Festival di Sanremo o un altro 25 novembre?

di Fabio Nestola – Allora, a Festival di Sanremo appena concluso, facciamo un po’ il punto della situazione. Visibilità mediatica a tema fisso già prima che iniziasse, con Amadeus che annuncia tutto orgoglioso la co-conduzione con un sacco di donne, non le solite vallette decorative ma la corposa presenza femminile riveste ruoli di spessore culturale, etico, sociale.  Poi le polemiche sul conduttore non abbastanza zerbino che in conferenza stampa dice la verità, cioè che la fidanzata di Valentino Rossi ha saputo stare un passo indietro rispetto al compagno più celebre, nel senso che non ha approfittato di una celebrità di riflesso. Apriti cielo, linciaggio sui social, proteste a pioggia e veloce retromarcia del terribile conduttore maschilista, con pubbliche scuse per essere stato frainteso: lui ama e rispetta le donne, etc.

Poi le polemiche sul rapper mascherato, la richiesta a gran voce di cacciarlo da Sanremo, anzi è uno scandalo che sia stato ammesso perché tempo addietro avrebbe scritto un brano che inneggia al femminicidio o allo stupro, non ho capito bene. Non conosco il brano incriminato, ricordo solo il polverone sollevato sul caso. Chiarimenti del tizio, ama le donne e odia ogni tipo di violenza, ma anche lui come Amadeus ha dovuto rispondere pubblicamente alla fucilazione mediatica.


Parte il baraccone e la musica non cambia.


Poi la polemica su Rula Jebreal, presenza di spessore col ruolo di paladina dei temi sociali, l’immigrazione, l’integrazione, la (indovinate un po’?) si si, la violenza sulle donne. Indiscrezioni su presunte pressioni politiche per escluderla, è stato messo in piedi un patetico teatrino che prima annunciava Rula al festival, poi ne cancellava la presenza, poi la riammetteva di nuovo. Come se nessuno sapesse che già da tempo fossero blindati i contratti, gli spazi, gli argomenti da trattare, i compensi, le penali… insomma polemica sterile, montata ad arte al solo scopo di far scrivere di lei ed alzare le attese per il suo intervento.  Poi l’annunciata la presenza di Gessica Notaro, vittima di stalking e simbolo delle donne sfregiate con l’acido dall’ex compagno che non accetta la separazione. Tutto questo prima del Festival.

Parte il baraccone e la musica non cambia. La tutina del prode Achille viene trionfalmente dipinta come la distruzione del machismo e dei suoi simboli. La conduttrice albanese Alketa Vejsiu che, inneggiando all’Italia, cinguetta tra gli applausi che a Sanremo quest’anno indipendentemente dalla gara canora “hanno vinto le donne” (e tutti si spellano le mani) e che anche in Albania la manifestazione analoga è stata per la prima volta, finalmente, affidata ad una donna che guarda caso è proprio lei (e tutti si ri-spellano le mani). Gessica Notaro intanto in conferenza stampa si lancia ancora contro Coso, quello con la maschera, sventola le foto sottolineando che lei la maschera deve portarla per forza, non per un vezzo. Se non ha avuto l’attenzione della stampa per particolari doti canore, almeno l’ha avuta per la continuazione della polemica. Comunque Coso si deve giustificare ancora una volta e dichiara di essere dalla parte di Gessica.


Dirige l’orchestra Laura  Boldrini.


Poi arriva la rivelazione di Selvaggia Lucarelli: il discorso di Rula a Sanremo l’ha scritto lei. O meglio, lei ha rivisto la bozza iniziale scritta chissà da chi. Ma come… la superesperta internazionale della condizione femminile nel mondo, quella che fa la consulente per le autorità di mezzo pianeta, la blasonata giornalista, non è in grado di scriversi da sola le banalità che ha sciorinato? Ci voleva la Selvaggiona nostra a correggerle la brutta copia? Allora viene da chiedersi a cosa servisse la presunta “competenza” di Rula. Perché non utilizzare Selvaggia come ghost writer e far imparare a memoria il discorso a Lucia Annibali, altro personaggio costruito a tavolino? È pure Cavaliere della Repubblica in quanto vittima di violenza, (“per il coraggio dimostrato”, disse Napolitano… mah), comunque ruolo perfetto dai, la persona giusta al posto giusto.

Poi si aggiunge l’ex testosteronico ed ex anticonformista ed ex anti-sistema Piero Pelù, che si vergogna di essere uomo ad ogni femminicidio (vabbè, dai Pierone, consolati: ti capiterà poche volte all’anno per fortuna) e lo dice chiaro, scrivendosi anche “NO” sul torace, hai visto mai che così si acchiappano più voti dalla giuria. E poteva esserci palco e contesto migliore per fare pubblicità a… vedi un po’… un concertone previsto per il 19 settembre a Campovolo dove sette-cantanti-sette si esibiranno per devolvere l’incasso… ai terremotati? Alle famiglie in difficoltà? Alla ricerca sul cancro? Ma no! Ai centri antiviolenza, ovviamente! A conti fatti mancava solo che apparisse Veronica Giannone ad annunciare “non fate i maschilisti, quel mucchietto di roba dorata sul palco non è un Ferrero Rocher, guardate meglio… è Michela Murgia vestita di strass, canterà per noi il brano “Codice Rosso mon amour”, (di Bongiorno, Valente, Fedeli), dirige l’orchestra Laura  Boldrini”. Speriamo lo facciano l’anno prossimo, c’è bisogno di parlare ogni tanto della violenza sulle donne.


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