Liliana Segre, i “motivi familiari” e la mordacchia

liliana segre
La Senatrice Liliana Segre

Ho atteso qualche giorno prima di esprimere un’opinione sulla Commissione Segre, approvata dal Senato giovedì scorso, perché volevo prima riscontrare quali fossero le reazioni e le riflessioni diffuse sui media e presso l’opinione pubblica. L’idea che me ne sono fatto è che la Senatrice Liliana Segre abbia impersonato i “motivi familiari”. Sì, proprio la formula che lo studente poco diligente utilizza per giustificare di non aver fatto i compiti o di non aver studiato o di essersi assentato quand’era prevista una sua interrogazione.

E’ una formula che zittisce il professore. Egli vorrebbe dire al giovane che è un asino, fargli notare che la sua è una palese copertura, magari dargli pure un quattro, ma non può. Metti caso che i “motivi familiari” siano reali, che sia morto un parente o cose simili… Non si può sapere, il professore non può indagare, dunque tace e se ne sta della giustificazione. L’intestazione della Commissione alla Senatrice Segre ha la stessa funzione. Vorrai mica contestare l’iniziativa presa da una persona di sesso femminile e di religione ebraica che ha avuto la fortuna di scampare a un campo di sterminio?


Alcune cose oggettivamente tornano poco e altre non tornano affatto.


Ecco allora che le opposizioni ipocritamente si astengono, invece di votare esplicitamente contro, sopportando critiche successive dove (è ovvio) l’accusa di antisemitismo aleggia pericolosamente. Ma ecco soprattutto che l’intero dibattito sulla Commissione si impernia su elementi assolutamente superficiali: la sua prima firmataria, appunto la Senatrice Segre, le reazioni prudentissime delle opposizioni che buttano tutto in tattica di partito, e poco altro. Esibendo il nome di un’anziana signora che in gioventù ha guardato negli occhi l’orrore, la peggiore politica si garantisce così di poter mettere a segno un colpo basso, senza che nessuno possa fiatare.

Parlo di colpo basso perché alcune cose oggettivamente tornano poco e altre non tornano affatto nel processo che ha portato all’approvazione della Commissione. Si è parlato ad esempio di 200 messaggi d’odio razziale e antisemita indirizzati proprio alla Senatrice Segre. Che però non ha alcun profilo social e ha candidamente ammesso a “La Stampa” di non sapere nulla di quei messaggi. Nessuno dei quali è stato né pubblicato, anche solo a titolo d’esempio, né si ha notizia che qualcuno degli autori sia stato perseguito penalmente, sebbene una legge (25 giugno 1993, n. 205, cosiddetta “Legge Mancino”) lo consenta.


Un’impenetrabile cortina fumogena.


Jo Cox

Senza contare il parossismo della cifra: sfido chiunque a trovare 200 messaggi antisemiti al giorno indirizzati a una persona sola. Sono certo che è impossibile, per lo meno in Italia. L’unica che forse ne ha collezionati così tanti è Laura Boldrini, ma di insulti generici e non antisemiti o razzisti. E infatti sotto la sua regia nel maggio 2018 era stata proposta (e poi bocciata) l’istituzione di una commissione “contro l’odio”, intestata alla parlamentare progressista inglese Jo Cox uccisa da un presunto (non è mai stato accertato che lo fosse) nazionalista inglese, tale Thomas Miar, oggi all’ergastolo.

Il DDL Segre istitutivo della Commissione approvata cinque giorni fa è l’esatta fotocopia del DDL del maggio 2018. Buttata fuori dalla porta, Boldrini e la sua proposta sono riuscite insomma a rientrare dalla finestra posizionandosi sulle spalle di un’anziana ebrea scampata al nazismo. Una figura talmente gigantesca da coprire alla vista l’impresentabile, come la definisce “Il Giornale”, ex Presidente della Camera e le sue altrettanto impresentabili idee. Una foglia di fico che, assieme ai mai visti 200 messaggi giornalieri d’odio e a un’ondata retorica senza precedenti, assomiglia tanto a un’impenetrabile cortina fumogena alzata per nascondere qualcosa, oltre che per indurre l’opinione pubblica all’accettazione dell’iniziativa.


Il DDL va letto con estrema attenzione.


Dopo aver spulciato quotidiani e siti, a quattro giorni dall’approvazione della Commissione ancora non ho trovato chi ne commenti il DDL istitutivo. Che nessuno lo faccia sono certo che sia un altro passaggio di una calcolata strategia di comunicazione. Una strategia subdola e apertamente in malafede, coerente con le premesse. Il DDL invece va letto con estrema attenzione, perché è l’ennesimo esempio di come oggi vengano proposte normative non necessarie, anzi dannose, ma coerenti con interessi politici specifici. Esso è composto da una premessa di quattro pagine, dove si dovrebbe spiegare perché una tale iniziativa è necessaria, più altre tre pagine dove sono presenti i tre articoli della legge.

Non serve una lettura particolarmente attenta, l’anomalia sta là, chiara chiara, proprio nella sequenza premesse-articolato. Nelle prime si dice qualcosa di sacrosanto: razzismo, antisemitismo, xenofobia sono pulsioni che storicamente hanno prodotto stragi disumane. Occorre guardarsi da quelle pulsioni, monitorare che non prendano di nuovo piede, bloccarle e punirle. Ci sono 6 milioni di morti a chiederlo, ma non solo. C’è un’ideologia che condanna l’ebraismo dalla crocifissione del Cristo in poi, un antisemitismo storico che attraversa i secoli toccando Shakespeare, passando per l’affaire Dreyfus fino all’estremo dell’orrore della Shoah. Un estremo perché il nazismo seppe dare all’antisemitismo una sistematizzazione ideologica e organizzativa mai vista in precedenza, che è poi ciò che distingue l’Olocausto da stragi numericamente paragonabili, se non superiori, come quelle degli indiani d’America, del popolo armeno o del popolo russo sotto il sovietismo e altri.



Dire che gli ebrei o gli africani o gli islamici sono inferiori (e dunque vadano perseguiti e sterminati), non solo è orribile, è peggio: non è vero.


In altre parole: antisemitismo, razzismo e xenofobia hanno tutte le carte in regola per finire sotto l’occhio di un legislatore che voglia attentamente monitorare affinché quel tipo di odio non torni a far danno. Iniziativa giusta, se si vuole, anche dal lato logico: esistono persone per bene e persone per male, onesti e disonesti, intelligenti e stupidi e così via. Quand’anche i possessori di caratteri negativi si associno, non è mai legittimo attribuire le loro caratteristiche a un intero popolo, etnia o religione. Dire che gli ebrei o gli africani o i vietnamiti o i buddisti o altro sono inferiori (e dunque vadano perseguiti e sterminati), non solo è orribile, è qualcosa di peggio: è falso.

Non c’è dubbio dunque che le premesse del DDL Segre siano sacrosante, anche quando si richiamano a convenzioni o raccomandazioni internazionali emesse da soggetti deboli e controversi, come l’onnipresente Consiglio d’Europa. Poco importa, parla la Storia, e in questo senso è corretto che le premesse del DDL citino almeno diciotto volte la parola “razzismo”, sette “xenofobia”, cinque “antisemitismo” ed “etnia”, più altri derivati similari (“antigitanismo”, “etnofobia”, eccetera). In realtà nel mucchio si mettono anche concetti forse meno limpidi e più fraitendibili come “nazionalismo” e “intolleranza”, ma nel complesso il cuore delle premesse è solidamente ancorato a esperienze storiche incontrovertibilmente devastanti, che non possono e non devono mai più riecheggiare nelle parole o nelle azioni di nessuno.


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Primo problema: razzismo, antisemitismo, xenofobia sono già oggetto di diverse leggi repressive in Italia, a partire proprio dalla Legge Mancino. E una legge, in linea di massima, è ben più efficace di una “commissione parlamentare”. Non solo: si tratta di fenomeni sicuramente presenti in Italia, ma in una proporzione davvero minimale se paragonati a fenomeni analoghi di altri paesi europei e ancor più extraeuropei. Stanti così le cose, ossia fermandosi alle premesse, la Commissione Segre sarebbe solo un modo per ribadire una (sacrosanta) posizione di principio, e forse un modo per segnare una linea di demarcazione politica verso avversari che talvolta “giocano”, pure un po’ troppo, con talune pulsioni razziste popolari (dettate però da condizioni materiali e sociali, non da impianti ideologici codificati).

Tutto bene quindi? Per niente. Anzi: tutto male. Perché nel passaggio dalle premesse all’articolato succede qualcosa di imprevisto, di cui non ho ancora sentito nessuno parlare. L’articolo 1, comma 1, dice infatti che si istituisce la Commissione d’indirizzo e controllo contro “fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza nei confronti di persone o gruppi sociali sulla base di alcune caratteristiche quali l’etnia, la religione, la provenienza…”. Fin qui tutto bene, diciamo pure tutto perfetto. Se non fosse che l’elenco non si ferma alla provenienza, ma continua: “…l’orientamento sessuale, l’identità di genere o di altre particolari condizioni fisiche o psichiche”.


Fermi tutti: cosa c’entrano le ultime tre condizioni?


Fermi tutti: cosa c’entrano le ultime tre condizioni con l’antisemitismo, il razzismo e la xenofobia? Vero, in passato taluni orientamenti sessuali sono stati perseguitati, ma non esiste un’ideologia codificata che ne promuova lo sterminio e che si sia organizzata in tal senso. Nel Medio Evo, epoca di fanatismi religiosi, si bruciarono sul rogo molti omosessuali, colpevoli di un reato definito secondo dettami dogmatici come “sodomia”; i nazisti dal canto loro perseguitarono, gasarono e uccisero un gran numero di gay e disabili, è vero, ma fu un portato secondario orientato all’eugenetica di un’ideologia già folle di per sé, comunque concentrata e imperniata sull’antisemitismo. Insomma i precedenti, per quanto tragici e orribili, non giustificano l’aggiunta di quelle tre categorie, stante oltre tutto la loro vaghezza (cosa diavolo è l’identità di genere?).

Se ricostituisco il partito nazista e pubblico pamphlet dove inneggio a un nuovo sterminio della razza ebraica, se fondo un nuovo Ku-Klux-Klan e organizzo spedizioni per massacrare persone di colore, io pretendo, io esigo che lo Stato mi acchiappi, mi faccia pelo e contropelo sbattendomi in galera finché non passo a miglior vita. La Commissione Segre però, con quelle tre aggiunte, non intende limitarsi a quello. Intende riservarmi lo stesso trattamento se dico che le coppie omosessuali non hanno diritto di devastare vite altrui acquistando ovuli e affittando uteri di poveracce per soddisfare il capriccio di un figlio che la natura non ha previsto gli sia concesso. Idem se mi rivolgo a una persona transessuale usando pronomi maschili e non femminili, ovvero se dico la verità a dispetto di ciò che quel soggetto pretende di impormi in termini di linguaggio. Idem se dico che sono contro la sessualizzazione precoce dei bambini per indurli a essere “sessualmente liquidi”. Idem se dico a una persona obesa che è grassa e dovrebbe dimagrire o che le operazioni di chirurgia estetica cui si è sottoposta le hanno reso il volto grottesco (questo significa quel “violenza… sulla base di altre particolari condizioni fisiche o psichiche” dell’art.1 comma 1). Tutte opinioni, queste ed altre simili, libere, legittime, non violente e suffragate da ampie argomentazioni e dati, che però il DDL istitutivo della Commissione Segre equipara al negazionismo della Shoah o all’apologia del razzismo.


Uno strumento di condizionamento della libertà.


Altro di interessante l’articolato non contiene, se non il ridicolo e ossessivo appello alla pari rappresentatività di uomini e donne all’interno della Commissione. Con queste caratteristiche, dunque, di fatto non si tratta, a dispetto delle premesse, di una Commissione contro l’odio antisemita, xenofobo o razzista, bensì di uno strumento di condizionamento della libertà in generale e di quella di parola in particolare, sotto una molteplicità di altri aspetti. Molti dei quali cruciali, perché attengono alla verità dei fatti: se è vero infatti che è esistito l’Olocausto, che non esistono caratteri comuni di etnie o popoli che li rendano inferiori e ne giustifichino lo sterminio, non è invece vero che, ad esempio, un uomo che si senta donna (o viceversa) diventi per ciò stesso automaticamente una donna e come tale vada trattato. Quelle tre aggiunte, insomma, tra le altre cose istituzionalizzano la menzogna, la impongono additando chi la contesta come portatore d’odio. Con l’obiettivo di farlo tacere.

La Commissione Segre è dunque un’iniziativa neutra sotto il profilo della lotta all’antisemitismo e affini, ma effettiva (e negativa) sotto il profilo dell’ideologia boldriniana e di tutto quel progetto folle di società che il boldrinismo e affini porta con sé. Diciamolo però, anche per non essere accusati di mirare a una persona sola: Boldrini di per sé conta poco o nulla. A contare è il gigantesco apparato ideologico-organizzativo che ha alle spalle, di cui si fa metastasi, e che ha come esito la censura, il ludibrio pubblico per chi oppone argomenti concorrenti più efficaci e forse anche la repressione. Ci sono prove di questo. Per lo meno indizi: la Commissione Segre è stata infatti anticipata da alcuni ballon d’essai non casuali. Nulla è casuale quando si punta all’oppressione.


La Commissione Segre è il traguardo atteso da tempo.


bavaglioMi riferisco ad esempio al noto (e unidirezionale oltre che fasullo) “odiare ti costa“, alla recente circolare del Capo della Polizia Gabrielli che vieta sostanzialmente agli agenti di polizia di utilizzare i social, più le tante conferenze, presentazioni o convegni impediti o boicottati (Francesca Totolo, Fausto Biloslavo, la casa editrice Altaforte, più in piccolo anche il sottoscritto…). O ancora la chiusura arbitraria di specifici profili social (Casa Pound, Fratelli d’Italia), in aggiunta a leggi come quella regionale sulla omotransfobia della Regione Emilia Romagna, o l’altro DDL sullo stesso argomento (a sua volta identico al bocciato DDL Scalfarotto), impostato in modo mistificante come il DDL Segre e in attesa di essere approvato da questa pericolosissima maggioranza parlamentare. Per non parlare dei recenti interventi di inquinamento del mercato da parte delle forze femministe sovversive unite (contro CarrefourTrenitalia).

In quest’ottica, la Commissione Segre, fotocopia della fallita Commissione Cox, è il traguardo atteso da tempo: raccoglie in sé tutti i precedenti tentativi falliti di orientare e censurare le opinioni concorrenti al pensiero unico e tutti i piccoli esperimenti più o meno di successo realizzati in precedenza. Il risultato della somma è un bavaglio strutturale a idee e argomenti non conformi, con l’apposizione dello stigma dell’odio, di volta in volta declinato a seconda delle convenienze come fascista, antisemita, omofobo, razzista, maschilista eccetera. Un bavaglio ottenuto con l’inganno, con una preparazione mediatica martellante, con la copertura di una figura pubblica incontestabile come i “motivi familiari” a scuola, e infine con una legge (e una Commissione di natura politica) che devia dalle sue stesse premesse, infilando in un contesto specifico tematiche che con quel contesto non hanno nulla a che fare. Una presa in giro per tutti i cittadini e una ferita mortale alle libertà costituzionali.


Oggi è la politica a decidere chi sono i buoni e chi sono gli odiatori.


Con la Commissione Segre, infatti, come ha segnalato correttamente Nicola Porro, non è più la magistratura a decidere se qualcuno diffama qualcuno, se un individuo sparge odio sotto forma di xenofobia, antisemitismo o razzismo, bensì è la politica a decidere chi sono i buoni e chi sono gli odiatori. Saranno i componenti della Commissione Segre a definire cosa può entrare nella competizione delle idee e cosa no, ma anche quali parole potranno essere usate e quali no. L’ampliamento della tematica oltre l’ambito preciso e circoscritto dell’antisemitismo agli argomenti “di genere” questo ottiene. Una volta entrata in funzione, ci si attenda dunque, per iniziativa della Commissione, magari con l’accompagnamento di mirate campagne stampa delle varie pravde nostrane, una graduale chiusura di profili social, siti o blog “promotori di odio”, ovvero di idee non violente, argomentate ma antagoniste a quelle del pensiero unico. Nel suo piccolo, questo blog, insieme a tanti altri più grandi e importanti, sarà di certo incluso nella purga e non si conteranno i tentativi di farlo chiudere, insieme ai suoi supporti social. In questo senso sto già prendendo delle contromisure, ma è indubbio che sarà una guerra di resistenza all’oppressione, per me come per tanti altri assai più autorevoli di me.

In questa lunga disamina però manca ancora una riflessione. Perché una persona sicuramente saggia, per età ed esperienze di vita, come la Senatrice Liliana Segre si è prestata a questo gioco? O meglio, l’ha fatto in buona fede, senza accorgersi dei tratti goebbelsiani che altri avevano dato alla sua proposta, oppure ne è pienamente conscia? Leggendo la sua già citata intervista su “La Stampa”, si nota come Segre ami rappresentarsi come ingenua e un po’ disorientata da giochi e giochetti della politica. Per lei una commissione contro l’odio dovrebbe essere buona a prescindere, per antonomasia, per questo si mostra stupita e un po’ delusa per le astensioni e i distinguo di alcuni. Dalla sua posizione di donna di religione ebraica, anziana e sopravvissuta alla Shoah, mette in campo un candore e una semplicità che oggettivamente non possono che attirare empatia, reverenza e fiducia.


Aspetto già pronto a offrire i polsi.


manetteIo provo empatia per il suo terribile vissuto personale e mi accosto alla sua figura con la dovuta reverenza, ma non le concedo fiducia. Io non le credo. Perché dubito che una persona di cultura ed esperienza come lei non si sia accorta dell’aggiunta furbesca nella legge di fattispecie che con l’antisemitismo e la xenofobia non hanno nulla a che fare. Non serve chissà cosa per rendersene conto, basta saper leggere. Si dirà: probabilmente, pur di far passare una proposta che la Senatrice per ovvi motivi sente molto, avrà accettato in buona fede qualche integrazione proveniente dall’esterno, anche se fortemente impropria. Di nuovo: non ci credo. Chi ha vissuto sulla pelle gli effetti di una devastante propaganda ideologica non può (non deve) accettare compromessi che diano spazio allo stesso tipo di propaganda.

E se ancora così non si vede più di un’ombra sulla buona fede della Senatrice Segre, si consideri com’è corsa a Repubblica a raccontare a modo suo la telefonata che, per rispetto e per spiegare i motivi dell’astensione di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni le ha fatto. Una comunicazione sicuramente deferente e articolata, che Segre ha ridotto a una frasetta buona per etichettare subito la leader politica avversaria come una pericolosa fanatica (qualcuno dice che sia stata Repubblica a manipolare il resoconto di Segre: non mi stupirebbe, trattandosi di Repubblica, tuttavia al momento non ho letto smentite da parte della Senatrice, cui dunque va attribuita quella subdola semplificazione). Dunque no, sorella Liliana Segre, io non ti credo e non credo nella ingenuità di cui mi vuoi convincere. Questo, a dispetto di ogni argomento o ragionamento che ho portato finora, farà di me probabilmente, per lei, per i componenti della sua Commissione e per i media al guinzaglio, un odiatore antisemita, omofobo e maschilista. Ebbene, nel caso è facile trovarmi, e aspetto già pronto a offrire i polsi. Di certo, date le premesse, nessuno avrà remore a stringerli in ferri o ad apporre a me e ad altri la mordacchia, perché è evidente che chi ispira e produce leggi e commissioni del genere è convinto che il suo Dio, quello della censura e dell’oppressione, sia con lui. Peccato che su quel Dio la Storia abbia già sentenziato da tempo e più volte.


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