Lo stupidario mediatico del 25 novembre

Dopo una lunga escalation preparatoria, nel fine settimana che ha preceduto la giornata di oggi, dedicata alla lotta contro la violenza sulle donne, i mass media hanno dato il meglio di sé nel proporre all’opinione pubblica ogni genere di sciocchezza che apparisse una variazione sul tema saporita e acchiappa-click. Diversamente dagli anni passati, quest’anno si è davvero superato il limite del grottesco, segno che chi si occupa della propaganda su questo fenomeno sta raschiando il fondo del barile per riuscire ad attivare l’emotività del pubblico. Che, per parte sua, è sempre più saturo e consapevole che certi eccessi non possono non nascondere qualcosa di losco.

Ho raccolto alcune di questi parossismi in un breve stupidario, perché presi uno ad uno, e inquadrati nelle reali dimensioni del fenomeno, certe notizie sembrano quasi delle prese in giro, caricature grottesche in una gara a chi la spara più grossa, a chi scova la notizia che attira più click, basta che si parli di donne, violenza, eccetera. Ecco allora che il Corriere della Sera, sempre attento a mettere articoli che parlano di violenza sulle donne vicino a pubbliredazionali sulla moda, ci informa che esiste anche un “fashion antiviolenza“. Un gruppo di donne che raccatta scampoli, ne fa degli abiti e milita in favore della difesa delle donne. Non ci sono foto dei capi, nell’articolo, ma viene da pensare che siano “antiviolenza” perché talmente brutti da tenere lontani i malintenzionati. Chissà.


Le città italiane sono misogine.


Il Messaggero, anch’esso da sempre in prima linea nell’alimentare la narrazione tossica dell’antiviolenza al femminile, non è da meno. Contribuisce allo stupidario pubblicando allora un articolo dove si sostiene che le città italiane sono misogine, perché hanno poche strade intestate a donne. E non è una cosa buttata lì, fior di associazioni hanno fatto una ricerca approfondita, con tanto di mappe. Se qualcuno si chiedesse come vengono spesi i soldi pubblici che costoro ricevono, ecco la risposta: per giocare con Google Maps e negare il fatto che in gran parte dei casi le vie sono intestate a patrioti ammazzati per la libertà in diverse epoche. Quelle epoche definite patriarcali, ma così tanto patriarcali da far sbudellare solo uomini nei conflitti lasciando le donne il più delle volte al sicuro.

Non temete, c’è di peggio. Huffington Post, forse preoccupato per non essere riuscito a diffondere abbastanza sciocchezze sul tema in voga in questi giorni, alimenta lo stupidario scovando una ricerca nientemeno che di “Skuola.net-Osservatorio Nazionale Adolescenza“, i cui risultati sono davvero sconvolgenti. Quando li ho letti ho pure pensato di chiudere il blog e ammettere che ho sempre avuto torto. “Due ragazze su tre subiscono scenate di gelosia dai loro fidanzati”, dice l’articolo. Sconvolgente. Che roba indegna e vergognosa. Mi scuso a nome di tutti gli uomini, come faceva il Senatore Grasso, e invoco più soldi ai centri antiviolenza perché combattano questa orribile piaga che, è ben noto, all’inverso non capita mai mai mai. Ma come si fa a non ridere? E anche a non piangere…


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Forse insoddisfatto dell’allarme sulle scenate di gelosia, sempre l’HuffPost scova una perla imperdibile per lo stupidario: una mostra di lastre radiologiche raffiguranti traumi e fratture. Tutte, assicurano le organizzatrici, di donne picchiate e maltrattate. Le lastre non riportano né data, né nome di battesimo della presunta titolare del danno, ma va bene lo stesso, bisogna fidarsi. “Believe woman”, si dice, no? Soprattutto fuori il grano, perché a promuovere questa mostra buona per la Famiglia Addams è una nuova associazione antiviolenza, di cui si sentiva oggettivamente il bisogno. L’articolo è una sbrodolata di retorica copiaincollata dal comunicato stampa dell’associazione stessa, che menziona anche (non poteva mancare) l’installazione di un’artista. Per il prossimo anno è prevista l’esposizione di risonanze magnetiche o di impianti dentari.

Ma lo stupidario raggiunge il top quando si citano i numeri. Lì sì che il gioco si fa duro. Perché attorno al 25 novembre non si può ancora proporre la tiritera “una donna uccisa ogni tre giorni” o “una donna su tre ha subito violenza”. No, bisogna esagerare, arrivare all’apoteosi. Cosa c’è di meglio allora che sparare un incontrollabile numero in scala “mondiale”? Ci pensa il Sole 24 Ore: “2,5 miliardi di vittime”. Avanti così e si dovrà inventare una nuova unità di misura per la propaganda, oppure chiedere al famoso Ing. Cane. Il colpo di genio però è della Polizia di Stato, che con la sua “una donna vittima di violenza ogni 15 minuti” ha sfondato il muro del suono dell’indecenza informativa, da un lato. Dall’altro ha dato un segnale angosciante, su cui non c’è proprio nulla da ridere. Talmente angosciante da meritare un articolo a sé, quello di domani mattina.


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