Linkiesta alle prese con la distopia dell’antipatriarcato

linkiesta logoVengo colpito da un recente pubbliredazionale del sito Linkiesta. Lo chiamo pubbliredazionale perché così si chiamano le pubblicità camuffate da articolo. In questo caso la pubblicità la fa tale Andrea Fioravanti, che intervista Maura Gangitano e Andrea Colamedici, entrambi “filosofi divulgatori” (???) e autori del libro “Liberati della brava bambina”. Che libro sia lo dice già il titolo: una delle tante scorie del buco nero in cui è finita l’editoria italiana come ho già illustrato martedì. L’esito dell’intervista de Linkiesta ai due autori è comunque interessante, perché il loro libro pare avere il tono di un saggio, ma a leggere i loro punti di vista potrebbe essere anche un romanzo distopico-fantascientifico.

In teoria il libro racconta la storia di otto donne che si sono ribellate all’oppressione degli stereotipi maschili (miiii che novità!) e le riflessioni degli autori in merito sono illuminanti: “in Italia le donne vengono criticate qualunque cosa facciano”. Ah sì? Dove, quando? Boh… Insomma già l’assioma di partenza è arbitrario, la prova a sostegno è anche peggio. Si cita Chiara Ferragni come primo esempio: è bella, imprenditrice, felice, più famosa del marito, e per questo tutti la odiano. A me risulta che sia una delle influencer più potenti al mondo e forse la più potente in Italia, dunque non mi pare così biasimata. Certo, c’è chi la critica per il fatto di fare un mucchio di grana senza sostanzialmente produrre nulla, ma più che una critica a Ferragni è una critica al sistema che produce fenomeni come il suo. Tuttavia Linkiesta se ne sta, non fa domande, e così ogni appiglio è buono per affermare il piagnisteo e dare ragioni per comprare un libro “che fa giustizia”, giusto?


Potrebbe essere anche un romanzo distopico-fantascientifico.


Eppure secondo gli autori noi uomini siamo infastiditi perché vediamo Fedez occuparsi del figlio e Ferragni fare grana. Non pretendo di rappresentare tutti gli uomini, per carità, ma io non mi sento affatto infastidito, e sono certo di non essere l’unico. Anzi, mi viene da dire: finalmente! Ma per rafforzare il concetto si cita allora Greta Thunberg, con tutto il piagnisteo per i dileggi che la piccola svedese riceve in rete e la lamentazione snowflake legata alla sua sindrome di Asperger. Ma anche lì siamo fuori strada mi sa: nella normalità delle cose, di cambiamento climatico tutti vorrebbero sentir parlare scienziati accreditati nella comunità scientifica internazionale e non una, seppur volenterosa, ragazzina. Questo varrebbe anche si trattasse di un ragazzino. E di nuovo la critica non è alla persona, tanto meno alla donna, ma al sistema. Tuttavia Linkiesta se ne sta, non fa domande, e così ogni appiglio è buono per affermare il piagnisteo e dare ragioni per comprare un libro “che fa giustizia”, giusto?

Gli autori poi si lanciano a criticare la tradizione culturale “patriarcale” occidentale, citando la cultura greca. Si concentrano sulla figura di Elena di Troia, rivendicandone le scelte devianti come simbolo di libertà: “Elena insegna che bisogna costruire una vita autentica anche se imperfetta, perché dobbiamo essere in armonia con ciò che siamo”. Ci vuole una profonda ignoranza storico-letteraria per dire una cosa del genere. Perché a ben vedere la “vita autentica e imperfetta” derivante dalle scelte di Elena, così essenziali nella chiave di lettura dei due “filosofi”, ha condotto a una carneficina di uomini, o androcausto come sarebbe corretto chiamarlo, in un’epoca dove la donna non deviante, ovvero capace di armonizzarsi con il resto della comunità, era divinizzata. Tanto che è una dea, Atena, a dare il nome a una delle città simbolo di quel periodo storico, appunto Atene. Tanto che non mancano archetipi di coppie innamorate e felici (Priamo ed Ecuba, Ettore e Andromaca, Alcinoo e Arete, Ulisse e Penelope). Da un lato dunque l’ordine funzionale alla convivenza positiva è visto come oppressivo, dall’altra è esaltata l’entropia distruttiva, da realizzarsi sotto la specie della propria femminea realizzazione personale. Anche qui Linkiesta se ne sta, non fa domande, e di nuovo ogni appiglio è buono per affermare il piagnisteo e dare ragioni per comprare un libro “che fa giustizia”, giusto?


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Una carneficina di uomini, o androcausto come sarebbe corretto chiamarlo.


Nel mucchio poi viene messo di tutto e di più: le democratiche americane Alexandra Ocasio-Cortez e Hillary Clinton, l’una impresentabile per le cose che pensa e dice, l’altra per ciò che ha pensato, detto, fatto e non fatto. Ma no, la versione è che siano criticate inquantodonne, dunque: comprate il libro! Anche perché, dicono gli autori, contribuirà a cambiare mentalità e a crearne una nuova. Quale? Quella che cancellerà l’esistenza del maschio alfa e piegherà tutti coloro che non riescono ad essere maschi alfa ad “ascoltare le proprie emozioni”, dicono gli autori. Che vuol dire? Essendo gli uomini “in una fase di transizione dal patriarcato” (non ridete, per favore!), tutte queste legioni di incapaci a essere “alfa” in sostanza si affideranno alle donne, lasceranno fare a loro, che sono tutte già oltre, già nel futuro, hanno già capito tutto. In questa direzione vanno film e cartoni animati di oggi, dove finalmente le protagoniste sono femminili. Certo, incassano poco o nulla al botteghino, ma vabbè, lì bisogna ancora lavorarci: arriverà  presto l’obbligo per legge ad andare a vedere quelle favole-polpettone pochissimo credibili.

Insomma sono questi gli articoli che fanno male e ridicolizzano il giornalismo. Così come sono questi i libri che fanno male alla cultura generale e ridicolizzano la reale necessità di trovare un punto di incontro per innescare una nuova generazione di uomini e donne. Entrambi, giornalismo e letteratura, dovrebbero smettere di cedere alla tentazione di raccontare un mondo che non c’è, una realtà esistente solo come premessa per il corretto ed efficace placing sul mercato di determinati prodotti. Non per altro, ma perché fare violenza alla storia e inquinare le relazioni umane è una strategia di marketing che porta conseguenze sul lungo periodo ben più in perdita degli utili derivanti oggi. Per evitare quel tipo di deriva occorre mettersi al lavoro oggi. E tra le tante cose da fare, due in particolare voglio segnalare: non cliccate e non leggete articoli come quello de Linkiesta. E soprattutto non comprate libri come quello di Gangitano e Colamedici.


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