Gruber e Commissione Segre: una menzogna grande così

lilli gruberLilli Gruber ultimamente, lo si è visto, è fonte di grandissima ispirazione per questo blog. Stavolta però le sue follie femministe c’entrano solo indirettamente. Il punto di partenza è una discussione che Gruber ha avuto nel suo programma con Francesco Borgonovo de “La Verità”. Il tema era la Commissione Segre, ovviamente difesa a spada tratta dalla Lilli nazionale e criticata da Borgonovo. Il loro battibecco mi ha dato numerosi spunti per andare a verificare un po’ di cose. Riporto le parti salienti.

Borgonovo fa notare, come molti altri, che non c’è traccia dei famosi duecento messaggi al giorno ricevuti da una Senatrice che per altro non è neppure sui social. Quel dato, specifica, viene dall’Osservatorio sull’Antisemitismo. “Be’ allora gli insulti c’erano…”, bercia Gruber in tutta risposta. Il giornalista fa allora notare che, in vigenza di Costituzione e di tante altre leggi contro razzismo e antisemitismo, una Commissione come quella appena creata puzza di censura. Interrompe di nuovo Dietlinde Gruber: “lasciamo stare quello che dice la legge”. E certo, lasciamolo stare, che vuoi che sia la legge?


“Non si crea niente ad arte…”.


Poi il pezzo forte. Con la sicumera di chi può sparare ciò che vuole senza portare la minima prova di ciò che dice, Gruber tuona ancora, prima di togliere con arroganza la parola a Borgonovo: “i casi di violenza a sfondo razziale sono triplicati negli ultimi tre anni”. Poco prima, criticando una frase del giornalista sul fatto che l’emergenza sembrava un po’ tanto costruita a tavolino, aveva sentenziato: “non si crea niente ad arte…”, pronunciando la frase con la passione di chi teme di essere presa in castagna.

Musica per le mie orecchie, tutti questi dati. Andiamo allora a scavare e consultiamo subito il sito dell’Osservatorio sull’Antisemitismo menzionato da Borgonovo. Vi si rileva che nel 2018 sono stati registrati 181 casi di violenza antisemita. Non al giorno: in un anno. Di questi, 121 hanno avuto luogo sul web, 35 erano casi di diffamazione e insulti, 12 graffiti e grafica, 6 minacce alle persone, 4 vandalismo e 1 caso nei mass media. Ne mancano due, non pervenuti, chissà perché.


Alla facciazza dell’emergenza.


Ma non pervenuti sono soprattutto i 73.000 messaggi annui che mi attendevo di trovare (200 al giorno x 365). Dunque, a tutti gli effetti, si può dire che essi non esistano. Sono una menzogna, diffusa per settimane a reti unificate e affermata nel suo programma da una Gruber tutta impettita, che si è prodigata a sottolineare che comunque quei messaggi “c’erano”. Nel mondo orwelliano suo e di quelli come lei, dove “ignorance is strenght” (l’ignoranza è forza) sì, c’erano. In quello reale no, proprio per niente.

Ma poi… ogni misurazione ha valore solo se comparata a qualcos’altro, mi hanno insegnato. Duecento messaggi al giorno, quand’anche esistessero (e non esistono) sono tanti o pochi? Se parliamo di email, ormai usate poco e in genere solo per motivi di lavoro, in Italia si stima che se ne scambino giornalmente poco più di 32 milioni. Il solo WhatsApp dichiara 64 miliardi di messaggi tra inviati e ricevuti al giorno in tutto il mondo… Possiamo allora immaginare quanti siano i commenti, i post, le condivisioni, i tweet e i retweet eccetera? Miliardi e miliardi ogni anno probabilmente. L’incidenza di quei 72.000 ipotetici (e di fatto inesistenti) messaggi d’odio antisemita è dunque, al confronto, prossima allo zero. Alla facciazza dell’emergenza.


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Il logo dell’associazione “Lunaria”

Ma la nostra Lilli è donna, è superiore, moooolto più furba di noi. E così gira tutto dall’antisemitismo al razzismo in generale. Bene, ci sto, challenge accepted. Visto che lei non la menziona (è donna, non ha bisogno di prove, “believe women”…), mi cerco da solo la fonte dei suoi “casi di violenza triplicati negli ultimi due anni”. Ci metto un attimo: ne parla “La Repubblica“, che a sua volta si rifà ai dati raccolti da… ISTAT? Censis?, Ministero dell’Interno o della Giustizia? Macché: nientemeno che dall’associazione “Lunaria“.

Dai, si vede dalla bocca che ridete… Facciamo che è una cosa seria. Andiamo a leggere. E in effetti sì, questa associazione che, in quanto ONLUS, fa il suo business su temi come “ambiente, sostenibilità, pace, giustizia economica, diritti e solidarietà”, sostiene che dal 2016 ad oggi le denunce per violenza a sfondo razzista sono triplicate: 27 nel 2016, 46 nel 2017 e 126 nel 2018. Se oltre alle violenze si aggiungono le offese a sfondo razziale, si arriva a circa 630 casi. Ma facciamo che le offese le scartiamo un attimo, considerato che l’ingiuria è reato depenalizzato, e visto che Lillina la cristallina ha parlato solo di atti di violenza.



Medaglia d’oro per la tolleranza e l’assenza di antisemitismo.


E’ dunque vero che sono triplicati, come dice lei? No, per niente. Perché “Lunaria” parla di denunce, non di condanne, che sa solo il cielo quante poche siano, al solito. In ogni caso, anche fermandoci alle per nulla significative denunce, siamo a una quantità talmente risibile di fenomeni da meritare all’Italia la medaglia d’oro per la tolleranza e l’assenza di antisemitismo. Cosa sto dicendo? Che su questo tema si è fatto lo stesso identico giochetto sporco che si fa regolarmente sul tema della violenza contro le donne e del “femminicidio”. Uguale uguale: molto rumore sul nulla.

Su quel nulla si è costruita di recente una Commissione che farà calare la sua scure, con la scusa del razzismo e antisemitismo, su siti, blog, profili social e magari pure testate giornalistiche e privati cittadini che critichino qualunque cosa non rientri nello schema del pensiero unico immigrazionista-gender-femminista. Nel caso a noi ben noto della violenza sulle donne, una simile mega-menzogna, ripetuta ossessivamente da anni (e dunque divenuta verità), produce da anni leggi repressive e discriminatorie “a sesso unico”, oltre a una criminalizzazione sistematica e strutturale contro un sesso soltanto, quello maschile.


Il cupolone affaristico-ideologico.


Insomma, è tutta una gigantesca menzogna, difesa a spada tratta, tra gli altri, da una giornalista che ha pure la faccia tosta di fingere di indignarsi perché Borgonovo parla di “emergenza costruita ad arte”. E se qualcuno avesse dubbi sul fatto che il tutto faccia parte di un disegno ideologico, di una piattaforma programmatica ben definita, di cui femministe d’assalto come Gruber sono meccanismi irrinunciabili, si vada a guardare da chi “Lunaria” trae legittimazione e quanti danno seguito alle sue rilevazioni.

Spulcia spulcia ci si imbatte in agenzie ONU, nel Consiglio d’Europa (quello della Convenzione di Istanbul), nell’UNAR. Tutti insieme sono il cupolone affaristico-ideologico che da anni ormai detta l’agenda della comunicazione e quella sociale, imponendo a ognuno binari di discussione pubblica obbligati e morti, opprimendo e reprimendo chiunque provi a far deragliare il treno su cui viaggiamo, lanciato da questi indegni falsificatori a velocità folle verso il degrado e l’autodistruzione.


Siamo noi che glielo lasciamo fare.


Dicevo all’inizio che il tema dell’articolo avrebbe toccato in modo tangente le tematiche tipiche del blog. Ed eccole dunque: una riflessione sulla nostra Lilli, che lamenta le “tre V” di noi maschiacci, ma non si degna nemmeno lontanamente di acquisire lei l’unica V che sarebbe richiesta dal suo mestiere, ossia quella della “Verità”. Ma una riflessione anche su come tutto si tenga, tutto sia collegato in modo ferreo e coerente, in un quadro dove i numeri minimi, siano essi i femminicidi o le violenze antisemite e razziste, sono il pretesto per grandi oppressioni, con l’appoggio di una propaganda di proporzioni mai viste in tutta la storia umana.

Ma, alla fine, non è questo il problema. Si tratta solo di gentaglia che fa il proprio gioco. Il vero problema siamo noi che glielo lasciamo fare.


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