La storia di Alessio (nona puntata)

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Alessio parla. E non è un grande evento, ha cominciato a parlare già da un pezzo e a sette anni si esprime già come un ometto. E questo comincia a essere un problema aggiuntivo per chi, nel suo “superiore interesse”, vuole usarlo come arma. “Io credevo che erano tutti uomini”, dice la prima volta che si ritrova con papà Mauro. “Chi, puzzettone di papà?”. “I giudici!” risponde Alessio, stupito che babbo non lo capisca alla prima. Mauro sorride: “è vero, anch’io alla tua età credevo che erano solo uomini, invece sono anche donne, hai visto?”. “Sì sì… gli ho detto quello che mi ha detto mamma…”. Mauro ha un tremito e subito spera che Alessio non l’abbia sentito, visto che stanno passeggiando mano nella mano al parco. “Ah sì? In che senso, puzzettone?”, chiede al piccolo, cercando di mantenere il controllo.

Alessio parla. E dice a chiare lettere che quando papà è entrato nella stanza insieme a quegli altri due adulti (l’avvocato e l’assistente sociale), stava recitando a quelle signore giudici le cose che la mamma gli aveva insegnato a dire. Tutte, una ad una. Mauro gli chiede con gentilezza se gli va di ripeterle anche a lui. “No, la mamma ha detto che devo dirle solo ai giudici”, risponde il piccolo, serio serio. Mauro non insiste. D’altra parte è un dettaglio minimo, ci vuole poco a immaginare cosa Gaia abbia ammaestrato Alessio a dire. Il difficile sarebbe stato utilizzare questa condotta alienante nell’ambito del procedimento di lite tra lui e la madre di Alessio, per garantire a quest’ultimo di non stare più nelle grinfie di lei.


Dopo la sparizione del faldone è tutto possibile.


Difficile quello, ma difficile anche tutto il resto. Qualche giorno Mauro dopo riceve una telefonata dal suo avvocato: “riesci a passare un attimo? E’ arrivata copia del verbale di quella specie di audizione di Alessio”. Mauro si aspetta di tutto, compreso che abbiano verbalizzato qualche falsità. Dopo la sparizione del faldone è tutto possibile. “Guarda un po’”, gli chiede poi il legale, mettendogli sotto il naso la copia del verbale di quel giorno e un altro verbale precedente. Entrambi firmati dalla stessa giudice, quella che avrebbe chiesto di punto in bianco l’audizione del piccolo. “Noti niente?”. Mauro legge e rilegge ma non trova nulla di anomalo. Anche se in “avvocatese”, il verbale è corretto, non ci sono stranezze. “Guarda bene”, lo esorta l’avvocato, indicandogli nello specifico le firme dei due documenti.

“Ma sono diverse!”, si illumina Mauro, dopo averle esaminate con attenzione. “Sì, pare anche a me. Ce li hai i soldi per pagare un esperto grafologo? Costa un botto però”. Mauro pensa un po’: “no, non li ho ma li trovo se serve”. “Tutto serve, in queste situazioni”, gli dice il legale. La mazzata arriva: millecinquecento euro per un documento che certifica che sì, le due firme sono state vergate da mano diversa. E’ dunque molto probabile che la giudice che ha ordinato l’audizione di Alessio non sia la stessa che ha firmato il verbale di quella stessa audizione. Qualcun altro l’ha fatto per lei.

alessio grafologo


Si profila un vero e proprio conflitto.


Guardando il referto del grafologo, l’avvocato conferma: “ho un po’ chiesto ad alcune conoscenze in tribunale… nel periodo dell’audizione di Alessio, quella giudice era in ferie, in Cina”. Ormai la sensazione che qualcosa di poco chiaro stia avvenendo in tribunale sta diventando reale e angoscioso. Che succede in quegli uffici? Che c’entrano Alessio, Mauro, Gaia e la loro vicenda assurda? Non è difficile: da un lato c’è un’alcolizzata che aliena il figlio dal padre e non gli garantisce una vita serena e dignitosa, dall’altro c’è un uomo che si è reinventato padre, e l’ha fatto alla grande, con tutte le capacità, asseverate da ben due percorsi di verifica della capacità genitoriale, più un terzo in corso, di garantire al bambino una crescita equilibrata. Alle spalle fior di assoluzioni per le accuse farlocche presentate da Gaia, e di contro percorsi di disintossicazione da cui lei si è sottratta. Cosa osta all’affido e al collocamento del minore presso Mauro?

Qualcosa di grosso, gli confida una delle assistenti sociali che fino a quel momento hanno seguito la vicenda. Qualcosa di molto grosso. Si profila un vero e proprio conflitto. “Resti fra noi”, gli dice un giorno una di loro, “ma il cancelliere del tribunale, quello che avete visto andare via con la sua ex compagna in auto, ha preso di petto la nostra coordinatrice e…”. La donna esita, ha paura. Mauro la prega gentilmente di continuare, di non dimenticarsi che in ballo c’è il benessere di un bambino. “Ecco…”, riprende la donna, “il cancelliere ha detto testualmente alla nostra coordinatrice: non doveva interrompere l’audizione del minore, ora con lei apro una guerra“. Mauro è affranto. Si è sempre detto peste e corna dei servizi sociali. Lui fino a quel momento ha trovato professionisti attenti, saggi, misurati, seri. Una guerra tra tribunale e servizi sociali è l’ultima cosa che serve a lui e soprattutto ad Alessio.


A parti invertite un uomo sarebbe stato crocefisso.


Anche perché non ci vuole molto perché la guerra si ampli. E per qualche motivo lui stesso viene coinvolto. Sì perché il tribunale ancora aveva da evadere ben 38 querele che Mauro aveva depositato ex articolo 388 del Codice Penale: mancato rispetto del diritto di visita. Tutte a carico di Gaia: 38 querele che rappresentano un 5% delle volte che gli ha negato Alessio. A parti invertite un uomo sarebbe stato crocefisso dalla magistratura. Invece… Poco dopo la confessione dell’assistente sociale arriva una comunicazione all’avvocato di Mauro: tutte le querele sono state archiviate in blocco. Un colpo solo e zac! non esistono più. Motivo? Dice: “l’accordo tra le parti non è stato recepito dal Tribunale dei Minori”.

alessio archiviazione

Ma quale “accordo tra le parti”? Si trattava di un decreto esecutivo del tribunale civile! Come può un decreto esecutivo non essere recepito? L’avvocato di Mauro allarga le braccia. “Questa cosa è gigantesca per la sua irregolarità… non so che pesci prendere”. Fare opposizione all’archiviazione a che servirebbe? Se il decreto non è stato recepito, non è stato recepito, punto. Verrebbe archiviato tutto di nuovo. Anomalo, distorto, assurdo, ma è così. E se qualcosa si può fare, e a questo punto si deve fare, Mauro la farà. Così chiede appuntamento nientemeno che al Presidente del Tribunale dei Minori. Dopo di che attende. E mentre attende, Alessio parla ancora, svelando il probabile motivo per cui la guerra del cancelliere contro i servizi sociali ha finito per coinvolgere Mauro stesso. “Ieri siamo andati a prendere un gelato con mamma e Luigi”, dice il piccolo. Mauro sgrana gli occhi, respira profondo. “E chi è Luigi?”.



La scoperta è sconvolgente e spiega molte molte cose.


Lo dice con lo stomaco stretto. Non perché sia geloso, non gli importa nulla con chi si vede Gaia. Gli importa un po’ che uomo eventualmente Alessio è costretto a frequentare, quello sì. Ma a farlo tremare è un’altra cosa. Quel signor Luigi ha lo stesso nome di battesimo di una persona che conosce. Che conosce fin troppo bene. Ma non può essere, dai, è una coincidenza. Però, giusto per verificare, decide di fare qualcosa che non pensava avrebbe mai fatto. Si apposta davanti alla casa di Gaia per qualche sera. Alla terza vede finalmente il sig. Luigi, e ha la prova che quando si apre l’inferno le coincidenze non esistono mai. Questo pensa mentre vede salire le scale dell’appartamento di Gaia proprio lui, il cancelliere del tribunale, che di nome fa Luigi.

La scoperta è sconvolgente e spiega molte molte cose. Resta da capire se anche quella vada raccontata al Presidente del tribunale, che finalmente gli dà appuntamento. Una volta sedutogli di fronte, Mauro vuota il sacco. Tutto in una volta, dall’inizio alla fine, compresa la tresca che il cancelliere attualmente ha con la sua ex compagna, nonché madre di suo figlio. Confida nella sensibilità del Presidente e anche nel suo desiderio di evitare uno scandalo. Ma, fidandosi fino a un certo punto, ovviamente registra il colloquio.

Le voci sono state alterate per renderle irriconoscibili

C’è tanta umanità nello sfogo di Mauro. Un’umanità paterna profonda e frustrata. Il Presidente ascolta tutto con pazienza, senza scomporsi nemmeno di fronte alla questione della relazione del suo cancelliere con Gaia, ma nemmeno per il problema dell’alcolismo e della dipendenza da psicofarmaci della donna. Sembra impermeabile a qualunque bruttura, se si tratta di mettere in discussione la madre. Mauro negli ultimi cinque anni ha passato di tutto, sempre sotto attacco, privato spessissimo di Alessio. Il presidente, davanti all’ipotesi che Gaia sia davvero alcolista (ancora nutre dei dubbi, nonostante le ripetute relazioni dei servizi sociali???), non dice: le togliamo il bambino e lo diamo al padre. No, al massimo si manda la signora al SERT. Durante la registrazione si sente anche il presidente trasformarsi in Ponzio Pilato e dire “io non entro nel dettaglio”. E dove altro mai dovrebbe entrare un presidente di tribunale?

Le voci sono state alterate per renderle irriconoscibili

Mauro non nasconde nemmeno le diverse anomalie procedurali, nate probabilmente da un’azione non del tutto limpida messa in pratica dal cancelliere, il famoso Luigi. Il presidente qui vacilla. Lo si sente accennare a una difesa piuttosto inerme (“eh, ma noi…”, “guardi eeeehhh…”). Resta senza parole però di fronte all’evidenza che tutti quegli errori formali sono stati (che caso!) a senso unico, contro Mauro e basta, ma soprattutto contro Alessio, alla faccia dell’interesse del minore.

Le voci sono state alterate per renderle irriconoscibili

Il pregiudizio è chiaro, così come la tattica usuale. Nella realtà c’è una madre indegna e alienante che attacca il padre in ogni modo possibile e priva il figlio del suo diritto a frequentarlo. Nella lettura del presidente del tribunale, però, si tratta di “conflittualità genitoriale”, come se Mauro avesse qualche volta attaccato Gaia e non si fosse solo difeso. Anzi, allude, forse il problema è Mauro, che non tollera di sentirsi messo in discussione da denunce prive di fondamento! Poi il presidente apparentemente lo tranquillizza: si occuperà della questione. Ha un tono pacato e sembra davvero mirare a diminuire la tensione nella coppia. Ma il sottotesto è un altro e sulle prime Mauro non lo capisce. Dietro il violoncello della voce del presidente ci sono unghie che stridono su una lavagna: se i genitori non la smettono di litigare il tribunale dovrà trovare soluzioni per il bene del bambino. Ovvero: casa-famiglia e business correlato. In altre parole: Mauro si metta quieto e accetti la maternal preference del tribunale, rafforzata ora dalla relazione di un cancelliere con la sua ex, altrimenti il bambino non lo vede più nessuno dei due.

Le voci sono state alterate per renderle irriconoscibili

A Mauro il Presidente sembra sincero, non capisce subito il messaggio sottinteso alle sue parole. Il tutto viene verbalizzato in modo molto blando, con un testo inutilizzabile e poco fedele, ma Mauro non si stupisce: così si fa in quell’ambiente. Resta fermo sugli impegni che ha ascoltato, dunque affronta sollevato l’ultimo passaggio previsto dal suo terzo percorso di verifica dell’idoneità genitoriale: la visita in casa di servizi sociali e psicologhe, alla presenza del piccolo Alessio. E’ la terza volta che accade, appunto. In passato Alessio era più piccolo e in ogni caso è sempre andata bene. Ma stavolta, a sette anni, c’è un elemento in più, sempre lo stesso: Alessio parla. Parla alla grande. Mentre Mauro gironzola attorno a casa per non inquinare il colloquio del bambino con le specialiste, anche Alessio vuota il sacco, come forse non aveva mai fatto prima.

[Continua sabato prossimo…]


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