Anti-gender, buon senso e successo elettorale

youngerHo accennato qualche giorno fa alla terribile vicenda del piccolo James Younger, il bambino americano di sette anni cui una madre folle, Anne Georgulas, di professione pediatra (!!!), voleva imporre il genere femminile. Il tutto, naturalmente, in coerenza con la teoria gender e contro la realtà delle cose (James ha comportamenti palesemente da maschio), ma soprattutto contro la volontà del padre del bambino, Jeffrey Younger, da cui la donna è separata. I due battagliano da anni, come da migliore tradizione, per l’affido sia di James che del suo gemello Jude, quest’ultimo per qualche motivo immune dalle ossessioni transizionali della madre. All’interno della disputa è finita anche la faccenda del cambio di sesso del piccolo James.

La madre, nel suo tentativo di avere una femmina, pur se contro le decisioni della natura, oltre a ribattezzare James con il nome di “Luna”, non ha guardato in faccia a nulla. Si è fatta appoggiare da medici pro-gender, probabilmente implicati nel business del cambio-sesso (che in USA prospera), da lobby LGBT e ovviamente dai media, che sulla vicenda si sono buttati a pesce, nella maggior parte dei casi sostenendo l’iniziativa materna. Jeffrey, il papà, però non ha mollato. Ha quindi aperto un sito dove aggiornava sugli eventi, raccontava i suoi momenti con James e, quando ne veniva in possesso, postava le foto assurde del bimbo vestito da bambina, nei periodi in cui era con mamma.


Il giudice Kim Cooks non ha avuto mezzi termini.


james youngerDa questa disputa è scaturito un braccio di ferro politico interno agli USA e mediatico a livello internazionale, tra chi proclamava il sacrosanto diritto di mamma Anne di trasformare il proprio figlio in una figlia, prima chimicamente e poi magari chirurgicamente, e chi, schierandosi con Jeffrey, metteva in luce tutta l’orrida bestialità dell’idea e della pratica di determinare un cambio di sesso in un bambino di sette anni. L’ago della bilancia è stato spostato dal lato del buon senso da un intervento politico di peso: Greg Abbott, governatore del Texas, Stato dove la vicenda stava avendo luogo, ha dato l’avvio a un’indagine statale su quanto stava accadendo, attivando in questo senso sia un giudice che i servizi sociali.

L’intervento del governatore è stato risolutivo. Il giudice Kim Cooks non ha avuto mezzi termini: essendo l’affido condiviso, ogni decisione su eventuali interventi medici, ancor più se si tratta di castrazione chimica o di farmaci per il blocco della pubertà per indurre una “transizione di genere”, devono avere il via libero condiviso di entrambi i genitori. Mammina non può fare il cavolo che vuole. Saggezza oltre giustizia, il giudice ha anche proibito ai due genitori di parlare del proprio caso ai media. Niente più carogne da divorare per i media “radical”, che non guardano in faccia a nulla pur di diffondere il proprio veleno ideologico gender o femminista, foss’anche un bambino di 7 anni.


Un chihuahua che ha raggiunto un microfono e un amplificatore.


younger genderUna storia divisiva, in questi tempi pazzi, laddove soltanto dieci anni fa la madre del bambino sarebbe stata giustamente rinchiusa in un manicomio. Va sottolineato però che il buon senso è stato messo in atto dopo una lunga battaglia tra interessi contrapposti, con l’ampia invasione di campo dei media. Oggi le battaglie di giustizia si fanno così un po’ ovunque, tanto potente è apparentemente diventata un’ideologia priva di fondamento e ampiamente oltre il limite del criminale, com’è quella gender. Non basta più la realtà biologica dei fatti, le ricerche scientifiche che hanno smentito ogni assunto dei teorizzatori (da John Money in su) dell’indeterminatezza sessuale degli individui alla nascita. Oggi, per imporre buon senso e verità, non basta più l’evidenza delle cose, ma occorre mettere in campo gruppi d’interesse, opinione pubblica e media, sperando poi di avere la fortuna di trovare anche un giudice con un po’ di sale in zucca.

Alla base di tutto c’è però un grande fraintendimento: che le ideologie criminali, come quella gender o, per altri versi, quelle legate al femminismo suprematista, veicolino anche un tangibile consenso politico. Tale è il baccano che riescono a fare le lobby collegate a quelle ideologie, da dare l’impressione di essere una fiumana inarrestabile. In realtà si tratta solo di un chihuahua che ha raggiunto un microfono e un amplificatore. Ovvero, dietro al baccano ci sono sparute minoranze con la grande capacità di creare casi ghiotti per i media interessati ad acquisire audience. Sparuti teatranti di un circo freak capaci di spararle grosse e con toni altisonanti, con ciò riuscendo spesso a influire sulla vita reale e a convincere alcuni di dire cose giuste. Ma, di fatto, gli esponenti LGBT o le virago femministe sono quattro gatti, seguiti da nessuno, che diffondono idee pericolose o contro-natura, o tutte e due le cose assieme.


Bisognerà capire se la neoeletta Tesei terrà fede alla promessa.


lgbt genderUna prova la si è avuta in Umbria, dove le ultime elezioni regionali hanno sparato nell’iperspazio l’omo-gender-femmi-alleanza PD con Cinque Stelle e cespugli al seguito, coronando una candidata che, sorprendentemente, si era apertamente dichiarata intenzionata, se eletta, a polverizzare tutte le leggi regionali liberticide approvate nell’orbita della lotta all’omofobia e affini. Ora bisognerà capire se la neoeletta Donatella Tesei terrà fede alla promessa, e in questo senso deve sapere che la terremo d’occhio. Va sottolineato però che porsi dalla parte del buon senso, quindi in direzione ostinata e contraria alle follie LGBT (e anche femministe), paga dal lato elettorale. E pure molto. Sicuramente più che fare i ruffiani agli arcobaleni o alle non-una-di-meno di turno, che politicamente ed elettoralmente esprimono il nulla (la vicenda di LEU sta lì a dimostrarlo).

Prendano nota dunque i vari candidati alle prossime regionali dell’Emilia Romagna, la regione della legge gender contro l’omotransfobia e di Bibbiano. Prenda nota la candidata in pectore Borgonzoni, che ha cominciato già malissimo, accodandosi al carro grottesco delle nazifemministe isteriche per un paio di magliette con una vignetta spiritosa, esistente anche a parti invertite. Prenda nota soprattutto la Lega: è ora che, quale attuale partito di riferimento per la maggioranza degli italiani, prenda una posizione non più ondivaga o contraddittoria su questi temi. O di qua o di là, caro Salvini e colonnelli al seguito. Ci sono follie come il Codice Rosso e l’affossamento della riforma di separazioni e affidi da farvi perdonare, e non è poco.



Le prese di posizione nette e giuste dal lato elettorale rendono.


Tesei lo dimostra: le prese di posizione nette e giuste dal lato elettorale rendono, molto più dei deliri di una qualunque Bongiorno o Huntziker. Per contro: ignorare o essere poco chiari su quelle istanze porta (e porterà) a un danno che, mano a mano che il fronte del buon senso sulle questioni “di genere” si organizza, sarà sempre più grande. Chi deve, si faccia un nodo al fazzoletto e agisca senza dimenticarlo. Individui, uomini e donne, così come le famiglie, attendono un segnale chiaro e non fraintendibile su quale futuro si vuole. Ed è anche dal progetto proposto che dipenderà dove tracceranno la X con la loro matita nel segreto della cabina elettorale.


ACQUISTA “LA PARABOLA DEL CRICETO”
CARTACEO o E-BOOK
Anche su: Amazon, IBS, Mondadori, Feltrinelli

lpdc banner

ACQUISTA “LA PARABOLA DEL CRICETO”
CARTACEO o E-BOOK
Anche su: Amazon, IBS, Mondadori, Feltrinelli


Iscriviti per ricevere la newsletter settimanale di “Stalker sarai tu”:


 

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: