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Quando ricusare il giudice è cosa buona e giusta

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Ah, il giudice, teoricamente caposaldo, per studi, preparazione, esperienza ed etica, della distribuzione della giustizia a norma di legge… Regolatore del vivere comune improntato a concordia e civiltà, come tale chiamato a sanzionare i comportamenti devianti… Lui che, al di sopra di ogni parte, orientamento politico o di altro genere, dovrebbe rappresentare la certezza del discernimento tra il giusto e l’ingiusto (sempre che le leggi di riferimento lo aiutino, e non è sempre così)… Noi tutti, comuni mortali, possiamo trovarci ad avere a che fare con una divinità di tal fatta. In lui confidiamo, in lui speriamo, perché sia clemente, se sappiamo di essere colpevoli, perché sia spietato, se sappiamo di essere vittime. Lo guardiamo sul suo scranno e auspichiamo oggettività ed equanimità.

Eppure esiste una legge che permette a un imputato di ricusare un giudice. Ovvero di negare la divinità e abbatterlo dal suo altare. Tramite il proprio avvocato, egli può dire: “ho il legittimo sospetto che costui o costei non sia in condizione di dare un giudizio sereno ed equilibrato sulla mia persona e sul mio caso, dunque ne chiedo la rimozione e sostituzione”. Sì, perché, al di là della retorica, i giudici non sono perfetti né tanto meno divinità. Sbagliano anche loro, in buona fede. Ma essendo esseri umani, anche in malafede. Potrebbero aver seguito corsi di formazione di qualche centro antiviolenza o di qualche diffusore di teorie prive di fondamento (i primi che mi vengono in mente, a titolo d’esempio: CISMAI, Hansel & Gretel…) e dunque essere fortemente inquinati nel loro giudizio. Talvolta basta anche che siano affezionati lettori di determinati quotidiani o s’informino soltanto tramite televisione, e già così tanti saluti all’oggettività.


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Tuttavia fin qui siamo nel campo dell’umano e non si può ricusare un giudice perché legge appassionatamente gli articoli di “The Vision” o della “27esima Ora”. Almeno finché tali letture non vengano equiparate, come sarebbe doveroso, a quella del Mein Kampf di Hitler. Dunque quando si può ricusare un giudice? Quando la sua capacità di giudizio è palesemente e chiaramente a rischio. Capita così nel processo che vede imputato l’ex carabiniere Pietro Costa. Qualcuno ricorderà la vicenda: i due agenti dell’Arma accusati di stupro a Firenze da due studentesse americane. Il secondo, Marco Camuffo, è già stato condannato con rito abbreviato (ma è ricorso in Appello, dunque si vedrà…), mentre Pietro Costa, che si professa da sempre innocente, ha deciso di proseguire con il rito ordinario.

I suoi legali, Daniele Fabrizi e Serena Gasperini, hanno fatto ciò che la legge oggi consente di fare agli avvocati: indagare. E hanno scoperto che il giudice del loro caso, Marco Bouchard, non si accontenta di fare il magistrato, ma detiene anche la carica di presidente, nientemeno, della “Rete Dafne Italia”, una superpotente associazione per l’assistenza alle vittime di reati (sottinteso donne, ça va sans dire). Nell’ambito della sua carica, Bouchard cura anche i rapporti dell’associazione con il Comune di Firenze, che è parte civile nel processo contro Pietro Costa. Come a dire che con Bouchard sullo scranno, Pietro Costa è già condannato, anche dimostrasse che quella sera si trovava a Timbuctu. Per questo i due legali hanno depositato una richiesta di ricusazione del giudice Bouchard.


Da applauso la richiesta di ricusazione del giudice.


Sacrosanta e benemerita dunque l’attività di investigazione dei due legali. Altrettanto sacrosanta e da applauso la richiesta di ricusazione del giudice, su cui la Corte d’Appello si pronuncerà a inizio dicembre. Resta da capire come possa un giudice aderire a una rete antiviolenza o a entità simili, diventarne addirittura il presidente, senza timore che questa sua scelta getti un’ombra sulla sua capacità di giudicare determinati casi. Non perché non sia libero di farlo, per carità. E’ però una questione di doppia opportunità: da un lato, se decidi di fare il magistrato, devi sapere che dovrai rinunciare a determinati ruoli esterni, a tutela della tua stessa autorevolezza. Dall’altro non è che sostenere un centro antiviolenza sia cosa buona e giusta a prescindere, specie con la quota spaventosa di false denunce che dai centri antiviolenza scaturisce, saturando fino alla paralisi procure e tribunali. Sarebbe bello scoprire che Bouchard ha accettato quella carica per fare da “quinta colonna” e scardinare dall’interno il sistema anomalo dei centri antiviolenza. Ma questo è e resta un bel sogno, come tale del tutto irreale. Dunque non si può far altro che ribadire il plauso per la richiesta di ricusazione, quella sì cosa buona e giusta.


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7 thoughts on “Quando ricusare il giudice è cosa buona e giusta

  1. Quando sentii di quella storia rimasi subito colpito dalla quantità di avvoltoi che vi si gettarono a capofitto per vomitare la loro finta indignazione, sembrava non aspettassero altro per poter spalare camionate di sterco sull’arma dei carabinieri!
    C’erano però aspetti che mi sembravano poco chiari, così cercai informazioni. Guardai questo video dove si vedono le due ragazze all’uscita della discoteca: http://www.today.it/cronaca/video-discoteca-stupro-firenze-carabinieri.html
    Al minuto 3:15 si vedono zompettare allegramente verso le volanti, e solo mezz’ora dopo sarebbero dovute essere nell’atrio del palazzo così malridotte da non poter reagire alla violenza dei due carabinieri. Questo secondo la perizia, che stabilì che il tasso alcolemico rilevato dall’alcol test poco prima delle 7 era ancora molto elevato. La difesa chiese quindi se fosse presente dell’alcol nell’appartamento, cosa che ammisero, e chiese anche se avessero bevuto dopo essere rientrate, ma il giudice rigettò la seconda domanda, cosa che personalmente trovo ingiustificata.
    Nel video completo della puntata di Quarto Grado, al minuto 36:45, è presente anche una parte dove si cerca di far luce su delle chat che le ragazze si scambiarono la mattina all’ospedale, ed anche su un curioso scambio di messaggi precedente al loro viaggio in Italia. Anche in questo caso il giudice rigettò le domande che la difesa fece a riguardo di quelle chat.
    https://www.mediasetplay.mediaset.it/video/quartogrado/puntata-del-24-novembre_F308545401001201

  2. Solo pochi mesi fa una giudicessa di magistratura democratica si è pronunciata in una causa intentata per dei cartelloni misandrici, comminando agli attori delle spese legali smisurate. Dato magistratura democratica appoggia da sempre la causa femminista, il conflitto d’intetessi era palese. Eppure…..

  3. Lo riporto qui.
    Una rivista scientifica ha accettato il paper di Strumia riguardante il gender nella carriera accademica in fisica.
    Torme di femministe schiumano.

    1. L’ho scritto il 23 ottobre.
      Adesso invece ho appena messo online la sentenza australiana che dice, di un certo crimine, che “non è reato, in quanto l’uomo si identifica come donna”.

  4. A me per una falsa accusa di violenze sembra di avere due avvocati contro, non uno… il giudice continua ad ascoltare e accogliere ogni richiesta assurda della controparte e a sgridare me e il mio avvocato senza quasi lasciarci parlare e ad elogiare sua santità la mamma… peraltro ho ormai capito che in udienza la mia ex e il suo avvocato possono insinuare qualsiasi cosa, qualsiasi invenzione, e ho la netta impressione che avvocato e giudice si mettano sempre d accordo prima dell udienza… che ce voi fa, per fortuna nel mio caso la relazione degli a.s. è inequivocabile quindi sopportero ancora l’importante è che continuino a tirare matto me, senza poi tanti risultati, e lascino fuori i figli… se succedera qualcosa di grave le registrazioni delle mie udienze e le relazioni e tutto il resto finiranno su ‘stalker sarai tu’

  5. si, a mie spese mi sono accorto che quando si va in giudizio, la prima cosa da fare è fare un’indagine sui giudici….ho perso una causa con un giudice che era stato lavoratore della mia controparte non più di qualche mese prima, da allora…

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