Giù le mani dalla Legge 54/2006

di Giorgio Russo – Era stato previsto da questo blog qualche mese fa: l’insabbiamento del DDL Pillon, e con esso di qualunque ipotesi di riforma del diritto di famiglia per le parti relative a separazioni e affidi, non sarebbe bastato alle erinni nemiche di bambini e figli. La mobilitazione e il suo successo avrebbero dato loro la carica e, ottenuto il dito, avrebbero cercato di prendersi il braccio. Come malate di ludopatia, sono spinte da ogni “vittoria” (se tale può chiamarsi il danno verso i bambini) ad alzare la posta, in ciò incentivate anche dal servilismo mediatico e dalla militanza convinta di alcune tra le più accanite esponenti politiche del femminismo suprematista nazionale.

Ottenuto di far abortire il più forte tentativo, sebbene ampiamente imperfetto, di rafforzare il principio di bigenitorialità già contenuto nella legge vigente, perché non osare e tentare di andare oltre, magari puntando all’abolizione proprio di quest’ultima, la Legge 54 del 2006? Sembrava una follia a dirlo, questo blog sembrava un visionario quando sostenne che questa sarebbe stata la tendenza. Invece stava solo facendo una facile previsione sul passo strategico più ovvio che organizzazioni distruttive come quelle oggi in campo avrebbero potuto fare.


Appartenente a questa galassia infame, c’è il pianeta affidi.


Di chi stiamo parlando è piuttosto chiaro. E’ una galassia solo apparentemente complessa, che con un po’ di attenzione si può circoscrivere con sufficiente esattezza. Attorno a un sole costituito da circuiti di denaro (pubblico), posizioni di potere e clientele utili sul piano elettorale, gravitano alcuni pianeti specifici. C’è quello “anti-PAS”, che contro la logica, i fatti, i riconoscimenti internazionali, insiste nel definire l’alienazione parentale come inesistente, associandovi un’abusite acuta che mette sul patibolo sempre e solo il padre. Buona parte degli abitanti di questo pianeta ha grossi problemi con il proprio vissuto infantile o veri e propri problemi di equilibrio psicologico, visto che mostra di credere a fantasmi e marziani. In un mondo normale vestirebbero camicie con la maniche molto lunghe, in Italia tengono convegni o scrivono articoli su grandi quotidiani, quando non gestiscono gli affidi forzati decisi da municipalità corrotte.

C’è poi il pianeta dei centri antiviolenza, case-rifugio e case-famiglia e dei loro “esperti” (counselor e dintorni), che fondano la propria esistenza sulla permanenza, quando c’è, o sulla provocazione di conflitti di coppia. Per loro è essenziale che la legge discrimini tra padri e madri, quand’anche ciò vada in danno al minore: più ciò accade, più aumentano i conflitti. Ed è asserendo che esistano enormi e diffusi conflitti che si si garantiscono prosperità, posti di lavoro, posizioni di potere, a carico dello Stato e spesso degli accusati. Il loro business si associa a quello di un altro pianeta, quello di avvocati, psicologi, psichiatri, CTU, CTP, giudici onorari e tutta la compagnia di giro che si arricchisce con le separazioni conflittuali. Un po’ più distante, ma comunque appartenente a questa galassia infame, c’è il pianeta affidi, su cui il “sistema Bibbiano” ha già svelato moltissimo, in attesa di sapere ulteriori dettagli.


Tutti precetti che i promotori dell’attuale legge avevano ben chiari.


Altri due importantissimi pianeti sono quello della politica, dove alcuni personaggi, non necessariamente dell’area sinistra del Parlamento (ma comunque preferibilmente lì collocati), fanno del contrasto alla bigenitorialità una bandiera, assieme a un’asserita tutela dell’interesse femminile e materno, a tutto discapito di quello dei minori. Costoro sono le protettrici degli altri pianeti, che per essi sono clientele da cui poi trarre consenso elettorale in caso di necessità. Alcuni di essi credono davvero in ciò che sostengono, hanno proprio nel DNA l’ideologia più distruttiva di questo inizio secolo, e sono i soggetti più pericolosi. A tenere unita e solida questa galassia ci sono poi i media, pronti a piegarsi al padrone più influente, purché garantisca click e introiti.

Questo è insomma il fronte che osa gettare il cuore oltre l’ostacolo, e dopo essersi messo di traverso alla riforma del DDL 735 cerca di cancellare una conquista di civiltà che, per lo meno sulla carta, ci pone al livello dei più avanzati paesi civili in termini di diritto familiare. La bigenitorialità è infatti uno di quei principi che “ci chiede l’Europa”. Se non bastasse, e per molti giustamente non basta, i maggiori studi di pedagogia, psicologia e psichiatria infantile affermano la bigenitorialità come un diritto inalienabile del bambino. Tutti precetti che i promotori dell’attuale legge avevano ben chiari nell’elaborare regole frutto di anni e anni di confronti e trattative, terminate poi con un voto parlamentare favorevole e amplissimo, da cui oggi si vorrebbe tornare indietro per il mero blaterare di qualche megera che siede in Parlamento o per qualche petizione online aperta in malafede da qualche mezzo uomo asservito all’ideologia anti-bambino.


Giù le mani dalle Legge 54 del 2006.


Con quale motivazione si vuole abolire la Legge 54/2006? “E’ patriarcale“. Questo si dice ora su tutti i pianeti sopra citati. Si cerca di usare una parola senza significato reale come un argomento per far fuori una normativa non solo tra le più avanzate ed equilibrate nella tutela dei diritti del minore, ma per di più già inapplicata, violentata, snaturata dalla prassi giudiziaria. Non basta, alle erinni dei tempi moderni, che una legge buona venga disattesa. Si sentono forti e vogliono proprio cancellarla. Il magmatico mondo delle persone per bene, uomini e donne che riconoscono la priorità della tutela dei diritti dei bambini, dovrebbe prepararsi a unirsi per respingere quest’orda barbarica che attenta al futuro dei nostri figli sulla base di un argomento futile e di interessi più che concreti. Oggi si dovrebbero preparare le procedure per far scattare una vera e propria rivolta, nel caso quelle mani indegne osassero avvicinarsi alla Legge 54/2006. Che va sì ritoccata: non certo per cancellarla, ma per garantirne una piena e rigorosa applicazione. A meno che non si tratti di questo, la parola d’ordine sia e resti sempre più irriducibilmente: giù le mani dalle Legge 54 del 2006.


 

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