A Riccione spunta la mela marcia

Ricordate Mario Chiesa? Il mariuolo, la mela marcia del Partito Socialista Italiano colto col sorcio in bocca a inizio anni ’90? Fu il suo caso a scatenare poi l’inchiesta denominata “Tangentopoli”, che decapitò in poco tempo un’intera classe politica (con l’esenzione dell’allora Partito Comunista). Bene, se capita spesso che dalla mela marcia si scopra un’intera macedonia andata a male, c’è da ben sperare rispetto a quanto scoperto oggi a Riccione. Clarissa Matrella, presidente del centro antiviolenza “Butterfly” (chiuso l’anno scorso dopo le perquisizioni dei Carabinieri), una 35enne di origine foggiana, è stata arrestata per una lunga serie di reati, tra cui truffa, estorsione, minaccia e falso.

I mini-trafiletti che al momento ne parlano, ma con molto molto riserbo e prudenza, riferiscono di soldi pubblici intascati per ristoranti e parrucchiere invece che usati per l’assistenza alle donne o ai minori vittime di abusi o violenza, a nome di un’associazione che, ovviamente, si dichiarava “non a scopo di lucro”. Ma si parla anche di tentativi di suggestionare le utenti, di consigli legali dati senza alcuna preparazione e di induzione ad acquistare servizi di investigazione privata. Tutto parte da una donna corraggiosa, una 35enne madre e vittima di maltrattamenti che, conscia del comportamento tutt’altro che trasparente della presidente e della sua associazione, ha sporto denuncia.


La presidente di un centro antiviolenza è stata arrestata.


donna_soldi1.jpgNotevole che alla diffusione della notizia il coordinamento dei centri antiviolenza, impauritissimo dallo stesso effetto domino accaduto ai tempi di “Mani Pulite”, corra a scaricare l’ex amica, collega e sodale. A buon peso pugnalandola alle spalle parlando di denunce e segnalazioni a suo tempo depositate proprio contro il centro “Butterfly”. Davvero poco credibile che una rete costruita apposta per fare catenaccio verso l’esterno, a difesa di interessi condivisi, abbia tradito “la sorellanza”. Quella è pura e semplice paura che i magistrati amplino il raggio e ficchino il naso anche altrove. Per scoprire nefandezze come quelle molto ben illustrate da questo servizio del TG2 registrato da Luca Battanta:

In tre anni ho raccolto numerose testimonianze di donne rimaste ugualmente perplesse o disorientate dall’accoglienza di questo o quel centro antiviolenza. Nessuna però mi ha dato autorizzazione a parlare della sua vicenda. E nessuna di loro ha trovato l’impulso civico di denunciare ciò che aveva visto e sentito. Un ringraziamento di cuore dunque alla 35enne di Riccione e un augurio che la sua situazione ora possa trovare una soluzione rapida ed efficace. Che urge anche sotto il profilo più generale. Molti in questo paese attendono che la magistratura faccia un passo oltre a questi pesci piccoli. Ossia che indagini di questo tipo vengano fatte a tappeto su tutto il mondo dell’antiviolenza di professione che divora milioni di denaro pubblico, per di più senza portare alcun risultato, anzi inquinando procedimenti e sentire comune.

Non serve molto, basta mettersi d’accordo Guardia di Finanza e Polizia Giudiziaria, con a capo un giudice con un po’ di sale in zucca e tante perquisizioni a sorpresa, come accaduto per il centro “Butterfly” di Riccione. Siamo di fronte a organizzazioni connesse in rete, tutte sollevate dal più elementare controllo, prive di qualunque requisito imposto per legge, associazioni con statuti pari a quelli di una bocciofila, che maneggiano situazioni in alcuni casi davvero a rischio e ricevono centinaia di migliaia di euro per operare in devoluzione di funzioni dello Stato. Un’anomalia chiara da tempo su queste pagine e su cui ora a Riccione si è aperto uno spiraglio.


Un’anomalia chiara da tempo.


Occorre sperare che lo spiraglio diventi uno squarcio. C’è tutta una pletora di centri antiviolenza che campano proponendo corsi (a pagamento) anti-stalking dove si insegna il “close-combat” (forse per meglio distruggere il telefono verso cui il persecutore chiama di continuo?), organizzando convegni e riunioni dove si invitano a vicenda per cantarsela e suonarsela insieme alle loro referenti politiche e nei media, estorcendo percentuali alle fanciulle che riescono a strappare risarcimenti dopo cause basate su false accuse o grattando altro denaro con la costituzione di parte civile ovunque possibile (cosa che fa accapponare la pelle). Il tutto affermando alta un’emergenza violenza che è solo nei loro numeri, autocertificati e mai verificati da nessuno, con la conseguente criminalizzazione dell’uomo e conflittualità tra sessi. Un grande e nebbiosissimo comparto produttivo dove paga pantalone, non differente, se non per l’oggetto del mercimonio, da quello in parte svelato in Val D’Enza.

Ho fatto questo appello più volte agli inquirenti e lo ripeto oggi che si è voluto scoprire una mela marcia. Guardate, guardate con attenzione tutto il cesto. Vi assicuro che lì sotto, a parte forse una mela sana o due, troverete un verminaio da far paura anche alla buonanima di Giovanni Falcone. Fatevi coraggio e metteteci dentro le mani. Non per me, ma per chi davvero subisce abusi e violenze, le prime sacrificate da questo sistema d’affari.


ACQUISTA IL LIBROACQUISTA L’E-BOOK

Anche su IBS, Amazon, Feltrinelli e Mondadori

grafica_ingranaggibanner

ACQUISTA IL LIBROACQUISTA L’E-BOOK

Anche su IBS, Amazon, Feltrinelli e Mondadori

Per essere sempre aggiornato sui nuovi articoli, iscriviti alla newsletter di “Stalker sarai tu”:


 

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: