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La condanna di Pietro Costa: così agisce una magistratura pavida

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Gli avvocati Daniele Fabrizi e Serena Gasperini

di Davide Stasi – Pietro Costa, l’ex Carabiniere condannato venerdì scorso a Firenze per il presunto stupro dell’americana Celeste Leon, all’epoca dei fatti (settembre 2017) in trasferta di studio nel capoluogo toscano, è stato rappresentato in Tribunale da un collegio difensivo composto dagli avvocati penalisti del foro di Roma Daniele Fabrizi e Serena Gasperini. Ho avuto con quest’ultima una lunga e interessante conversazione telefonica.

Avvocato, si è concluso venerdì un percorso lungo e tormentato su una vicenda che fece scalpore nel 2017 e che ancora risulta emblematica. Quali solo nel sue prime impressioni a caldo?

Sono amareggiata per questa sentenza e oggettivamente spaventata per i cittadini italiani. Attendiamo di leggere la Sentenza ma osserviamo intanto che mai come in questo periodo storico gli strumenti di tutela delle vittime di reato hanno finito per comprimere il diritto di difesa costituzionalmente riconosciuto all’imputato. La signora Celeste Leon, l’accusatrice del nostro assistito, è stata controesaminata solo in incidente probatorio e in modalità protetta perché ritenuta persona in condizioni di particolare vulnerabilità. Oggi, quasi tutte le sedicenti vittime di violenza sessuale, spesso senza una motivazione concreta, sono sentite in modalità protetta; con tutte le conseguenze che comporta l’applicazione generalizzata di un tale istituto, inizialmente e giustamente pensato per i soli minorenni.

Chiarisco per chi non lo sapesse: la modalità protetta prevede che l’avvocato difensore ponga la domanda non alla persona ma al giudice, il quale decide se accettarla o meno. In caso positivo, la “filtra” per renderla più “morbida”, spesso snaturandola, e la gira alla persona interrogata. Con ciò, quest’ultima ha tutto il tempo per rifletterci sopra, facendo perdere quell’immediatezza di reazione che è parte essenziale del confronto processuale, oltre che del procedimento per la ricerca della verità.

Esatto. E in queste condizioni il controesame diventa pressoché impossibile. C’è il concetto dell’intoccabilità della persona offesa, la cui parola e la cui credibilità però sono una prova. A fronte del rischio di una condanna particolarmente afflittiva e di un’accusa che si regge solo sulla parola della persona offesa, al difensore deve essere data la possibilità di comprendere quanta verità ci sia nelle dichiarazioni accusatorie. Ciò anche attraverso un controesame che non può non essere doloroso per le vere vittime di reato e che deve essere garantito proprio in quanto espressione delle concrete garanzie poste a tutela dell’imputato e della presunzione d’innocenza. Con l’audizione in modalità protetta, tutto questo viene irreparabilmente frustrato. La tutela della presunta vittima del reato impedisce di comprendere se quella parte sia davvero “offesa”, finendosi per presumere la colpevolezza dell’imputato. La conseguenza di questo nuovo assetto giudiziario è, appunto, il sacrificio del diritto di difesa, costituzionalmente sancito, dell’imputato. Questo accade soprattutto nei frequentissimi casi di false accuse per reati sessuali, nei quali la difesa dell’imputato si esercita quasi solamente analizzando e riscontrando le dichiarazioni dell’accusante. Una prova dell’importanza dell’esame diretto la si è avuta di recente con i primi controesami dell’avvocato Donna Rotunno in difesa di Harvey Weinstein: il castello di carte delle accusatrici è subito crollato.


“Poca prova” dovrebbe equivalere ad assoluzione.


Pietro Costa
Pietro Costa

Quello che tratteggia, avvocato, è uno scenario abbastanza angosciante, e tuttavia molto coerente con quanto spesso denunciato su queste pagine, ovvero che in determinati casi, sempre gli stessi e sempre più spesso, si ha un’inversione della presunzione di innocenza. Perché accade secondo lei?

Perché in troppi casi si ha a che fare con una magistratura pavida, indisponibile a riconoscere che il protagonista del processo è l’imputato, non la presunta vittima.

Un attimo, stiamo parlando di uno degli organi-chiave dello Stato. Lei dice “magistratura pavida”, cioè poco coraggiosa. Ma rispetto a chi o a che cosa?

Siamo in un periodo storico in cui, quando i magistrati sono di fronte ad una denuncia per violenza o maltrattamenti da parte di una donna, si nota una sorta di difficoltà a valutare se quella denuncia sia pretestuosa. Insomma se una donna denuncia di essere maltrattata da un uomo, non si ha il minimo dubbio. E quando invece tali dubbi emergono, non si assiste quasi mai a quelli che dovrebbero essere i consequenziali processi  per calunnia. Credo che vi sia una difficoltà ad accettare il fatto che il fenomeno delle false denunce sia ben più ampio di quanto non si pensi, specie in ambito sessuale. Tuttavia, i giudici non possono non avere il coraggio di applicare la legge senza condizionamenti di sorta. Un esempio eclatante è quello del caso dei Giudici della Corte di Appello di Roma nel caso del Marco Vannini.  Sono magistrati coraggiosi che hanno applicato la legge senza essere influenzati dal sentimento. Ebbene si sono trovati contro una comunità che ha espresso giudizi terribili. Questo perché hanno applicato le norme del codice e non quelle sociali. Ci sono molti processi dove la prova non viene raggiunta e in questi casi l’imputato deve essere assolto perché il principio costituzionale è quello che siamo tutti innocenti fino a prova contraria e che la prova della colpevolezza deve essere dimostrata dall’accusa.  Se però il reato di cui ci si occupa è un reato “sensibile” allora scatta qualcosa e il principio fondamentale del diritto in dubio pro reo [in caso di dubbio si decida in favore del presunto colpevole – NdR] si trasforma in un  principio inesistente nel diritto ovvero: “poca prova, poca pena”. È bene ricordare che “poca prova” dovrebbe equivalere ad assoluzione.

Immagino si riferisca al fatto che Pietro Costa abbia ricevuto una pena di poco superiore al suo collega Camuffo, che ha optato per l’abbreviato. Di fatto una pena leggera, se i giudici erano davvero persuasi che Costa fosse uno stupratore.

L’accusa non ha dimostrato la colpevolezza di Costa. Come difesa abbiamo smontato pezzo per pezzo gli equivoci indizi proposti dall’accusa in un processo dove diversi consulenti in dibattimento hanno rinnegato gli esiti delle proprie relazioni ed in cui l’imputato non viene mai creduto, nonostante la sua immediata disponibilità a rispondere alle domande. Ma soprattutto dove il magistrato giudicante è presidente di un’associazione in difesa delle vittime di violenza [la Rete Dafne Italia – NdR].

E’ la nota vicenda della ricusazione. Per una norma del Consiglio Superiore della Magistratura un magistrato giudicante non potrebbe presiedere un’associazione del genere e nel contempo giudicare un caso come quello di Pietro Costa, giusto?

Giusto. Il giudice Marco Bouchard, prima di essere incaricato di celebrare il processo a carico di Costa era il Presidente di questa associazione. Poco prima dell’inizio vero e proprio del processo, al Giudice è stato revocata la carica di Presidente e contestualmente conferita quella di “Presidente onorario con poteri di rappresentanza” di Rete Dafne. Tale azione non è sfuggita all’attenzione del procuratore generale presso la Corte di appello di Firenze il quale, ribadendo la normativa del CSM, ha aderito integralmente alla richiesta di  ricusazione. In sintesi, una tale soluzione, anche ove fosse stata adottata in buona fede, sembra aver finito per eludere la ratio della norma. Non mi stupirebbe se, a breve, lo stesso Giudice tornasse ad essere formalmente il presidente  dell’associazione. Nel frattempo ha giudicato Pietro Costa, senza astenersi. E questo non è neanche tutto.


Lo scopo era quello di accertare la verità.


In che senso? C’è di peggio?

Eccome. La Corte d’Appello di Firenze, nel valutare la nostra richiesta di ricusazione di Bouchard, ha rivelato la violazione più grave possibile a danno delle libertà costituzionali dell’avvocato difensore. Il Pubblico Ministero della Procura di Firenze, che non aveva alcuna titolarità nel procedimento di Ricusazione (ove titolare è esclusivamente il Procuratore Generale), né poteri investigativi integrativi all’interno del procedimento di ricusazione, al fine di supportare la parte civile nel far dichiarare tardiva la richiesta di ricusazione, ha compiuto un atto illegittimo incaricando la Polizia Postale di svolgere un indagine relativa gli accessi informatici al sito Rete Dafne da parte dei difensori di quell’imputato che lei stessa stava accusando. Una violazione gravissima dell’articolo 103 del Codice di Procedura Penale, di cui la Corte di Appello di Firenze non ha esitato ad evidenziare la gravità e l’illegittimità. Poi ha rigettato nel merito la richiesta di ricusazione riconoscendo, tuttavia, come la domanda avesse ad oggetto una “questione interpretativa complessa”. Insomma, tra le righe mi pare di poter leggere che è meglio passare la parola alla Cassazione, che infatti si esprimerà l’8 aprile. Intanto però sulla violazione gravissima della libertà degli avvocati difensori e dunque dei diritti di difesa dell’imputato, la Corte d’Appello non ha lasciato spazio ad alcuna interpretazione. A questo mi riferisco quando affermo che attualmente è molto pericoloso avere a che fare con questo tipo di Giustizia.

Le trasmetto un mio sentore, avvocato: tutto considerato, nella vicenda giudiziaria che ha coinvolto Pietro Costa si ha quasi la sensazione che si tratti della costruzione forzata di un processo dall’esito scontato. Il giudice doveva essere quello, la Procura doveva essere quella e Costa andava sacrificato su diversi altari. Quello del giudice e delle sue propaggini associative, quello della carriera del PM, quello del Comune di Firenze, quello dei Carabinieri. Esagero a leggerla così?

Per lo meno, a tutto considerare (mancanza di prove, forzature, illegalità), un tale scenario non è certo da escludere. Il sistema si è privato della possibilità di fare la cosa giusta e cioè, in applicazione della legge, di assolvere Pietro Costa a fronte delle accuse del tutto indimostrate delle due ragazze, come emerso concretamente da un’analisi dei messaggi sui loro cellulari, che però il giudice ha dichiarato inutilizzabili. Ho rabbrividito nel leggere le trascrizioni dell’incidente probatorio. Che un giudice non ammetta una domanda perché l’argomento è troppo scabroso è davvero difficile da comprendere. Come se si fosse dimenticato che lo scopo era quello di accertare la verità in un processo per reati sessuali


I centri antiviolenza hanno esorbitato dalle loro competenze.


Ricordo bene le polemiche per le domande fatte alle ragazze durante l’incidente probatorio. Più che legittime dal lato della difesa, ma dipinte all’opinione pubblica come violente e ulteriormente “vittimizzanti”. E in questo senso non posso evitare di farle una domanda della cui banalità mi scuso in anticipo, ma che per me è doverosa. Il processo sarebbe andato nello stesso modo a parti invertite, ovvero con un accusatore di sesso maschile e un’accusata di sesso femminile?

Naturalmente no, su questo non si discute. Quando c’è di mezzo una donna presunta vittima e un uomo presunto carnefice, il giudizio non è mai equo: qualunque cosa è violenza o maltrattamento. A parti invertite invece non solo non è violenza, ma anzi è normale. Il doppio standard tra uomini e donne è lampante ormai, ad ogni livello. Oggi il sesso forte, nel senso di “ipertutelato”, è quello femminile, ma per alcuni giudici permane il concetto contrario: è sempre l’uomo che sopraffà la donna. E’ così che dilagano le false denunce che massacrano gli uomini. Il tutto favorito da un clima culturale devastante dove il ripensamento o il pentimento femminile, solitamente il giorno dopo essersi concesse a un uomo, non è più occasione di mera autocritica o autoresponsabilizzazione, com’era un tempo, ma occasione di autoassoluzione tramite denuncia di violenza, anche grazie agli innumerevoli strumenti di protezione e vantaggio che si hanno a disposizione, a partire dall’alibi della “vittimizzazione secondaria” da evitare.

Ritiene che questo stato di cose sia indotto anche dalla presenza sempre più invasiva dei centri antiviolenza e dei loro interessi all’interno dei meccanismi procedurali e processuali? Si sa che vengono incaricati di fare formazione alle forze di polizia e non di rado anche ai magistrati. Io lo chiamo indottrinamento, non formazione. Perché alla lunga finisce per instillarsi nella mentalità generale dei giudici.

Guardi, per come sono strutturati in questo momento e per il potere che hanno, io i centri antiviolenza li abolirei, così come gli assistenti sociali d’altra parte. Così fanno più danni che altro. Hanno esorbitato dalle loro competenze. Ben inteso: ben vengano le case protette e l’assistenza psicologica e di sostegno. Ma si limitino a questo. Si limitino ad assistere le vittime vere e facciano filtro verso quelle false, e basta, senza infilarsi nelle aule di giustizia né come formatori né tanto meno come parti civili. Anche perché la loro attività è parte di quel processo che fa sentire ipertutelate le donne, inducendole a trasformare il pentimento o il ripensamento in accusa penale, magari falsa, che finisce per rovinare intere esistenze di uomini innocenti. Quello che consiglio è: se si esce con una donna, assicuratevi che non beva alcolici, neanche in minima quantità. E se beve, evitate in ogni modo di rimanere soli e non fateci sesso perché tanto il consenso che vi ha prestato per fare sesso non è valido. Il passo verso “la violenza per induzione” è dietro l’angolo. Per assurdo gli uomini si dovrebbero organizzare con moduli di consenso, fare video che attestino la lucidità della ragazza, ma si sappia che comunque non serve: nel processo Costa le telecamere c’erano e si è riusciti tuttavia a negare l’evidenza. E in ogni caso, dato lo scenario di cui si è parlato prima, raccogliere evidenze per dimostrare la consensualità non serve a nulla, perché se poi la persona offesa dice che lei comunque non avrebbe voluto fare sesso, non c’è consenso che tenga. Oggi, per quanto assurdo possa suonare, una cena accompagnata da un buon vino e seguita da un buon sesso va annoverata tra le attività ad alto rischio, dopo le quali ci si può trovare condannati ancor prima di celebrare il processo.

Un’ultima domanda, la più importante: come sta Pietro Costa?

Distrutto. Lui aveva sposato la causa dello Stato e della giustizia, per professione. Aveva una visione sacrale della magistratura. Ha fatto degli errori quella sera, dal lato professionale, è vero, ma ricevere dalla giustizia in cui ha sempre silenziosamente creduto il trattamento che ha avuto l’ha letteralmente massacrato. Specie lui che ha sempre considerato con orrore il reato di violenza sessuale. Dunque ora è annientato e ha perso tutta la fiducia che aveva nella magistratura.

Trasmetta a lui la mia personale solidarietà.

Grazie, lo farò.


NO AI LOCALI GRATUITI ALLA CASA DELLA DONNA DI MILANO

(firma la petizione su change.org)


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72 thoughts on “La condanna di Pietro Costa: così agisce una magistratura pavida

  1. Condanna perfetta ad inappellabile, ha beccato quello che si merita compresi i risarcimenti che sono mostruosi, ma non mostruosi perchè alti senza motivo, ma giustamente punitivi.

  2. nell’accanimento degli zerbini, in questo caso i giudici, c’è sempre una componente :
    l’ invidia del maschio che non scopa per quello che scopa.
    Quindi certo c’è il ruolo di potere, l’ interesse di bottega, ma spesso e volentieri lo zerbino è stimolato proprio dall’ essenza della sua condizione.
    Del resto, non li immagino davvero dei giudici di cassazione a fare del sano sesso .
    Mi è più facile capirne invece l’ invidia

    1. Sei sicuro? Perché vedendo quanti uomini “di successo” (attori, cantanti, sportivi, scrittori, giornalisti, politici…) non fanno altro che sparare sul “maschio”, chiamare alla vergogna e pentimento collettivi, invocare leggi e comportamenti sempre più nazifemministi, viene il sospetto che sia essenzialmente l’odio sempiterno dei ricchi nei confronti dei poveri, dei privilegiati nei confronti degli sfortunati, di chi avrà sempre il frigorifero strapieno nei confronti di chi deve sbarcare il lunario. Soprattutto da quando l’intellighentia (che andrebbe chiamata stupidentia, visto il livello) ha deciso di darsi arie “de sinistra”, la stessa esistenza degli uomini normali, per non parlare dei “beta”, è un continuo atto d’accusa nei loro confronti, rappresentare gli uomini della strada come fascisti, sessisti, maschilisti è un buon modo per ripulirsi la coscienza e continuare ad approfittare della situazione senza sensi di colpa.

  3. giusto per spiegarmi meglio riassumo brevemente la mia pesante vicenda “civilistica”
    (grazie a Dio non si sono azzardati a toccarmi con una accusa fangosa di tipo penale,
    in tal caso avrei davvero sguainato la scimitarra sotto forma di denuncia per calunnia
    visto che in tutta la mia vita non ho mai commesso reati nè sono mai stato accusato di nulla).

    1. prima avvocatA (definiamole così senza offesa) tergiversa in piena separazione di fatto
    dal proporre ricorso per separazione, lo rinvia nella stesura per almeno cinque mesi buoni, nel frattempo si
    fa irretire dalla più organizzata controparte e mi dice di “rientrare in casa” (testuale).
    da denunciare all’ordine forense per violazione di specifiche norme professionali, dopo 2 anni
    rinviene dal torpore e mi chiede soldi per la parcella. Getta la spugna e
    mi costringe a trovare un nuovo avvocato nel giro di 2 giorni. Soldi versati solo per fare danno.
    Tardivamente scopro che si tratta di studio legale femminista gestito da mamma e figlia, fiere femministe….

    2. avvocata 2, lei senza infamia e senza lode, studia e prepara gli atti della giudiziale in un tempo
    brevissimo, si impegna per circa 10 mesi fino a quando giudice, controparte, avvocati e consulenti
    non le fanno fare figure barbine in udienza, costringendomi a cambiare avvocato.
    la ringrazio comunque non prima di averle versato due inutili parcelle.
    Donna mite in evidente imbarazzo in una controversia in cui non credeva e in cui era palesemente inadeguata
    data l’assenza di attributi. Se ci vuole la sciabola, non usare il fioretto 😉

    3. avvocata 3, una anziana donna scelta fuori sede e che in teoria riesce a strappare due “buoni”
    accordi, in realtà colossali inculate economiche.
    solo tardi scopro che controparte era riuscita a contattarla per vie traverse attraverso amici degli amici
    tutti di stretta estrazione avvocatizia (e comunque ho beccato almeno due o tre volte, l’avvocatA stavolta di controparte
    a chiacchierare amabilmente col giudice, oggi in pensione, chissà di che cosa e anche in occasioni conviviali.
    Sono stronzo se dico che parlavano proprio di me ?).

    Ora giudicate voi se continuare a scegliere donne che sotto sotto non sono insensibili al “richiamo della foresta”
    dell’appartenenza al genere.
    Si tratta nella massima parte di donne giovani rampanti di modesti mezzi culturali e giuridici che stanno sfruttando l’onda
    favorevole della femminilità nelle professioni, un gigantesco motore di pubblicità in cui noi un po’ stupidamente
    caschiamo. Il vero avvocato è schivo, forte, sicuro di sè, che sa dove e quando toccare i tasti giusti nella
    sensibilità del giudice, con argomenti mirati e non con imbracature ideologiche al contrario.

    Non appena avrò scelto il quarto avvocatO maschio vi farò sapere…
    🙂

  4. 1- Chi afferma che si tratti di “trovare un buon avvocato” non ha capito in quale mondo vive. Non può accettare di ammettere che viviamo in un REGIME. Quando si vive in un regime, i “buoni avvocati” non esistono, perché le sentenze sono pre-scritte. Buoni o meno buoni il risultato non può cambiare.
    .
    2- Riprendo le parole della Gasperini, da ringraziare per la chiarezza.
    “Quello che consiglio è: se si esce con una donna, assicuratevi che non beva alcolici, neanche in minima quantità. E se beve, evitate in ogni modo di rimanere soli e non fateci sesso perché tanto il consenso che vi ha prestato per fare sesso non è valido. Il passo verso “la violenza per induzione” è dietro l’angolo. Per assurdo gli uomini si dovrebbero organizzare con moduli di consenso, fare video che attestino la lucidità della ragazza, ma si sappia che comunque non serve: nel processo Costa le telecamere c’erano e si è riusciti tuttavia a negare l’evidenza. E in ogni caso, dato lo scenario di cui si è parlato prima, raccogliere evidenze per dimostrare la consensualità non serve a nulla, perché se poi la persona offesa dice che lei comunque non avrebbe voluto fare sesso, non c’è consenso che tenga. Oggi, per quanto assurdo possa suonare, una cena accompagnata da un buon vino e seguita da un buon sesso va annoverata tra le attività ad alto rischio, dopo le quali ci si può trovare condannati ancor prima di celebrare il processo”.
    .
    Parole che sono la fotocopia di quelle che mettiamo sul web e sulla carta da oltre 20 anni. Non siamo stati creduti ma derisi. Considerati matti da quei pochi che si imbatterono nei nostri “deliri”. Adesso le la proclamate una donna. Speriamo che serva.
    E’ vero che è impossibile credere che le cose stiano così. Eppure stanno così. “…non c’è consenso che tenga…”
    I “trenta secondi” (ripescati istantaneamente dalla memoria Pichiana di Sandro) sono sintomi di un virus che ha infettato l’Occidente.
    Adesso sta dilagando.
    .
    3- E’ ora di incominciare a credere vero ciò che non può essere vero. E’ vero. Punto.

  5. Secondo me è arrivato il momento di non essere più remissivi e accondiscendenti in ossequio a un politicamente corretto o servilismo culturale nei confronti del “sesso debole”. Quest’ultimo espressione di presa per i fondelli che affonda le radici nella notte dei tempi.
    La parità non è prevaricazione ma neanche servilismo o sottomissione della persona con cui stai avendo una relazione o nell’ambiente sociale.
    E’ giunta l’ora di agire con determinazione e velocemente, senza esitare o cercare ripieghi comportamentali per sopperire un’ineffabile inadeguatezza indotta dal clima socio/culturale odierno.
    Un esempio da evitare è l’iter prolungato fino allo svilimento tra interventi e contro-manifestazioni interessate solo ad affossare la proposta di legge DDL 735 del senatore Pillon, si è data troppa importanza che tutto andasse secondo il politicamente corretto, forse anche con la stupida presunzione che le parti ideologicamente avverse avessero le loro soddisfazioni.
    Mi ricordo ancora il sorrisino di Valeria Valente quando in dibattito sul DDL 735, introdusse il suo intervento troncando di netto l’approvazione del medesimo con un semplice “deve essere ritirato” seguito da una sequela d’inconsistenti frasi a effetto, tipo “ritorniamo al medioevo” ecc.
    Nelle realtà io credo sia, lei insieme alle misandriche passionarie il medioevo, ma questa è una mia considerazione.
    E’ il momento di correggere questa deriva sociale, culturale e giudiziaria. Incominciando in un prossimo futuro, con l’approvazione da parte di un “Governo” serio, della nuova legge sull’affido condiviso (DDL 735); introducendo nuove normative chiare sull’utilizzo della “modalità protetta” nei tribunali, che andrebbe applicata SOLO nei confronti di minori di età inferiore a 16 anni, l’alibi della “vittimizzazione secondaria” e l’abolizione del principio di risarcibilità economica di Enti, “ONLUS” e affini nel ruolo di costituzione di parte civile.

  6. https://www.retedafne.it/wp-content/uploads/2017/12/Bibliografia-articolo-vulnerabilita?-Bouchard.pdf

    … Il diritto è interessato alla vulnerabilità, come si è detto all’inizio, dalla recente necessità di
    garantire alle vittime di reato una valutazione individualizzata dei loro bisogni. Per un discorso più
    generale sullo sfondo delle normative internazionali si legga di Roberto Conti, Diritti fondamentali,
    soggetti vulnerabili: tappe e obiettivi di un articolato “cammino” interno. Per un approccio più
    complessivo si veda (a cura di Thomas Casadei), Diritti umani e soggetti vulnerabili. Ovviamente il
    diritto concentra la propria attenzione laddove le norme favoriscono l’approfondimento anche su
    situazioni specifiche. In questo senso si legga di Annarita De Rubeis, Qualche breve considerazione
    critica sul nuovo reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro…..

    ma questo fa il giudice ?

    ( per la redazione, valutate se è opportuno pubblicare questa roba, a me pare scandaloso … )

  7. posso dare un consiglio al militare Pietro Costa ?
    Proprio perchè è un militare e rappresenta lo Stato.

    Pietro, cambi l’avvocato, mi dia retta,
    ho avuto 3 esperienze con avvocate civiliste, tutte donne e PAVIDE.
    Nomini un buon penalista maschio, non di chiara fama e costoso,
    ma corretto, capace, sagace quanto basta e soprattutto discreto.
    Che studi molto molto bene gli atti nel senso che li deve conoscere
    a memoria.

    spero che lei mi legga.
    Spero davvero che mi ascolti in vista dell’appello.
    buona fortuna

      1. allora, ex militare (ma non si diceva che le stellette
        restano sotto pelle anche dopo la pensione ?).
        Signor Pietro….cambia avvocato, che è meglio.
        In bocca al lupo è vedrai che verrai fuori da questa storiaccia.

    1. @Giannetto
      Già il fatto che l’avv. Serena Gasperini rilasci un’intervista ad un sito “maledetto” come questo, a chi come Davide è stato demonizzato dalla stampa nazionale, dimostra che tanto pavida non è.
      In ogni caso, la mia impressione è che in casi come questo, in cui un uomo viene giudicato per un reato considerato come “reato contro le donne”, sia una scelta strategica presentarsi in tribunale appoggiato da una donna, idealmente l’avvocato difensore. Weinstein ha fatto lo stesso. Non dovrebbe essere rilevante, ma purtroppo temo che nel sentire collettivo e ahimè forse anche del giudice, rilevante lo sia eccome. Con un avvocato maschio qualcuno penserebbe che l’imputato è talmente maschilista da non aver trovato un’avvocata disposta a difenderlo. Sarò paranoico, ma la penso così.
      Tu dici che sono più pavide degli avvocati maschi. Non saprei dirlo, ma la domanda pertinente dovrebbe essere: in quanti di questi casi di presunta violenza sessuale un avvocato difensore maschio è riuscito a far assolvere un imputato maschio? Capita più spesso di quando l’avvocato è una donna?

      1. Entrambi gli imputati sono difesi da una donna, ma li poteva difendere anche il Papa, vi posso assicurare che quelle sentenze di primo grado erano già scritte, non le hanno lette prima delle arringhe solo per un fatto di pura forma.

      2. signor Pino, dove e quando ho scritto che la Gasperini è “pavida” ?
        Ho detto prima che le MIE avvocate civiliste nel MIO processo sono state pavide
        stracciando accordi con la controparte “alla giugulare” e tendenti a segnarmi la vita per sempre.

        Tornando al penale, è la Gasperini che a mio modo di vedere sbaglia, in vista del probabile
        processo di appello.
        Può fare tutte le interviste che vuole, ogni tanto dovrebbe concentrarsi sulla difesa
        tecnica dell’ex carabiniere rimasto invischiato in una faccenda boccaccesca virata
        presto in dramma.

        Loro sono “pavide” soprattutto perchè solidarizzano alla fine con la donna.
        Gratta gratta vien fuori sempre la solidarietà di “genere” e anche una discreta
        incapacità professionale.
        Fidati.

        1. Giannetto, l’avvocato Gasperini non c’entra niente con l’ordinanza del Giudice Bouchard che ci ha impedito di presentare in giudizio le chat che provano le innumerevoli menzogne delle accusatrici, oltre che il loro movente. La diffido dal gettare discredito su un’ottima professionista che si è trovata a lavorare in condizioni impossibili per parzialità, ostilità del foro competente e violazioni del diritto di difesa.

          Torni a commentare le partite di calcio alla macchinetta del caffé in ufficio che di questo procedimento Lei, come quasi tutta Italia, non sa un fico secco perché vi siete nutriti a stronzate passate dai media mainstream e pregiudizi. Lei non ha idea di che cosa contenga quel fascicolo, e io non intendo certo spiattellarlo su un blog per dare modo alla controparte di prepararsi.

          1. certo cara Isabella …ma non si adombri e non mi diffidi (che paura…)
            se la prenda con le ubriacone americane e non con me
            (eventualmente con Bouchard che avete ricusato ….)

            Senta, l’Avvocata Gasperini è davvero con le palle, la migliore del mondo, la più brava.

            Continuate così, anche in appello a Firenze e in Cassazione….

            state andando perfettamente.

            1. Ora, io magari mi sono rincoglionito, magari mi sono perso qualcosa, ma ho riletto i messaggi precedenti e non vedo “diffide”…

          2. scusami isabella, anche io sono uno di quelli che commenta i provvedimenti dei giudici al bar, ma qualcosa mi sfugge:
            1) perché sono andati con l’ordinario quando l’altro coimputato ha richiesto l’abbreviato? se non sbaglio, ma mi corregga se sbaglio, un’imputato ha ritenuto che i mezzi di prova fossero sufficienti e l’altro invece no, rendendo i mezzi di prova successivi, quanto meno all’opinione pubblica ( inutile dire che su questa cosa, bouchard ci ha mangiato, penso lo sappiate ) di minor valore ( tanto è vero che la gestione degli stessi è stata fatta nel modo che è stato raccontato nell’articolo )
            2) avete ( o meglio l’avvocato ) ha valutato altri mezzi di impugnazione diversi rispetto all’appello ? ( che la corte di appello di firenze non sia piu’ idonea a giudicare, mi pare evidente… e che il non aver quanto meno proposto la sanzione del procuratore presso il tribunale ne è la prova più evidente )
            3) non ho letto la sentenza, ma la riduzione della pena che si è avuta nel giudzio abbreviato non corrisponde ( se non per qualche giorno di differnza ) a quella di 1/3 prevista dalla normativa?
            un’ultima cosa ho da chiedere, più che altro una conferma: nel caso di costa non era richiedibile l’abbrteviato condizionato in quanto post riforma, vero o mi sbaglio ?

            1. Giuseppe, l’avvocato Gasperini ha assunto l’incarico “in itinere”, ovvero dopo che l’imputato ha ritenuto di sostituire l’Avv. Gallori, che aveva il mandato per il penale civile. L’Avv. Giorgio Carta, finito più volte in tv e sui media per lo stupro, collaborava al caso in quanto aveva il mandato per i procedimenti militari, ma non aveva il mandato per il penale – ha rinunciato a seguire i procedimenti militari quando il mandato per il penale civile è passato all’Avv. Gasperini. Io sono stata l’unico componente del precedente collegio difensivo a continuare a seguire il caso del penale civile, limitatamente alla consulenza linguistica. L’Avv. Gasperini non avrebbe potuto chiedere l’abbreviato nemmeno volendo perché erano scaduti i termini, avrebbe dovuto farlo nel caso l’Avv. Gallori a luglio 2018. Non fu fatto in quanto l’abbreviato non consente l’escussione dei testi, la presentazione di nuove prove, ecc. In breve l’abbreviato si gioca su carta in una singola udienza, nel clima mediatico che sappiamo – dal mio punto di vista l’Avv. Gallori ha fatto bene a non chiedere l’abbreviato, visto che il suo ex cliente nemmeno lo ha avuto il rapporto sessuale completo (provato, nella vagina dell’accusatrice dell’imputato non c’era niente, solo materiale biologico epiteliale, non sperma, all’esterno dovuto al petting sempre ammesso, ma non certo a un rapporto vaginale che è quello contestato).

              In base alle perizie di laboratorio già agli atti (e c’è dell’altro che grida vendetta…) non ci doveva essere nemmeno il rinvio a giudizio per il sig. Costa. Per tacere delle altre prove di menzogne sistematiche che ho trovato io nei messaggi – prove non ammesse dal giudice su cui pende la decisione della Cassazione per la richiesta di ricusazione cui perfino la Procura di Firenze ha dato parere favorevole, tanto era di parte per la sua posizione in una associazione contro la violenza sulle donne finanziata dal Comune di Firenze, parte civile al processo. Parte civile cui guarda caso Bouchard ha fatto avere 10.000 euro in sentenza (che non vedranno mai, lo sa tutta Italia che l’imputato è stato licenziato, trovatelo voi un altro lavoro con un processo del genere in corso.)

              Detto questo, non sono stata messa a parte delle scelte dell’Avv. Gasperini e delle sue motivazioni, e va bene così. Spero riesca a raddrizzare il tiro, in primis con l’auspicata rucusazione del giudice che consentirebbe di rifare e completare l’istruttoria di primo grado (se quella è lacunosa, i gradi successivi sono gioco forza viziati). Statisticamente comunque, per l’assoluzione da una calunnia così orrenda spesso ci vuole almeno l’Appello, anche senza mesi di shit storm mediatico, interessi commerciali dei fiorentini che speculano sul turismo americano, ecc.

              1. molto esaustiva, grazie mille…. adesso riesco a spiegarmi tante cose ( e penso che la maggior parte di noi se le spieghi ). un’ultima cosa ti volevo chiedere, anzi due, l’altro coimputato potrebbe richiedere l’appello ? e se si, nell’appello potrebbe avvalersi dei mezzi di prova prodotti nel processo di primo grado di costa?

                1. L’altro imputato ha già depositato appello, trovi qui un trafiletto, la cosa è passata volutamente in sordina.
                  https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2019/03/17/studentesse-usa-ricorso-in-appello-per-camuffo-costa-non-videFirenze07.html

                  Non so se i difensori di Camuffo in Appello possano usare nuovi elementi emersi nel procedimento collegato o emersi in generale, credo dipenda dalla natura di questi elementi, ma penso di sì. Del resto ci sono diversi casi di gente condannata in via definitiva anche per omicidio poi scarcerata dopo anni quando si è trovato il vero colpevole.

                  Chiariamo però una cosa: la posizione dei due imputati è molto diversa. Camuffo ha avuto il rapporto, Costa no. Camuffo era il più alto in grado, sia sotto il profilo penale che militare a mio avviso per Camuffo ci sono le aggravanti, per Costa no. Fu stupro nel caso di Camuffo? Credo proprio di no, quante vittime di stupro girano con ancora il cellulare dell’aggressore e agli inquirenti lo nascondono anzichè usarlo per identificare al volo l’aggressore ovvero mentono platealmente dicendo di non averlo? Andiamo! Qualcosa però è andato storto dopo il rapporto e nella testa dell’accusatrice di Camuffo è scattato qualcosa che l’ha portata a gridare allo stupro (per modo di dire, come sapete dai giornali, quando all’inizio dicevano la verità prima di passare alla gogna, nessuno in quel condominio ha sentito nulla e dormivano con le finestre aperte per il caldo).

                  Io mi sono fatta una mia idea in base al materiale che ho esaminato, ma non la racconto certo su internet. Spero di poter relazionare al nuovo giudice di primo grado se verrà accolta la richiesta di ricusazione, o in Appello se ci sarà un’integrazione di istruttoria.

                  1. Grazie ancora Isabella delle info e per la chiarezza, penso che comunque bisogna iniziare a pensare a un decalogo di comportamenti da tenere, per evitare problemi e spendere soldi. Detto questo, in bocca al lupo per le prossime battaglie!

                    1. Grazie Giuseppe, ma non c’è comportamento maschile che tenga considerato che il 50% delle false accuse di stupro sono completamente inventate. Googla Gary Dotson. Ne parlo nel mio articolo sul caso di Firenze. https://stalkersaraitu.com/le-verita-nascoste-al-processo-per-il-presunto-stupro-di-firenze/

                      Ho studiato oltre 300 casi di false accuse di stupro assurte alle cronache estere, so di cosa parlo. L’unico modo efficace per ridurre il fenomeno sarebbe a) avere inquirenti e magistratura più preparati a distinguere i segni di una falsa accusa da una vera (ricordiamoci che esistono anche casi di vere vittime liquidate come false purtroppo) b) applicare seri deterrenti per le calunniatrici, ovvero la galera dai 6 ai 10 anni come banalmente previsto dal nostro ordinamento. Ad oggi non ho ancora trovato una sola donna in Italia che si sia fatta anche 1 solo giorno di domiciliari per una menzogna così orrenda. L’unico paese che ha cominciato a perseguire con serietà questo fenomeno dilagante, con qualche effetto di contenimento, è il Regno Unito con una pena media reale di 18 mesi di carcere. In USA la mia ricerca ha evidenziato che la pena media per le calunniatrici è un terzo che in UK, sempre più che lo ZERO assoluto dell’Italia.

          3. @Isabella per quel che può contare avete tutta la mia stima. Io sono rimasto allibito nel leggere soprattutto l’ultima parte dell’intervista all’avvocatessa…..ormai le donne hanno un potere completo e smisurato sulla vita degli uomini!

  8. bisognerebbe iniziare a pensare ad un decalogo per i rapporti sessuali, ovvero i comportamenti che il maschietto deve tenere per evitare di essere bastonati, anche a distanza di lustri ( pare che non basti il consenso, scritto o verbale, in quanto possa essere ritrattato, vi ricordate la famosa violenza dei trenta secondi australiana? )

    1. Non serve alcun decalogo, le opzioni sono due: o non lo fai, o registri le sue immediate reazioni SUBITO DOPO con lo smartwatch con telecamera poggiato sul comodino.
      Tutto il resto da’ solo un falso senso di sicurezza.

      1. registrare le sue reazioni dopo non è sufficiente, perché potrebbe, durante il rapporto, cambiare idea più volte..

        1. Non ha importanza cosa ha fatto durante il rapporto, quello che conta è come si comporta fa un minuto dopo.
          Anche fare una contro-denuncia dicendo che lei ti ha violentato e mostrandola soddisfatta subito dopo, aiuta: di sicuro non possono dire che non ammettono le prove, perché dici di essere vittima.
          E in ogni caso le puoi pubblicare subito dopo la sentenza.

      2. Scusami Ericlauder, ma REGISTRARE senza avere consenso non è reato? Se è si, non può essere usata come prova per discolparsi in caso di denuncia…..

        1. Non è reato: infatti se nei luoghi aperti al pubblico manca il cartello che avverte delle videoregistrazioni non finisce a processo nessuno, c’è solo sanzione amministrativa.
          E comunque puoi sempre dire che avevi attivato la telecamera dello smartwatch per errore.

          Non ci si salva facendo i precisini, se si vuole fare i precisini allora è meglio non portarsene a letto mai nessuna. Così eviti anche eventuali malattie tipo herpes, eccetera.

            1. Se le installi da te costano niente: le mie sono 1080p + visore notturno (registra anche nel buio completo, si vede tutto bene ma è in bianco e nero), spesa totale meno di 70 euro. Se ne prendi due identiche spesso c’è un piccolo sconto, tipo 5% ma soprattutto hai l’enorme vantaggio che le attivi entrambe con un telecomando solo e l’altro lo tieni di riserva. Inoltre sono associabili allo smartphone e comandabili anche tramite quello (basta che fai finta di controllarlo), io non l’ho fatto semplicemente perché il mio 5 giorni su 7 è a nanna a casa e in giro ho quello aziendale, e non voglio associare roba mia al telefono aziendale (per quel che ne sa lo smartphone aziendale in casa non ho neppure il wi-fi – invece c’è, è che il telefono aziendale non è mai entrato nella rete di casa mia).

            2. non è reato. è reato diffonderle senza autorizzazione. La registrazione và salvata sul pc e non manomessa.
              Sopratutto è cruciale , come dice Eric Lauder, che venga fatta DOPO, magari facendo qualche domanda ainnocente alla donna , per es : che bello eh ? ti è piaciuto ? insomma, registrarne l’assenso DOPO

              1. ericlauder e birovitz grazie..informazioni molto utili. È una cosa pazzesca che ci tocchi vivere cosi,in un mondo distopico.

      1. non ho il link, ma non è necessario andare all’australia , anche in italia:
        Inoltre la giurisprudenza di legittimità ha già chiarito che il consenso dell’avente diritto per avere effetto scriminante deve essere in correlazione cronologica con il compimento del fatto tipizzato come illecito, per cui per quanto attiene agli atti sessuali, tale consenso deve permanere durante lo svolgimento dell’attività sessuale, la quale si caratterizza nella sua liceità proprio per la presenza costante del consenso, espresso e/o presunto tra le parti, o comunque per la non manifestazione del dissenso agli specifici atti posti in essere da uno dei due partner. In particolare, è stato affermato che in relazione a certe pratiche estreme, per escludere l’antigiuridicità della condotta lesiva, non basta il consenso del partner espresso nel momento iniziale della condotta, per cui la scriminante non può essere invocata se l’avente diritto manifesta, esplicitamente o mediante comportamenti univoci, di non essere più consenziente al protrarsi dell’azione alla quale aveva inizialmente aderito, per un ripensamento od una non condivisione sulle modalità di consumazione dell’amplesso (Sez. 3, n. 25727 del 24/2/2004, dep. 9/6/2004, Guzzardi, Rv. 228687; Sez. 3, n. 4532 del 11/12/2007, dep. 29/1/2008, Bonavita, Rv. 238987).”
        violenza-sessuale-e-ripensamento-le-50-sfumature-della-cassazione su altalex
        è vero che nella seconda parte di quanto detto sopra si riferisca ai casi di pratiche estreme, ma la prima parte è chiara, il consenso deve esserci in ogni momento dell’atto sessuale, pertanto potrebbe esserci, dopo dieci secondi non esserci più, e poi riesserci

        1. Se c’è di nuovo dopo non esserci stato, allora è consenso.
          E comunque non ha importanza: se c’è un filmato con lei contenta subito dopo, non solo sono costretti ad assolverti (e nel frattempo te lo fai “rubare” dai pirati informatici e pubblicare su youtube, così non possono fare i furbi) ma scatta anche la denuncia per calunnia.

          Da sottolineare inoltre che lo smartwatch è per una questione di praticità, flessibilità ed economicità.
          Nessuno ti impedisce di metterti una telecamera che registra dentro casa tua, io tra l’altro ce l’ho: ne ho due, una evidente e una nascosta, e ho persino il cartello che avverte della registrazione sul muro (vicino a quella evidente): serve più che altro a spaventare eventuali ladri che entrassero in casa, anche se non credo sia un grosso deterrente.
          Il problema per i ladri, semmai, è il “predatore luminoso in lega speciale al caffé, giocattolo per bambini non militari” che è un antifurto un tantinello aggressivo che ho installato l’anno scorso. Ha passato la dogana, che ce voi fa’ 🙂

      2. bob
        >>>
        “vi ricordate la famosa violenza dei trenta secondi australiana?”
        No, hai qualche link?
        >>>

        https://www.riflessioni.it/forum/cultura-e-societa/12614-violenza-al-maschile-e-al-femminile-3.html

        >>>>>>>>>>>
        IL MITO DEL POTERE MASCHILE, di Warren Farrell.

        Lo stupro coniugale

        «In Australia, un marito e una moglie stavano facendo l’amore (o così pensava lui) quando lei gli disse di fermarsi. La mattina dopo chiamò la polizia e lo denunciò come stupratore, affermando che aveva impiegato trenta secondi per smetterla. Egli affermò di essersi fermato immediatamente. Fu condannato a quattro anni di carcere.»
        Gli australiani reagirono celando, com’è tipico, le loro sensazioni (con barzellette e battute sullo «stupratore dei trenta secondi»), mentre le riviste femminili australiane continuarono a pubblicare articoli in cui si criticavano gli uomini per la loro paura di impegnarsi.
        «Negli Stati Uniti, William Hetherington ha così formulato un appello per la riapertura del suo processo.
        Mi chiamo William Hetherington. Sono un uomo accusato ingiustamente, dichiarato colpevole e condannato a quindici-trent’anni di detenzione per stupro coniugale. Chiedo solamente di avere la possibilità di essere debitamente ascoltato in tribunale…
        Sono stato ingiustamente accusato e condannato per aver stuprato mia moglie, mentre si trattava di normali rapporti coniugali. Non ci fu ricorso alla forza o alla coercizione. Non ci furono lesioni di alcun tipo. La sua accusa è bastata a condannarmi e a mandarmi in galera.
        Il movente dell’accusa di stupro era di guadagnare terreno nella causa di divorzio in corso e ottenere la custodia dei tre bambini. Nei tre mesi precedenti, quando mia moglie aveva abbandonato il tetto coniugale, me ne ero preso cura io.
        Era la quarta volta che mia moglie mi accusava. Negli altri casi le accuse erano cadute.
        Non ho potuto permettermi un avvocato o un investigatore scelti da me perché durante la causa di divorzio mia moglie ottenne il congelamento di tutti i miei beni. Il giudice del tribunale penale si rifiutò di nominare un avvocato difensore penalista per me, affermando che avevo dei beni, anche se non potevo usarli. Non ho mai avuto un appello perché devo essere ritenuto indigente per ottenere una copia degli atti.(La copia è necessaria per dimostrare le irregolarità del processo ed è pertanto indispensabile per ricorrere in appello.)
        La mia vita è un incubo. Sono in prigione da quattro anni per il ‘crimine’ di aver avuto rapporti coniugali con mia moglie, dopo 16 anni di matrimonio, ed essere poi accusato di stupro.
        Chiedo il diritto di avere un avvocato.
        Chiedo di aver accesso ai miei beni per pagare le parcelle del mio legale.
        Chiedo regolari visite dei miei figli.»
        Ecco quanto nell’appello non era detto:
        • La moglie di Hetherington aveva presentato le quattro accuse di stupro nel periodo in cui la coppia lottava per la custodia dei figli.
        • La dinamica politica: la moglie di Hetherington voleva ritirare l’accusa, ma il pubblico ministero si era candidato per la rielezione e l’ACLU e i gruppi femministi esercitavano pressioni affinché l’uomo fosse condannato.
        • Siccome Hetherington non aveva precedenti penali, le direttive statali raccomandavano una pena non superiore ai dieci anni. Il giudice condannò Hetherington a quindici-trenta anni.
        Lo stupro coniugale, dopo migliaia di anni di matrimonio è diventato così un problema. Come è stato possibile? Le accuse di stupro coniugale sono frequenti là dove sono frequenti i divorzi, ovvero in paesi come l’Australia e il Canada. La legislazione sullo stupro coniugale fornisce alla donna un’arma potentissima. I mariti si rendono conto che l’accusa, nel caso diventi di pubblico dominio, può rovinargli la carriera. Nessun datore di lavoro vorrebbe mai leggere sui giornali: «Il Tal dei Tali è stato accusato di stupro.
        Come abbiamo visto, tutti e due i sessi fanno del sesso anche quando non vogliono, persino al primo incontro. Ma ciò è soprattutto vero in un rapporto: i due sessi s’impegnano entrambi nel «sesso condiscendente». Ecco la differenza tra l’avere una relazione e non avere una relazione: tutte le buone relazioni richiedono che «si ceda», soprattutto se molto forte è il desiderio del partner. L’inchiesta di Ms. la definisce stupro; un consulente matrimoniale la definirebbe relazione.
        La legislazione sullo stupro coniugale è un ricatto annunciato. Se un uomo sente il bisogno di chiedere il divorzio, la moglie può dirgli: «Provaci, e ti accuserò di stupro». La legislazione sullo stupro coniugale è peggio del governo-surrogato-del-marito: è come avere il governo in camera da letto.
        >>>>>>>>>>>

  9. A me hanno riservato lo stesso trattamento, negandomi addirittura l’ascolto di TESTIMONI OCULARI!!! Lo stesso tribunale di Firenze, lo stesso in cui ho lavorato per 4 anni e in cui ho conosciuto persone che ho sempre reputato integerrime e integre. Eppure mi hanno condannato 2 volte solo sulla base delle dichiarazioni della mia ex e ignorando sentenze di altri giudici.

  10. Finché non avremo un movimento maschile capace di farsi sentire, l’unica cosa che possiamo dire è “guai ai vinti”, come disse Brenno ai Romani che chiedevano un giusto peso per l’oro da pagare… Poi venne Cesare ma dopo 3 secoli. Quanto dovremo aspettare per avere verità e giustizia?

    1. Quando una grossa percentuale di uomini avrà sofferto, se non la maggioranza un numero molto vicino.
      Il prossimo fronte sono licenziamenti in gran numero di uomini accusati e ancora di più dichiaratamente per far spazio alle donne: questi beccheranno anche chi evita di mettersi una in casa e chi evita di andare con le ubriache. Non si fermeranno neanche dopo che la percentuale di donne occupate avrà superato quella di uomini, quando il 60% di donne saranno occupate contro solo il 58% di uomini (oggi è 50% e 68%). Allora forse si vedrà una reazione.
      E non ci sarà verso di compensare mettendo più uomini nei lavori a dominio femminile: le donne diranno che “è contro la meritocrazia” (gioco delle tre carte…) e i tradizionalisti diranno che “le quote azzurre non vanno fatte perché legittimano le quote rosa” (come se fregasse alle femministe della loro “legittimazione”: le quote rosa sono già legge, sono in ulteriore espansione, implementate a tutta forza e senza alcun riguardo per la meritocrazia o l’efficienza).

  11. Mi riservo di leggere con calma tutto l’articolo ma la prima considerazione che mi viene in mente, dopo quanto scritto da questo ed altri blog negli ultimi anni, è che l’avvocato (o avvocata o avvocatessa come si diceva anni fa) Serena Gasperini ha perfettamente ragione nel dire che in troppi casi si ha a che fare con una magistratura pavida. Peccato che altrettanto spesso si abbia a che fare con una classe politica pavida, con giornalisti pavidi, con scienziati pavidi (si pensi al caso Strumia)…
    Quanti, davanti ai “diritti delle donne”, riescono a non essere pavidi nelle società occidentali di oggi?

  12. Agghiacciante. Il dramma è che la maggioranza della gente non li vede questi abomini, e se li vede li ignora, o addirittura li accetta come giusti. In Italia, va fatto saltare tutto, non c’è un singolo apparato che assicuri la democrazia, specie se sei un uomo. Mi dispiace tantissimo per questi due ex-carabinieri, però, va detto che si sono dimostrati estremamente imprudenti.

    Una cosa voglio dirla: oggi l’uomo, deve imparare a temere la donna, deve imparare a farne a meno, anche se difficile, non rischiate, non provateci, non corteggiatele, accettate di stare da soli, anche se ciò risulta innaturale, per le soddisfazioni biologiche andate a prostitute, ma anche lì, antenne spianate a 360° e, alla prima mossa , discorso, parola dubbia sparite, come neve al sole……va compresa l’epoca in cui viviamo, e ciò che in questa epoca è la donna. Si salva lo zero virgola della donna.

    1. A me sono cascate le braccia quando il più scemo dei due ha dichiarato “ci siamo comportati da maschietti”.
      In teoria niente di male, voleva dire “c’era l’occasione di sesso facile con due ragazze giovani e non abbiamo saputo resistere”.
      Ma nel contesto odierno pronunciare una frase simile significa vivere fuori dalla realtà, e condannarsi. La sentenza inappellabile per lui è stata scritta nel momento che ha pronunciato quella frase, era la cosa peggiore che potesse dire.
      Chi ragiona così è inevitabilmente destinato a finire in galera, a prescindere da cosa faccia, salvo il caso che avesse una relazione a vita e fedelissima con una donna d’altri tempi.

      Perché difficile?
      In realtà in certi casi è l’opzione più comfortevole: metti ad esempio uno divorziato che ha già figli e non ne vuole altri, men che mai interessarsi di figli altrui. Le donne nel suo range d’età iniziano a sfiorire e praticamente tutte o vogliono figli perché l’orologio biologico suona il redde rationem, oppure hanno già figli.
      Se aggiungi quanto sopra, ovvero il pericolo legale e finanziario che rappresentano, non c’è partita, diventa ridicola anche l’idea che uno possa volere riaccompagnarsi e si fatica a non ridere in faccia a chi lo chiede.

      1. Be sai, è un pò difficile, perche non siamo nati per stare soli, da un punto di vista affettivo, sulla questione necessità biologica , be il discorso cambia, lo si risolve come ho gia scritto, si va a prostitute, e sempre , con la guardia tenuta alta.

        1. anche le zoccole non sono affidabilissime al 100%.
          D’accordo su quello che hai scritto, non siamo nati per vivere soli,
          esistono anche le donne corrette e affettuose, giusto per capirci.
          Però in questa lunga discussione mi pare che abbiamo detto alcune
          cose comuni, guardia sempre “alta” , informazioni da amici sulle
          donne che frequentiamo e se del caso, farsi sempre vedere con
          qualche buon teste oculare.

          1. registrare sempre. basta mettere il telefono vicino, con la scusa che si potrebbe ricevere una importante telefonata di lavoro.
            Il file audio DEVE durare fino alla separazione tra i due, perchè è importante sopratutto il DOPO

      2. La frase “ci siamo comportati da maschietti” non è MAI stata pronunciata, è una manipolazione della stampa. Agli atti la dichiarazione di Camuffo, il più anziano e più alto in grado, alla domanda del pm “Avete parlato di quello che era successo quando siete stati tra di voi?” è stata “Mah, abbiamo fatto commenti da maschietti”. Probabilmente resta un’ammissione idiota, come è idiota rovinarsi la vita per una squallida storia di sesso occasionale contro un muro con una perfetta sconosciuta di cui non si sa nemmeno se si è lavata, ma è molto diversa da quanto riportato dalla stampa. I media sono arrivati a inventarsele di sana pianta su questo caso, a partire dal videoselfie dello stupro, poi smentito dalla Procura, che in realtà era un frame di un secondo del busto di uno dei due cc, completamente vestito, fatto al momento dei saluti.

        Ricordo inoltre che, come già filtrato dai media, ma molto a bassa voce, dall’esame dei materiali biologici è provato che il sig. Costa non ha nemmeno avuto il rapporto, contrariamente a quella testa vuota del suo superiore. Il petting e lo strusciamento sono sempre stati ammessi, ma il rapporto il sig. Costa non lo ha avuto per sua volontà.

        1. Grazie per le preziose informazioni, signora.
          Purtroppo per loro i due carabinieri con la testa erano ancora nella loro realtà parallela, ma ormai inesistente da un po’ di anni.
          Chi non fa i conti con il nuovo scenario e non si adatta, salvo fortuite eccezioni, è destinato a finire male.

          1. Ecco di cosa sono davvero colpevoli quei due. Di non aver voluto riconoscere la realtà che li circonda, ma come loro c’è mezzo miliardo di UU in Occidente. Quanti dovranno andare in rovina prima del risveglio di massa?

        2. Isabella…e non solo, allora diciamo che la faccenda della assicurazione
          antistupro made in USA è una grossa bufala processuale.
          Mai stipulata dalle due yankee ubriacone.

          @Seby
          scusami Sebastiano, buona giornata .

    2. cara Seby, quello che ha scritto l’ho sostenuto anche io qui dentro da diverso tempo.

      E’ molto duro fare a meno delle cosiddette avance, ma se il rischio è un processo penale, non smetterò
      mai di avvisare i miei amici di serate, di discoteche, eccetera, di prestare estrema attenzione.
      Il gioco non vale la candela.
      Ricordo un episodio di vita vissuta avvenuto nel 2018, tardo novembre, c’era una donna palesemente
      ubriaca che si buttava addosso al mio gruppo (tutti attempati, non certo ragazzini).
      Ballava e si lanciava strusciandosi…nel casino generale dissi al mio amico “stai fermo e non ti muovere
      è assolutamente ubriaca”.
      Per me, franca ubriachezza significa che una donna non è in grado ab origine di prestare
      alcun consenso anche alla mera palpatina, un tempo assolutamente innocente.
      Estate 2019, ritrova la tale (una parrucchiera) che mi fa “ma ci siamo visti in discoteca ?”
      Frequenti le discoteche?
      Certo, le risposi, eri totalmente ubriaca …ora puoi anche farmi i capelli.
      “Sparire” è un termine che mi piace troppo
      🙂

      PS resta fermo che chi indossa un uniforme dovrebbe quantomeno evitare di caricare
      ragazze su un mezzo dello stato e farsi i fatti suoi in un portone (vero, egregio Avvocata,
      quanta pubblicità gratuita su un dramma maschile !). Essere un tantino prudente
      perchè quella divisa “E’ ” lo Stato.
      leggerò la sentenza di Firenze …

      1. Concordo Giannetto, su tutto, soprattutto la parte finale. Comunque a scanso di equivoci, sono un uomo, Seby, il mio nome è il diminutivo di Sebastiano

    3. “Una cosa voglio dirla: oggi l’uomo, deve imparare a temere la donna, deve imparare a farne a meno,etc….”
      Amara e dura quanto si vuole, ma non c’è altro da fare. Qualsiasi rapporto è diventato un roulette russa.

  13. “Oggi, per quanto assurdo possa suonare, una cena accompagnata da un buon vino e seguita da un buon sesso va annoverata tra le attività ad alto rischio,”

    Mica solo quello: gli uomini dovrebbero stare ben lontani da qualsiasi donna – salvo se è la convivente o cose simili – che sembri anche solo vagamente alticcia.
    E la prova che è così la si ha dalle reazioni negative di femministoidi vari – molta magistratura compresa – se lo dici: tutte a spergiurare che il rischio è zero e che dici così solo perché vuoi opprimere le donne. Salvo che 5 minuti dopo diranno che tutta la responsabilita è sempre e solo tua, “in quanto uomo”.
    E ome si faccia ad opprimere le persone semplicemente girando al largo quando appaiono fonte di rischio, nessuno sa spiegarlo.

    Secondo me la strategia migliore è evitare ogni situazione a rischio, e se qualcuna obbietta rispondere con battute sull’infantilità sessuale femminile.
    E non prendere MAI per partito preso le parti di una accusatrice: non importa se a uno stanno sulle scatole quelli del Bangladesh o altri, sono tutti innocenti sinché non viene provato altrimenti oltre ogni ragionevole dubbio.

    1. Tutto sommato è una situazione dalla quale può risultare alla fine un modus vivendi, un equilibrio: gli uomini debbono capire che il sesso con le donne non è puro divertimento ma ha senso solo se in più ampi contesti. Che poi è esattamente ciò che pensano la maggior parte delle donne.
      Ma se ci fosse vera presa di coscienza maschile non sarebbe appiattimento sulle posizioni femminili: semplicemente per gli uomini il sesso come puro divertimento passerebbe ad essere quello artificiale. Si potrebbe pure estendere alle coppie conviventi: camere da letto separate, quando lei ha voglia può bussare alla porta di lui, se lui dice sempre di si ad ogni richiesta di lei, lui è una perla, bravissimo e non criticabile.
      Così te lo do’ io “bisogna ottenere consenso verbale”: va bene, ma non basta, la signora deve anche prima farsi aprire la porta, lui potrebbe stare già dormendo o guardare un film con l’audio in cuffia 🙂
      Contenti quasi tutti, salvo quella piccola minoranza di donne che hanno una sessualità più immediata, tipicamente maschile. Ma per chi è anticonformista non c’è spazio in una società che ha grande rispetto per i principi femminili, perché tali principi includono sempre un fortissimo conformismo.

    2. Per me sono SOLO fonte di rischio sia da sobrie che da ubriache: mi dispiace ma ho perso ogni fiducia. Ormai nessunA può garantirmi che un bel giorno non cambierà idea e mi ritroverò in mezzo a una strada o in galera. Non posso pretendere di avere una relazione solo per il fatto che è possibile averla (traduco in termini generali:” Solo perchè ve ne è la possibilità, non devo necessariamente fare una cosa se quella cosa è potenzialmente dannosa nella speranza che “A me andrà bene” “) : bisogna mettere sul piatto della bilancia che se non ci sono le condizioni allora si deve farne a meno.
      Per me bisogna iniziare a ragionare così altrimenti non se ne esce.
      Inoltre nel momento in cui a fronte delle false accuse la legge dirà che va in galera chi calunnia (e mi spingo a dire che gli avvocati della parte perdente non beccano UN GHELLO: sì lo so che cosa mi risponderete… c’è sempre l’avvocato d’ufficio, eh…) e i processi saranno EQUI allora ritorneremo a parlarne.
      Al diavolo…

      1. Concordo, e poi è anche opportuno picconare il sistema tutte le volte che si può farlo senza rischi, io ad esempio aspetto la app per le denunce anonime, poi ne inoltro una marea.
        Magari anche fingendomi donna e colpendo grossi zerbini: e vediamo l’effetto che fa.

        Tempo al tempo: il distacco emotivo dalle donne non è l’ultimo passo, ma il primo, la base indispensabile.

      2. Bene Joker, mi fa piacere leggere che sempre piu uomini prendano coscienza, pensandola esattamente come me. ZERO fiducia nelle donne…perche il prezzo da pagare è la galera. Come dimostra l’abominio del Metoo, una donna è libera di denunciarti anche a distanza di anni.

    3. Per essere completamente concreti, da una parte abbiamo due ragazze uscite da una discoteca, le quali avevano bevuto ma non così tanto da essere completamente incapaci di intendere e di volere. Dall’altra abbiamo due carabinieri che, in ogni caso, hanno commesso abuso d’ufficio della loro professione.

      Detto questo, non ritengo che ci sia stato stupro: non solo le ragazze hanno effettivamente dato il loro numero ai carabinieri (sarebbe da veri idioti dare il tuo numero di cellulare a qualcuno che ti ha appena abusata) ma avevano anche stipulato, prima di partire, un’assicurazione contro gli stupri, il che non permette di escludere che abbiano rigirato intenzionalmente i fatti con lo scopo di prendere i soldi dell’assicurazione.

      Ciò non toglie, indipendentemente da come i fatti si sono realmente svolti, che la magistratura abbia fatto notevole pressioni, oltre che svariate deformazioni giuridiche incluse la non-ammissione di certi tipi di domande cruciali per un equo processo e, addirittura, l’ispezione degli avvocati difensori senza giusto motive. Tutto per far rientrare il caso nei criteri d’interesse della categoria al potere. Questo è indubbiamente un vero orrore.

      Traslando in un contesto più ordinario, mi mortifica vedere come questo sistema di leggi palesemente favorente le donne porti il loro ego a gonfiarsi in maniera enorme, trasformando i peggiori aspetti dell’essere umano come normalità per loro.
      E anche se le leggi cambiassero di punto in bianco, tornando ad una vera equità di trattamento tra uomo e donna, queste persone dall’ego gonfiato rimarrebbero comunque, spargendo il loro fiele su tutti coloro sfortunati da star loro vicino.

      1. Secondo la Cassazione le donne non vogliono mai fare sesso, il “si” non va presunto ma è circostanza eccezionale. Lo hanno stabilito 5 giudici, tre uomini e due donne.
        Questo la dice anche lunga su quanto è movimentata la vita sessuale di coppia di questi 5 giudici: movimentata come un panettone afflosciato che si accoppia con una ciabatta rotta.
        Però fa legge.
        Questo da sobrie, figurati se bevono…

        Anche se le ragazze fossero state completamente sobrie e loro fossero stati fuori servizio l’epilogo sarebbe stato identico.
        Immagina lo scenario: hanno appena finito il turno, stanno andando a casa con la loro auto personale ma in uniforme, decidono lungo la strada di fermarsi in discoteca. Le due ragazze dicono che erano sobrie ma comunque sono state riaccompagnate a casa per gentilezza e poi violentate. Dicono che erano intimorite dalle uniformi.
        Sarebbe finita allo stesso identico modo.

    4. giustissimo sopratutto la parte sugli stranieri che sono uomini e , fino a prova contraria , innocenti.
      Una donna che beve alcool và scartata a priori : denota una personalità patologica

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