DDL Zan: un capolavoro di oppressione e clientelismo

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Alessandro Zan
On. Alessandro Zan

di Redazione. Dopo tanti proclami e anticipazioni, finalmente è stato reso disponibile il testo del discusso DDL Zan, cosiddetto “contro l’omotransfobia”. Ne abbiamo già parlato diverse volte su questo blog, commentando l’iniziativa sulla base delle indiscrezioni che trapelavano sui suoi contenuti e sulla base anche del Disegno di Legge Scalfarotto, che ne è esplicitamente all’origine. Quest’ultimo, fulminato in Parlamento anni fa per la sua palese incostituzionalità, riciccia in questa legislatura, rivisto e corretto, come se si trattasse di un’emergenza assoluta. Calendarizzato già per il 30 marzo scorso e rinviato per pandemia, non appena l’emergenza sanitaria inizia gradualmente rientrare viene subito calendarizzato. Il passaggio del coronavirus ha lasciato macerie in molti settori, ma la priorità della maggioranza pare proprio essere la “dilagante” omotransfobia.

Come previsto, la proposta di legge viene giustificata da discriminazioni e violenze contro omosessuali e transessuali, eventi rappresentati come frequentissimi e gravissimi. L’esempio femminista fa scuola: millantare violenza e oppressione subite rende sotto molti profili. Niente più dell’evocazione di uno stato di allarme sociale legato alla violenza, anche quando questa non c’è, apre le porte a qualunque falsificazione. A detta di tutti gli studi internazionali, l’Italia è uno dei maggiori paesi “gay-friendly”, il numero delle violenze a carattere omotransfobico si contano sulle dita di una mano, eppure, si dice in premessa, l’emergenza c’è, gravissima. La giustificazione inconsistente serve a sorreggere l’articolato che, com’è noto, sanziona per la prima volta dalla caduta del fascismo un reato d’opinione, stupra la libertà di pensiero ed espressione, cancella l’art.21 della Costituzione, prevedendo pene anche importanti (6 anni di reclusione) per chi si azzarda a sollevare rilievi critici sulla bontà dell’ideologia gender e di tutto quello che ne consegue.


La lobby omotransessuale si accinge a eseguire il delitto perfetto.


Perché questa forzatura? Non bastavano le femministe a inventare un paese che non c’è, modalità relazionali inesistenti tra uomini e donne, uno scenario distopico dove un genere è sempre vittima e l’altro sempre carnefice? Sì, bastava, ma tant’è sul carro ideologico del pensiero unico c’è sempre posto e, nonostante la ribellione di ArciLesbica, la costruzione di un regime del terrore rosa-arcobaleno, prosegue imperterrito. Eppure una stranezza c’è: dietro alla mobilitazione femminista c’è sicuramente ideologia, ma anche acquisizione di privilegi, potere e denaro. Possibile che gli LGBT si muovano con così tanto zelo nel loro percorso di violenza antidemocratica solo per una questione di principio? Sarebbe strano visto che già da tempo, grazie al Governo Renzi e ai suoi ministri dell’istruzione, ormai da almeno sette anni hanno preso possesso nientemeno che delle scuole di ogni ordine e grado, dunque il lato pratico della questione dovrebbe interessargli nella stessa misura.

La lettura del DDL Zan chiarisce tutto, in questo senso. Che sia puro afflato ideologico e spirito oppressivo verso chi non condivide una determinata idea di umanità e di futuro, è confermato dalla lettura di tutto il suo articolato. Che ci sia dietro anche un bel business a carico di Pantalone (cioè tutti noi) lo si capisce chiaramente dall’art.10, che stanzia in modo strutturale fondi per 6 milioni di euro annui destinati ad associazioni e movimenti LGBT. Non sembrano molti, nel contesto del bilancio dello Stato, ma l’esperienza dei centri antiviolenza qualcosa dovrebbe insegnare. Si comincia con poco e si finisce per ricevere 30 milioni di euro nel corso di una pandemia. Con il DDL Zan, insomma, la lobby omotransessuale si accinge a eseguire il delitto perfetto: mantenimento delle proprie attività a carico dello Stato, magari per finanziare le favolette gender fluid da leggere negli asili di tutta Italia, e bavaglio e galera contro chi protesta sia per i soldi pubblici spesi così, sia per le iniziative malsane. Un capolavoro di oppressione e clientelismo, il DDL Zan, insomma. Contro cui pochi, troppo pochi si mobilitano, ad oggi, pressati come sono dal terrore di finire alla berlina con la facile etichetta di “omotransfobico”.


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