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L’annullamento dei diritti riproduttivi maschili. A norma di legge.

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di Giorgio Russo. Chi ha coscienza di cosa voglia dire essere uomo e in particolare di essere padre e volesse provare brividi di orrore, non dovrebbe far altro che leggersi questo articolo molto completo ed esaustivo intitolato “Padre contro volontà o a propria insaputa: che fare?”. Attenzione però: il titolo è ingannevole. L’articolo non dà le istruzioni su come cavarsi dall’impaccio di una genitorialità imposta con la frode. Magari lo facesse. Le casistiche sono così frequenti che qualche indicazione in questo senso verrebbe più che utile. Invece no: l’articolo si limita a spiegare a ogni uomo che, semplicemente, non ha scampo. La femminilizzazione delle leggi e soprattutto la legge sull’aborto hanno privato definitivamente l’uomo di ogni diritto riproduttivo, già che in precedenza non ne aveva molti.

Ci sono alcune frasi e alcuni concetti nell’articolo che davvero suonano come un requiem per il genere maschile. Di fatto l’eventuale frode della donna non ha alcun peso. Ti ha bucato il preservativo, ti ha detto che prendeva la pillola ed era una bugia, insomma ti sei fatto fregare come un pollo? Fatti tuoi. La cosa meravigliosa è che si cerca di dare una giustificazione giuridica al tutto, citando sentenze della Cassazione che sono capolavori di supercazzola. Uno legge e dice: “ma perché mi tocca essere padre, se non volevo esserlo?”. Dal lato giuridico gli ermellini rispondono in lunghe frasi arzigogolate che fanno pensare a un’imminente risposta chiarificatrice basata sulla assoluta giustezza ed equità della legge. Quando si arriva alla fine, tutto però si riduce, traducendolo, a un banale: perché sì.


Il bambino lo si concepisce in due.


“Nessuna rilevanza può attribuirsi al disvolere del presunto padre”, scrive la Cassazione. Sa molto di nientificazione del maschio, ma a ben guardare qualche ragionamento sensato c’è alla base. Anzitutto non è possibile forzare una donna ad abortire perché il padre, anche se è tale per inganno, non vuole. E questo è sacrosanto per svariate ragioni, ci mancherebbe. Ugualmente sacrosanto, anche se faticoso da digerire, è il fatto che il padre ingannato sia costretto a mantenere il figlio, qualora lei decidesse di tenerlo. È sacrosanto, dice la legge, perché nel momento in cui si decide di portare avanti la gravidanza, si ha un soggetto terzo (il bambino) portatore di diritti che implicano l’assunzione di doveri da parte dei genitori naturali. Dunque sissignori: il pupo c’è, bisogna mantenerlo, ci mancherebbe altro.

Capita però, racconta l’articolo, che un padre frodato faccia ricorso sostenendo che la disciplina attuale sia discriminatoria verso gli uomini e non rispetti l’art.3 della Costituzione. Perché la donna che non vuole il figlio può abortire o abbandonarlo e l’uomo non ha gli stessi diritti di disimpegno? Una questione mal posta, questa, o per lo meno posta in modo parziale perché tra i possibili incroci di scelte ne mette in luce una sola e considerata individualmente: quando la donna non vuole il bambino oppure quando è l’uomo che non lo vuole. L’anomalia di questo ragionamento, che così impostato rende facilissimo alla Cassazione respingere il ricorso con una delle sue supercazzole, sta nel non considerare che, come il bambino lo si concepisce in due, sempre in due si dovrebbe affrontare la scelta sulla gestazione. Visto in quest’ottica e schematizzato il percorso di scelta, si ha questo risultato:


A dispetto di qualunque volontà paterna.


dnaCome si vede, nessun problema si pone, in termini di parità, se la volontà di entrambi collima. Se entrambi vogliono tenere il bambino, o se entrambi non lo vogliono tenere, in ogni caso sia madre che padre concorrono in egual misura alla decisione finale. I problemi si pongono quando le due volontà sono dissonanti. Nel caso la donna voglia il bambino e il padre (per qualsivoglia motivo, ad esempio perché è stato frodato) no, il bambino nascerà lo stesso, sarà prevalente la volontà della madre. Perché, lo si è detto, non si può costringere una donna ad abortire e il bimbo va mantenuto, quindi il padre dovrà starsene. Appunto, come dice la Cassazione, il suo “disvolere” non è rilevante. Ma cosa accade se è lui a volerlo e lei no? Non è un caso così infrequente, sebbene sia rarissimo che un uomo ottenga una gravidanza di frodo. Accade che di nuovo prevale la volontà femminile: lei può abortire o abbandonarlo e lui non ha voce in capitolo.

Bastano i colori nello schema per capire che la situazione è sbilanciata a favore della componente femminile ma, andando più nel profondo, occorre ragionare sul fatto che il caso a nord-est implica una forma di tutela molto forte, oltre che della madre e della sua volontà “positiva”, anche nei confronti del nascituro: non solo il padre, quand’anche frodato, dovrà mantenere il figlio, ma addirittura se cerca di non riconoscerlo può essere forzato alla prova del DNA. Forzato nel senso che può rifiutare di fare il test, ma il rifiuto stesso diventa una prova contro di lui nell’inevitabile processo giudiziario per imporgli il riconoscimento del bambino. La stessa prova del DNA poi, rimanendo valida la massima del mater semper certa, è qualcosa che riguarda il solo uomo, nel caso voglia rifiutare la paternità imposta. Un sistema molto coercitivo verso il genitore maschio, pensato essenzialmente (e giustamente) a tutela dei diritti del bambino. È curioso però che quando le volontà si invertono (caso a sud-ovest), tutto l’impianto salta: in quel caso, la vita del nascituro, sulla cui tutela la Cassazione impernia gran parte delle sue supercazzole, non è più così importante, può essere cancellata, non rileva più nel computo delle scelte possibili. La gestante può infatti liberarsene prima che nasca, entro un certo periodo di tempo, o dopo che è nato, in piena riservatezza e a dispetto di qualunque volontà paterna.


Si innescherebbe un cortocircuito.


La giustificazione di questo squilibrio, ovvero dove tutto l’impianto scricchiola, è nel fatto che a custodire il bimbo in grembo sia la madre. Alla fine di tutto, è questo aspetto fisiologico e fisico, un’incidentalità della natura, a far sì che lo schema si colori quasi esclusivamente di rosa. Non conta nulla il fatto che il grembo materno sia solo un involucro per ospitare un altro individuo, voluto e settato dalla natura affinché sia pregno solo dopo l’intervento di un padre naturale, senza il quale non ci sarebbe quel soggetto che in un caso rileva, se il papà deve mantenerlo, e nell’altro, se la mamma non lo vuole, allora non rileva più. Ma soprattutto se al centro della normativa, come blatera la Cassazione, c’è il supremo interesse del minore e i suoi diritti, che corrispondono ad altrettanti doveri per i genitori, la priorità data al mero fatto fisiologico della gestazione materna prefigura una sorta di legalizzazione di una forma particolare di sequestro: “la pancia è la mia e decido io cosa fare della vita che c’è dentro a causa dell’azione congiunta mia e tua”. Fior di slogan sono risuonati per sottolineare le conseguenze di questo privilegio non meritato ma regalato dalla fisiologia umana e mammifera. Dimenticando che l’utero è “suo” fin tanto che non vi cresce dentro una vita: a quel punto è da capire se è sempre suo o se non diventa anche uno strumento asservito alla gestazione di un altro essere umano che, di fatto, usa quell’utero per vivere e svilupparsi. E che pure qualche diritto ce l’ha, se la sua presenza può comportare procedure giudiziarie coatte nei confronti del genitore maschio. In ogni caso la questione si riduce a questo: il fatto del tutto incidentale che sia la madre a portare in grembo il figlio può legittimamente comportare un suo dominio totale sul feto e soprattutto la totale irrilevanza del volere paterno, nel caso il padre voglia che il figlio nasca (caso sud-ovest)?

Pare di sì. Pare che tutto si riduca a quello: chi custodisce fisicamente il nascituro decide tutto. Per carità, è un criterio: lo si può discutere, analizzare e lo si può anche dichiarare legittimo oppure criticarlo. Ma se lo si dichiara legittimo, allora dovrebbe diventare un criterio universale, a meno di non riconoscere un privilegio “di genere” per mere motivazioni fisiologiche, il che sarebbe in contrasto con l’art.3 della Costituzione (sarebbe come dire che chi nasce con la pelle bianca ha più diritti di chi no). E se lo si dichiara universalmente legittimo, allora tutto ciò che discendesse da una facoltà cui ha provveduto incidentalmente la natura, dovrebbe essere di dominio totale e intangibile di chi possiede quella facoltà. Il problema è che se si applicasse davvero questo criterio a tutto, si avrebbero diversi sfracelli. Due esempi su tutti: l’uomo è fisicamente più forte della donna, così l’ha fatto la natura. Se le doti fisiche casuali comportassero anche privilegi legali, per paradosso (ripetiamo: per paradosso) si potrebbero giustificare i casi in cui, proprio con l’uso di quella forza superiore, un uomo sopprime una donna. Sarebbe assurdo ma coerente: lei, avendo l’utero, prevale nelle decisioni senza assumersi alcuna responsabilità; lui, avendo muscoli e stazza, pure. Forse che il possesso dell’utero vale più del possesso dei bicipiti? Oppure: l’uomo che lavora, con il suo ingegno (ovvero con il suo cervello) o con le sue braccia, dovrebbe essere padrone incontrastato del frutto del proprio lavoro, ovvero del proprio compenso. Se così fosse, non solo sarebbe la fine delle ex mogli mantenute dagli assegni dell’ex marito, ma si scardinerebbe anche il principio che attribuisce al padre il dovere di mantenere un figlio, quand’anche non voluto, perché il neonato ha il diritto di essere mantenuto e cresciuto. È chiaro che far discendere leggi, diritti e doveri da mere incidentalità naturali significa innescare cortocircuiti incontrollabili, privi di senso e soprattutto discriminatori.

Non è una questione su cui è possibile di punto in bianco apporre il timbro “risolto”. Ci sono molti pregiudizi, molte posizioni di potere e molti privilegi che permeano quel predominio del rosa nell’ambito dei diritti riproduttivi, dunque le resistenze a una riconsiderazione di tutto il quadro saranno sempre fortissime. Una sana ed equilibrata discussione sui diritti riproduttivi di uomini e donne dovrà però prima o poi essere fatta, sia per cancellare sentenze che umiliano l’uomo non solo dal lato giuridico, ma anche dal lato psico-sociale, sia per provare e reinquadrare e ridiscutere la primazia riconosciuta alla mera incidentalità naturale del possesso fisico della custodia del nascituro, con lo scopo o di metterla in discussione, per lo meno nei termini attuali, al fine di ottenere una disciplina più equilibrata per una situazione che viene determinata sempre dall’azione congiunta di due persone. Sarà una strada in salita, questo è certo. Si provi soltanto a immaginare che il quadrante di sud-ovest si possa colorare un giorno interamente d’azzurro. A quel punto toccherebbe alle donne, in conformità con il tanto decantato principio della parità, contribuire a mantenere il bambino che non volevano. Un’evenienza che, da sola, anche in forma di ipotesi, varrebbe l’elevazione di fior di barricate. Alla fine del ragionamento sull’oggi, tuttavia, si ha la fotografia chiara di ciò che è e che deve essere cambiato: l’uomo e il padre, oggi, in Italia, sono annullati. A norma di legge.


29 thoughts on “L’annullamento dei diritti riproduttivi maschili. A norma di legge.

  1. Comprendo la vostra posizione, ma a me il problema pare irrisolvibile. Voi cosa proponete?
    Io vedo solo queste possibilità
    – aborto e parto in anonimato illegali : questo parificherebbe uomini e donne di fronte al problema dei figli indesiderati. Temo però che ricomincerebbero gli aborti clandestini e/o gli infanticidi. Faccio presente che sono contraria all’aborto, ma temo non sia eliminabile.
    – aborto economico, ossia il genitore che non vuole il figlio non lo riconosce e non deve mantenerlo. Questo è fattibile, ma presuppone un forte intervento dello Stato a sostegno del genitore rimasto. Temo che la cosa diverrebbe prassi comune, magari per intascare gli aiuti statali, e onestamente non lo ritengo opportuno, sia per motivi economici, sia perché ritengo la famiglia monogenitoriale poco adatta ad una crescita equilibrata del bambino.
    Non mi pronuncio sull’utero artificiale, che ritengo tecnicamente quasi impossibile ed inoltre risolverebbe il problema solo in una minoranza di casi (quelli in cui lei vuole abortire e lui no).

    1. Aborto economico per gli uomini, i problemi che citi sono i medesimi che si pongono anche per le donne che hanno diritto al parto in anonimato, ma non hanno fermato la società dal riconoscerlo: anzi, gode di ampio supporto pure tra i cosiddetti tradizionalisti.

      1. No, non è la stessa cosa. Dopo il parto in anonimato il bambino viene adottato da una coppia che lo desidera, il che significa che verrà cresciuto in un contesto famigliare adeguato e senza spese per lo stato. Invece nel caso dell’aborto economico, se la madre vuol tenere il bambino, dovrà crescerlo con l’aiuto dello Stato.

        1. Si potrebbe porre il limite per cui se una madre single non può mantenere il nascituro senza aiuti statali, allora non può tenerlo e deve darlo in adozione. È una questione molto delicata perché apre la porta al togliere i bambini ai genitori poveri anziché aiutarli, ma così sarebbe una crudeltà per tutti… Se fosse limitato al caso di un bambino che deve ancora nascere, sarebbe già un po’ diverso…
          E una donna ci penserebbe diecimila volte prima di fare apposta un figlio col rischio che glielo portino via. Certo se la cosa succede involontariamente si ritorna al punto di partenza…
          È un discorso molto complicato, in effetti.

          1. Ma sono discorsi molto oziosi: si ragiona sempre come se avessimo un milione di madri single che non possono mantenere il bambino. In realtà il numero totale di bambini che nascono in Italia ogni anno è sotto i 440.000.

            In realtà di soldi ce ne sono, non c’è alcun problema infatti a dare 30 milioni ai CAV o scontare le tasse alle femmine che si iscrivono a facoltà STEM o parlare di 500 euro di voucher alle donne che vogliono fare le manager.
            Con i soli soldi destinati ai CAV supporti quasi al 100% 3.000 genitori single l’anno (833 euro al mese), e 6.000 se dai solo un contributo notevole (416 euro al mese). Se metti in conto le tasse scontate e gli incentivi alle università con più laurate femmine, che valgono oltre 200 milioni l’anno, le cifre sono quasi 8 volte: oltre 45.000 bambini con il contributo da 416 euro al mese. Sarebbe un aumento delle nascite di oltre il 10%, passi da 1,38 figli per donna a 1,55 – senza cambiare il bilancio dello Stato.

            Quel che non si vuol capire è che anche se si risparmia sui bambini i soldi ci sono e andranno da qualche altra parte, non è che si risparmia: se non li dai ai bambini se li prendono le ragazze in facoltà STEM o le manager.

            In quasi tutto l’approccio è “facciamo troppi bambini” e le politiche implementate sono quasi sempre volte a diminuire il numero di nuovi nati.
            Chissà se realizzeremo veramente che siamo in calo demografico da decenni: la maggior parte lo sanno, ma le politiche implementate sono sempre volte a diminuire il numero delle nascite.
            La verità è che in generale non vogliamo bambini e preferiamo le tasse scontate alle universitarie in STEM, abbiamo deciso collettivamente e inconsciamente che come popolo siamo di troppo e ci vogliamo togliere di mezzo.

        2. Infatti il parto in anonimato è peggio dell’aborto economico perché rinunciando al bambino la madre nega automaticamente anche al padre la possibilità di fare il padre del bambino: questo è un crimine contro l’umanità e specie contro il bambino che andrebbe messo a posto con azioni dimostrative molto forti contro la magistratura che lo permette.
          Mentre invece con l’aborto economico alla madre resta la possibilità di fare la madre.

          Come al solito si parte da condizioni di maggior sfavore per l’uomo per chiedere ancora più privilegio femminile.
          Non sto dicendo che lo fai apposta, ti sto invitando a riflettere su come funziona, è un ragionamento che viene quasi automatico ai più.
          E’ una delle ragioni per cui esiste la filosofia MGTOW, perché anche se ci sono persone intelligenti che su queste cose sono pronte a discutere, la maggior parte, comprese le istituzioni, prendono per buono il maggior sfavore verso gli uomini e da lì partono con pressioni per ancora maggior sfavore. MGTOW evita pertanto la discussione e compie dei fatti, tipo fare un figlio tramite GPA o supportare l’utero artificiale. Così si taglia la testa al toro.
          Considera che Cristiano Ronaldo il famoso calciatore ha avuto tre figli, tutti e tre tramite GPA; con l’avallo della madre e della sorella che infatti hanno entrambe dichiarato “questi sono nostri e basta” intesi come della loro famiglia. Perché ben consce che in una situazione come quella di Ronaldo il rischio che qualche furbetta si porti via i bambini insieme a un sacco di soldi è molto elevato.

    2. L’ideale sarebbe quello che ha scritto Ornella sotto…….
      Ma si tratta appunto di un “ideale” ormai……
      Quindi per me ben vengano aborto economico e\o utero artificiale.

    3. “Temo però che ricomincerebbero gli aborti clandestini e/o gli infanticidi.”

      Colgo lo spunto da queste parole per fare una considerazione.
      Io comprendo le ragioni degli abortisti quando sostengono che il feto è solo “un grumo di cellule” e non un individuo con un riconoscimento giuridico (con dei diritti).
      Intendo dire che è un’opinione (aspramente contrastata da chi invece ritiene che la vita inizi dal concepimento) che ha un suo perché.
      (Personalmente sono molto in difficoltà nella scelta di posizionarmi nettamente da una parte o dall’altra; voglio proprio astenermi da tale diatriba).
      Trovo invece assurdo, risibile, assolutamente inconsistente l’argomento (non sto dicendo che tu lo sostenga) ascoltato mille volte dal femminismo, spesso esposto in forme simili a questa: “L’aborto è stato legalizzato per evitare la piaga degli aborti illegali e degli infanticidi:
      Voi antiabortisti volete che le donne tornino a morire sotto i ferri delle mammane o abbandonino i figli nei cassonetti.”.
      Sarebbe come proporre la legalizzazione – che so – di rapine a banche e gioiellerie, per porre un freno alle morti e ai ferimenti da queste causate.

    4. l’utero artificiale non è poi cosi lontano,tecnicamente parlando…
      specialmente considerando che difficilmente sarà un macchinario:
      non ha alcun senso se non estetico:
      è molto più semplice “adattare” qualche cosa che già c’è,quindi quasi sicuramente si parlerà di un utero biologico,
      per esempio di mucca.
      (all’interno di una mucca geneticamente modificata,per esser chiari)

      previsioni
      a parte,
      dal mio punto di vista molte cose andranno a posto dal punto di vista pratico (non legale:pratico)
      quando la generazione dei bambini che sta crescendo adesso sarà adulta.
      ho cinquant’anni…
      ho passato sulla mia pelle il lato più marcio ed estremo del femminismo,negli anni 90.
      e come molti della mia generazione,non mi sono mai fatto una famiglia e non ho avuto figli….
      e dall’altra parte,una donna è rimasta sola,
      a tirarsi su cani e gatti oppure dei figli in solitudine:
      e sono tante,veramente tante…
      ad essersi ritrovate in questa situazione.

      adesso le cose sono gia migliorate molto…
      perchè le figlie delle donne di allora han visto sulla pelle delle madri single o separate
      quello che succede a tirar troppo la corda,
      e quindi hanno abbassato le arie
      mentre i figli degli uomini di allora hanno imparato a cercare il sesso
      e quasi niente altro,
      perchè guardando le bastonate prese dai padri e dai fratelli maggiori si sono resi conto che
      sulle donne,sull’amore,sul matrimonio,sulla famiglia…
      non solo non possono fare alcun affidamento,ma possono danneggiarli gravemente,
      e quindi si muovono con MOLTA prudenza.

      ma è comunque una situazione in divenire….
      perchè fino a quando le leggi non cambieranno grandemente tornando ad essere realmente equilibrate
      (per esempio istituendo i diritti riproduttivi maschili,anche)
      si scenderà comuque quella china,
      quindi le prossime generazioni maschili non solo si muoveranno con molta prudenza….
      ma è probabile che comincino a NON MUOVERSI AFFATTO,costringendo le donne di domani
      a ricorrere alle banche dello sperma per non morire sole,
      come sta già succedendo nella civilissima svezia.
      SEMPRE CHE CI SIANO,ovviamente….
      perchè in una società dove gli uomini si tirano indietro dalla famiglia
      le donne devono ARRANGIARSI,
      e una donna incinta o appena sgravata ha bisogno di aiuto e risorse,per portare avanti la sua vita e la gravidanza
      nonchè lo svezzamento e la prima educazione del bambino.
      e quindi non solo non paga tasse allo stato,ma costa…
      quindi il governo svedese sta portando avanti una legge che sancisca la fine dell’anonimato,per i donatori di seme,
      preludio ad una quasi sicura richiesta di mantenimento dei bambini:
      donatori che han fatto presto a fare due più due,e si sono fatti un nodo al piffero…
      col risultato che dopo aver perso gli uomini svedesi (che si sposano donne di mezzo mondo,ma una concittadina no)
      adesso stanno rimanendo a corto anche di sperma.

      questa cosa la vedo io e moltissimi altri,comprese molte donne:
      e infatti si comincia a sentire un pò dappertutto lo stridore dei freni,mentre cercano a perdifiato la leva “indietro tutta”
      e personalmente comincio già a vederne gli effetti:
      ci pensavo giusto ieri,valutando i comportamenti di coppia di molte ragazze che conosco…
      sono più spontanee,meno rancorose
      e meno litigiose.
      più compagnone e amiche che scopano,che non le classiche passionarie pretenziose,
      arroganti,indisponenti con cui mi rapportavo io.

      e anche i ragazzi sono cambiati,anche più delle donne:
      anzi,mi sono stupito spesso a notare quanto poco peso danno alle loro compagne,nella loro vita:
      spesso preferiscono la serata con gli amici e il calcetto piuttosto che andare sul lago con lei,
      spesso vivono ancora in famiglia
      e dopo il lavoro si prendono una birra al tavolo con qualche conoscente e poi vanno a casa,a letto
      da soli.
      e ho sentito con le mie orecchie più di una volta qualcuno che liquidava una scenata al telefono
      con “chiudo,sei troppo rompiscatole\agitata\urli troppo ecc
      mi ricollego domani o dopodomani,quando ti sarai calmata”

      progetti di vita insieme,di convivenza,di figli…
      mai sentiti.
      se ne fregano,proprio,
      mentre quando avevo vent’anni io,era tutta un’altra storia…
      e ci rapportavamo con tutto un altro genere di donne:
      donne che con il loro comportamento
      arrogante e pretenzioso hanno allontanato gli uomini restando sole.
      e le conseguenze si cominciano a vedere adesso…
      è proprio vero che il tempo è galantuomo.

      ma molti (anzi molte)
      non capiscono davvero quanto,fin quando non ci sbattono il grugno.
      😉

    5. Sarebbe già tanto se alla donna venisse impedito di abbandonare il figlio senza aver prima informato il padre della gravidanza,e averlo interpellato se lui vuole il figlio;allo stato attuale non ha quest’obbligo e questa mi sembra l’aberrazione più grave,perchè ci sono tanti uomini,compreso il sottoscritto,che un figlio lo accetterebbero anche senza (anzi,meglio) la madre.

  2. “Chi custodisce fisicamente il nascituro decide tutto.”..è vero, ma non sempre, come più avanti dirò…..
    Avete mai pensato al significato del legame madre- figlio dal concepimento fino ai tre anni? Il legame che si instaura fin dal concepimento rimane strettissimo almeno fino ai tre anni, ne è prova che in natura l ‘allattamento al seno dovrebbe durare almeno fino al compimento del primo anno di vita, quando cominciano a spuntare i primi dentinii, quando il bambino comincia a capire di non essere un tutt’ uno con la mamma e poi via via i piccoli traguardi di autonomia tipo togliere il pannolino intorno ai 18 mesi, il cominciare a spostarsi autonomamente a partire dal gattonare intorno agli otto mesi fino a camminare intorno ai 12-15 mesi, le prime parole fino a due/tre anni quando il bimbo comincia a esprimere i suoi bisogni anche con le parole…ecc…ecc
    Il compito del marito/ padre è proteggere , agevolare questo rapporto così forte è importante per il proprio figlio, per questo è nata l’ istituzione del matrimonio che richiama nel suo significato la parola madre che va tutelata dal marito in questo legame che favorisce la crescita armoniosa e serena del proprio figlio.
    Ed eccoci arrivati al punto, tecniche come gestazione per altri non implicano il diritto di scelta di chi custodisce fisicamente il nascituro, la donna che offre tale servizio firma un contratto e non avrà nessun diritto sul nascituro.
    Tutta questa confusione etica sarebbe risolta o troncata sul nascere se donne e uomini concepissero i figli all’ interno del matrimonio, che è l’ istituzione che tutela il soggetto debole, il bambino innocente , ma anche l’ altro soggetto che dovrebbe essere più debole cioè la donna.
    Se non avessero dato il via a divorzio, aborto, utero in affitto, morale sessuale senza più alcun senso del pudore, e tante altre storture del cosiddetto progresso e laicizzazione della società, tutto questo non sarebbe successo, tanto meno il grido di dolore dell’ uomo che arriva a pensare che sarebbe meglio l’ utero artificiale, orrore tra gli orrori.
    E chi parla non è una suora o un prete ma una mamma, di quattro figli.

    1. Quello che hai scritto è giustissimo e sono d’accordo. Quelle sarebbero le condizioni ideali per la crescita di un bambino. Ma è da sempre il campo di battaglia preferito dal femminismo.
      L’utero artificiale “orrore tra gli orrori”…? Può darsi….ma vedi, io posso essere contrario all’uso delle armi….ma in guerra, se mi sparano, sono costretto ad imbracciare il fucile e difendermi. Altrimenti soccombo. E l’utero artificiale è l’equivalente di una bomba atomica, per vincere una guerra che non abbiamo iniziato noi.

  3. Nell’attesa che la tecnica ci dia qualcos’altro oltre il viagra, la presa di coscienza di essere ingannati, calunniati e sfruttati dovrebbe sfociare in una forma di lotta, trovare un organismo politico capace di far pesare politicamente i diritti degli uomini, e le cose cambierebbero.

  4. 1. Ho incontrato donne leali capaci di dire: “E’ vero. Noi abbiamo il diritto di rimediare agli errori in un modo o nell’altro, voi no. E’ un diritto che dovrebbero avere anche gli UU.” Elementare, equo, paritario.
    .
    2. La Ariane si gettano su tutti i temi possibili, su questo mai. Mai visto in mezza vita. Lo glisanno come fosse nitroglicerina. Perché lo è.
    .
    3. Pare che da queste parti passino di quando in quando emissarie delle Ariane. Bene, per quanto mi riguarda (e non coinvolgo in ciò la redazione di questa bacheca che cortesemente mi ospita) che su questo punto non avranno pace. Fino alla fine dei miei giorni solleciterò gli UU ad usare questo argomento come bazooka contro la loro “parità”. Contro la loro prevaricatrice volontà di potenza.
    Non cederò mai. Né da vivo né da morto.

    1. “Ho incontrato donne leali capaci di dire: “E’ vero. Noi abbiamo il diritto di rimediare agli errori in un modo o nell’altro, voi no. E’ un diritto che dovrebbero avere anche gli UU.” Elementare, equo, paritario.”

      Fino a pochissimo tempo fa avrei risposto: “anche io. Poi mi sono svegliato”. Adesso qualcosina-ina-ina in effetti si muove. Qualcuna c’è. Se sollecitata, e messa di fronte all’evidente disparità, con qualche imbarazzo, qualcuna giunge all’inevitabile conclusione. Se e quando si farà il prossimo passo, cioè quando più di qualcuna comincerà a dirlo non sollecitata, ma mossa autonomamente dalla volontà di rimediare a un’inaccettabile disparità tra cittadini potremo cominciare ad essere più ottimisti. Fino a quel giorno, non potremo ancora permettercelo.

  5. Articolo da incorniciare. Caposaldo della questione maschile, non c’è cosa più discriminante verso l’uomo di questa mancanza di parità in relazione ai diritti riproduttivi. Abbiamo una normativa che è completamente priva di ogni logica. O meglio: segue la logica femminista di favorire sempre la donna. Il discorso di “badare al supremo interesse del bambino” fa ridere per non dover piangere…….solo quando il bambino non è considerato “grumo di cellule”. Ma lo decidono loro quando è “grumo” e quando è “vita”.
    Le donne hanno ottenuto la libertà dagli uomini….così dicono. Ora tocca agli uomini essere liberi dalle donne, liberandosi dall’unica cosa da cui ancora dipendono. E l’utero artificiale sarà la chiave per ottenere questa libertà.

  6. “La gestante può infatti liberarsene prima che nasca, entro un certo periodo di tempo, o dopo che è nato, in piena riservatezza e a dispetto di qualunque volontà paterna.”

    Ma infatti il punto è questo: è falso che il diritto superiore sia in favore del bambino perché invece è della madre, l’uomo non può sottrarsi al riconoscimento e al mantenimento non perché il bambino ha un diritto superiore ma perché è la madre che ce l’ha, la madre può bellamente infischiarsene del cosiddetto superiore diritto del bambino, il bambino non ha diritto a essere riconosciuto dalla madre se lei non vuole, così come ad avere un padre, se lei non vuole, l’ipocrisia sta nello spacciare il diritto superiore della madre per quello del bambino, che invece le è subordinato.

    “Forse che il possesso dell’utero vale più del possesso dei bicipiti?”

    Giustissimo, non è sbagliato per niente il paragone con la forza muscolare: è proprio il ritorno alla legge del più forte sul più debole, della madre sul bambino e sul padre, il paradosso è che vale per l’utero ma non per i bicipiti.

    Chissà se passa il diritto paterno al disconoscimento come diritto della donna a una scelta più consapevole: può essere davvero libera la sua se lui è obbligato?

    1. mio figlio è nato dopo una relazione appena iniziata con una 36 enne che mi disse che avrebbe smesso con la pillola ma per un po sarebbe stata coperta… io sarei stato per l aborto ma non ho ne potuto ne voluto obbligarla e mi sono preso al 100% le mie responsabilità nonostante i casini che essere un padre separato comporta… dopo un periodo iniziale di accordi lei ha voluto passare al tribunale peraltro accusandomi di cose inesistenti fomentata dalla sua mitica avvocatessa che non so quante invenzioni abbia raccontato sul mio conto in sede processuale e che addirittura contraddiva la sua parte pur di farmi avere ‘pene’ peggiori… assustenti sociali per 6 mesi che chiedono a mio figlio di 2 anni se ha paura del papà… la giudice non faceva parlare me e il mio giudice e grazie a dio andando poi d accordo ci siamo accordati sul mensile senza passare in camera di consiglio sennò erano salassate a detta di tutti

    2. @Blu
      “il bambino non ha diritto a essere riconosciuto dalla madre se lei non vuole” Hai detto benissimo, infatti se è così, perché se la madre lo vuole tenere non se lo mantiene da sola? Sarebbe di sicuro un deterrente per tutte quelle che sperano di “incastrare” un uomo con un figlio.
      Però intanto così non è, e poi ci sono anche quelle cui accade per ignoranza e non per malafede; vedasi il caso di Anonimo qui, non so a quale delle due categorie lei appartenesse. Stando così le cose, io se fossi un uomo non farei mai a meno dei preservativi, tanto più “a relazione appena iniziata” come Anonimo (mi perdoni se gli tirerei le orecchie, ma tutta questa fiducia in una pressoché sconosciuta mi sembra incomprensibile… si parla di potenziali figli, esseri umani, non bruscolini).

      1. L’unica cazzata a cui non crede nessuno è il superiore interesse del bambino: lo sanno tutti che non è vero e che c’è solo il superiore interesse della madre.
        Leggiti il messaggio di Blu qui sotto: la madre può abbandonare il bambino dopo che è nato.

    1. 1. L’utero artificiale è oggi una minaccia simbolica alla supremazia femminile. Quanto se ne possa diffondere l’uso reale è da questionare perché è ambivalente per il femminismo. Libera la donna dalla “schiavitù” della gravidanza, ma al tempo stesso le sottrae un fetta enorme di potere reale e simbolico-psicologico.
      2. Resta il fatto che gli uomini subiscono oggi (e da mezzo secolo) il dominio autocratico femminile sulla scelta più importante della vita. Ora, la forza di un Genere non si misura sul fatto che quella soggezione un giorno – forse- sarà scavalcata dalla tecnica ma sulla sulla capacità – finché è sottomesso – di prendere coscienza del suo stato e di combatterlo. Vincendo – se possibile – prima che il problema evapori. Ammesso che l’evaporazione avvenga.
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      Ottimo articolo su uno dei problemi fondamentale della condizione maschile oggi.
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      (Nota personale: questo fu lo scandalo che come un tarlo lavorò per un paio di decenni nella mia anima e mi fece tendere le antenne, sintonizzarle e sensibilizzarle sul tema della guerra dei sessi. L’assenza di ogni diritto in campo riproduttivo e peggio l’assoluta incoscienza dei maschi sulla gravità di questo delitto, di questo crimine – giacché così lo qualifico – furono il faro della mia riflessione e della successiva azione contro il virus femminista).

      1. 1. Si diffonderà tra gli uomini più ricchi. Ovvero tra tutti gli uomini, perché le femministe vedono unicamente quelli. E l’impatto sarà psicologicamente devastante.

        2. Il dominio autocratico femminile è dovuto alla tecnica: senza elettrodomestici e anticoncezionali non ci sarebbe stato il femminismo. Anche le donne non erano in grado, senza l’appoggio della tecnica, di prendere coscienza del loro stato e di combattere la guerra.
        Pertanto la guerra gli uomini, proprio come fecero le donne, la inizieranno solo DOPO che avranno qualcosa di alternativo: sessualità artificiale e utero artificiale. Senza la diffusione della prima e l’inizio dell’esposizione mediatica del secondo nelle classi late, nulla avverrà mai.

      2. Lo so che è brutto dover ammettere di dipendere dagli sviluppi della tecnica, ma così è, è sempre stato così nella Storia dell’umanità. Il comunismo ad esempio è nato dalla tecnica: le macchine tessili inglesi che diedero il via alla rivoluzione industriale. Appena una settantina d’anni dopo arriva il manifesto di Marx ed Engels.

        1. La trattiamo su due piani diversi. L’utero artificiale risolverebbe il problema materiale. Fine della dipendenza maschile. Ok.
          Ma sarebbe come se l’isola contesa …sprofondasse nel mare. Scomparso l’oggetto della contesa tutto sembrebbe risolto.
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          Ma il problema che io pongo è quello della dipendenza maschile ormai storica su questo tema, l’incoscienza collettiva e il fatto che questa soggezione maschile non è solo italiana ma riguardi tutti i i paesi in cui esiste l’aborto con – o senza – il diritto al parto anonimo.
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          L’isola dell’autodeterminazione maschile su questo punto va conquistata prima del suo sprofondarsi. Troppo comodo attendere la soluzione tecnica del problema.
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          In altri termini è preferibile che questo squilibrio duri decenni o secoli, fino al giorno in cui gli uomini ne prenderanno coscienza e stabiliranno che l’aborto o vale per entrambi o non deve valere per nessuno dei due. Giacché l’oggetto del contendere non è aborto si o aborto no (come fanno credere “inorridite” le Ariane per depistare tutti), ma se esso (diritto o crimine che sia) debba valere solo per le DD o anche per gli UU.
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          La posta in palio è se all’autodeterminazione femminile debba o meno corrispondere l’autodeterminazione maschile.
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          Sembra che si stia parlando dell’aborto, invece qui la posta in palio è la parità sulla decisione più importante della vita.
          Aborto (e parto anonimo) = disconoscimento della genitorialità per entrambi o per nessuno dei due.
          Questa è la parità “maschilista & misogina “.
          .

      3. Idem per me, questo è l’argomento che più di tutti mi ha fatto avvicinare a questi temi. Più recentemente però….due decenni fa io ero ancora un lupetto spelacchiato 🙂

    2. @Eric

      Anch’io penso che sia la possibilità più concreta (se non l’unica) di rimettere tutto in discussione, perché se ci si aspetta qualcosa dalla consapevolezza e dal senso di giustizia del legislatore… campa cavallo.

      (Peccato che non sarò più qui con i pop corn quando…).

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