli atteggiamenti più precoci e durevoli.
      Gli effetti comportamentali degli ormoni maschili e femminili sul cervello sono importanti: si è scoperto che gli uomini usano circuiti cerebrali diversi per elaborare informazioni spaziali e risolvere problemi emotivi.
      Tali circuiti, assieme al sistema nervoso, sono collegati in modo diverso ai loro muscoli, soprattutto del volto.
      Il cervello maschile e quello femminile odono, vedono, “sentono” e valutano in modo peculiare i sentimenti altrui; i circuiti cerebrali sono praticamente identici in entrambi, ma uomini e donne possono arrivare agli stessi obiettivi e svolgere gli stessi compiti usando circuiti diversi.
      Si sa anche che nell’ipotalamo maschile lo spazio preposto all’impulso sessuale è due volte e mezzo maggiore rispetto a quello femminile.
      Gli uomini sono forniti pure di centri cerebrali più ampi dedicati all’attività muscolare e all’aggressività, nonché di processori più grandi al centro della zona più primordiale del cervello, quella che registra la paura e scatena l’aggressività protettiva: l’amigdala.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: