“Aperitivo con lo stalker”: il bavaglio è già pronto

davide stasi stalker stalking legge eventiEra inevitabile che accadesse: la réclame del mio intervento del 20 settembre a Genova ha iniziato a circolare e subito c’è chi inneggia al bavaglio e inizia a inventare bugie. Ricorderete: il Municipio Levante del Comune di Genova ha deliberato di organizzare tre eventi sul tema “relazioni tra uomini e donne”, sposando però l’idea di dar voce a un punto di vista diverso dal solito. Nasce così “Tre spiragli – Visioni alternative su uomini e donne”, una serie di tre eventi programmati il 20 e 27 settembre, e il 4 ottobre. Il primo sul tema “stalking e la non-emergenza della violenza sulle donne“, il secondo sulle prassi separative e i danni ai minori, il terzo sull’ideologia gender. Oltre al Municipio Levante, che ha patrocinato gli eventi, tra gli organizzatori ci sono l’associazione “LUI – Lega degli Uomini d’Italia” e l’associazione “Papà Separati Liguria“.

Ebbene, le cose iniziano a scaldarsi con alcune che, indignatissime, ritengono sarebbe corretto non permettermi di esporre i dati e i fatti a sostegno del mio punto di vista. Quello che liberamente vorrei proporre a chi lo vuole ascoltare, come la nostra beneamata Costituzione garantirebbe. Ad aprire le danze sono alcune militanti femministe e arcobaleno (così parrebbe dai loro profili Facebook) della città della Lanterna. Scommetto che, a domanda, risponderebbero di essere antifasciste, a favore della libertà e della non discriminazione. Eppure, poco coerentemente, il loro obiettivo dichiarato è impedirmi di parlare, ad ogni costo. Non devo e non posso, a prescindere. Qualcuna balbetta poi che il mio diritto di parola decadrebbe a causa delle “centinaia” di donne uccise da stalker nel 2019. Provo a impostare un dialogo, chiedendo anzitutto la fonte di un dato così sconvolgente, ma non ricevo risposta. A quel punto nel dialogo tra di loro spunta un imminente “comunicato stampa”.

Al coro si uniscono allora altri soggetti piuttosto noti nella galassia di chi al fascistometro di Murgia probabilmente totalizzerebbe il massimo del punteggio: Non Una di Meno e la pagina facebook “No al DDL Pillon“. Entrambi con un solo obiettivo, che non è presenziare, ascoltare e smentire ciò che dico nel merito, ci mancherebbe. Semplicemente vogliono non farmi parlare. E annunciano che faranno tutte le pressioni possibili e immaginabili per raggiungere il loro obiettivo. E in effetti qualcosa ottengono subito. Poco dopo prende posizione pubblica l’avvocato Alessandra Volpe, di Genova, che in un post pubblico dice:

Il post si fa notare per la citazione della “altissima recrudescenza di femminicidi in Italia”. Boh, forse per l’avvocato 17 casi in nove mesi e mezzo sono un’altissima recrudescenza. Per me sono il dato più basso mai registrato negli ultimi cinque anni. Ma io guardo quelle cose inutili che sono i dati ufficiali, quindi non faccio testo. Ma soprattutto si fa notare per il suo potere di previsione: l’evento non si è ancora tenuto ma l’avvocato Volpe già sa che è mia intenzione “enfatizzare la figura dello stalker, edulcorarla, giustificarla”. In realtà non ho alcuna intenzione di fare una cosa del genere, ma l’avvocato dice di sì. Lei lo sa. Quindici giorni prima che io apra bocca, lei lo sa. Sarà paragnosta. Notevole è soprattutto che sul suo post coinvolga anche alcuni noti giornalisti di Repubblica, sezione di Genova.

E i giornalisti in questione che fanno, mi chiamano per avere delucidazioni? Figuriamoci: battono i tacchi e dicono signorsì alle pretese di chi NON vuole farmi parlare. E nel farlo vanno a pescare un mio vecchio post su Facebook, decontestualizzandolo (furbetti…). E titolano come se io avessi dileggiato Lucia Annibali, cosa che non ho fatto e non farei mai. Semplicemente commentavo il botta-e-risposta tra Travaglio e Annibali. Il primo aveva scritto “la legislatura che sta per essere sciolta (si spera nell’acido)…”. Annibali aveva risposto a stretto giro strumentalizzando il proprio dramma personale per motivi politici, nel tentativo di limitare o censurare la libertà di espressione del giornalista del Fatto Quotidiano, o forse di avere ribalta tramite lui, chissà. Nel mio post commentavo sarcasticamente questo atteggiamento di Annibali, linkando sotto proprio lo scambio con Travaglio. Dunque non scherzavo sulle donne sfregiate con l’acido, la mia era una critica di merito e metodo. Fatta con sarcasmo, ma quella era. Il buon Marco Preve però, oltre a non chiamarmi e a non dare un’occhiata a uno degli oltre 900 articoli scritti in tre anni, prende quel post e lo decontestualizza tagliando la parte sottostante. Hai visto mai che si ricordava alla gente quanto alcuni siano disposti a usare questioni personali e tragiche per fare battaglia politica? E poi serviva per farmi passare per il mostro della situazione, dunque… è la stampa italiana, baby!

Mentre scrivo sta girando di tutto. La pagina Facebook collegata al blog si è riempita di gente che, senza aver letto una riga di ciò che scrivo, senza aver ascoltato il mio intervento, senza sapere nulla, semplicemente insulta me e gli altri che mi seguono. Aspetto che si calmino le acque poi ripulirò ben bene il tutto. Ciò che dà più noia è che, come previsto, tutto questo si è trasformato in politica. Mentre scrivo, il Municipio Levante e il Comune di Genova sono subissati di chiamate indignate che intimano di annullare l’evento perché dirò che essere stalker è bello, che le donne sono tutte mignotte, che bisogna ucciderle tutte, magari mostrando i muscoli (che non ho) e facendo un’esibizione da macho-man. Tutto fa brodo per convincere chi ha dato il patrocinio al mio evento e agli altri due ad annullare sicuramente l’Aperitivo con lo stalker, e magari pure gli altri.

Di fatto, insomma, sembra che in Italia di certe questioni possano parlare solo alcuni, altri no. Un punto di vista diverso non è ammesso e tanti saluti alla libertà di espressione e al confronto democratico. Il Municipio Levante, prima di concedermi di essere incluso nella triade di eventi, si è assicurato che io non dicessi o facessi cose illegali durante l’incontro, ha verificato che le mie dichiarazioni fossero supportate da dati e fatti. Accertato tutto questo, ha ritenuto utile dare voce a un punto di vista differente. Dove sta il problema in tutto questo? Non è noto. O meglio, è arcinoto.

Il problema è che la versione ufficiale dei fatti, secondo cui gli uomini sono tutti carnefici e le donne tutte vittime, sempre e a prescindere, non può e non deve essere messa in discussione. Chi in questo momento è mobilitato per imbavagliarmi sa che quella sera porterò dati e fatti che smentiscono quella narrazione. Sanno che ciò che dirò, prove alla mano, potrebbe mettere qualche fastidiosa pulce nell’orecchio a qualcuno. E questo non va, per i motivi che a più riprese sono stati illustrati in queste pagine. Ben intesi: la difesa delle proprie posizioni ci sta, la capisco. Quello che non ci sta è l’uso strumentale dei media per delegittimare una persona. Non ci sta nemmeno di impedire a una persona di esprimere le proprie idee.


In questa vicenda, come in quella precedente di Rai Radio 1, non è solo in ballo la questione della violenza, delle relazioni uomo o donna o di altro. Sono in ballo democrazia e libertà. Quelle che dovrebbero indurre chi non la pensa come me, ipotizzando che siano intelligenti e in buona fede, a venire ad ascoltarmi, a mettere alla prova le proprie convinzioni e, nella parte dedicata al dibattito, contestarmi nel merito, se credono. Ma no. Troppo difficile e rischioso. Un bel bavaglio e problema risolto. Come già detto sui social, se per caso Municipio e Comune non sapranno tenere duro, sarà scritta un’altra pagina buia del nostro vivere civile. E in ogni caso io sarò comunque là dove avrebbe dovuto tenersi l’incontro e parlerò per strada, con chi ci sarà. Mi auguro ovviamente che non sia necessario. Mi auguro che prevalgano il buon senso e l’onestà intellettuale di tutti. Sono un inguaribile idealista, lo so…


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