Chiavaroli: il fascino discreto delle leggi discriminatorie

chiavaroli
Federica Chiavaroli

Ho fatto menzione nell’articolo di stamattina a un convegno tenutosi a Pescara il 27 giugno scorso. Tra i partecipanti è intervenuta anche la Dr.ssa Federica Chiavaroli, Sottosegretario alla Giustizia sotto il governo Gentiloni nonché ex membro della “Commissione per la tutela e la promozione dei diritti umani”. Un pezzo grosso insomma, una che le cose le sa, le ha vissute, le ha messe in atto direttamente dal Governo. Come detto, l’intero convegno è pieno di spunti interessanti per questo blog, e l’intervento dell’On. Chiavaroli è indubbiamente uno di questi.

Dopo aver reso conto, in termini molto generici ma appassionati, della sua attività politica a favore delle donne e contro la “dilagante” violenza contro di esse, illustra una delle tante leggi concepite esplicitamente, in barba all’Art.3 della Costituzione, a favore del solo genere femminile. E’ fiera del suo operato, Chiavaroli, e non lo nasconde. Se non che, lontana dal microfono ma comunque udibile, interviene Glenda Mancini, che le fa presente quanto sarebbe stato molto più giusto, equo e costituzionale includere anche gli uomini, in un’ottica paritaria.


La Carta Costituzionale comincia a bruciare per autocombustione.


Ma certo, risponde chiavaroli, “tutto si può fare, ma chiaramente quando il Parlamento si occupa di un fenomeno, fatto 100 il fenomeno, se 99 sono le donne e 1 è l’uomo, è chiaro che il Parlamento si occupa prioritariamente delle donne”. Già così la risposta è stridente, si sentono le unghie sugli specchi, mentre la Carta Costituzionale comincia a bruciare per autocombustione. Dietro a un’idiozia del genere stanno i numeri gonfiati da sempre dedicati alle donne e la cancellazione di quelli relativi alle problematiche maschili. Chiavaroli pensa dunque di avere buon gioco nel dire certe sciocchezze.

In ogni caso, chiosa, nella legge si può anche parlare di uomini, però lei che ha un “sano pragmatismo”, immagina quale sarebbe la relazione dell’opinione pubblica. Qualcuno la interrompe e lei fa marcia indietro: “certo non bisogna ascoltare l’opinione pubblica per fare leggi”. La contraddizione non sfugge e c’è un piccolo parapiglia al tavolo dei conferenzieri (infatti la registrazione audio risulta confusa). Finché un illuminato, purtroppo non ricordo chi fosse, interviene al microfono per osservare: “basterebbe dire persone che subiscono…”. Oh, un po’ di buon senso e di legalità. Ma a quel punto accade l’imponderabile. Ascoltate bene la registrazione (alzate il volume al massimo) e cosa risponde Chiavaroli a questa osservazione:


“Avrebbe molto meno fascino“.


Sì, avete sentito bene, ha detto: “avrebbe molto meno fascino“. Per Chiavaroli, e per il sistema che con tanto fiato aveva lodato, ciò che conta è il fascino di una legge. Non che serva, sia ben fatta, utile alla comunità e abbia un fondamento. Deve essere come una bella figa in autoreggenti, per eccitare i più bassi istinti dell’opinione pubblica debitamente formata dai media. E questa è, a tutti gli effetti, la spiegazione più vergognosa e nel contempo più veritiera di leggi insensate e dannosissime, da quella contro lo stalking all’ultimissimo “Codice Rosso”. Molto affascinanti, come sempre affascina il popolino impaurito il tintinnio delle manette (se destinato ad altri). Ma rovinose sotto tutti gli altri aspetti.

Come avete sentito, il saggio uomo di prima contesta garbatamente all’onorevole che parlare di fascino e sano pragmatismo relativamente a una legge non è del tutto appropriato. Ecco che allora alla fine Chiavaroli torna a bomba e dice che non si può prescindere, nel concepire le norme, dalle regole della comunicazione. Fa e disfa, Chiavaroli, afferma, si smentisce, per poi riaffermare tutto e il contrario di tutto. D’altra parte mi dicono che in zona è conosciuta come “zompafossi”, essendo passata con disinvoltura da un partito all’altro. E’ da tenere negli annali in ogni caso la sua dichiarazione sul fatto che le leggi debbano avere “fascino”. E’ un paradigma che da solo spiega tutto il passato e spiegherà il futuro, se non saremo in grado di cambiare e di cacciare fuori dalla comunità sociale e politica personaggi e soprattutto prassi così pericolose, buone solo per affascinare in termini di marketing, anche se si tratta di giocare cinicamente con le vite di tutti.


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