Il femminismo suprematista ed LGBT all’assalto della scuola

di Alessio Deluca – Si è parlato giovedì scorso della proposta di legge contro le molestie sessuali sul lavoro, ispirata ai deliri femministi da nacht und nebel della “Commissione sul femminicidio” presieduta da Valeria Valente. Scava scava si scopre che quella non è l’unica iniezione di veleno che si tenta di fare nel sistema linfatico della società. L’allegra Commissione in rosa ne ha pensata un’altra. E stavolta il bersaglio è la scuola. Là dove vengono formati i cittadini del futuro. Ovvero, secondo il pensiero distorto delle mandanti, là dove nascono i patriarchi violenti e oppressivi, che occorre castrare sul piano sociale fin da subito. Così nasce il DDL 1635, attualmente all’esame del Senato.

La proposta è semplice, quasi banale nella sua pericolosità: introdurre un’ora settimanale obbligatoria nelle scuole fino alle superiori di “educazione emozionale”. Si tratta, questa è la foglia di fico, di attività didattiche atte a stimolare il senso di empatia e compassione, nonché l’intelligenza emotiva negli allievi, come misura preventiva e di contrasto a fenomeni come il bullismo e il cyberbullismo. Non manca mai l’esperto di turno, quando si tratta di giustificare le mostruosità. Ecco allora tale Goleman a dire che tutte quelle belle cose “se apprese da bambini e adolescenti, sono in grado di condizionare positivamente tutta la vita di un soggetto”. Non solo: “non esistono bambini e adolescenti cattivi, ma solo bambini e adolescenti sentimentalmente analfabeti”. Dunque: insegnamogli a non essere cattivi.


Insegnare ai maschi a subire.


Ma come? E soprattutto cosa è davvero cattivo e cosa non lo è. Lì è il punto cruciale. Ed è lì che la “Commissione femminicidio” ha visto il pertugio attraverso cui inoculare il proprio veleno. Perché tra cose tutto sommato accettabili quali l’insegnamento del controllo di sé o dei modi per interagire positivamente con gli altri, viene inserita la necessità di insegnamenti che prevengano “comportamenti sociali a rischio, lesivi della dignità della persona, nella sfera privata, etica, religiosa, razziale e con particolare riferimento alla parità di genere”. Con l’ultimo inserimento scatta il meccanismo classico con cui non-discriminazioni vengono mescolate a discriminazioni realmente avvenute e dunque ripetibili. Per religione e razza si sono fatti sfracelli disumani, quindi ci sta che si insegni a evitarne altri. Ma la parità di genere?

La premessa è l’esistenza del famoso “patriarcato” che per secoli avrebbe oppresso e sminuito le donne. Una falsità assoluta ampiamente smentita da chiunque si occupi seriamente di storia. Mescolando quella bubbola con questioni storicamente più fondate e assai più dignitose, si cerca una legittimazione per riverbero, allo scopo di impostare i cittadini del futuro, ovvero i bambini e ragazzi di oggi, a una pacata sottomissione, a un incarnato senso di inferiorità e di colpa verso il genere femminile. Perché c’è dubbio che una proposta maturata nella “Commissione femminicidio” non intenda “parità” come predominio e privilegio femminile? No, dubbi zero. Ecco che allora è facile immaginare lezioni dove ai maschi forse si insegnerà a subire qualunque angheria femminile tacendo e a chiedere scusa in modo convincente anche quando si ha ragione. Anzi specie se si ha ragione. Più corsi applicati per evitare il mansplaining, il menspreading, il bodyshaming e tutto quell’armamentario da psicotici ossessivi che ben si conosce.



Spazzatura teorizzata in modo preciso.


lgbt scuolaMa attenzione perché su quel piano la porta si apre non soltanto alla tossina femminista, ma anche a quella gender, che già ha delle autostrade per appropriarsi di tutti i fondamentali meccanismi scolastici. E’ l’America, al solito, a suggerire quale delirio potremmo ritrovarci in casa a breve. Nel Wisconsin, ad esempio, è scoppiata una polemica, con annesse cause giudiziarie, perché una scuola induceva gli allievi a “cambiare sesso” dal lato del comportamento sociale in classe, anche senza il consenso dei genitori, naturalmente con la scusa a “educare alle differenze”. La policy era per di più quella di mentire ai genitori stessi, nel caso si fossero presentati a chiedere spiegazioni, se il bambino o la bambina voleva che la scuola mantenesse il segreto. La vicenda è emersa ugualmente e ora si va per carte bollate.

Si dirà: sono follie made in U.S.A., da noi queste cose non potrebbero accadere, che la scuola s’imponga alla famiglia non accadrà mai. Sbagliato, sta già accadendo. Oltre all’iniziativa (fortunatamente abortita grazie al coronavirus) delle drag-queen negli asili e nelle scuole di Roma, con tanto di patrocinio comunale, qualcuno ha creduto davvero che quella di Bonaccini sugli asili obbligatori dai 3 anni di età fosse una boutade? Sbagliato. Bisogna tener conto che le bestialità di quella parte politica non sono mai boutade, bensì spazzatura teorizzata in modo preciso. Se ne ha la conferma leggendo il “Quaderno 15 – Il coraggio di ripensare la scuola“, elaborato dal think-tank Treelle, una lobby della scuola e della formazione che detta le linee per l’istruzione del futuro. Indovinate? Il report dice che la scuola deve prendersi i bambini già dai 3 anni “per sottrarli alle influenze negative della famiglia e al familismo amorale“, “per formare il cittadino globale del futuro”. Ma soprattutto la nuova scuola di Treelle decide anche che scuola superiore far fare ai vostri figli e voi non potete mettere becco. E, naturalmente, inserisce nel suo nuovo progetto di scuola “l’educazione alle emozioni”. Ricorda qualcosa?


NO AI LOCALI GRATUITI ALLA CASA DELLA DONNA DI MILANO

(firma la petizione su change.org)

 


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