Il bavaglio fascio-LGBT: ci risiamo

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lgbt bavaglioLa lobby LGBT riparte all’attacco, forte della maggioranza più che amica che si è impossessata del governo, facendo calendarizzare per domani la discussione in Commissione Giustizia alla Camera del disegno di legge n.569, detto “Modifiche agli articoli 604-bis e 604-ter del codice penale, in materia di violenza o discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere”. Più brevemente: “legge contro l’omotransfobia”. Una riedizione di quella presentata nella legislatura scorsa da Scalfarotto e poi accantonata per le proteste della società civile, ma che è riuscita a passare in forma di “test” al Consiglio della Regione Emilia Romagna.

Anche alla luce di quella prova di forza terminata col successo, il circo Barnum dei freak della sinistra riprova a imbavagliare qualunque impulso critico nei confronti della comunità LGBT e dell’ideologia gender di cui è portavoce, facendosi paladina dei diritti degli omosessuali. Le firme sotto il disegno di legge non lasciano dubbi sulla caratura politica della proposta: Annibali, Bersani, Boschi, Fiano, Lotti, Madia, Martina, Orfini, Paita, Pezzopane, Quartapelle, Serracchiani. Insomma un po’ tutto il peggio dei “radical” nostrani, quelli proni al politicamente corretto più violento e oppressivo, con cui si illudono di agguantare il consenso di un progressimo che sempre più assomiglia a un folle totalitarismo istituzionalizzato.


Pare la descrizione non dell’Italia, ma dell’Arabia Saudita.


La proposta di legge, leggendola nel dettaglio, dimostra bene questo assunto. Nelle premesse si dicono cose come (i corsivi sono miei): “l’esponenziale aumento nel numero e nella gravità di atti di violenza nei confronti di persone omosessuali e transessuali”. O ancora: “escalation dei crimini d’odio legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere, azioni di violenza inaudita“. Pare la descrizione non dell’Italia, ma dell’Arabia Saudita, dove in effetti gli omosessuali davvero non se la passano bene. Cerco allora conferme sui media di questa “violenza inaudita” e di quell’aumento “esponenziale” di casi.

Su Google News digito varie chiavi di ricerca: “violenza omofoba”, “violenza trans”, “violenza gay”, eccetera. Di italiano mi esce solo un video girato a Cagliari, fatto passare per violenza omofoba ma poi rivelatosi un fake (era anzi violenza molto etero: due ragazzi che facevano a botte per una ragazza). Per il resto, si trovano solo casi esteri: Polonia, Londra, Brasile. Oppure articoli di blog e siti arcobaleno italiani che autocertificano l’esistenza di violenze contro omosessuali e trans in aumento vertiginoso, il tutto senza uno straccio di prova tangibile, come nella migliore tradizione comune anche al femminismo. Si dirà: non è che i millemila casi finiscono tutti sui giornali. Certamente tutti no, rimane il problema che è difficilissimo scovarne uno, e non dovrebbe essere così se davvero si trattasse di un’emergenza dilagante.


Le premesse di questa legge sono fasulle e inconsistenti.


Insomma le premesse di questa legge sono fasulle e inconsistenti esattamente come le premesse delle norme sulla violenza contro le donne. Si propone in entrambi i casi una realtà inesistente, si impone un’emergenza che non c’è o è meno che minimale, ma che viene gonfiata ad arte. Il tutto per giustificare una legislazione che soddisfi la fame di privilegi e di iper-protezione di minoranze specifiche e garantisca un riscontro poi in termini di voti per i guitti che se ne fanno promotori. E’ il fascismo LGBT che si affianca a quello rosa, infastiditi entrambi da forme sempre più organizzate di dissenso verso le loro pretese bislacche e autoritarie. Indisponibili al confronto, perché sanno di essere interpreti di pulsioni ideali ingiustificate e dannose, optano ormai sistematicamente per il bavaglio o la censura.

Ecco allora che, nelle premesse e in modo esplicito nel breve articolato della proposta di legge, si cerca di agganciarsi a norme già esistenti concepite per contrastare fenomeni storicamente fondati e in buona parte ancora presenti. Ad esempio la “legge Mancino” che, seppure ampiamente discutibile sotto diversi aspetti, condanna giustamente l’espressione di ideologie antisemite o apertamente razziste e l’organizzazione di movimenti che a quelle ideologie si richiamino. Le lobby LGBT cercano di agganciarsi a quel carro, in modo da ottenere che, se è reato esprimersi o agire in termini antisemiti, debba esserlo anche esprimersi in termini di omotransfobia.


La decisione su cosa sia omotransofobo o no starà alla magistratura.


Il tentativo è dunque quello di equiparare la rara intolleranza omofoba a fenomeni dalle radici storiche e ideologiche incontrovertibili e davvero tragici. Priva di nobiltà com’è, trattandosi dell’esibizione pubblica della propria privata sessualità o del proprio “sentore sessuale individuale”, l’ondata LGBT cerca di acquisire una dignità di riflesso per raggiungere l’obiettivo del potere per il potere e della privazione di libertà di chi ha motivi e argomenti per criticarla. Per massima copertura non manca di citare, a questo scopo, anche le varie direttive e raccomandazioni europee e internazionali. Roba di nessun valore, com’è noto, per quanto tali organismi sono ormai palesemente caduti nelle mani dell’alleanza tra gruppi di potere arcobaleno, femministi e del politicamente corretto più parossistico.

Detto questo, la proposta di legge chiede semplicemente di inserire la dicitura “oppure fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere” in tutte le norme penali già in vigore per reprimere atti, dichiarazioni o organizzazioni apertamente razziste. E se già c’è il rischio di far passare per razzista ciò che è magari una legittima e circostanziata critica (ad esempio alle politiche migratorie), punendo magari col carcere chi si azzarda a pronunciarla, con questa legge si rischierà la stessa cosa criticando le tematiche-bandiera del movimento LGBT, ad esempio l’utero in affitto,  l’affido a coppie omosessuali, l’insegnamento di orrori gender in asili o scuole, o il rifiuto di chiamare un trans al femminile. La decisione su cosa sia omotransofobo (dunque da condannare) o no, starà alla magistratura, che al momento, come si sa, è in buona parte uno dei bracci armati di questo tipo di progressismo insensato e anti-futuro. In questo senso, potrebbe diventare la norma qui ciò che accade negli USA a a Jeff Younger, padre che, nel tentativo di impedire alla ex moglie pazza di far cambiare sesso al figlio James (7 anni), qualche giorno fa è stato messo a tacere da un tribunale, lasciando mano libera alla donna, già di suo protetta da politici “radical” e sostenuta dagli orridi media progressisti americani.


Come capitava nell’U.R.S.S. staliniano degli anni ’30.


Non solo: se questa legge passa, le follie che vediamo da anni nelle sentenze separative o sullo stalking o sui maltrattamenti, avranno luogo anche per motivi d’opinione sul tema dell’omotransessualità. Come capitava nell’U.R.S.S. staliniano degli anni ’30, dunque, ci sarà il concreto rischio di processi sommari causati dall’espressione del libero pensiero, come tale non conforme a un dettato generale deciso da una minoranza. Processi farsa dove lo stesso esercizio della libertà di opinione sarà assunto come una confessione di colpevolezza. E chissà, il passo successivo potrebbe essere l’inserimento dell’omotransfobia nel Codice Antimafia, un’assurdità già realizzata per lo stalking e i maltrattamenti in famiglia. Così oltre al carcere ci sarà anche la confisca preventiva dei beni. Un bel disincentivo per i critici dei deliri arcobalenati.

Questo è lo scenario sulla cui realizzazione domani si discuterà alla Commissione Giustizia della Camera. Un altro inciampo fascista e illiberale imposto al percorso di una società le cui componenti maschili e femminili e le loro relazioni sono già sotto una pressione conflittuale senza precedenti, e che non ha certo bisogno di leggi oppressive giustificate da una cinica e orrida finzione. E’ palesemente qualcosa che nulla ha a che fare con la sacrosanta e più severa tutela della sicurezza e dei diritti umani di tutti, a prescindere dagli orientamenti sessuali di ognuno. E’ qualcosa che va rigettato nel merito, nel metodo e per principio. Chi dunque volesse esprimere (educatamente) il proprio dissenso al primo firmatario della legge, On. Alessandro Zan, e al Presidente della Camera (anche attraverso questo form), è invitato a inviare la seguente email (io l’ho già inviata). Fatelo, prima che vi impediscano ulteriormente di pensare e parlare.

A: zan_a@camera.it; fico_r@camera.it

Oggetto: NO alla legge-bavaglio “contro l’omotransfobia”!

Testo: chiedo formalmente il ritiro del DDL 569 detto “contro l’omotransfobia” perché destituito di ogni fondamento nelle sue giustificazioni in premessa e palesemente orientato a imbavagliare la legittima e costituzionalmente tutelata libertà di opinione e critica. No a leggi oppressive per molti e di privilegio per pochi. No al fascismo arcobaleno camuffato da affermazione di diritti.


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