“Ad un’attenta lettura”, per gli uomini c’è un doppio tribunale

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LA FIONDA

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di Redazione – La vicenda notiziata da alcuni media è piuttosto consueta nella sua mostruosità. Due tizi si conoscono, in questo caso si tratta di due giovani studenti, e intrecciano una relazione. Poi si lasciano, probabilmente male, con liti e recriminazioni. A quel punto scatta come una tagliola l’immancabile denuncia di lei contro di lui per atti persecutori. Lo stalking è come il nero, va su tutto. Il ragazzo si professa subito innocente e data la quota impressionante di false accuse è molto probabile che lo sia. L’avrà chiamata un paio di volte per insultarla o supplicarla, qualcosa del genere, che con lo stalking non ha nulla a che fare. Lei, vendicativa, ben sapendo di avere un’autostrada giudiziaria solo per sé e a proprio favore, non ha esitato a denunciarlo, ficcando l’ex nel solito infame ingranaggio.

Perché siamo così sicuri che si tratti della solita falsa accusa, qui fatta per vendetta? Perché mentre il ragazzo si prepara per il solito calvario che finirà in nulla, a spese sue, dello Stato e delle vere vittime di stalking, la fanciulla mette in piedi un tribunale parallelo, innesca un processo anticipato con tanto di giudizio già emesso. Lo fa sui social, ovviamente: prima ancora che lo facciano i media di massa, sbatte lei il mostro in prima pagina, anzi in prima timeline. Foto, nome, annuncio che il suo ex è indagato, vendendo il tutto come se fosse già stato dichiarato colpevole e, c’è da scommetterci, vendendo se stessa come povera vittima. E non lo fa una volta, ma a ripetizione, e non solo sul web, ma anche nell’ambiente universitario dove sono conosciuti. Un vero stillicidio, un massacro mediatico via social network che non sfugge al ragazzo, che subito procede a fare contro-denuncia per diffamazione, con un occhio attento alla fattispecie (ancora non normata) del “cyberbullismo”. Una forma di persecuzione via social.


“Ad un attenta lettura” un cazzo.


I termini ci sono tutti così come le evidenze: paginate di screenshot dove il ragazzo viene inchiodato alla croce e sopra il cartello con scritto “stalker”. “Così facendo”, scrivono gli avvocati del ragazzo”si favorirebbe, legittimandola, la celebrazione di veri e propri processi virtuali, rendendo a questo punto del tutto inutile il desiderio di ottenere una decisione da parte della magistratura competente”. Non solo: il ragazzo ha dovuto cambiare abitudini di vita. La gogna mediatica l’ha devastato, prostrandolo e costringendolo a evitare i suoi ambienti usuali, specie all’università. Questo sì che è stalking, cribbio! Eppure, ça va sans dire, la Procura competente (Catanzaro), dopo aver mandato rapidamente in procedimento l’accusa probabilmente inconsistente di lei a lui, chiede l’archiviazione per la contro-denuncia del ragazzo. Probabilmente interpretata come una sorta di “rivalsa” per essere stato denunciato da lei e non per una questione reale e grave. Un doppiopesismo che accade sistematicamente.

Naturalmente gli avvocati del giovane hanno fatto opposizione all’archiviazione e si è in attesa di capire se e quanto la Procura di Catanzaro, un po’ come tutte le altre d’Italia, voglia spingersi oltre nella ipertutela di lei e nella criminalizzazione a prescindere di lui. Sputtanato sul web e nel proprio ambiente, nonostante le prove ora il ragazzo deve subire l’aperta discriminazione del sistema giudiziario che, a norma di Art.612 bis, lo considera già colpevole fino a prova contraria, dunque anche privo del diritto di presentare qualsivoglia denuncia, anche se documentata, a carico della propria accusatrice. Che inquantodonna può fare ciò che vuole, il bello e il cattivo tempo. Tanto ci saranno sempre magistrati che, pure di fronte all’evidenza, scriveranno che “le esternazioni della donna, ad una attenta lettura, si rivelano prive di qualsivoglia idoneità offensiva, rivelandosi insuscettibili di assumere carattere infamante, umiliante ed offensivo dell’altrui reputazione”. No, certo: dire in pubblico, sul web e negli ambienti comuni, ripetutamente, ossessivamente, che una persona è uno stalker, senza che ciò sia vero, non è offensivo della reputazione, figuriamoci. Anzi, è un complimento dai… Se lo lasci dire, Sostituto Procuratore Andrea Buzzelli, da chi ha conosciuto centinaia di vicende così: “ad un attenta lettura” un cazzo. Sono decisioni del genere che contribuiscono al potentissimo degrado sociale. E speriamo che il GIP sia un bel po’ più equilibrato di lei.


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