La vittoria di Laura Massaro è pura fantasia

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Laura Massaro

di Giorgio Russo – Della vicenda che vede coinvolta Laura Massaro, l’ex marito e il figlio, questo blog ha parlato, per bocca di Anna Poli, non molto tempo fa. Oggi la Massaro è diventata un simbolo, menzionata tra “le femministe dell’anno” e la recente sentenza in Corte d’Appello sul suo caso viene considerata da alcuni come una vittoria e una specie di caposaldo contro il nemico numero uno: l’alienazione parentale. Numerose commentatrici e politiche si sono sperticate, in questo senso, seguite a ruota come sempre dai mass media. L’entusiasmo dei negazionisti dell’alienazione parentale è stata così incontenibile da spingere il più improvvido di loro, il già citato in passato Andrea Mazzeo, a pubblicare sul suo brutto sito nientemeno che una “lista di proscrizione” di esperti, CTU, CTP e avvocati definiti come “pasisti”, cioè fautori della PAS. Una specie di “muro della vergogna”, per massimo zelo suddiviso per regione. Qualcosa che, se non è illegale, sicuramente è molto improprio.

A questo porta il fanatismo cieco e anche un pelo patologico: considerare quello che è un fatto, come si dirà alla fine dell’articolo, come una colpa, una macchia, un’onta, qualcosa meritevole della berlina pubblica. Una follia ispirata appunto dalla recente sentenza sul caso Massaro, propagandata come una vittoria epocale. Peccato che la verità sia un’altra. Non di vittoria si tratta, infatti. E basta fare ciò che nessuno, media inclusi, fa mai per rendersene conto: leggere le carte. Da nessuna parte, infatti, nella sentenza della Corte d’Appello si fa menzione esplicita o implicita all’alienazione parentale. La questione è trattata in modo diverso, molto giuridico e oggettivo. Laura Massaro ha in passato, secondo un canovaccio consolidato, denunciato l’ex marito per violenze assortite contro di lei e contro il minore. Il tutto con l’immancabile aiuto di alcuni importanti centri antiviolenza, il veleno strisciante che non manca mai in queste vicende. Come da copione, il marito è stato assolto da tutto.


Difficile scorgere margini di vittoria.


Il problema è che la Massaro non si convince di questo, dicono i giudici. Per lei l’ex marito è e resta un violento oppressore. Questa fissazione le impedisce di accettare e gestire correttamente la normale turnazione dell’affido, la induce a tenere il minore lontano dal padre, togliendogli il diritto ad averne uno. Questa non è alienazione parentale, però. È l’incapacità di una donna ad accettare la responsabilità e le conseguenze di accuse che i giudici hanno valutato infondate (come accade per altro nel 90% dei casi simili). E, data l’attenzione che la magistratura è addestrata a dare a queste casistiche, si può ben pensare che i giudici abbiano valutato per bene le accuse avanzate dalla donna.

Che poi la Massaro nel chiuso dell’ambiente domestico riempia la testa del bimbo di bugie atte a demonizzare il padre, ossia che metta in atto condotte alienanti, questo non è dato di sapere, e infatti i giudici non ne parlano. Parlano però della necessità di sottoporre la donna a un percorso psicologico che la aiuti a superare le sue convinzioni e a cessare di imporre un clima inquinato di malevolenza attorno al figlio. Ugualmente il piccolo da tempo dovrebbe seguire un percorso psicologico che lo metta in condizione di comprendere cosa stia accadendo e di accogliere finalmente la figura paterna, ma anche a questo la Massaro si oppone da tempo. Difficile in ogni caso scorgere margini di “vittoria” in queste indicazioni dei magistrati. Eppure tutto il fronte femminista esulta per la sentenza, addirittura elevando a simbolo la donna e il suo comportamento illecito (tale è il disobbedire alle ordinanze di un giudice).


Atteggiamenti pilateschi.


Giuseppe Apadula

Nella sentenza d’appello, poi, il tribunale in realtà si conforma alle tante altre sentenze su situazioni simili. Ovvero non si sofferma sul quadro generale, dove da un lato c’è una madre che necessita di aiuto psicologico, che ha avanzato accuse rivelatesi del tutto infondate, che appare poco equilibrata nel suo aggrapparsi alle pressioni mediatiche e ai cattivi consigli delle professioniste dell’antiviolenza per ottenere la sua giustizia; mentre dall’altro c’è un padre che è stato falsamente accusato, poi assolto e che è rimasto a lungo defilato, compreso in un pacato understatement protettivo per il bambino. Almeno fino a che, di recente, non ha deciso di uscire allo scoperto e di iniziare a sbugiardare un po’ di menzogne. E’ così che Giuseppe Apadula, l’ex marito di Laura Massaro, diffonde un comunicato stampa che mostra la “vittoria” di Laura Massaro per quella che è: una vittoria di Pirro, cioè una non-vittoria.

Quello che emerge dalla lettura della sentenza è infatti che il Tribunale non fa fino in fondo il proprio mestiere, ossia non dà ragione all’uno o all’altro, pur davanti a fatti oggettivi. L’appiglio è il solito: “conflittualità tra i genitori”. Fifty-fifty sulla bilancia della giustizia, anche se nella realtà i piatti sono tutt’altro che allineati. Atteggiamenti pilateschi frequentissimi nei tribunali civili italiani, un po’ per una prassi dominata totalmente dalla maternal preference (non a caso il minore viene comunque collocato dalla Massaro “per motivi di salute”, come se il padre non fosse in grado di curarlo allo stesso modo), un po’ perché intimiditi da pressioni mediatico-politiche tanto ben orchestrate quanto improprie. Diciamo pure sovversive. Roba che in un paese civile porterebbe direttamente davanti a un magistrato penale un bel numero di persone.


Giornalisti compiacenti e centri antiviolenza correi.


In questo caso, invece, quelle pressioni consentono a chi ha interesse a perpetuare questa situazione iniqua di gridare dai giornali e dalle tribune: “Laura Massaro ha vinto”, “battuta la falsità scientifica dell’alienazione parentale” (tra le strillone più convinte si segnala Valeria Fedeli). Sciocchezze: padre e madre hanno, esattamente come prima, sospesa la responsabilità genitoriale per decisione del giudice e il minore è affidato ai servizi sociali. Proprio quelli che vengono messi in fuga (videoripresi e poi derisi sul web) con l’utilizzo di giornalisti compiacenti e centri antiviolenza correi, schierati come un esercito a difesa della donna. Perché, dev’essere chiaro, sulla vicenda Massaro si gioca molto di più che una separazione coniugale con affido di minore. Importanti centri antiviolenza hanno impegnato grandi risorse, i maniaci anti-PAS hanno scommesso tutto sul “caso Massaro”. Se emerge una verità capace di bucare la propaganda o se, peggio ancora, la giustizia iniziasse a fare bene il proprio mestiere, il risultato sarebbe un crollo devastante, un danno irreparabile sia per la reputazione dei centri antiviolenza (perché, sebbene appaia ridicolo, ne hanno una…), sia per tutta la corrente anti-PAS. Uno scenario che tutto il circo freak coagulato attorno alla Massaro e i suoi protettori politici vogliono ovviamente evitare a ogni costo. Con ciò si spiega l’incredibile potenza di fuoco (di bugie e mistificazioni) utilizzata ad ogni livello su questa vicenda.

Ma i fatti restano i fatti. Dunque si rimane in attesa che la Massaro cominci finalmente il percorso psicologico richiesto dai giudici e consenta anche al figlio di fare il proprio percorso per esercitare il proprio diritto ad avere un padre. E mentre si attende che una donna ottemperi a una sentenza, l’alienazione parentale (quella vera) è stata inserita, nel silenzio dei media, nell’undicesima edizione dell’International Classification of Diseases dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ossia ha avuto pieno riconoscimento, piaccia o meno ad Andrea Mazzeo e alle sue liste di proscrizione, ai suoi simili e a tutto il fan-club di Laura Massaro. In conclusione, e in attesa delle contromosse dell’ex marito, cui deve andare tutto l’appoggio possibile, al momento serve solo una gran faccia di legno per dire che Laura Massaro ha vinto.


 

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