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E Pablo Trincia titilla l’audience femmina

Questo blog ha interrotto le pubblicazioni il 14/09/2020, dopo 4 anni di attività.

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LA FIONDA

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Tutti sappiamo chi è Pablo Trincia. Insieme ad Alessia Rafanelli è autore della bellissima e terribile inchiesta “Veleno”, sui fatti dei diavoli della Bassa Modenese. La Bibbiano prima di Bibbiano, con la comparsa già allora di Hansel e Gretel, CISMAI e compagnia brutta. Ma soprattutto col filo rosso dei falsi abusi a danno di minori il più delle volte denunciati a carico dei padri (ma non solo). Una lunga scia di colpevolizzazioni e criminalizzazioni forzate della famiglia e soprattutto dell’uomo-padre, facilitate da uno stream culturale secondo cui l’uomo è colpevole di ogni nefandezza, da sempre, dai primitivi a oggi.

E’ la fuffa del “patriarcato” a facilitare queste chiavi di lettura criminalizzanti e Trincia, pur non denunciandolo apertamente in “Veleno” (un deficit evidente della sua pur formidabile inchiesta), dovrebbe saperlo bene. Eppure su Facebook si lancia in un inspiegabile endorsement per uno dei tanti libri improntati al “women empowerment”, quelle porcherie che rileggono miti, leggende, favole o produzioni letterarie del passato, eliminando il maschile, quando non criminalizzandolo, e girando tutto al femminile. Con esiti spesso esilaranti, ma il più delle volte velenosi per la cultura diffusa. Trincia ne recensisce uno (di cui naturalmente non svelerò il titolo per non fargli ulteriore pubblicità) con grande entusiasmo. Queste le sue osservazioni (e a seguire il commento che gli ho lasciato):

trincia

[Il mio commento] Invece io non solo dico “non leggetelo”, ma anche non compratelo, non recensitelo, non parlatene. E lo dico senza averlo letto. Pregiudizio? No, osservazione critica e ampia della realtà. Di libri così sono rigonfie le librerie, gli editori non pubblicano altro. Si tratta di operazioni di mercato atte a sfruttare un filone al momento molto redditizio, quello del cosiddetto “empowerment delle donne”, e che nulla ha a che fare con la letteratura, l’arte o altro. E’ un’operazione che sta a metà tra moda e propaganda, e se il primo aspetto è tutto sommato innocuo (al massimo fastidioso), il secondo è un vero e proprio veleno sotto molti aspetti.

E’ un veleno letterario, perché la maniacale tendenza a dare “letture femminili o femministe” di produzioni letterarie precedenti altro non è che una violenza a ciò che di grandioso è stato scritto nel passato. Sto facendo una ricerca in merito, di cui a breve pubblicherò gli esiti. Ad oggi esistono riletture “al femminile” di testi come la Bibbia, opere di Dante, Shakespeare, Omero, e altri capisaldi del genere. Vengono riscritte le più famose favole per bambini, è stato stuprato anche “Il Piccolo Principe” e non si contano le opere liriche stravolte (Carmen, Don Giovanni e altre). Il cinema ormai è perso, da questo punto di vista.

L’ultimo “libro” che mi è capitato sott’occhio, ad esempio, è un libercolo di Michela Murgia & Co. dove il mito di Ulisse viene “riscritto al femminile” e il prode e geniale condottiero viene sostituito da sua moglie Penelope, che si imbarca come cuoca sulla Open Arms. Non serve essere dei letterati di chiara fama per capire che si tratta di porcherie assolute, veri e propri soprusi, banalizzazioni e violenze alla grande letteratura, che nulla aggiungono e tutto tolgono al valore di testi universali. Potrebbero avere un minimo valore se fossero saggi, ricerche storiche con tanto di fonti e prove, ma il più delle volte sono opere di fantasia, come quello che qui tu citi, Pablo Trincia. Ed è un’astuzia perché con il pretesto dell’affabulazione (e senza obbligo di citare ampie fonti storiche) introducono nella cultura generale una chiave di lettura storiografica senza portarne prove concrete, lasciando che il punto di vista venga sostenuto da meri aspetti emozionali. E la tua recensione qui sopra lo dimostra: la storia fatta con la pancia invece che con la mente.


Si tratta di porcherie assolute.


La violenza letteraria è già grave di per sé, ma c’è di peggio. Con queste operazioni si mette in atto, in modo nemmeno troppo nascosto, un’operazione di “revanche”. Il concetto è: le donne sono state oppresse per secoli da una cultura patriarcale, ben dimostrata dalla produzione letteraria. “Ora ci riprendiamo ciò che è nostro e diamo di tutto una lettura al femminile”, si dice. Qui sta la propaganda, qui sta il veleno. Perché non c’è mai stato alcun dominio patriarcale, alcuna oppressione sistematica, e questo lo si vede bene semplicemente studiando in modo approfondito sia la storia sia le produzioni letterarie elaborate nella storia.

Tuttavia libri del genere alimentano il mito dell’oppressione femminile e della connessa violenza insita nella natura maschile, e della necessità oggi di avere una sorta di “compensazione” (o vendetta?). Con ciò si alimenta una situazione dove i privilegi per il mondo femminile sono sempre di più e sempre più vergognosi, dove i libri che raccontino storie in cui NON ci sia una donna maltrattata che vince la sua sfida con la vita, ma magari sia un uomo a fare quel percorso, semplicemente NON vengono pubblicati.


Qui sta la propaganda, qui sta il veleno.


Ma soprattutto, e questa è cosa che dovrebbe suonarti familiare, Pablo Trincia, si alimenta una cultura dove diventa facile, ovvio e scontato accusare e incarcerare un uomo-padre di abusi, anche senza prove e in modo del tutto falso, per poter portare via i minori dalle famiglie e farci sopra tanto bel business. Dietro a pratiche del genere o a falsificazioni tipo Foti-CISMAI c’è una cultura alimentata anche da testi come quello.

Mi stupisce molto questo tuo “endorsement”, insomma. Capisco che avere l’adesione e l’approvazione dell’audience femminile sembra cruciale per consolidare la propria fama (e fa piacere comunque e a prescindere). Ma ci tenevo a farti sapere che questo tuo indulgere nella ricerca di quel consenso contribuisce al sistematico avvelenamento dei pozzi della convivenza culturale e civile che il femminismo contemporaneo porta avanti da un pezzo. Ecco perché questo libro, come tutti gli altri simili, NON va né comprato, né letto, né recensito.


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27 thoughts on “E Pablo Trincia titilla l’audience femmina

  1. Aggiungo un dettaglio per Giuseppe, per non essere fraintesa: quando parlo di diversificare non intendo da parte della donna, ma da parte della famiglia in toto: se hai figli da mantenere, sapere che anche la moglie porta e potrà sempre portare delle risorse è una tranquillità, perché anche se il marito fosse un alto dirigente o imprenditore apparentemente senza problemi economici, il giorno che dovesse avere un imprevisto tracollo finanziario non sarebbe un dramma totale per la famiglia.

    1. Concordo completamente, non so perché tu abbia forse avuto un’impressione diversa. In una famiglia normale, non poverissima ne ricca, sono praticamente necessarie due entrate e la collaborazione domestica di entrambi. ( e possibilmente pure dei nonni! ) Chi mi conosce sa che mi piace anche esprimermi con qualche paradosso.

  2. Giuseppe (non so perché il blog non mi fa rispondere direttamente sotto il tuo commento), su questo concordo: anche perché oggigiorno nessuna è costretta da imposizioni sociali a fare la casalinga, e se lo fosse da parte del marito – immagino quindi un uomo mentalmente instabile: insicuro, possessivo e autoritario – i suoi problemi sono ben altri che il fatto in sé di non lavorare.
    Personalmente la trovo una scelta noiosa e molto rischiosa (negli affari come nella vita è sempre meglio diversificare, ma magari la casalinga in questione dispone di rendite di famiglia quindi a modo suo si sente tranquilla…), anche perché un conto è seguire i figli quando sono piccoli, un conto è quando sono autonomi e infine lasciano il nido. Trovo anche che sia controproducente riguardo i diritti maschili, ma non posso certo sindacare se in una coppia adulta e consenziente decidono di organizzarsi così.

    1. I problemi sulla reply si manifestano solo nella versione per cellulare (e non sempre). Mi scuso per il disguido, che non so come risolvere.

      1. Io per rispondere da cellulare (come sto facendo adesso) seleziono la voce “Sito desktop” nel menù a tendina in alto a destra. Almeno, se usate Chrome potete risolvere così.

  3. Giuseppe, riguardo l’aneddoto sulle Giapponesi non mi torna una cosa. Non credo che se una moglie giapponese “rompe la metà di un’italiana” dipenda dal fatto che fa la casalinga e non lavora fuori casa; sarà più una questione di carattere. Perché semmai generalmente è proprio quando le donne sono impegnate solo in casa e dipendono economicamente dal marito che diventano facilmente rompiballe: maniache delle pulizie e perfezioniste dell’ordine (la casa è tutta la loro vita quindi vi si attaccano morbosamente), apprensive ed assillanti riguardo cosa combina il marito coi suoi soldi, quanto guadagna ecc… (giustamente, visto che il ménage familiare dipende solo dalle sue risorse). Non dico che sono tutte così o che lo siano solo loro, ma il rischio è maggiore.

    1. Verissimo; una moglie / mamma casalinga può essere decisamente pallosa. Il punto che volevo evidenziare è che anche quella può essere una scelta legittima che non implica il sentirsi RELEGATA, naturalmente dal solito maschio oppressore … ( lo fanno anche alcune italiane, e volentieri, se il marito guadagna bene. ) Forse certe femministe sono invidiose …

  4. Ciao Davide, io invece sono in disaccordo con il tuo articolo, nella parte in cui ritieni di poter esprimere giudizi legittimi su qualcosa che non hai letto. Nonostante sia probabile che leggendolo non troverai niente di diverso da quello che hai prospettato, trovo un po’ pretestuoso definire “osservazione critica e ampia della realtà” quello che a tutti gli effetti è, e rimane, un pregiudizio.
    e non perchè io concordi con la rivisitazione femminista della storia ma perchè sono un liberista, e ritengo che tutti dovremmo poter esprimere le nostre idee e per queste essere anche criticati ed avversati, ma ex post, non ex ante. Confesso che sono rimasto sorpreso dal tuo commento perchè ho ravvisato in esso un pregiudizio, anzi più di questo, una qualche forma di censura preventiva, che sulla tua pelle credo tu conosca benissimo. è un metodo che funziona alla grande, e tu lo sai bene, ma questo ti autorizza a utilizzarlo? capisci dove stò andando a parare?

    1. Comprendo la tua critica. Il fatto è che ne ho letti parecchi di libri come quello e, oltre al fatto che non intendo più spendere soldi per prodotti del genere, ormai si può tranquillamente capire dalla sinossi dove vanno a parare. Esperienza e intuito varranno pure qualcosa. E se non valgono, attendo, come si fa in una liberaldemocrazia, che qualcuno che l’ha letto arrivi e mi smentisca prove alla mano. Sarò pronto ad ammettere il mio errore.
      Quanto alla censura, la tua è un’osservazione da femminista: mi guarderei bene dal dire che quel tipo di libri vada “censurato”. Però ritengo di poterne sconsigliare la lettura, ed è quello che ho fatto.

      1. Io ovviamnete non mi definirei femminista, ma al più idealista, anche se definire qualcosa o qualcuno non è mai facile, specie se stessi. Lo sai bene che non verrai mai smentito nel merito di quel libro, ma la mia e un osservazione sul metodo, non sul merito. Io sono una persona curiosa, è di mio invece avrei detto “leggetelo e POI criticate quello che avete letto” piuttosto che “non leggetelo, non copratelo e non parlatene”. tutto qui.

      2. Un mio amico, over 70 come me, ha una moglie giapponese e tre figli ormai grandi. Lui dice di essere molto contento di sua moglie perché “una moglie giapponese rompe la metà di una moglie italiana!” In effetti, pur essendo il Giappone un paese ricco ed evoluto, ( i giapponesi viaggiano; non è l’unico che conosco ad aver sposato una giapponese ) li usava che quando le donne si sposano smettono di lavorare per dedicarsi alla famiglia. Questo avveniva 30 anni fa. Ma ho avuto modo di parlare pochi giorni fa con una donna giapponese più giovane qui a Firenze e le ho chiesto se era sempre così. Lei mi ha guardato male! E a detto: se una donna si sposa VUOLE stare a casa con i figli. Godevo pensando a un ipotetico colloquio fra questa giapponese e una femminista occidentale che lamenta che le donne siano RELEGATE IN CASA, naturalmente dai maschi oppressori .-)
        Quel che ho detto è vero anche se scherzoso ma è poco pratico; non ci sono donne giapponesi per tutti! Nella pratica io, la seconda volta che mi sono sposato, mi sono trovato meglio che la prima e ancora sono sposato dopo 30 anni, facendo attenzione di trovare una compagna con i genitori NON separati. Per quanto possibile ….

    2. Quando si fa indigestione di uova per es, il solo odore poi provoca nausea. Credo succeda qualcosa di simile anche a me… Ho sentito parlare di questo libro su radio rai 3… uno tra i tanti di queste rivisitazioni in chiave emotiva, stucchevole e forzatamente ginocentrica.. il cui solo odore mi provoca disprezzo. Chiaramente ho cambiato stazione, perché esagerare storpia.
      Il problema é che a causa di questa indigestione culturale (esagetazioni a go go)uno diventa freddo verso tutta la metá femminile..
      Mi ci sono voluti anni per rimettermi in sesto dopo una relazione di un paio di anni con una femminista.. é veramente pericoloso.. ora sono dell’idea che é meglio cercare donne provenienti da altre culture, meno femminil-antagoniste e piú donna-empatica. É strano, certe volte uno si accorge che sta sparando una cazz. quando l’altra metá gli da ragione (corda)..
      Ciao Davide e a tutti di questo sito. Vi ringrazio dalla germania, P.M.

    3. Non sono d’accordo. Innanzitutto mi pare che Davide sconsigli semplicemente di leggerlo, non ne invoca il ritiro dalle librerie o il rogo, né minaccia chi volesse leggerlo. Se questa è censura, allora anche sconsigliare un hotel o una pizzeria lo è. In secondo luogo, la critica non è letteraria, non dice che è scritto male, non critica lo stile di scrittura o la struttura della trama, ma l’impostazione ideologica che è chiara. Se esce un libro che racconta il nazismo “come non lo avete mai letto”, dal punto di vista di un amico o un figlio di un gerarca nazista, in cui Goring è raffigurato come un fine intellettuale, Goebbels come un padre affettuoso, Hitler come un amante degli animali e della natura, e di contro gli oppositori al nazismo come dei gretti e ipocriti politicanti, ci sarebbe bisogno di leggerlo e farne un’analisi stilistica per sconsigliarne la lettura (rimandando magari a testi meno ideologici)? Inoltre, oltre che moralmente ripugnante per quanto detto da Davide, l’operazione è intellettualmente disonesta: che senso ha far ragionare e agire Briseide, personaggio del XII secolo avanti Cristo, come una donna di trentatré secoli dopo? È come se io raccontassi, che so, le elezioni del 1948 dal punto di vista di un personaggio che ragiona come un ghibellino dell’XI secolo… ma che senso avrebbe? Uno è liberissimo di scrivere le sciocchezze che vuole, naturalmente, e proporle al pubblico, ma si deve essere altrettanto liberi di smascherare l’operazione e consigliare di leggere altro (poi ognuno farà come gli pare, ci mancherebbe). Mi fa ridere poi che tutti questi libri e libercoli vengono ogni volta presentati come una rivoluzione letteraria, una cosa mai fatta, lo svelamento di una questione finora ignorata (“XXX come non l’avete mai visto/letto”), quando ormai non si fa altro che parlare di quanto le donne siano magnifiche, belle, intelligenti, superiori in tutto e vittime oppresse e ignorate (!) del maschio cattivo e patriarcale… occidentale, of course: immagino le reazioni se io riscrivessi un mito azteca (o meglio, mexica: “azteca” è come li hanno chiamati gli studiosi successivamente), o buddista, o islamico, facendo apparirne gli eroi, anzi “eroi”, come delle belve subumane.

      P.S.: il bello è che questi fascisti sinistroidi non si accorgono nemmeno che Iliade e Odissea sono il prodotto di una cultura che nei propri poemi nazionali rende umani i nemici, la guerra porta tragedie e morte, ma l’umanità concessa ai nemici, le loro ragioni illustrate e la pietà mostrata per la loro sorte, le punizioni divine per i greci che hanno profanato e violato i nemici, le lacrime di Achille che restituisce il corpo di Ettore a Priamo, e tanti, tanti altri aspetti sia ideologici che letterari rendono i poemi omerici vanto e onore della cultura che li ha creati. Ah, a proposito: quelli sono eroi senza virgolette, ignorante che non sei altro.

    4. Mario, immagino che tu abbia dovuto leggere il Mein Kampf prima di dare qualsiasi giudizio sul nazismo…giusto?
      Noi mangiamo pane e femminismo ogni santo giorno, conosciamo a memoria le sue intenzioni, la sua metrica, la sua dialettica, la sua fine retorica e tutta la sua strumentazione tecnico tattica.
      Anni e anni di costante osservazione e di analisi.
      Ma a sentire te ogni volta dovremmo ricominciare da capo…magari in attesa del miracolo di venirne sconfessati e magari, chissà…pure convertiti.

      Dici di non essere femminista.
      Bisogna per forza crederti.
      Perchè pare proprio che tu non sappia nemmeno dove stia di casa il femminismo.

      Do anch’io un consiglio.
      Magari potresti cominciare tu a leggere qualcosa e farti un’idea di cosa sia.

      1. In effetti l’ho letto, ma nonostante questo non mi ritengo lo stesso titolato a dare giudizi sul nazismo.
        ho capito bene che qui sono un novellino, e che evidentemente molti su questo forum hanno un ‘esperienza molto superiore alla mia sul tema.
        io però non voglio convertire nessuno, se non me stesso. Quindi accetto volentieri il tuo consiglio, e darò una letta ai titoli che Rino ha gentilmente elencato, così come a qualche testo della parte opposta, a partire dal romanzo che di cui parla davide nel suo articolo ????

    5. Sto sul pezzo (la Narrazione Femminista) pubblicamente e apertamente dagli anni novanta. Me ne occupo però dall’approvazione della legge sull’aborto – 1978 – che toglie agli UU persino il diritto di parola, senza neanche ipotizzarne il diritto simmetrico (evento-scandalo che sta al’origine del mio interesse per l’intera questione). In questi decenni mi sono sciroppato tutta la letteratura classica – e non classica – femminista . Questo è ovvio, scontato e banale. Certo, adesso ignoro le “novità” perché saggi e romanzi storici femministi li posso scrivere io stesso.
      .
      Aspetto da tempo immemore di trovare un/a femminista/o che faccia altrettanto con la saggistica antifemminista (che pur è la decimillesima parte di quella). E’ sempre utile sapere cosa bolle nella pentola del nemico. Prova a sbirciare un pochino.
      .
      Questi i titoli essenziali:
      .
      Il maschio selvatico – C. Risé
      Questa metà della Terra – R. Della Vecchia
      Essere uomini – C. Risé
      Donne, una rivoluzione mai nata – F. Marchi
      Sulle orme del padre – A. Bertinelli
      La questione maschile oggi – A. Ermini
      Stalker sarai tu – D. Stasi
      Contromano – F. Marchi
      La grande menzogna del Femminismo – S. Gasco A.
      .
      Poco più di 3.000 pagine. Robetta.
      Quando li avrai letti scrivimi qui: barnart@tiscali.it
      .
      Rino DV – Belluno

  5. Scrivi:
    “Libri del genere alimentano il mito dell’oppressione femminile …() …, e della necessità oggi di avere una sorta di “compensazione” (o vendetta?).” E’ così.
    .
    Libri del genere sono nuove foglioline della gigantesca pianta della Grande Narrazione Femminista la quale non ha altro scopo che quello. La GNF crea e ricrea senza fine una condizione di illimitato credito femminile cui corrisponde l’incalcolabile debito maschile, che ovviamente deve essere rimborsato con gli interessi. E infatti viene pagato da decenni con interessi da strozzinaggio. Ma il capitale da restituire non scende, anzi aumenta attraverso l’espansione illimitata delle ricostruzioni del passato. Sempre nuove cambiali vengono rinvenute – create ex novo – negli anfratti della storia e presentate all’incasso.
    .
    Più paghi, più il debito aumenta. Con il pagamento ti riconosci debitore, ammetti di esserlo con i fatti e perciò la creditrice alza il prezzo aumentando il tuo debito immaginario. E inventa nuove cambiali. Se hai pagato un debito inventato se ne può inventare un altro. Come hai pagato il primo pagherai anche il secondo. E così via. Senza fine.
    .
    La condizione per uscirne è – psicologicamente – drastica e apparentemente cinica.
    Non importa se la GNF sia vera o falsa, parzialmente o del tutto.
    Non ha la minima importanza. Zero assoluto.
    .
    Va pensato, sentito “dentro” e dichiarato che noi non pagheremo. Né i debiti veri né quelli falsi.
    .
    Noi non confesseremo, giacché non siamo rei.
    Non ci pentiremo, in quanto non abbiamo colpe.
    Non ci vergogneremo, perché non abbiamo imbarazzi.
    Non pagheremo perché non abbiamo debiti.
    .
    Noi non pagheremo.
    .
    Questo va scritto, detto, sussurrato e – ove necessiti – urlato, a tutte le DD dell’Occidente.
    Ogni santo giorno: “Noi non pagheremo. Non ci importa nulla del vero e del falso giacché in ogni caso noi non pagheremo”.
    .
    Ciò fa crollare ogni obiezione e fa implodere la GNF.
    Ammutoliscono tutte.

  6. – Ah era dura la vita all’epoca per tutti! A seguito di una votazione democratica nei confronti della sconfitta città di Milo gli ateniesi trassero in schiavitù le donne! Ma gli uomini li uccisero tutti, dai vecchi ai neonati!
    – Anche gli antichi romani erano molto duri. Lasciavano nei villaggi della Gallia pochi soldati e ripassavano dopo qualche anno. E magari trovavano i soldati tutti accoppati! A questo punto uccidevano tutti gli uomini dai neonati ai vecchi ma non toccavano le donne! E rimettevano nel villaggio pochi altri soldati romani.
    – Sulla stessa linea erano gli israeliti quando ritornarono nella terra promessa. Quando le popolazioni locali si opponevano uccidevano tutti salvo, come dice la Bibbia, le vergini, cioè le bimbe e ragazze molto giovani.

  7. Non ho nemmeno il coraggio di immaginare come abbiano “femminilizzato” l’opera di Dante.
    Che tra l’altro mette una donna come tramite con il Paradiso.

  8. sempre in tema di rivisitazioni woke femministe, anche l’ultimo Terminator sembra essere di quel tipo. il ridicolo assoluto lo ha però raggiunto Batwoman, il cui trailer è talmente demenziale da sembrare una parodia. fortunatamente i rating sono precipitati, segno che al pubblico certe operazioni non piacciono.

  9. Proprio nell’Iliade si capisce bene qual è il rischio che corrono le donne oggi : che non ci sia nessuno a difenderle (a forza di svilire il ruolo maschile : già si vedono i prodromi di questo) quando verrà il momento (perchè quel momento verrà). Morto Ettore, l’invasore uccide i bambini (Astianatte viene gettato giù dalle mura di Troia perchè Priamo non abbia discendenza) e le Troiane vengono ridotte in schiavitù (certamente anche sessuale) dagli Achei… e tutto questo per i capricci di Elena, una donna.

    1. Erano tempi molto duri! Dalle mie reminiscenze di epica: durante il noioso assedio gli achei un po’ per sport e un po’ per allenarsi facevano incontri di lotta tra di loro. E poi c’era qualcuno che passava con un canestro a raccogliere pezzi di cranio. Si proprio dei rozzi ma in quel frangente donne non ce n’erano.

  10. oppalà (2)
    ????
    la cassazione I sezione esclude l’assegno divorzile
    a carico dell’ex marito, consulente, in favore di una donna divorziata,
    dotata di reddito 2000,00 euro (lavoro impiegatizio) mensili.
    annullamento e rinvio per nuovo esame a Milano.

    una immensa picconata contro i “vitalizi” delle furbe mantenute …
    https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-24934-del-07-10-2019

    e ora ci si aspetta l’applicazione di questi equi principi nelle corte di merito,
    perchè disattendere sezioni semplici e sezioni unite del 18287/ 2018 sul divorzile significa
    “responsabilità disciplinare” di chi non applica in concreto questi principi.

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